UN COMITATO POPOLARE A CASTELLANZA, FRA VARESE E MILANO, STA LOTTANDO CONTRO IL PROGETTO DI UNA SOCIETA' ISRAELIANA, ELCON, DI IMPADRONIRSI DI UN'AREA INDUSTRIALE DISMESSA EX MONTEDISON PER REALIZZARVI SOPRA, DOPO UNA BONIFICA APPROSSIMATIVA, UN IMPIANTO DI SMALTIMENTO DI REFLUI CHIMICI E INDUSTRIALI
http://assembleanoelcon.blogspot.it/2013/02/il-lato-b-della-elcon.html
UN VECCHI ARTICOLO DI HAARETZ, QUOTIDIANO DI ISRAELE, NEL 2007 AVVERTIVA GIA' DELLA DELICATEZZA DELL'ARGOMENTO IN MANO A UNA SOCIETA' DI CUI PERFINO NEL PAESE IN CUI L'INTELLIGENCE RIESCE A SCOPRIRE UN UOMO CHE SI VUOLE FAR SALTARE PER ARIA NON SIA IN GRADO DI CONTROLLARE L'OPERA DI SMALTIMENTO RIFIUTI
http://www.haaretz.com/print-edition/features/environmental-protection-s-gray-market-1.225250
FIGURIAMOCI IN ITALIA DOVE IL COLABRODO E' PRIMA NELLE LEGGI E POI NELLA LORO APPLICAZIONE ...
lL'ASSOCIAZIONE FA PRESENTE CHE UNA DELLE FALDE ACQUIFERE PIU' UTILIZZATE NELLA ZONA, ABITATA DA 300.000 PERSONE, SI TROVA SOTTO TERRA A 350 METRI DAL POLO PETROLCHIMICO DA BONIFICARE.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/08/smaltire-175mila-tonnellate-di-rifiuti-chimici-in-centro-abitato-in-lombardia-forse/619696/
L'importante è che la morte ci colga vivi (Marcello Marchesi)
"L'importante è che la morte ci colga vivi" (Marcello Marchesi)
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sabato 8 giugno 2013
giovedì 2 maggio 2013
L'ECCELLENZA VOLA VIA, L'UNIVERSITA' ITALIANA E' SOLO BARONIA
Tratteggiamo un esemplare profilo di storia italiana - cervelli in fuga - chiusi dalla solita solfa dei raccomandati. Il primo articolo è di attualità di queste ore, un trapianto di trachea costruita con plastica e staminali del paziente. Il secondo una intervista che racchiude tutti i mali dell'Università nazionale, di cui la contro-riforma Gelmini è l'ultima puntata pro-baronie.
Per la prima volta una trachea 'bioartificiale',
realizzata con le cellule del ricevente, e' stata trapiantata in una bambina di due anni e mezzo. A effettuare l'operazione presso il Children's Hospital of Illinois, la sesta di questo genere ma la prima su un soggetto cosi' piccolo, e' stato l'italiano Paolo Macchiarini, l'inventore della tecnica La bimba, Hannah Warren, e' nata senza trachea, una condizione rarissima che e' fatale nel 99% dei casi. L'organo trapiantato, riferisce il New York Times, e' stato realizzato a partire da un tubo di materiale plastico immerso in una soluzione delle cellule staminali della piccola paziente. L'intervento, effettuato lo scorso nove aprile, e' durato circa nove ore, e la bimba sta bene a parte qualche piccola complicazione post operatoria: ''La bambina e' stata quasi sconcertata quando ha visto che non c'era piu' il tubo che aveva in bocca per respirare - afferma Macchiarini al quotidiano - e' stato molto bello''. Il chirurgo potrebbe iniziare un vero e proprio test clinico sulla tecnica, se l'ospedale dell'Illinois otterra' il via libera dall'Fda. Professore a contratto al Karolinska Institute di Stoccolma, Macchiarini ha ottenuto anche un contratto triennale all'ospedale di Careggi di Firenze. Dallo scorso ottobre e' oggetto di un'indagine della magistratura fiorentina per le accuse di alcuni pazienti di aver suggerito ricoveri in cliniche private o straniere invece che nella struttura pubblica.
3 agosto 2010 . L'Unità
L’altra settimana, dopo aver effettuato (primo al mondo) un doppio trapianto di trachea con cellule staminali all’ospedale di Careggi di Firenze, Macchiarini ha annunciato che il suo sì all’offerta di una cattedra universitaria del Karolinska Institutet di Stoccolma. Perché là ha trovato aperta quella porta che il mondo accademico italiano gli ha sempre fatto trovare sbarrata. Fin da quando, brillante ricercatore laureatosi a Pisa, se ne era dovuto andare prima negli Usa, poi in Inghilterra e infine a Barcellona. Da dove era tornato, dopo 18 anni, solo un paio d’anni fa e solo grazie all’intervento diretto di Enrico Rossi, ora presidente della Toscana e allora assessore regionale alla sanità.
Professore perché ha deciso di accettare l’offerta dell’università di Stoccolma?
«Perché a Firenze non si è concretizzato il progetto che avevamo concordato. Doveva esserci una chiamata per “chiara fama”. È per questo che avevo lasciato tutto per tornare in Italia. Se mi avessero detto che non era così, che c’erano dei concorsi forse non avrei fatto la stessa scelta. Dopo due anni non è successo niente e non posso più perdere tempo e permettermi di ritardare la ricerca e bloccare tutto quello che sto facendo sia a livello assistenziale che clinico».
Come considera la sua vicenda: un caso emblematico ma limite o l’esempio di una situazione costante nell’università italiana?
«Penso che sia una vicenda che si ripeta. Speriamo che ora con la legge Gelmini che le cose cambino».
Qual è, a suo avviso, il blocco che va spezzato?
«Serve un cambio generazionale. Non può essere che coloro che sono al potere degli atenei non capiscano quali siano le esigenze dei giovani».
Che servirebbe all’Italia?
«Un garante dell’educazione dei nostri figli. Noi cittadini paghiamo le tasse, dobbiamo pagare le strutture universitarie. I fondi di finanziamento dove cavolo vanno? Possibile che non possa essere utilizzato un sistema di valutazione universale?»
Il rettore dell’Università di Firenze, Alberto Tesi, però fa notare come le procedure per una cattedra vadano osservate anche per garantire trasparenza. Che risponde?
«Sono d’accordo. Dico solo che se due anni e mezzo fa mi avessero detto “guardi lei non può venire se non dopo aver fatto una serie di concorsi etc. etc...” ci avrei potuto pensare. Nonostante che io abbia già l’equipollenza europea, acquisita in tre paesi diversi, per essere ordinario. Teoricamente ho tutti i requisiti. E che mi avrebbero chiamato per “chiara fama” il preside della facoltà di medicina ( Gensini ndr) non l’ha detto solo a me, ma anche in riunioni, presenti pure vari esponenti politici, e pure pubblicamente davanti a decine di giornalisti. Il rettore ha ragione, fa benissimo a dire che servono i concorsi. Se me lo avessero detto allora probabilmente non sarei venuto».
Insomma se l’avesse saputo sarebbe rimasto a Barcellona?
