L'importante è che la morte ci colga vivi (Marcello Marchesi)

"L'importante è che la morte ci colga vivi" (Marcello Marchesi)

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sabato 15 giugno 2013

MALEDETTI SENESI

Anche venerdì la perfomance del gruppo bancario ha segnato un progresso del titolo del 4,68% (dopo i 5 punti del giovedì), sulla spinta delle notizie relative alle modifiche della governance dell’istituto di credito. Non stiamo parlando del Monte dei Paschi di Siena, ma della Banca Popolare di Milano. Il titolo di Rocca Salimbeni, al contrario, dopo una fiammata delle nove del mattino si è appiattito sull’andamento del comparto nelle contrattazioni, per chiudere in rosso: -1,04% a euro 0,2086. Ovvero l’annuncio dell’assemblea straordinaria che toglierà le limitazioni di voto non eccita nessuno; la contendibilità dell’istituto, proclamata in nome del libero mercato per adesso non invita neanche gli speculatori all’azione. Forse sanno qualcosa, gli operatori finanziari, che i senesi ignorano, bombardati dai messaggi della disinformazione organizzata? Altrimenti perché non gettarsi sul ghiotto boccone come sembra vogliano fare con la BP Milano?

Le autorità di controllo italiane dei mercati hanno permesso per tanti anni che una Deputazione inadeguata disponesse in maniera non legale della Fondazione MPS e ora lasciano tranquillamente che parlino del desiderio dell’Europa che anche Palazzo Sansedoni si adegui alle normative per ottenere la conferma degli aiuti di Stato ottenuti: i Monti bond.  Ma dopo attente ricerche non siamo riusciti a trovare e produrre le prove materiali di questo diktat europeo. L’unico documento pubblico esistente, che non si può tenere segreto perché è una legge dello Stato, è quello in cui governo e Parlamento offrono la ciambella di salvataggio alla banca. Ma senza condizioni per la governance dell’istituto. Per il resto bisogna credere sulla parola a Mancini e Profumo.

Forse non è eccessivo parlare di disinformazione, la costante di tutta l’opera che da luglio 2012 preserva la cittadinanza dal prendere coscienza del significato del nuovo statuto della Fondazione, delle modifiche di quello di MPS, dei desiderata di Bruxelles. Cose che possiamo condensare con una semplice considerazione: quando l’opera risanatrice del Tandem riporterà i conti di MPS in attivo e in salute, i sacrifici saranno stati pagati dagli incolpevoli dipendenti, dagli incolpevoli piccoli azionisti, dagli incolpevoli beneficiari di strade nuove, scuole e palazzi restaurati, associazioni sportive e tutti gli altri beneficiari delle elargizioni di Palazzo Sansedoni. Mentre i nuovi utili andranno nelle tasche di chi, con un tozzo di pane e la benevolenza salvifica dello Stato, si sta per comprare e portare via la banca da Siena, grazie al prezioso e attento “combinato disposto” di Mancini e Profumo. A cominciare dalle banche d’affari che hanno consigliato e prestato soldi, rimborsati profumatamente.

Chissà se anche i beneficiati locali da 18 anni di regime fondazionista possano avere un sussulto di orgoglio e consapevolezza, ora che la festa (ATTENZIONE!) non è finita, ma si sta spostando altrove. Perché è cattivo agli occhi dei manovratori della banca sia chi gli è stato sempre contro sia chi ha dato loro sempre ragione. Semplicemente perché sono senesi.

venerdì 14 giugno 2013

AFGHANISTAN, L'IMPRESA VALEVA LA SPESA DI UNA IMU SULLA PRIMA CASA?

Lo sport preferito dagli sciocchi disinformatori del regime pubblicitario è quello di attribuire a una spesa folle dei nostri governanti dell'importo intorno a 4 miliardi di euro l'epiteto "E' stata pagata con l'Imu sulla prima casa", sapendo di fare leva sugli istinti primordiali di conservazione del popolino che non vede aldilà del suo naso.

Perciò il titolo è una provocazione, a scanso di equivoci ...

12 anni di presenza militare in Afghanistan alla data di oggi valgono 4,5 miliardi di euro. Lo dicono con disinvoltura i parlamentari vecchi (nella carica) con sgomento i nuovi (ma ci faranno il callo). ci se ne accorge solo perchè è miseramente fallita nell'indifferenza quasi generale del Parlamento la commemorazione dell'ultimo caduto italiano nell'ennesima guerra non dichiarata che il mondo "libero" e occidentale ha esportato sulla scia dell'imperialismo made in USA.

