Lo sport preferito dagli sciocchi disinformatori del regime pubblicitario è quello di attribuire a una spesa folle dei nostri governanti dell'importo intorno a 4 miliardi di euro l'epiteto "E' stata pagata con l'Imu sulla prima casa", sapendo di fare leva sugli istinti primordiali di conservazione del popolino che non vede aldilà del suo naso.
Perciò il titolo è una provocazione, a scanso di equivoci ...
12 anni di presenza militare in Afghanistan alla data di oggi valgono 4,5 miliardi di euro. Lo dicono con disinvoltura i parlamentari vecchi (nella carica) con sgomento i nuovi (ma ci faranno il callo). ci se ne accorge solo perchè è miseramente fallita nell'indifferenza quasi generale del Parlamento la commemorazione dell'ultimo caduto italiano nell'ennesima guerra non dichiarata che il mondo "libero" e occidentale ha esportato sulla scia dell'imperialismo made in USA.
In più siamo angosciati perchè non si vede una soluzione a questa guerra, nè una exit strategy che possa dare una ragione al perchè vertici politici e militari ci abbiano condotto in questa impresa. La nostra angoscia vale 300 milioni di rifinanziamento delle operazioni belliche per il prossimo futuro, detto così tanto per dargli un valore.
Non c'è margine di discussione in questa vicenda, perchè immediatamente l'apertura di un tavolo di discussione si sposterebbe sull validità dell'acquisto degli F 35 che tra l'altro non migliorano nemmeno di un centesimo il Pil nazionale né creano posti di lavoro, le buste paga di cosiddetti alti papaveri graduati, gli arsenali pieni di armi e munizioni che comunque diventano obsolete nell'arco di alcuni anni anche se inutilizzate, e se vengono utilizzate meglio perchè si "devono" ricostituire le scorte.
ah, se siete arrivati con la lettura fino a qui, potete alzare la testa e darvi una risposta alla domanda posta dal titolo.
L'importante è che la morte ci colga vivi (Marcello Marchesi)
"L'importante è che la morte ci colga vivi" (Marcello Marchesi)
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venerdì 14 giugno 2013
AFGHANISTAN, L'IMPRESA VALEVA LA SPESA DI UNA IMU SULLA PRIMA CASA?
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mercoledì 10 aprile 2013
PISA E LIVORNO, DISCARICHE NUCLEARI
Il presidente russo Putin ha affermato che un incidente nucleare militare in Corea del Nord “rende Chernobyl una fiaba per bambini”. In generale abbiamo guardato anche al disastro di Fukushima con pacato senso di lontananza, pensando che in qualche modo l’aver rifiutato il nucleare con due referendum sia uno scudo di protezione. Ma il nucleare è più vicino di quello che pensiamo, si trova a Pisa nel centro militare del Cisam di San Piero a Grado, che dal 1987 è sempre in via di dismissione e non si sa quando sarà completamente bonificato.
Inviato a Saluggia il materiale radioattivo a metà degli anni Ottanta, inviato nei primi anni del duemila il combustibile mai utilizzato in Francia, ora il decommissioning, il processo di bonifica dell’impianto, prevede lo svuotamento della piscina. E a Pisa e Livorno è scoppiato il panico. Il trattamento delle acque contaminate e il loro smaltimento prevedono il rilascio di 750.000 metri cubi di acqua nel canale dei Navicelli, a valle del depuratore di Pisa. Praticamente 750.000 litri di acqua trattata da scaricare nel fiume Arno e quindi nel mare, dopo il trattamento che dovrebbe abbatterne la radioattività entro i limiti di legge, eseguito come da gara pubblica esperita da una ditta spagnola specializzata, la Lainsa.
A Livorno si mette in discussione la capacità dell’agenzia regionale Arpat di procedere al controllo dell’opera di bonifica, vista la prontezza nell’intervento sui bidoni del cargo Venezia. Ci si domanda cosa vuol dire radioattività entro i limiti di legge, quando l’unico limite accettabile è zero. Zero perché qualsiasi radiazione comporta un rischio cancerogeno e genetico. E poi la trasparenza: di per sé l’argomento nucleare è sempre stato molto nebuloso, e in questo caso si tratta di materiale radioattivo utilizzato e conservato in una struttura militare. E non si sa se e cosa possa essere sepolto nella pineta di S. Piero a Gradi.