«Certo che sarei rimasto a Barcellona. I tempi brurocratici dei concorsi sono immani. Per di più i concorsi sono bloccati. Se avessi saputo che la situazione a Firenze era così, che c’erano ricercatori in attesa, mai e poi mai mi sarei permesso di avanzare rispetto a loro. Avrei detto: “prima loro e poi se c’è posto vengo io”. Ma questo non toglie valore al lavoro che abbiamo fatto sotto il profilo assistenziale perché al di là del ruolo accademico per un medico la soddisfazione più grande resta quella di poter salvare la vita delle persone».
L’altra questione sollevata è che all’università italiana mancano i soldi. A Firenze nel 2011 potrebbero mancare ben 50 milioni, un quinto di tutto il suo bilancio. I continui tagli la impoveriscono e, appunto, impediscono anche di fare concorsi. Così il turn-over è di fatto bloccato. Lei che ha conosciuto i sistemi universitari anche di altri paesi che opinione s’è fatto del nostro?
«Che sono almeno 10 anni più avanti anche rispetto alla stessa riforma approvata dal Senato. C’è massima trasparenza. Ci sono dei garanti indipendenti e autonomi. In Italia è una catastrofe, la meritocrazia, purtroppo, non è ancora italiana. Ci sono sì isole felici ma dovrebbe essere un’isola felice tutta l’Italia. Al nord, al sud, al centro, per i più poveri, per i figli di nessuno e per quelli dei baroni».
Cosa si augura?
«Che il sistema cambi. A me fa piacere che la riforma sia stata approvata col sostegno non solo della maggioranza. Se poi riusciremo, anche grazie alla mia piccola testimonianza, a scardinare all’interno di un feudo come è quello universitario, le regole sarei l’uomo più felice della terra».
Lei continuerà a operare all’ospedale Careggi di Firenze?
«Penso di sì, se naturalmente sarà possibile rimanere e convivere con l’università. Perché vorrei poter lavorare tranquillamente senza essere attaccato quotidianemente. Se reggo bene, se no valuterò se andarmene. Anche se andando via finirei per dare ragione a coloro che fanno dell’Italia un paese corrotto»
A Firenze, dal punto di vista delle strutture, come s’è trovato?
«A Careggi lavoro solo da circa cinque mesi eppure anche in questo poco tempo abbiamo fatto cose fantastiche di cui i due trapianti sono solo la punta dell’iceberg. Fra un po’ usciremo con altri interventi unici al mondo. Perché il bello dell’Italia, nonostante tutto, è che è un paese di divini creatori ed è questo che mi fa arrabbiare più di tutto. Che nonostante i suoi geni poi ci sia questo malore che avvolge il Paese e non lo dico da professore, ma da cittadino. Le posso fare un esempio che non c’entra nulla con la mia storia?».
Prego.
«Il Vaticano ha attaccato il via libera Usa ai test sull’uomo con cellule staminali embrionali. Capisco le questioni di fede sull’embrione, ma qui si tratta di salvare delle vite umane con la ricerca. Perché nessuno in Italia ha alzato la voce?».
Che consiglio darebbe a un giovane ricercatore italiano?
Ma per un giovane è meglio impegnarsi nel lavoro e nello studio o nel costruire relazioni con chi ha potere?
«Purtroppo in Italia se uno non ha relazioni finisce nel dimanticatoio. Però non è giusto. Con me a Firenze lavorano persone con età media di 30 anni. E il nostro lavoro dovrebbe essere anche quello di poter trasmettere ai più giovani quello che abbiamo imparato. Invece ..."
Per la prima volta una trachea 'bioartificiale',
realizzata con le cellule del ricevente, e' stata trapiantata in una bambina di due anni e mezzo. A effettuare l'operazione presso il Children's Hospital of Illinois, la sesta di questo genere ma la prima su un soggetto cosi' piccolo, e' stato l'italiano Paolo Macchiarini, l'inventore della tecnica La bimba, Hannah Warren, e' nata senza trachea, una condizione rarissima che e' fatale nel 99% dei casi. L'organo trapiantato, riferisce il New York Times, e' stato realizzato a partire da un tubo di materiale plastico immerso in una soluzione delle cellule staminali della piccola paziente. L'intervento, effettuato lo scorso nove aprile, e' durato circa nove ore, e la bimba sta bene a parte qualche piccola complicazione post operatoria: ''La bambina e' stata quasi sconcertata quando ha visto che non c'era piu' il tubo che aveva in bocca per respirare - afferma Macchiarini al quotidiano - e' stato molto bello''. Il chirurgo potrebbe iniziare un vero e proprio test clinico sulla tecnica, se l'ospedale dell'Illinois otterra' il via libera dall'Fda. Professore a contratto al Karolinska Institute di Stoccolma, Macchiarini ha ottenuto anche un contratto triennale all'ospedale di Careggi di Firenze. Dallo scorso ottobre e' oggetto di un'indagine della magistratura fiorentina per le accuse di alcuni pazienti di aver suggerito ricoveri in cliniche private o straniere invece che nella struttura pubblica.
3 agosto 2010 . L'Unità
L’altra settimana, dopo aver effettuato (primo al mondo) un doppio trapianto di trachea con cellule staminali all’ospedale di Careggi di Firenze, Macchiarini ha annunciato che il suo sì all’offerta di una cattedra universitaria del Karolinska Institutet di Stoccolma. Perché là ha trovato aperta quella porta che il mondo accademico italiano gli ha sempre fatto trovare sbarrata. Fin da quando, brillante ricercatore laureatosi a Pisa, se ne era dovuto andare prima negli Usa, poi in Inghilterra e infine a Barcellona. Da dove era tornato, dopo 18 anni, solo un paio d’anni fa e solo grazie all’intervento diretto di Enrico Rossi, ora presidente della Toscana e allora assessore regionale alla sanità.
Professore perché ha deciso di accettare l’offerta dell’università di Stoccolma?
«Perché a Firenze non si è concretizzato il progetto che avevamo concordato. Doveva esserci una chiamata per “chiara fama”. È per questo che avevo lasciato tutto per tornare in Italia. Se mi avessero detto che non era così, che c’erano dei concorsi forse non avrei fatto la stessa scelta. Dopo due anni non è successo niente e non posso più perdere tempo e permettermi di ritardare la ricerca e bloccare tutto quello che sto facendo sia a livello assistenziale che clinico».
Come considera la sua vicenda: un caso emblematico ma limite o l’esempio di una situazione costante nell’università italiana?
«Penso che sia una vicenda che si ripeta. Speriamo che ora con la legge Gelmini che le cose cambino».
Qual è, a suo avviso, il blocco che va spezzato?
«Serve un cambio generazionale. Non può essere che coloro che sono al potere degli atenei non capiscano quali siano le esigenze dei giovani».
Che servirebbe all’Italia?
«Un garante dell’educazione dei nostri figli. Noi cittadini paghiamo le tasse, dobbiamo pagare le strutture universitarie. I fondi di finanziamento dove cavolo vanno? Possibile che non possa essere utilizzato un sistema di valutazione universale?»
Il rettore dell’Università di Firenze, Alberto Tesi, però fa notare come le procedure per una cattedra vadano osservate anche per garantire trasparenza. Che risponde?