In più siamo angosciati perchè non si vede una soluzione a questa guerra, nè una exit strategy che possa dare una ragione al perchè vertici politici e militari ci abbiano condotto in questa impresa. La nostra angoscia vale 300 milioni di rifinanziamento delle operazioni belliche per il prossimo futuro, detto così tanto per dargli un valore.

Non c'è margine di discussione in questa vicenda, perchè immediatamente l'apertura di un tavolo di discussione si sposterebbe sull validità dell'acquisto degli F 35 che tra l'altro non migliorano nemmeno di un centesimo il Pil nazionale né creano posti di lavoro, le buste paga di cosiddetti alti papaveri graduati, gli arsenali pieni di armi e munizioni che comunque diventano obsolete nell'arco di alcuni anni anche se inutilizzate, e se vengono utilizzate meglio perchè si "devono" ricostituire le scorte.

ah, se siete arrivati con la lettura fino a qui, potete alzare la testa e darvi una risposta alla domanda posta dal titolo.

mercoledì 12 giugno 2013

BOICOTTARE ERDOGAN, BOICOTTARE LA TURCHIA


ANCHE LA RADICALE BONINO, IN VESTE DI MINISTRO DEGLI ESTERI, METTE LA TESTA NELLA SABBIA E NON LEGGE I SEGNALI DI EVIDENZA ANTIDEMOCRATICA DEL GOVERNO ERDOGAN
CHE VORREBBE TRASFORMARSI IN REGIME TEOCRATICO ED ENTRARE LO STESSO NELLA UE
DISATTENDENDO UNO DEI PRINCIPI FONDAMENTALI DEL NOSTRO CONVIVERE, LA LIBERTA' D'INFORMAZIONE.

"Intanto il Consiglio Supremo della Radio e della Tv (Rtuk) turco, organismo di controllo nominato dal governo Erdogan, ha multato le piccole tv che hanno trasmesso in diretta le manifestazioni di protesta perché «hanno danneggiato lo sviluppo fisico,morale e mentale di bimbi e giovani»".

martedì 4 giugno 2013

UNIPOL: BERLUSKAZZ, L'AVREI FATTO ANCH'IO!

Naturalmente il titolo è una provocazione: io non lo avrei fatto.

Ascoltare e poi diffondere l'intercettazione in cui Fassino dice "Abbiamo una banca" così poi riportata dei servi dell'informazione del regime pubblicitario con i risultati elettorali poi avvenuti!

Ma pensiamoci bene, visto il rapporto reato - effetto - pena

chi non lo avrebbe fatto per appena 1 anno di carcere con la prescrizione?

Tra il reato, i benefici che si è procurati il reo e le conseguenze legali del suo crimine non c'è alcun rapporto di logica, tremendamente sbilanciata in favore del commettere il reato.

forse è per questo che gli investitori esteri si tengono lontani dall'Italia, non la cosiddetta "burocrazia statale", ma l'invertezza del legale del business, specie quelli in cui il berluskazz è coinvolto.

http://www.corriere.it/cronache/13_giugno_04/unipol-giudici-decisivo-ruolo-di-berlusconi_795bcff6-cd08-11e2-9f50-c0f256ee2bf8.shtml

sabato 1 giugno 2013

LE FONDAZIONI POLITICHE, LOBBY O BANDE MAFIOSE? IL CASO CRUCIANI

In un post di qualche giorno fa, avevamo chiesto al presidente di MPS di indicare se la sua banca finanziasse le fondazioni di origine politica che pullulano ormai nel nostro paese e che sono ben protette nel loro anonimato da una legge

D.P.R. 10.02.2000 n° 361 , G.U. 07.12.2000
 
che fu fatta da Massimo D'Alema, presidente del consiglio nel 2000 e dal ministro della funzione pubblica di allora Franco Bassanini. Guarda caso due dei primi e più tosti esponenti della lobby, il primo con la fondazione "Italianieuropei" e il secondo con la fondazione "Astrid".  
 
Di quale anonimato si parla? Nei loro siti internet ci sono molte informazioni, ma quelle fondamentali mancano. Manca l'elenco dei benefattori, quelli che versano soldi  e quanti soldi versano. Queste fondazioni, probabilmente non per caso, non sono costrette dalla legge a pubblicare l'elenco. Così in nome di una privacy pelosa e disinformante, non possiamo renderci conto se la loro proposta politica nasce dai bisogni dei cittadini o dall'affarismo dei finanziatori.
 