Dal comune di Pisa è arrivato un comunicato che dice “Per gli abitanti di Porta a Mare non sussiste alcun pericolo in quanto il canale ha una sua corrente. In caso di pioggia, i Navicelli ricevono l’acqua dal reticolo minore dei canali della piana di Pisa sud ed in questo caso l’acqua del canale scorre diretta verso il mare, fenomeno che si ripete anche durante le maree. Nei periodi in cui non ci sono queste condizioni, l’acqua del canale procede in modo rallentato pur arrivando meno acqua, ma continuo verso il mare. Inoltre, l’immissione delle acque trattate della ex piscina del reattore vengono inserite nel canale nella zona di Camp Darby, quindi lontano da Porta a Mare. L’amministrazione comunale seguirà con attenzione l’evolversi dell’attività attraverso monitoraggi programmati”. Che significa che le acque trattate del Cisam scorreranno verso lo Scolmatore e quindi il mare, ma senza garantire ai cittadini che esse siano realmente innocue per la salute pubblica. Ma se un carrozziere facesse altrettanto con i residui della verniciatura delle automobili, non se la caverebbe così a buon mercato. Eppure un po’ di vernice è poca cosa rispetto a 750.000 litri di acque contaminate.
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domenica 10 marzo 2013
F 35 FINE DI UNA LEGGENDA DELLA DISINFORMAZIONE
IL GIORNALISMO ITALIANO D'ASSALTO OGGI RACCOGLIE TRIONFALE UN NUOVO INSUCCESSO MEDIATICO, SVEGLIANDOSI FUORI TEMPO MASSIMO.
SUL WEB CENTINAIA E CENTINAIA DI ITALIANI, TRA CUI CI ONORIAMO DI APPARTENERE, PROTESTANO DA ANNI SULL'ACQUISTO DI CERTI AEREI DA GUERRA DA PARTE DELL'ITALIA.
SI E' ARGOMENTATO CHE :
-L'ITALIA RIPUDIA LA GUERRA NELLA SUA COSTITUZIONE PER CUI NON HA BISOGNO DI AEREI D'ATTACCO, CHE NON S'HA D'ATTACCAR NESSUNO;
-LA SPESA, VISTA ANCHE LA CONGIUNTURA ECONOMICA, E' INSOSTENIBILE PER I CONTI PUBBLICI ITALIANI;
-LA SPESA NON COMPORTA UN AUMENTO DI PIL NAZIONALE, PER CUI AL PAESE NON ANDREBBE COMUNQUE ALCUN VANTAGGIO ECONOMICO.
IL GIORNALISMO DISINFORMATIVO HA SEMPRE GLISSATO SULL'ARGOMENTO, DI CUI NON SE NE POTEVA PROPRIO PARLARE PER NON DISTURBARE LA LOBBY DELLE ARMI!
IERI GRANDE TITOLO DE "LA STAMPA"
“Il nuovo F-35 verrebbe abbattuto
SUL WEB CENTINAIA E CENTINAIA DI ITALIANI, TRA CUI CI ONORIAMO DI APPARTENERE, PROTESTANO DA ANNI SULL'ACQUISTO DI CERTI AEREI DA GUERRA DA PARTE DELL'ITALIA.
SI E' ARGOMENTATO CHE :
-L'ITALIA RIPUDIA LA GUERRA NELLA SUA COSTITUZIONE PER CUI NON HA BISOGNO DI AEREI D'ATTACCO, CHE NON S'HA D'ATTACCAR NESSUNO;
-LA SPESA, VISTA ANCHE LA CONGIUNTURA ECONOMICA, E' INSOSTENIBILE PER I CONTI PUBBLICI ITALIANI;
-LA SPESA NON COMPORTA UN AUMENTO DI PIL NAZIONALE, PER CUI AL PAESE NON ANDREBBE COMUNQUE ALCUN VANTAGGIO ECONOMICO.