«Sono d’accordo. Dico solo che se due anni e mezzo fa mi avessero detto “guardi lei non può venire se non dopo aver fatto una serie di concorsi etc. etc...” ci avrei potuto pensare. Nonostante che io abbia già l’equipollenza europea, acquisita in tre paesi diversi, per essere ordinario. Teoricamente ho tutti i requisiti. E che mi avrebbero chiamato per “chiara fama” il preside della facoltà di medicina ( Gensini ndr) non l’ha detto solo a me, ma anche in riunioni, presenti pure vari esponenti politici, e pure pubblicamente davanti a decine di giornalisti. Il rettore ha ragione, fa benissimo a dire che servono i concorsi. Se me lo avessero detto allora probabilmente non sarei venuto».
Insomma se l’avesse saputo sarebbe rimasto a Barcellona?
«Certo che sarei rimasto a Barcellona. I tempi brurocratici dei concorsi sono immani. Per di più i concorsi sono bloccati. Se avessi saputo che la situazione a Firenze era così, che c’erano ricercatori in attesa, mai e poi mai mi sarei permesso di avanzare rispetto a loro. Avrei detto: “prima loro e poi se c’è posto vengo io”. Ma questo non toglie valore al lavoro che abbiamo fatto sotto il profilo assistenziale perché al di là del ruolo accademico per un medico la soddisfazione più grande resta quella di poter salvare la vita delle persone».
L’altra questione sollevata è che all’università italiana mancano i soldi. A Firenze nel 2011 potrebbero mancare ben 50 milioni, un quinto di tutto il suo bilancio. I continui tagli la impoveriscono e, appunto, impediscono anche di fare concorsi. Così il turn-over è di fatto bloccato. Lei che ha conosciuto i sistemi universitari anche di altri paesi che opinione s’è fatto del nostro?
«Che sono almeno 10 anni più avanti anche rispetto alla stessa riforma approvata dal Senato. C’è massima trasparenza. Ci sono dei garanti indipendenti e autonomi. In Italia è una catastrofe, la meritocrazia, purtroppo, non è ancora italiana. Ci sono sì isole felici ma dovrebbe essere un’isola felice tutta l’Italia. Al nord, al sud, al centro, per i più poveri, per i figli di nessuno e per quelli dei baroni».
Cosa si augura?
«Che il sistema cambi. A me fa piacere che la riforma sia stata approvata col sostegno non solo della maggioranza. Se poi riusciremo, anche grazie alla mia piccola testimonianza, a scardinare all’interno di un feudo come è quello universitario, le regole sarei l’uomo più felice della terra».
Lei continuerà a operare all’ospedale Careggi di Firenze?
«Penso di sì, se naturalmente sarà possibile rimanere e convivere con l’università. Perché vorrei poter lavorare tranquillamente senza essere attaccato quotidianemente. Se reggo bene, se no valuterò se andarmene. Anche se andando via finirei per dare ragione a coloro che fanno dell’Italia un paese corrotto»
A Firenze, dal punto di vista delle strutture, come s’è trovato?
«A Careggi lavoro solo da circa cinque mesi eppure anche in questo poco tempo abbiamo fatto cose fantastiche di cui i due trapianti sono solo la punta dell’iceberg. Fra un po’ usciremo con altri interventi unici al mondo. Perché il bello dell’Italia, nonostante tutto, è che è un paese di divini creatori ed è questo che mi fa arrabbiare più di tutto. Che nonostante i suoi geni poi ci sia questo malore che avvolge il Paese e non lo dico da professore, ma da cittadino. Le posso fare un esempio che non c’entra nulla con la mia storia?».
Prego.
«Il Vaticano ha attaccato il via libera Usa ai test sull’uomo con cellule staminali embrionali. Capisco le questioni di fede sull’embrione, ma qui si tratta di salvare delle vite umane con la ricerca. Perché nessuno in Italia ha alzato la voce?».
Che consiglio darebbe a un giovane ricercatore italiano?
Ma per un giovane è meglio impegnarsi nel lavoro e nello studio o nel costruire relazioni con chi ha potere?
«Purtroppo in Italia se uno non ha relazioni finisce nel dimanticatoio. Però non è giusto. Con me a Firenze lavorano persone con età media di 30 anni. E il nostro lavoro dovrebbe essere anche quello di poter trasmettere ai più giovani quello che abbiamo imparato. Invece ..."
mercoledì 1 maggio 2013
ANCORA DISASTRI AMBIENTALI A FUKUSHIMA
Un giornalista americano ha scritto che nemmeno se il presidente della Tepco fosse stato lo sfortunatissimo Wile E. Coyote le cose sarebbero andate peggio a Fukushima. Dopo che la società elettrica nipponica aveva giurato che tutto fosse sotto controllo, una violenta infiltrazione d’acqua (da 280 a 350 litri al minuto) continua a penetrare nei reattori da una falda sotterranea e diventa fortemente radioattiva; nei piazzali della centrale sono saturati gli spazi per ospitare cisterne di raccolta di questa acque inquinate e presto si dovrà decidere di far scorrere l’acqua nell’oceano, con i risultati che tutti si possono immaginare da soli. L’acqua flitra dalle montagne circostanti, e per risparmiare la Tepco non ha costruito un muro di contenimento che vada abbastanza in profondità per impedire le infiltrazioni. Questione di risparmio economico, avallata dal governo giapponese che ora si ritrova in mano una patata bollente quanto micidiale. La popolazione mondiale, perché le acque marine interessate sono quelle dell’oceano Pacifico da cui, come si è visto con i relitti dello tsunami, si possono disperdere in tutto il mondo, viene tenuta all’oscuro di ciò che accade a Fukushima negli ultimi giorni.
Appena una settimana fa il ministro giapponese dell’industria, Toshimitsu Motegi, aveva previsto il riavvio dal prossimo autunno di una parte dei reattori nucleari presenti sull’arcipelago, contro la volontà dei cittadini nipponici. In questo momento, per la verifica delle norme di sicurezza, 48 dei 50 siti sono fermi, ma il ministro, in linea con la svolta politica del governo Abe, ha dichiarato: “Le nuove norme stabilite dall’Autorità di controllo nucleare saranno varate il 18 luglio. Se la sicurezza dei reattori sarà confermata, verranno riavviati”. Intanto fonti locali (l'informazione sui fatti attuali è quasi tutta in lingua giapponese) hanno confermato che la prefettura di Fukushima ha mandato un gruppo di esperti a fare un sopralluogo nella centrale nucleare. Essi sono stati spaventati da ciò che hanno visto e sostengono che, comportandosi in modo meno dilettantesco, sarebbe stato possibile evitare le perdite di acqua radioattiva. Disastro ambientale ancora più grave quello che attende il giappone, mentre rimangono inimmaginabili le conseguenze di un nuovo terremoto nell’area, non necessariamente della stessa intensità di quello del marzo 2011. Ma Shinzo Abe pensa solo ai guadagni per le industrie e a risolvere nel modo più veloce e semplicistico la fame di energia del paese, senza rendersi conto che presto potrebbe non rimanergliene uno da governare.