Al Parlamento, poco dopo il nostro articolo
 
 
una senatrice di M5S ha presentato un illuminante intervento in proposito:
 
“Tra gli sponsor della fondazione "VeDrò", vera unione del governo Pd-Pdl” – ha denunciato la senatrice PAOLA NUGNES– “abbiamo i colossi del gioco d’azzardo Sisal e Lottomatica; per energia e ambiente abbiamo Enel, Eni, Edison; per i trasporti Autostrade per l’Italia; per il settore alimentare Nestlè”. Paola Nugnes ha anche elencato le personalità politiche appartenenti all’associazione: oltre ad Enrico Letta, anche Angelino Alfano, Andrea Orlando, Maurizio Lupi, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Corrado Passera, Laura Ravetto, fino ad esponenti di centrosinistra come Francesco Boccia, Giovanni Melandri, Deborah Serracchiani, Matteo Renzi, Michele Emiliano, Luigi De Magistris (che poche ore fa ha seccamente smentito sulla sua pagina facebook). “Ma anche tanti giornalisti illustri” – ha aggiunto l’esponente del M5S – “come Curzio Maltese, Filippo Facci, David Parenzo e Giuseppe Cruciani, tutti impegnati in un legittimo disegno politico comune che ci inquieta“. “Tra gli sponsor della fondazione, vera unione del governo Pd-Pdl” – ha denunciato la senatrice – “abbiamo i colossi del gioco d’azzardo Sisal e Lottomatica; per energia e ambiente abbiamo Enel, Eni, Edison; per i trasporti Autostrade per l’Italia; per il settore alimentare Nestlè”. Paola Nugnes ha anche elencato le personalità politiche appartenenti all’associazione: oltre ad Enrico Letta, anche Angelo Alfano, Andrea Orlando, Maurizio Lupi, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Corrado Passera, Laura Ravetto, fino ad esponenti di centrosinistra come Francesco Boccia, Giovanni Melandri, Deborah Serracchiani, Matteo Renzi, Michele Emiliano, Luigi De Magistris (che poche ore fa ha seccamente smentito sulla sua pagina facebook). “Ma anche tanti giornalisti illustri” – ha aggiunto l’esponente del M5S – “come Curzio Maltese, Filippo Facci, David Parenzo e Giuseppe Cruciani, tutti impegnati in un legittimo disegno politico comune che ci inquieta“.

Cruciani e Parenzo, che conducono "La Zanzara" su Radio 24 pare se la siano presa molto a male. Ma purtroppo ce la siamo presa a male pure noi, tanto da far venire grossi dubbi sulla vera natura dell'irriverenza del duo verso la politica che sterzi, nel mondo del regime pubblicitario, verso una precisa educazione politica del radioascoltatore blandito dall'apparente qualunquismo e pressapochismo da bar finto ingenuo del duo. Facci è politicamente apertamente impegnato, se lo leggi sai come prenderlo e interpretarlo, mentre Cruciani non è quel cane sciolto che vuol far credere di essere. A meno che non confessi la leggerezza di non aver capito che iscrivendosi a una fondazione politica non faceva altro che aderire a quel mondo che vorrebbe prendere in giro. 

venerdì 17 maggio 2013

GRILLISMO E POTERE

Probabilmente neanche Grillo pensava di arrivare così rapidamente a un successo elettorale di dimensioni gigantesche. E giustamente non ha preteso in prima battuta di arrivare a posizioni di governo, nelle quali i suoi eletti (più o meno democraticamente scelti dalla sua base) sarebbero stati sopraffatti per inesperienza dal resto della compagine governativa. Poi c'era anche da sistemare la pratica Bersani.

Gargamella o meno, se vuoi essere credibile ai tuoi elettori dopo aver dichiarato che non avresti fatto governo con un morto che parla e cammina, la scelta era giusta: farlo dimettere. E' probabile che nel Pd si sia arrivati poco lontano da fare avere l'incarico di governo a uno gradito al M5S. Le cose sono andate diversamente, è nato il governo Letta.

La componente affaristica del PD, ovvero l'elenco dei nomi della politica romana che possono affermare di avere in tasca le tessere del partito con tutti i cambiamenti di nome dal PCI a oggi, sta tentando di autoperpetuarsi pur in compromesso con il Berluskazz. Il mosaico è composto da tanti incarichi, posti di potere, banche e Cassa Depositi e Prestiti, regioni, province, comuni, circoscrizioni.