IL GIORNALISMO DISINFORMATIVO HA SEMPRE GLISSATO SULL'ARGOMENTO, DI CUI NON SE NE POTEVA PROPRIO PARLARE PER NON DISTURBARE LA LOBBY DELLE ARMI!
IERI GRANDE TITOLO DE "LA STAMPA"
“Il nuovo F-35 verrebbe abbattuto
dai caccia che volano da 30 anni”
SEGUE ARTICOLO DISINFORMATIVO CHE PUNTA A RACCONTARE I DIFETTI GRAVISSIMI DELL'AEREO DELLA LOCKHEED MARTIN CHE LO RENDONO UN PROGETTO SBAGLIATO DA ABBANDONARE.
SENZA INFORMARE CHE SE L'AEREO IN QUESTIONE FOSSE UN ALTRO, SAREBBE INUTILE IL SUO ACQUISTO VISTO CHE NON AVREBBE UTILIZZO ALCUNO DA PARTE DELLE NOSTRE FORZE ARMATE.
LA STAMPA RIMARCA ANCHE LA MISERIA DEI 100 POSTI DI LAVORO NELLA FABBRICHETTA DI CAMERI A NOVARA ELEMOSINA MEDIATICA SULLA RICADUTA POSITIVA PER L'ECONOMIA NAZIONALE.
IL COSTO COMPLESSIVO ELL'OPERAZIONE F35 E' STIMATO INTORNO A 40 MILIARDI DI EURO: TAGLIARE COMPLETAMENTE QUESTA OPERAZIONE EQUIVALE A UNA MANOVRA ECONOMICA PAUROSA. OGGI LA GENTE HA BISOGNO DI MENO TASSE E QUESTO E' IL MODO PIU' SEMPLICE PER CONTRIBUIRE A RIEQUILIBRARE LA VITA QUOTIDIANA DEGLI ITALIANI.
LA LOBBY DELLE ARMI PUO' ASPETTARE UN ALTRO GIRO.
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lunedì 25 febbraio 2013
HANFORD, UN ALTRO DISASTRO NUCLEARE
Quando si trattava di riaprire la seconda era nucleare italiana il problema del deposito delle scorie era volutamente sottostimato da Berlusconi, Chicco Testa, Umberto Veronesi e da tutta la falange dei nuclearisti nazionali. Eppure il governo degli Stati Uniti d’America spende da molto tempo due miliardi di euro all’anno per la gestione, la manutenzione e la bonifica del deposito sito presso la centrale nucleare di Hanford, nello stato di Washington. Un posto definito “probabilmente il sito più inquinato del mondo”. Adesso che si sono preoccupati anche gli americani, i nostri galantuomini tacciono indifferenti, ma nella situazione che andiamo a raccontare potevamo finirci anche noi. 23 febbraio: incidente nucleare presso il sito di Hanford perché sono state segnalate su sei serbatoi presenti nel sito dove si produce plutonio arricchito perdite di materiale radioattivo con contaminazione del terreno e delle falde acquifere, visto che i serbatoi sono interrati e contengono i rifiuti nucleari di gran parte delle centrali americane.
Il governatore dello Stato, Jay Inslee, ha emesso un comunicato secondo cui “non ci sarebbero rischi per la salute della popolazione”, ma è corso immediatamente a verificare lo stato della situazione. Inslee ha incontrato con il segretario all'Energia, Steven Chu: "Il segretario Chu mi ha informato che ci sono perdite da sei singoli serbatoi al sito di Hanford, non solo una come si era appreso in un primo momento. L'entità delle perdite varia da un serbatoio all'altro. Ma è stato molto chiaro nell'affermare che non ci sono minacce imminenti per la salute pubblica da queste perdite" ha affermato il governatore. Tuttavia è risaputo che nel sito di Hanford sono stoccati milioni di galloni di scorie radioattive nucleari, in serbatoi che hanno da tempo superato i 20 anni dell'età massima prevista. Ai tempi della II guerra mondiale il progetto Manhattan (realizzazione della bomba atomica) aveva previsto l’uso del sito per stoccare le scorie di produzione di armi nucleari nel corso della guerra fredda.
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sabato 23 febbraio 2013
F35 DIFETTOSI. E LI VOGLIONO VENDERE A NOI!