venerdì 19 aprile 2013
GREENPEACE: PERICOLO NUCLEARE INTORNO L'ITALIA
Per non dimenticare Fukushima Greenpeace raddoppia l’attenzione sulle centrali nucleari in Europa e in particolar modo al confine italiano. Con risultati che mettono ancora a nudo l’approssimazione dei governi nell’affrontare la propria politica energetica. E anche la rapacità delle aziende elettriche che pensano solo al profitto a scapito della sicurezza, della salute, delle conseguenze irreversibili di un incidente nucleare. L’organizzazione verde ha commissionato nel maggio 2012 uno studio per un’analisi indipendente dei risultati degli stress test. Uno degli autori di quello studio, il fisico Oda Becker, a distanza di un anno ha prodotto un rapporto intitolato Updated review of EU nuclear stress-tests, che sottolinea come gli stress test abbiano evidenziato l’insufficienza conclamata dei piani di azione nazionale esistenti per fronteggiare eventuali emergenze: “A dispetto di investimenti anche ingenti numerosi aspetti importanti e ben noti non sono stati affrontati e alcune delle questioni che pure sono state affrontate saranno risolte tra anni, lasciando quindi i cittadini europei esposti nel frattempo a rischi”.
L’Italia, che ha il fenomeno dei cinghiali piemontesi inspiegabilmente radioattivi, non deve fare solo i conti col decommissioning delle ex centrali nucleari nazionali, del deposito di Saluggia e del centro pisano del Cisam. Abbiamo vicinissime, infatti, due centrali operative in Slovenia e Svizzera, rispettivamente a Krsko e Muehleberg. Siti pericolosi che minacciano anche la sicurezza italiana per ragioni comuni: i terreni sismici sui quali sono costruite e il pericolo di inondazioni. Poiché la sicurezza degli impianti, in base ai trattati dell’Euratom, è compito esclusivo degli stati dove sorgono, ci vorrebbe un governo italiano capace di fare pressione sui nostri vicini. Infatti i lavori di consolidamento in corso a Krsko non termineranno prima del 2015 e il rapporto mette in dubbio la loro efficacia. Per quanto riguarda la centrale situata a soli 17 km da Berna, ne era già stata prevista la chiusura per il prossimo 28 giugno. Ma il tribunale federale elvetico ha concesso la prosecuzione dell’attività dell’impianto costruito nel 1972 (perciò obsoleto, ndr) con la seguente motivazione “ i problemi di sicurezza non giustificano di porre limiti allo sfruttamento della centrale”. Tuttavia anche il rapporto evidenzia come Muehleberg è in area sismica e soggetta a inondazioni: non ha un adeguato impianto di raffreddamento in caso di emergenza e i lavori per rendere sicure le piscine di raffreddamento del combustibile nucleare non si concluderanno prima del 2017. E’ previsto che le cinque centrali elvetiche siano chiuse entro il 2034: ma con certi tribunali sconcertanti non si sa mai cosa può succedere.
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lunedì 15 aprile 2013
ROSSANO ERCOLINI, NOBEL PER L'ECOLOGIA. E UNA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE "RIFIUTI ZERO"
La provincia di Siena non riesce a raggiungere lo standard minimo richiesto dalla Comunità Europea per la raccolta differenziata pur essendo ai vertici regionali di questa classifica. Eppure solo a un centinaio di chilometri, sempre in Toscana, c’è la località più famosa d’Italia, Capannori in provincia di Lucca, che la sua raccolta differenziata l’ha chiamata “Rifiuti Zero” e che adesso è diventata una legge d’iniziativa popolare depositata in Corte di Cassazione. Merito di Rossano Ercolini per il quale oggi 15 aprile è stato insignito a San Francisco del «Goldman Environmental Prize 2013», conosciuto da tutti come il «premio Nobel dell'ecologia». “Sono sotto choc” il commento di Ercolini: “sapevo che il mio lavoro era conosciuto e seguito da molti, ma non pensavo che lo fosse anche a livello internazionale”.
Rossano, un insegnante di scuola elementare, ha avviato una campagna di sensibilizzazione pubblica sui pericoli degli inceneritori fin dagli anni Settanta e dato impulso in Italia al movimento nazionale Rifiuti Zero.
La Fondazione Goldman ha voluto premiare Rossano Ercolini, poiché “quando sentì parlare dei progetti di edificazione dell’inceneritore nel suo Comune, ritenne di avere la responsabilità, come educatore, di proteggere il benessere degli studenti e di informare la comunità in merito ai rischi dell’inceneritore e alle soluzioni per la gestione sostenibile dei rifiuti domestici del paese”, come si legge nella motivazione del premio.
La Fondazione Goldman ha voluto premiare Rossano Ercolini, poiché “quando sentì parlare dei progetti di edificazione dell’inceneritore nel suo Comune, ritenne di avere la responsabilità, come educatore, di proteggere il benessere degli studenti e di informare la comunità in merito ai rischi dell’inceneritore e alle soluzioni per la gestione sostenibile dei rifiuti domestici del paese”, come si legge nella motivazione del premio.
Le politiche sulla raccolta dei rifiuti nel comune di Capannori hanno qualcosa di clamoroso. Se nel 2004, ultimo anno in cui in tutto il territorio si effettuava la raccolta “filo strada”, si mandavano in discarica o a riciclare 30 mila 932 tonnellate di rifiuti, nel 2012, con la raccolta porta a porta, la quantità è scesa a 21 mila 514 tonnellate, con una differenza di 9 mila 418 tonnellate, pari a oltre il 30%. Al contempo è diminuita anche la quantità di rifiuti pro capite prodotti al giorno, che è passata da 1,92 chilogrammi del 2004 a 1,26 chilogrammi del 2012. La quantità giornaliera di rifiuti rsu, cioè quelli non differenziati mandati a smaltimento, è invece passata da 1,21 chilogrammi del 2004 a 0,37 chilogrammi del 2012. Per il prossimo anno è atteso un ulteriore salto di qualità, vista l’introduzione su tutto il territorio (47 mila abitanti, 18.610 famiglie e 2.650 utenze non domestiche come bar, ristoranti e attività commerciali) dallo scorso 2 gennaio della tia puntuale. Si tratta di un sistema di calcolo della “bolletta” basato sul numero di ritiri dei sacchi di colore grigio che contengono i rifiuti non riciclabili, che quindi incentiverà la popolazione a riciclare in maniera più efficiente e produrre ancora meno scarti. L’obiettivo Rifiuti Zero, fa sapere l’Amministrazione comunale di Capannori, è sempre più vicino.