A Siena, nel momento in cui l'ente Provincia sit rova costretto a dimezzare gli emolumenti, una consulenza per un ufficio stampa esterno che casualmente è anche l'ufficio stampa del partito a livello locale, però non è andata disdetta. Sarebbe stato un risparmio notevole di risorse inutili sprecate, visto che personale la Provincia per ottemperare al compito ce l'ha, ma non usciamo dal tema oltre.

Grillo guardi alla storia. Per avere voluto prendere tutto, come sembra voglia oggi, rischia di non prendere nulla e di permettere all'avversario di sopravvivere con tutti i suoi sistemi e mezzucci. Il governo Letta avrà probabilmente vita breve, per l'incapacità di fare qualcosa di organicamente costruttivo e di demolire i monopoli che stringono l'Italia in una morsa e perchè per salvare il berluskazz ci sono cose che nessun democratico è disposto a fare.

berlusconi, presentandosi come la stabilità e la convenienza da basso prezzo, con i suoi sondaggi sarà pronto a guidare il paese per altri 5 anni. Sappiamo a cosa ci ha esposto la scelta di far cadere il governo Prodi nel 2008 dei vari politici di sinistra. Duri e puri, Grillo, ma al momento giusto, sfruttando questo tempo concesso per prepararsi a governare, bisogna scegliere di non tornare al voto.

Pensare di andare allo scontro finale con uno che si fa le ricostruzioni delle cause perse alla Ruby nelle sue televisioni private con un nuovo voto è semplicemente autodistruzione. La storia dei vari Occhetto, Ferrero e simili dovrebbe essere molto istruttiva. Il berluskazz, di fronte alla chiusura dell'esperienza Letta Enrico, spingerà per votare e la grancassa mediatica sta con lui. Perfino chi ha un atteggiamento neutrale presenta le notizie in modo ovattato e consapevolmente errato e confondibile.

Se cade Letta il pallino va nelle mani di Napolitano. Che prima di sciogliere le camere, sul nome dal M5S indicato nello schieramento del PD, sarebbe costretto a dare un incarico, con sommo scorno dei vari D'Alema, Amato, Quagliariello, Berluskazz. Un governo che facesse quei pochi cambiamenti condivisibili veri sarebbe fatale al berluskazz, già.

Un governo che invece di levare 120 euro di Imu sulla prima casa (che col 78% di italiani padroni di casa significa che finalmente abbiamo una tassa che tutti pagano) levi l'illiberale balzello del Canone RAI: sono gli stessi soldi, per le tasche dei cittadini, no? E distruggere l'illiberale castello della legge Gasparri, così chi è più bravo incasserà più pubblicità.

Un governo che escluda dalla tassazione dell'imponibile una quota sul fatturato di giacenze di magazzino (es. con 1 mln di fatturato si potrebbe avere, non tassato, un 10-15% di magazzino: solo ricostituire le scorte metterebbe in moto l'economia senza costare nulla.

Ci sono tante cose che si possono fare, come ricontrattare il prezzo del gas coi Russi: è facile, lo paghiamo più caro degli altri paesi europei indipendentemente se sia vero che il berluskazz ci fa la cresta come ha detto un tizio che sembrava saperla lunga a Report.

MA SENTI STO PORCELLUM CHE SAREBBE ANTICOSTITUZIONALE!

La Corte Costituzionale ha mandato alla Consulta il Porcellum accogliendo i rilievi di un avvocato che ne contesta la legittimità

http://www.corriere.it/politica/13_maggio_17/legge-elettorale-cassazione-boccia-premio-maggioranza_4a6bb2ee-bee7-11e2-be2c-cd1fc1fbfe0c.shtml

Nessun stupore: una delle caratteristiche del regime publicitario in vigore da 20 anni in Italia è proprio quella di fare leggi infischiandosene del diritto e della Carta Costituzionale e della volontà dei cittadini.

Perchè? Intanto la legge va immediatamente in vigore e consente l'esercizio del potere in maniera prevaricatrice ed truffaldina. Specialmente se si prepara l'opinione pubblica con allarmismi del tipo "Siamo in emergenza" o cose del genere. Poi se dopo qualche anno viene abrogata chi se ne frega, nessuno ne risponde e i benefici immediati per gli esponenti del regime pubblicitario sono già stati goduti.