ECCO I FAMOSI AEREI DA COMBATTIMENTO D'ATTACCO CHE ALL'ITALIA NON SERVONO A NIENTE E CHE COSTEREBBERO UNA CIFRA SPROPOSITATA, ALMENO 3 FINANZIARIE DI MARIO MONTI (40 MILIARDI, CIFRA APPROSSIMATIVA VISTO CHE IL LORO COSTO LIEVITA COME IL PANE).
NEW YORK TIMES , 22 febbraio 2013
The Pentagon said on Friday that it had grounded all of its stealthy new F-35 fighter jets after an inspection found a crack in a turbine blade in the engine of one of the planes.
The suspension of flights comes at an awkward time for the military, which is facing automatic budget cuts that could slow its purchases of the planes. The Pentagon grounded all three versions of the jets — for the Air Force, the Navy and the Marines — on Thursday while it investigated the problem.
Venerdì il Pentagono ha detto di aver messo a terra tutti i suoi nuovi F-35 stealthy jet da combattimento, dopo che un sopralluogo aveva trovato una crepa in una pala della turbina nel motore di uno degli aerei.
La sospensione dei voli arriva in un momento imbarazzante per le forze armate, che si trova ad affrontare tagli di bilancio automatici che potrebbero rallentare i suoi acquisti di aerei. Il Pentagono, mentre sta studiando le cause del problema, ha fermato l'utilizzo di tutte e tre le versioni dei jet - per Aeronautica Militare, Marina e Marines.
La sospensione dei voli arriva in un momento imbarazzante per le forze armate, che si trova ad affrontare tagli di bilancio automatici che potrebbero rallentare i suoi acquisti di aerei. Il Pentagono, mentre sta studiando le cause del problema, ha fermato l'utilizzo di tutte e tre le versioni dei jet - per Aeronautica Militare, Marina e Marines.
NON CI SERVONO, COSTANO CARO, NON PRODUCONO PIL PER L'ECONOMIA ITALIANA, VANNO PAGATI CON NUOVE TASSE.
EPPURE IL MINISTRO DELLA DIFESA USCENTE - CHE E' AMMIRAGLIO - CONTINUA A DIFENDERE IL LORO ACQUISTO.
IL MONDO. Bruxelles, 21 feb. Il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, ha insistito oggi a Bruxelles sulla necessità per l'Italia di continuare nel programma di acquisto di 90 caccia intercettori e bombardieri Lockheed Martin F35, ricordando che l'attuale governo ne ha già ridotto il numero (inizialmente era
previsto che fossero 130), e sottolineando che hanno un ruolo nella "capacità militare a largo raggio" di un "grande paese membro della Nato" che "non può essere paragonato al Costarica".
L'acquisto degli F35 è stato criticato da diverse forze politiche durante la campagna elettorale, e in particolare dal Movimento 5 Stelle di Grillo, ma è stata soprattutto un'inchiesta giornalistica di 'Presa Diretta', su Rai3 il 3 febbraio scorso, a mettere pesantemente in dubbio la convenienza e l'opportunità per
l'Italia di continuare nel programma di acquisizione degli aerei americani. L'inchiesta ha messo in luce molti problemi tecnici degli F35, il loro costo eccessivo (l'Italia spenderebbe 13 miliardi subito, e fino a 40 miliardi se si calcolano i costi di esercizio e di manutenzione nel corso dei prossimi anni), e il fatto che, proprio per queste ragioni, diversi altri paesi (Canada, Olanda, Australia e Turchia) hanno deciso di sospenderne l'acquisto.
previsto che fossero 130), e sottolineando che hanno un ruolo nella "capacità militare a largo raggio" di un "grande paese membro della Nato" che "non può essere paragonato al Costarica".
L'acquisto degli F35 è stato criticato da diverse forze politiche durante la campagna elettorale, e in particolare dal Movimento 5 Stelle di Grillo, ma è stata soprattutto un'inchiesta giornalistica di 'Presa Diretta', su Rai3 il 3 febbraio scorso, a mettere pesantemente in dubbio la convenienza e l'opportunità per
l'Italia di continuare nel programma di acquisizione degli aerei americani. L'inchiesta ha messo in luce molti problemi tecnici degli F35, il loro costo eccessivo (l'Italia spenderebbe 13 miliardi subito, e fino a 40 miliardi se si calcolano i costi di esercizio e di manutenzione nel corso dei prossimi anni), e il fatto che, proprio per queste ragioni, diversi altri paesi (Canada, Olanda, Australia e Turchia) hanno deciso di sospenderne l'acquisto.