Proprio lo scorso 27 marzo è stata depositata in Corte di Cassazione la Legge d’iniziativa popolare sui Rifiuti zero, che mira a una riforma organica del sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti e si articola attorno a 5 parole chiave: sostenibilità, ambiente, salute, partecipazione e lavoro. Da ieri, e per sei mesi, si raccolgono le firme (ne servono 50mila) a sostegno della proposta di legge, per riportare al centro della discussione politica le proposte virtuose nella gestione dei rifiuti. Per saperne di più: http://www.leggerifiutizero.it/.
sabato 13 aprile 2013
BAGNOLI, LA DISCARICA INFINITA
Bene, siamo nella terra dei fuochi, dove incomprensibili abitanti (più avanti detti camorristi) hanno regalato il suolo pubblico e privato alla realizzazione della più grande discarica a cielo aperto del mondo, condannando se stessi e gli altri residenti del territorio alla morte per avvelenamento da inquinamento
si è già cominciato a vedere in zone ampiamente critiche come Acerra e si potrebbe vedere chiaramente in altre se solo si mettessero insieme le evidenze epidemiologiche
si decide di bonificare l'area industriale di Bagnoli, dove sorgevano l'Italsider e l'Eternit
lasciando tutta l'operazione nelle mani dei locali, che hanno ampiamente dimostrato di non essere in grado - per troppi motivi primo fra i quali proprio la Camorra - di effettuare la cosa.
Oggi ci si meraviglia che il disastro si sia moltiplicato, e che i pm napoletani abbiano ottenuto il sequestro dell'area
«l'interscambio dei ruoli tra controllori e controllati e il conflitto di interessi degli enti pubblici», insieme al comportamento dei soggetti responsabili della vigilanza sulla salvaguardia ambientale hanno determinato «il progressivo scadimento degli obiettivi di bonifica e dei controlli ambientali, causando - secondo l'ipotesi accusatoria - un disastro ambientale». In particolare - sempre secondo l'accusa - gli organismi di vigilanza hanno avallato le scelte procedurali di Bagnolifutura, la società incaricata della bonifica delle aree.
Pare insomma che con i 107 milioni di euro spesi per la bonifica «non solo - scrive l'ansa - è stata solo "virtualmente effettuata" ma ha di fatto "comportato una miscelazione dei pericolosi inquinanti su tutta l'area oggetto della bonifica con aggravamento dell'inquinamento dei suoli rispetto allo stato pre bonifica». Con il provvedimento di sequestro delle aree di Bagnoli per le quali la Procura di Napoli ha ipotizzato il disastro ambientale, il gip del capoluogo campano ha disposto "un dettagliato piano di interventi finalizzato a un'adeguata bonifica e messa in sicurezza" delle aree sequestrate.
Ma dov'è la meraviglia?
si è già cominciato a vedere in zone ampiamente critiche come Acerra e si potrebbe vedere chiaramente in altre se solo si mettessero insieme le evidenze epidemiologiche
si decide di bonificare l'area industriale di Bagnoli, dove sorgevano l'Italsider e l'Eternit
lasciando tutta l'operazione nelle mani dei locali, che hanno ampiamente dimostrato di non essere in grado - per troppi motivi primo fra i quali proprio la Camorra - di effettuare la cosa.
Oggi ci si meraviglia che il disastro si sia moltiplicato, e che i pm napoletani abbiano ottenuto il sequestro dell'area
«l'interscambio dei ruoli tra controllori e controllati e il conflitto di interessi degli enti pubblici», insieme al comportamento dei soggetti responsabili della vigilanza sulla salvaguardia ambientale hanno determinato «il progressivo scadimento degli obiettivi di bonifica e dei controlli ambientali, causando - secondo l'ipotesi accusatoria - un disastro ambientale». In particolare - sempre secondo l'accusa - gli organismi di vigilanza hanno avallato le scelte procedurali di Bagnolifutura, la società incaricata della bonifica delle aree.
Pare insomma che con i 107 milioni di euro spesi per la bonifica «non solo - scrive l'ansa - è stata solo "virtualmente effettuata" ma ha di fatto "comportato una miscelazione dei pericolosi inquinanti su tutta l'area oggetto della bonifica con aggravamento dell'inquinamento dei suoli rispetto allo stato pre bonifica». Con il provvedimento di sequestro delle aree di Bagnoli per le quali la Procura di Napoli ha ipotizzato il disastro ambientale, il gip del capoluogo campano ha disposto "un dettagliato piano di interventi finalizzato a un'adeguata bonifica e messa in sicurezza" delle aree sequestrate.
Ma dov'è la meraviglia?
giovedì 11 aprile 2013
L'ERA DEL CINGHIALE RADIOATTIVO
Nel paese dei cinghiali radioattivi (di cui abbiamo parlato solo pochi giorni fa) arrivano altre novità dall’impianto nucleare Eurex di Saluggia, Vercelli. Nella vasca di stoccaggio WP719 (waste ponds), sono state riscontrate almeno due fessure dalle quali fuoriesce liquido radioattivo: sono partiti anche due esposti alle procure di Vercelli e Torino presentate da da Paola Olivero, consigliere comunale di Saluggia, e da Luigi Borasio, sindaco di Verolengo, comune limitrofo a Saluggia. “Eravamo preoccupati prima – spiega Paola Olivero – e lo siamo ancor di più ora che sono state scoperte queste falle dalle quali fuoriesce liquido radioattivo. Il ministero dello Sviluppo Economico tra l’altro ha già dichiarato che, a causa degli elevati livelli di contaminazione nella vasca, fra cui Cesio 137 e Americio 241, si dovrà procedere al recupero del suo contenuto e proseguire il trattamento di liquidi e sedimenti come rifiuti radioattivi, con un sistema dedicato. Non si sa ancora perché il liquido contenuto in questa vasca abbia dei valori di radioattività troppo elevati per essere scaricato nel fiume. La vasca, che ha oltre cinquant’anni, non fu progettata per svolgere la funzione di deposito e stoccaggio, tanto che l’Ispra, in una nota del 9 gennaio scorso, afferma che è in corso una anomalia rispetto alla normale conduzione dell’impianto. E’ altresì collocata in un’area a forte edificazione e transito di mezzi pesanti, che provocano forti vibrazioni, trovandosi nei pressi del cantiere dove stanno costruendo un nuovo deposito nucleare. La vasca si trova lungo il corso del fiume, in prossimità dei pozzi dell’acquedotto del Monferrato che serve oltre cento comuni”.
Chissà cosa ne pensano i grandi scienziati come Chicco Testa e Umberto Veronesi che volevano la seconda era nucleare italiana, e non sono stati capaci nemmeno di immaginare la chiusura della prima. Collegare la radioattività scoperta nelle carcasse dei cinghiali abbattuti nello scorso mese di marzo con la cattiva gestione del sito nucleare di Saluggia sarà ancora più possibile, altro che conseguenze del disastro di Chernobyl come è stato raccontato. Arpa Piemonte – l’Agenzia regionale per la protezione ambientale – assicura che al momento non c’è nessun allarme ambientale; Sogin, responsabile della bonifica della centrale per legge dello Stato, ha segnalato la questione alla prefettura di Vercelli precisando che “i liquidi contenuti nella vasca in questione non vengono scaricati da almeno due anni nella vicina Dora Baltea, proprio perché troppo contaminati”. Sappiamo che la radioattività è dannosa per l’uomo anche sotto i limiti di legge: prima di due anni sversavano tranquillamente nel fiume?