Sul Porcellum, in particolare gli strali della Corte Costituzionale riguardano "l'alterazione degli equilibri costituzionali" proprio quelle cose che impediscono di governare a chi vince se non prende la maggioranza in Senato in Lombardia, Campania, Sicilia.

Poi, scrive la Corte, forse ispirata dalle recenti vicende politiche, sul premio di maggioranza: «Si tratta - si legge nella sentenza - di un meccanismo premiale che, da un lato, incentivando (mediante una complessa modulazione delle soglie di accesso alle due Camere) il raggiungimento di accordi tra le liste al fine di accedere al premio, contraddice l'esigenza di assicurare la governabilità, stante la possibilità che, anche immediatamente dopo le elezioni, la coalizione beneficiaria del premio si sciolga o i partiti che ne facevano parte ne escano (con l'ulteriore conseguenza che l'attribuzione del premio, se era servita a favorire la formazione di un governo all'inizio della legislatura, potrebbe invece ostacolarla con riferimento ai governi successivi basati un coalizioni diverse).

Davvero che si poteva verificare questo caso? Cosa ha fatto Sel per la formazione del governo Letta? Lo hanno capito anche alla Corte Costituzionale!

Estremamente versiva la considerazione finale: esso provoca una alterazione degli equilibri istituzionali, tenuto conto che la maggioranza beneficiaria del premio è in grado di eleggere gli organi di garanzia che, tra l'altro, restano in carica per un tempo più lungo della legislatura (ovvero tengono sotto controllo il prima e il dopo, ndr)». Da qui la sua manifesta «irragionevolezza» in base all'art. 3 della Costituzione nonché la lesione «dei principi di uguaglianza del voto e di rappresentanza democratica».

Un golpe mascherato da legge dalle belle intenzioni. Ci avreste mai creduto se non fosse una sentenza della Corte Costituzionale?

Cominciate a comprendere cosa vuol dire Regime Pubblicitario?

lunedì 13 maggio 2013

IUS SOLI, OVVERO COME MENARE IL CAN PER L'AIA ANCHE OGGI

Qualcuno crede che lo Ius soli avrebbe aiutato il ghanese Mada Kabobo ad evitare il momento di follia che lo ha portato a commettere una strage col piccone a Milano?

La storia è lastricata di belle intenzioni sbagliate esternate nel momento sbagliato.

Il ministro Cecile Kyenge non si è sottratta alla storia delle intenzioni sbagliate.

Pensi ad altro, in questo momento, a come evitare momenti di follia veramente tragici: oggi è toccato a un cittadino extracomunitario, ma le ragioni di difficoltà sociale, economica e culturale sono le stesse che potrebbero alimentare la follia di chiunque, nero o bianco, italiano o straniero, uomo o donna.

Si sappia dare le priorità giuste alla storia.

ANCHE ENRICO LETTA RACCONTA BENE LE BARZELLETTE!

 Letta alla stampa:

«Fare spogliatoio. Ognuno paga per sé»

Poi lunedì si torna a Roma.

Chi controlla i rimborsi spese?

Fatemi sapere.

La disinformazione del regime pubblicitario è sempre attiva.

domenica 5 maggio 2013

ANTICORRUZIONE: IL PAESE DELLE BANANE (DI DESTRA E DI SINISTRA)

Tutta la stampa e l'opinione pubblica è presa nella considerazione dei massimi sistemi, nella forza stritolante dlle armi di DISTRAZIONE DI MASSA,

la costituente, ovvero la replica della enorme presa per i fiondelli che fu la bicamerale.

Avevamo avvertito che l'ennesima leggina ad personam, stavolta arrivata per mano del ministro dell'Ingiustizia Severino Paola

http://lexdc.blogspot.it/2012/10/lavvocato-severino-pensa-bene-al-suo.html

avrebbe creato un altro vulnus alla coesistenza degli italiani, contribuendo a distruggere il tessuto interconnettivo del senso della Patria (stiamo insieme per valori condivisi ma le leggine che creano italiani di serie A e di serie B ci dividono fino all'estremo).

L'ultima versione della legge anticorruzione targata Severino - che tutti dissero aver incassato nell'occasione la candidatura sicura alla successione di Napolitano, e non è detto che non ci riesca alla fine - vuole dimostrare che,

se il Princeps, il potente, il berluskazz di turno telefona al poliziotto che una ragazza marocchina deve uscire dalle mani della giustizia perchè "è nipote di Mubarak" (che è egiziano e non marocchino; e un presidente del coniglio, pardon consiglio non ha il potere di far uscire nessuno in ogni caso) il funzionario pubblico può scegliere solo se ubbidire o non ubbidire ma in entrambi i casi passerà un guaio lui. 