Altre voci critiche sottolineano che l'F35 è un'arma tipicamente d'attacco, e non è dunque Coerente con il "ripudio della guerra" prescritto dalla Costituzione, che dovrebbe implicare capacità militari esclusivamente difensive.
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mercoledì 24 ottobre 2012
LA LOBBY BELLICA NON DEMORDE: IL CONTO LO PAGANO GLI ITALIANI CHE NON VOGLIONO LA GUERRA
E’ spietata la sentenza di Famiglia Cristiana, nel commentare l’inchiesta pubblicata sul settimanale cattolico che riguarda l’acquisto incomprensibile di 131 caccia aerei di combattimento d’attacco. “Bugie d’alta quota” visto il lievitare dei costi della fornitura che non ha doppiamente senso: uno, perché l’Italia non attaccherà mai nessuno; due perché in tempi di crisi e spending review impegnare l’equivalente di una finanziaria lacrime e sangue per soddisfare gli appetiti dell’industri abellica è un controsenso mica da ridere. Spiega bene l’articolo: “L'aumento è notevole: da 80 a 127,3 milioni di dollari per aereo. Se va bene. Perché in una variante più sofisticata si arriva a 137,1 milioni per velivolo. Gli F-35 sono aerei prodotti dal colosso statunitense Lockheed Martin. Chi li costruisce e chi li compra li definisce pudicamente mezzi multiruolo. In realtà sono aerei versatili che possono sia difendere (comportandosi dunque da caccia) che attaccare (alla stregua di veri e propri bombardieri; magari portando anche ordigni nucleari). Soprattutto sono pozzi senza fondo. Costano un occhio della testa”. La querelle si trascina avanti da tempo, con marce indietro annunciate dal governo e silenziosi salti in avanti per confermare la commessa miliardaria, che altri paesi Nato hanno peraltro già rimpicciolito, se non disdetto: Olanda, Australia, Norvegia, Canada. Per non dimenticare che questi F35 sono ritenuti difettosi ed eccessivamente costosi dal Gao (Government Accountability Office degli Stati Uniti d'America: un organo equiparabile alla nostra Corte dei Conti) che riguardo gli F-35 ha dichiarato: “dopo oltre nove anni di progettazione e di sviluppo e altri quattro di produzione, il programma Jsf (Joint Strike Fighter, ndr) non ha ancora dimostrato di essere affidabile”. Prosegue Famiglia Cristiana: “Nel febbraio-marzo 2012, i vertici politici della Difesa sostenevano con determinazione che il prezzo unitario sarebbe stato di 80 milioni di dollari, non un centesimo di più. Dai dati ufficiali forniti dal generale Debertolis, invece, si evince come il progetto F-35 veda crescere costantemente le spese rispetto a quanto ipotizzato all'inizio, analogamente come è già avvenuto nel passato per altri aerei (a suo tempo il Tornado e poi l'Eurofighter). Sarebbe ora che il Governo e il Parlamento mostrassero senso di responsabilità almeno nei confronti dei cittadini italiani costretti a forti tagli e a grandi sacrifici rivedendo la propria decisione”. Non possiamo che indignarci per un simile spreco di denaro pubblico per alimentare l’industria bellica americana, da cui non si ricaverà nemmeno un punto di Pil per l’industria italiana.
domenica 2 settembre 2012
IL DISSALATORE DI GAZA
A Gaza si morirà di sete se non si costruirà al più presto un dissalatore che produca acqua potabile per 1.500.000 abitanti che, insieme a Israele ed Egitto stanno seccando l'unica falda acquifera della regione. Dove piove pochissimo, tra l'altro.
IDEA: per finanziare i 500 milioni di dollari che occorrono (c'è da realizzare anche un apposita centrale elettrica speriamo con il fotovoltaico, stavolta e non a carbone) perchè non usare le donazioni dei paesi arabi che Hamas riceve per comprare armi?