Eppure che Saluggia sia una mezza cloaca è risaputo. Nel marzo 2007 fu rilevata acqua contaminata in un pozzo privato: Arpa scoprì che proveniva dalla piscina Eurex, ma il ministro Pecoraro Scanio non fece nulla. La stessa Arpa nel 2009 scoprì nell’area una contaminazione che dalla superficie si era propagata nel sottosuolo a due metri di profondità. Nel 2011 ha fatto scalpore una inchiesta realizzata da Le Iene, sul reattore vercellese e il deposito di scorie adiacente. Laura Porzio, responsabile Arpa: “Abbiamo prelevato dei campioni di terreno nella zona circostante e dalle prime analisi pare che la contaminazione sia circoscritta. Stiamo attendendo l’esito di esami più specifici per capire quanto è estesa la contaminazione e se c’è stato l’inquinamento della falda acquifera”. Chissà se i cinghiali sanno riconoscere il cartello di area radioattiva e sanno evitare di entrarci.
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mercoledì 10 aprile 2013
PISA E LIVORNO, DISCARICHE NUCLEARI
Il presidente russo Putin ha affermato che un incidente nucleare militare in Corea del Nord “rende Chernobyl una fiaba per bambini”. In generale abbiamo guardato anche al disastro di Fukushima con pacato senso di lontananza, pensando che in qualche modo l’aver rifiutato il nucleare con due referendum sia uno scudo di protezione. Ma il nucleare è più vicino di quello che pensiamo, si trova a Pisa nel centro militare del Cisam di San Piero a Grado, che dal 1987 è sempre in via di dismissione e non si sa quando sarà completamente bonificato.
Inviato a Saluggia il materiale radioattivo a metà degli anni Ottanta, inviato nei primi anni del duemila il combustibile mai utilizzato in Francia, ora il decommissioning, il processo di bonifica dell’impianto, prevede lo svuotamento della piscina. E a Pisa e Livorno è scoppiato il panico. Il trattamento delle acque contaminate e il loro smaltimento prevedono il rilascio di 750.000 metri cubi di acqua nel canale dei Navicelli, a valle del depuratore di Pisa. Praticamente 750.000 litri di acqua trattata da scaricare nel fiume Arno e quindi nel mare, dopo il trattamento che dovrebbe abbatterne la radioattività entro i limiti di legge, eseguito come da gara pubblica esperita da una ditta spagnola specializzata, la Lainsa.
A Livorno si mette in discussione la capacità dell’agenzia regionale Arpat di procedere al controllo dell’opera di bonifica, vista la prontezza nell’intervento sui bidoni del cargo Venezia. Ci si domanda cosa vuol dire radioattività entro i limiti di legge, quando l’unico limite accettabile è zero. Zero perché qualsiasi radiazione comporta un rischio cancerogeno e genetico. E poi la trasparenza: di per sé l’argomento nucleare è sempre stato molto nebuloso, e in questo caso si tratta di materiale radioattivo utilizzato e conservato in una struttura militare. E non si sa se e cosa possa essere sepolto nella pineta di S. Piero a Gradi.
Dal comune di Pisa è arrivato un comunicato che dice “Per gli abitanti di Porta a Mare non sussiste alcun pericolo in quanto il canale ha una sua corrente. In caso di pioggia, i Navicelli ricevono l’acqua dal reticolo minore dei canali della piana di Pisa sud ed in questo caso l’acqua del canale scorre diretta verso il mare, fenomeno che si ripete anche durante le maree. Nei periodi in cui non ci sono queste condizioni, l’acqua del canale procede in modo rallentato pur arrivando meno acqua, ma continuo verso il mare. Inoltre, l’immissione delle acque trattate della ex piscina del reattore vengono inserite nel canale nella zona di Camp Darby, quindi lontano da Porta a Mare. L’amministrazione comunale seguirà con attenzione l’evolversi dell’attività attraverso monitoraggi programmati”. Che significa che le acque trattate del Cisam scorreranno verso lo Scolmatore e quindi il mare, ma senza garantire ai cittadini che esse siano realmente innocue per la salute pubblica. Ma se un carrozziere facesse altrettanto con i residui della verniciatura delle automobili, non se la caverebbe così a buon mercato. Eppure un po’ di vernice è poca cosa rispetto a 750.000 litri di acque contaminate.
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martedì 2 aprile 2013
IMPIANTO BIOGAS SVERSA IN PROVINCIA DI SIENA
Nella zona industriale del piano del Sentino, comune di Rapolano Terme, sorge tra le fabbriche e qualche abitazione un impianto a biogas. Nei giorni scorsi si è verificato uno sversamento di liquami tale da creare problemi a chi nell’area vive e lavora. Era il 27 marzo, e tutto si sarebbe verificato verso le 6:30 del mattino. Anche se il personale dell’impianto cercava di provvedere al recupero del materiale sversato e al lavaggio del piazzale asfaltato, sono stati allertati i Carabinieri che hanno richiesto l’intervento di Arpat. Intervento, sostiene in una nota l’agenzia regionale, non necessario “essendo le forze in campo sufficienti alla corretta ed immediata gestione dell'incidente”. Il piazzale risulta dotato “di un sistema di raccolta delle acque che le convoglia nelle vasche di stoccaggio del digestato. I CC hanno inoltre riferito che non vi era traccia di sversamento all'esterno del piazzale in cemento” prosegue la nota Arpat.
Il sito produttivo situato nel Sentino è un impianto di coogenerazione con capacità di generazione inferiore a 1 megawatt elettrico. La legge prevede (LR 39/2005 art. 16 comma 3 punto g) una procedura semplificata da presentare al Comune e non una Autorizzazione esplicita, necessaria invece per impianti di maggiore potenzialità. Nell'ambito di tali procedure non è previsto un parere Arpat; tuttavia nel 2011 il Comune sottopose ad una richiesta di parere il progetto presentato dall'azienda. In quell'occasione Arpat rilasciò un parere di massima in cui si ricordava la necessità per l'azienda di osservare quanto previsto dalla normativa per quanto riguarda le emissioni in atmosfera.
L’attività dell’agenzia non si sarebbe fermata all’attesa di una relazione dell’azienda sull’accaduto. Nella nota si ricorda ancora che “Operatori del Dipartimento di Siena - indipendentemente dall'episodio di ieri - hanno recentemente effettuato una verifica presso l'impianto a seguito di alcuni esposti di cittadini relativi ad emissioni odorigene e acustiche provenienti dallo stesso. Nel corso dell'accertamento non sono state rilevate emissione odorigene, anche se è stata riscontrata una modalità di stoccaggio delle biomasse che alimentano l'impianto diversa rispetto a quella dichiarata dal gestore nella relazione di progetto inviata al Comune. In tale relazione infatti è previsto un turnover giornaliero, mentre nel corso della verifica è stato accertato un tempo di permanenza più lungo sul piazzale a ciò adibito”. I rischi per l’ambiente e la salute esistono sempre e comunque, e non possono essere sottovalutati da una legge che distingue la quantità e qualità delle prescrizioni tecniche in base alla grandezza di un impianto a biogas.
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giovedì 21 marzo 2013
QUEI CINGHIALI RADIOATTIVI SENZA UN PERCHE'
Due settimane fa, in controllo casuale svolto su cinghiali abbattuti durante la scorsa stagione venatoria, sono stati riscontrati in 27 campioni un livello di cesio 137 superiore allo soglia indicata dal Regolamento 733 del 2008, come limite tollerabile in caso di incidente nucleare. Immediatamente il primo pensiero è andato a qualche sacca residuale sul territorio di sostanze radioattive arrivate dopo il disastro di Chernobyl. Gian Piero Godio, esperto in questioni nucleari di Legambiente Piemonte e Val d'Aosta, ne è stato abbastanza convinto da subito: “Non può essere altro che la ricaduta delle emissioni della centrale di Chernobyl. Altre spiegazioni non potrebbero esserci: il comprensorio della Valsesia non presenta alcuna sorgente radioattiva. La causa più probabile del contagio sono le sostanze emesse in seguito all'incidente nucleare dell'86. Anche se i livelli di Cesio 137 riscontrati negli animali abbattuti mi sembrano quasi inverosimili”. Tesi sposata dalle autorità, che hanno attivato controlli ulteriori per comprendere e circoscrivere il fenomeno. Noi invece avremmo dubbi, non giustificati scientificamente, ma dovuti all’esperienza passata con le “voci ufficiali” del governo. Il primo disinformatore del disastro di Fukushima è stato, come tutti ricorderanno, il governo giapponese. Nel paese del sol Levante non si riesce ancora a contabilizzare i danni accessori subiti dalle popolazioni che, data la negazione dell’ampiezza della tragedia, non sono state evacuate con la necessaria prontezza e non si è provveduto alla messa in sicurezza dei reattori che, sottostimati nei danni, hanno continuato per mesi a inquinare e distribuire radioattività.
Elena Fantuzzi, responsabile dell'Istituto di Radioprotezione dell'Enea, aveva accennato a ipotesi alternative in un'intervista al Corriere della Sera: “Il cesio 137 è un radionuclide artificiale prodotto dalla fissione nucleare. Viene rilasciato da siti nucleari. Le ipotesi più immediate sono quelle secondo cui potrebbe essere stato rilasciato in seguito all'incidente nella centrale nucleare di Chernobyl del 1986. Ma bisogna considerare anche i siti nucleari nella zona, fra i quali la centrale di Trino Vercellese smantellata nel 1987 e il sito sperimentale dell'Enea, a Saluggia. Non è esclusa neppure la pista dei rifiuti tossici. Bisognerebbe considerare anche il metabolismo dei cinghiali, capire se ha caratteristiche tali da favorire l'accumulo del cesio 137 al di sopra dei limiti considerati sicuri”.
Caso da non sottovalutare, e non per fare allarmismo. Lo spiega lo stesso ministero della salute: “I risultati hanno evidenziato la presenza di un numero consistente di campioni con livelli di Cesio 137 superiori a 600 Bq/Kg (Becquerel per Kilo, unità di misura per il cesio 137). I valori dei campioni oscillano in un range tra 0 e 5621 Bq/Kg e 27 campioni presentano valori al di sopra dei 600 Bq/kg. Ad oggi dei 27 con valore superiore alla soglia ne sono stati inviati 10 al Centro di Referenza Nazionale per la Ricerca della Radioattività nel Settore Zootecnico Veterinario dell'IZS di Puglia e Basilicata; 9 sono stati confermati, con la metodica accreditata, con valori superiori ai 600 Bq/Kg. Il decimo campione ha un valore attorno ai 500 Bq/Kg. E' programmato l'invio dei 17 rimanenti campioni positivi allo screening al Centro di Referenza nazionale di Foggia. Il cesio 137 è un isotopo radioattivo rilasciato, tra l'altro, nel 1986 dalla centrale di Chernobyl”.
C’è da aggiungere che, almeno per quanto riguarda la Toscana, gli uffici regionali sono rimasti immobili, compresa l’agenzia Arpat. Eppure se la teoria delle scorie ucraine piovute dal cielo nel 1987 fosse vera ci sarebbe da preoccuparsi e fare controlli: le “sacche” di cesio ipotizzate in Valsesia potrebbero essere anche da noi e nessuno averle masi scoperte. Perché il controllo eseguito in Piemonte è stato casuale (si indagava sulla trichinellosi, una malattia parassitaria che colpisce i suini in genere) e gli abbattimenti anche da noi sono frequenti vista la eccessiva presenza degli ungulati sul territorio. Addirittura in Germania la caccia al cinghiale è vietata in alcune aree del paese e la legge tedesca sull'energia atomica risarcisce i cacciatori che abbattono animali troppo contaminati per poter essere mangiati. Ma non siamo nemmeno sicuri di come gli uomini non salvaguardino i territori dove vivono, visto che discariche abusive appaiono come funghi in tutta Italia: perché non seppellire materiale radioattivo là dove è terreno impervio buono solo per i cinghiali?
venerdì 15 marzo 2013
RAGU' DI CARNE E IPPODROMI
Il 30 gennaio 2013 è stato l’ultimo giorno di corse nell’ippodromo di Tor di Valle. Sulle ceneri dell’ippodromo sorgerà il nuovo stadio della Roma calcio da 55-60mila posti, nella periferia sud-ovest della città e sarà progettato dall'architetto di fama mondiale Dan Meis. Finisce così una delle storie più antiche dell’ippica italiana, un settore che dopo la fama mondiale dei tempi di Varenne e Ribot, quando l’ippica nazionale era seconda al mondo dietro l’Inghilterra, è precipitato in un declino che appare irreversibile.
Ma adesso serve la volontà di salvare il salvabile: come quella di salvare i cavalli dalla macellazione. (Qui si apre la parentesi della carne equina trovata al posto di quella bovina in ragù e lasagne ... che cavalli sono stati macellati di nascosto, forse equini dopati per le corse legali e illegali?)
“Noi non lo faremo mai - avverte Fabio Carnevali, presidente di Assogaloppo - Ma quando siamo costretti a regalarli, come facciamo a sapere che fine faranno?” Aggiungiamo noi che, prima di procedere sulla strada della macellazione, i cavalli venduti potrebbero finire nel giro delle corse clandestine notturne che in varie parti d’Italia organizzazioni criminali gestiscono per lucrare sul mercato delle scommesse clandestine. Senza garanzie sulla salute dei poveri animali, ovviamente.
Il silenzio degli animalisti alla Michela Brambilla, distratti evidentemente dalla scarsa risonanza mediatica dell’ippica rispetto al Palio di Siena, è assordante . Ben altri sono i problemi che si devono dibattere ed affrontare a Siena, con la crisi della banca. Ma un appunto così sferzante sulla pochezza degli amici degli animali a gettone non poteva mancare.
martedì 26 febbraio 2013
LA MAREA NERA DELLA LOUISIANA: A PROCESSO LA BRITISH PETROLEUM
Tre anni dopo il disastro della Deepwater Horizon nel golfo del Messico, si apre in queste ore a New Orleans (Louisiana) la prima fase del processo civile sul gravissimo disastro ambientale provocato dall’esplosione e dalla conseguente fuoriuscita di greggio in mare sulla piattaforma petrolifera della British Petroleum lo scorso 20 aprile 2010. Una crisi ecologica profondissima, che ha probabilmente alterato per sempre il mare del sud degli Stati Uniti, durata 106 lunghi giorni con lo sversamento in mare di 4,9 milioni di barili di petrolio, la morte di 11 operai e il ferimento di altri 17, distrutto l’economia di tutta la fascia costiera che va da New Orleans alla Florida. La multinazionale inglese aveva affittato dalla svizzera Transocean, la più grande compagnia al mondo nelle perforazioni off-shore, la piattaforma chiamata Deepwater Horizon per 496mila dollari al giorno; ora è imputata della violazione del Clean water act, la legge Usa che regola gli scarichi di sostanze tossiche nei mari, per la qual cosa è già stata condannata in sede penale.