IDEA: per finanziare i 500 milioni di dollari che occorrono (c'è da realizzare anche un apposita centrale elettrica speriamo con il fotovoltaico, stavolta e non a carbone) perchè non usare le donazioni dei paesi arabi che Hamas riceve per comprare armi?
domenica 8 aprile 2012
F35? NO GRAZIE!
Continua la polemica, perchè ci sono forti interessi affinchè l'Italia si indebiti per oltre 25 miliardi di euro, per acquistare 130 F35, cacciabombardieri che non ci serviranno a nulla, perchè il nostro paese non deve attaccare nessun nemico e anche la nostra costituzione lo vieta. Probabilmente c'è in giro gente che non su afrebbe scrupolo di uccidere un ministro che si opponga alla cosa, e certamente l'attuale ministro della difesa è uno dei corresponsabili dell'operazione in atto, che vorrebbe andare in porto nonostante l'accanita contrarietà degli italiani. Sul Fatto Qutidiano di oggi veniamo a sapere che l'ex ministro Antonio Martino sventò tra il 2001 e il 2002 il tentativo, in cui la famiglia Agnelli pare potesse guadagnare 500 milioni di euro, una follia! di far compare all'Italia 175 inutili Airbus A 400 M, che di nessuna utilità sembra che fossero per l'esercito italiano. Attenzione, gente: quelli non demordono mai, e dalle casse dello Stato possono far uscire soldi a bizzeffe per comprare il consenso del popolo...
mercoledì 25 gennaio 2012
BOOM DELLE SPESE MILITARI IN ITALIA. C'E' UN AMMIRAGLIO COME MINISTRO DELLA DIFESA E SI VEDE!
È allarme per le spese militari. A lanciarlo il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli. “Non ci sono solo gli F-35, che costeranno oltre 15 miliardi, ma l’ultima tranche del programma per i caccia Eurofighter da 5 miliardi. L’acquisto di otto aerei senza pilota, 1,3 miliardi, quello di cento nuovi elicotteri NH-90, per 4 miliardi, l’acquisto di dieci fregate Fremm, 5 miliardi, due sommergibili militari, 1 miliardo, e il programma per i sistemi digitali dell’Esercito che costerà alla fine oltre 12 miliardi di euro”. Per il leader verde, “Quella degli armamenti è una super casta che non solo non fa i sacrifici, ma che vede aumentare sempre i propri profitti”. “Chiediamo al governo di tagliare subito le spese per gli armamenti di almeno 15 miliardi di euro - dice Bonelli - e a Monti di fare quello che la cancelliera tedesca Angela Merkel ha fatto nel 2010, quando la Germania ha tagliato la spesa militare di 10 miliardi”. E non dimentica l’esempio degli Usa, che stanno abbandonando alcuni programmi militari.
La spesa militare pro-capite italiana ha raggiunto la cifra di 598 dollari (circa 463 euro): più di quella della Germania, che si ferma a 550 dollari o del Giappone che arriva a 441. La crisi economica ci dice che un giovane su tre è senza lavoro: “Siamo di fronte a una situazione drammatica che - commenta Bonelli - richiede una immediata inversione di rotta su spese superflue come quelle per gli armamenti. Oggi più che mai è necessario ottimizzare le risorse per dare lavoro ai giovani italiani investendo sulla green economy, sulla difesa del suolo, sull’efficienza e il risparmio energetico.
il ministro della difesa aammiraglio Giampaolo di Paola ...
La spesa militare pro-capite italiana ha raggiunto la cifra di 598 dollari (circa 463 euro): più di quella della Germania, che si ferma a 550 dollari o del Giappone che arriva a 441. La crisi economica ci dice che un giovane su tre è senza lavoro: “Siamo di fronte a una situazione drammatica che - commenta Bonelli - richiede una immediata inversione di rotta su spese superflue come quelle per gli armamenti. Oggi più che mai è necessario ottimizzare le risorse per dare lavoro ai giovani italiani investendo sulla green economy, sulla difesa del suolo, sull’efficienza e il risparmio energetico.
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