In questa fase saranno determinate le colpe della compagnia petrolifera e la dinamica dei fatti. La seconda fase del dibattimento, che dovrebbe cominciare a settembre, servirà invece a stabilire quanto petrolio sia finito in mare. I media locali riportano che l’accusa sta utilizzando ben 300 super avvocati, come riferiscono i media locali. Gli Stati coinvolti, infatti, hanno presentato un conto alla British Petroleum salato: chiedono un risarcimento di 34 miliardi di dollari, a cui aggiungere quello richiesto dal Dipartimento della giustizia di altri 21, la sanzione massima prevista in questi casi (4.300 dollari per ogni barile riversato in mare). Il ministro della Giustizia americano, Eric Holder, ritiene infatti che all’origine del disastro ci sia stata una «grave negligenza» da parte della BP. Mentre uno degli avvocati di parte civile, Jim Roy, ha parlato di «produzione e profitto a scapito della sicurezza e della protezione».Dal canto suo BP ha reso noto di aver già speso più di 24 miliardi di dollari per le spese relative alla marea nera e stima in 42 miliardi il costo definitivo della bonifica. L'accordo nella grande causa civile, al momento, sembra però difficile da raggiungere in quanto l'azienda petrolifera non sembra intenzionata a superare in totale, per tutti i risarcimenti, la cifra di 42,2 miliardi di dollari. Assieme alla Bp, sul banco degli imputati, ci sono la Transocean proprietaria dell’impianto di trivellazione e la Halliburton, che ha fornito il cemento che avrebbe dovuto mettere in sicurezza il pozzo.
lunedì 25 febbraio 2013
HANFORD, UN ALTRO DISASTRO NUCLEARE
Quando si trattava di riaprire la seconda era nucleare italiana il problema del deposito delle scorie era volutamente sottostimato da Berlusconi, Chicco Testa, Umberto Veronesi e da tutta la falange dei nuclearisti nazionali. Eppure il governo degli Stati Uniti d’America spende da molto tempo due miliardi di euro all’anno per la gestione, la manutenzione e la bonifica del deposito sito presso la centrale nucleare di Hanford, nello stato di Washington. Un posto definito “probabilmente il sito più inquinato del mondo”. Adesso che si sono preoccupati anche gli americani, i nostri galantuomini tacciono indifferenti, ma nella situazione che andiamo a raccontare potevamo finirci anche noi. 23 febbraio: incidente nucleare presso il sito di Hanford perché sono state segnalate su sei serbatoi presenti nel sito dove si produce plutonio arricchito perdite di materiale radioattivo con contaminazione del terreno e delle falde acquifere, visto che i serbatoi sono interrati e contengono i rifiuti nucleari di gran parte delle centrali americane.
Il governatore dello Stato, Jay Inslee, ha emesso un comunicato secondo cui “non ci sarebbero rischi per la salute della popolazione”, ma è corso immediatamente a verificare lo stato della situazione. Inslee ha incontrato con il segretario all'Energia, Steven Chu: "Il segretario Chu mi ha informato che ci sono perdite da sei singoli serbatoi al sito di Hanford, non solo una come si era appreso in un primo momento. L'entità delle perdite varia da un serbatoio all'altro. Ma è stato molto chiaro nell'affermare che non ci sono minacce imminenti per la salute pubblica da queste perdite" ha affermato il governatore. Tuttavia è risaputo che nel sito di Hanford sono stoccati milioni di galloni di scorie radioattive nucleari, in serbatoi che hanno da tempo superato i 20 anni dell'età massima prevista. Ai tempi della II guerra mondiale il progetto Manhattan (realizzazione della bomba atomica) aveva previsto l’uso del sito per stoccare le scorie di produzione di armi nucleari nel corso della guerra fredda.
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domenica 2 dicembre 2012
LA MIRABOLANTE SANITA' TOSCANA - ALTRO CHE FIORE ALL'OCCHIELLO!
I cittadini si sono accorti che dall’inizio di settembre la Regione Toscana applica un contributo fisso di 10 euro per la digitalizzazione delle procedure diagnostiche per immagini (Rm, Tc, scintigrafie, radiografie, ecografie), praticamente a tutti i pazienti che ne hanno necessità, a prescindere o quasi perfino dalla condizione economica. Se la digitalizzazione doveva essere un passo sulla strada della qualità del servizio ma anche potesse avere una valenza di risparmio economico per l’Ente sanitario, l’insuccesso è clamoroso. Da una parte una lastra lo è per sempre, e a distanza di anni è ancora paragonabile e sovrapponibile a una lastra più recente. Provate invece con un dischetto e sperate che nel frattempo la tecnologia non cambi e il vostro cd diventi obsoleto e illeggibile per computer appena più recenti. Sul ticket si sono abbattuti gli strali delle Associazioni come Cittadinanzattiva: “Il contributo di 10 euro per il ritiro del referto di esami con immagini è particolarmente iniquo – ha detto al Corriere della Sera Domenico Gioffrè responsabile di Cittadinanzattiva/Tribunale per i diritti del malato della regione Toscana -. Colpisce tutti qualunque sia il reddito, salvo alcune categorie protette. Non si può chiedere persino questo, non trattandosi nemmeno di prestazione sanitaria vera e propria, tanto che il suo inserimento nella delibera n. 753 del 10 agosto 2012 risulta incoerente con lo stesso provvedimento che rimodula i livelli di compartecipazione ai costi delle prestazioni sanitarie. Pagare la digitalizzazione degli esami con immagini equivale a portare il gesso a scuola, altrimenti non si può far lezione. Siamo davvero arrivati a questo punto?» Il consiglio regionale nel mese di ottobre all’unanimità aveva votato una mozione perché si togliesse il balzello almeno per i malati oncologici, ma è rimasto lettera morta. Non è un momento facile per la Sanità regionale e per il presidente Rossi (che prima di diventare presidente era stato, appunto, assessore alla Sanità), alle prese con la contestazione sull’Ospedale dell’Isola d’Elba (e le ventilate dimissioni del sindaco di Portoferraio), la richiesta di Sel di intervenire sugli sprechi milionari nella gestione dello smaltimento dei rifiuti sanitari, lo spreco legale delle Società della Salute. E un balzello sulle radiografie: come bearsi dell’innovazione con i soldi dei cittadini, tassando i malati. Una diminuzione prevista di 500 milioni di risorse per il settore nei prossimi tre anni dovrebbe colpire gli emolumenti dei poltronisti e non i diritti di chi soffre. Tra Asl, Società della Salute, aziende ospedaliere, Estav, soggetti di cura e ricerca non ci sono abbastanza sprechi da poter contenere?
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