LO DICE UNA RELAZIONE DELLA CASSAZIONE, MICA QUESTO BLOG!

IL FATTO QUOTIDIANO: “Già a una rapidissima lettura risulta evidente come, nel confronto delle disposizioni precedente ed attuali, non si è proceduto a una scissione pura e semplice; nell’attuale concussione è “scomparso” il riferimento, quale possibile soggetto attivo del reato, all’incaricato di pubblico servizio (per esempio Berlusconi, ndr); nella nuova ipotesi di induzione è “apparsa” la punibilità di quella che, fino al 28 novembre 2012, era soltanto la parte offesa del delitto (i poliziotti, ndr)”. Quindi è ben chiaro che se i protagonisti della storia hanno cambiato ruolo è la stessa storia che risulta modificata. E lo sarà probabilmente anche il finale. Perché i giudici devono interpretare leggi ed eventuali cambiamenti. In questo modo “le evidenti differenze delle norme incriminatici, in assenza di disposizioni transitorie, rimbalzano sull’interprete e sulla giurisprudenza” che avrà ” il compito di stabilire se le modifiche normative hanno modificato l’area del penalmente rilevante“. Questo il cuore del documento redatto dall’ex pm anticamorra Raffaele Cantone, che non cita altro che processi arrivati nella sede di piazza Cavour. Insomma questa disparità va valutata e giudicata con il rischio che non ci sia rilievo penale da contestare.
Scatta la punibilità per il concusso: chi prima era vitima ora è complice. Le conclusioni generali, arrivate dopo l’analisi di numerose sentenze, fanno intuire una prognosi infausta per il processo Ruby, che non viene mai citato. “Bisogna (…) prendere atto che il criterio adottato in passato per distinguere induzione e costrizione, fondato sul minore grado di coartazione morale, ha dato luogo a difficoltà interpretative e ha finito per ampliare la portata applicativa della precedente disposizione codicistica. Quel criterio oggi può essere rivisto alla luce del fatto nuovo introdotto dalla norma dell’art. 319 – quater e cioè la punibilità dell’indotto. E’ necessario, quindi, individuare una ragione ulteriore per spiegare perché colui che fino al 28 novembre era solo vittima oggi comunque diventa compartecipe del reato, sia pure con una pena ben diversa e minore di quella prevista per colui che induce ma anche per il corruttore”, si legge nella relazione. Il logico porta quindi a stabilire che chi subisce, a meno che non sia minacciato in maniera esplicita, possa rifiutare: “Tale ragione può essere reperita nella possibilità che egli ha di opporsi alla pretesa illegittima e tale possibilità va individuata nella conservazione di un margine di autodeterminazione, che esiste sia quando la pressione del pubblico agente è più blanda sia quando egli ha un interesse a soddisfare la pretesa del pubblico funzionario, perché ne consegue per lui un indebito beneficio”. I poliziotti che ricevettero la telefonata da Parigi delll’allora premier Berlusconi avevano quindi la possibilità di opporsi e certamente non hanno conseguito un beneficio nell’aver assecondato la richiesta del Cavaliere. E’ come se gli avessero fatto un favore che è cosa ben diversa da un reato. Ragionamento che sembrerebbe, quindi, far evaporare nel penalmente irrilevante l’ipotesi di concussione per Berlusconi.
Inoltre mentre le pene per la concussione per costrizione sono state inasprite le pene per l’induzione sono diminuite, anche la “la novità più rilevante di quest’ultima norma è, però, contenuta nel suo capoverso, laddove prevede che “nei casi previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità, è punito con la reclusione fino a tre anni”. I reati contestati a Berlusconi sono stati, naturalmente, commessi prima della sola ideazione della legge e il principio di irretroattività vieta l’applicazione di una norma penale a reati commessi prima della sua entrata in vigore, ma questo principio trova applicazione solo per quanto riguarda le norme penali in malam partem, cioè sfavorevoli all’imputato: se la legge penale varia in modo favorevole (e questo è un caso visto la riduzione della pena rispetto al passato, ndr), essa si applica anche in via retroattiva in ossequio al più ampio principio del favor rei. Come è accaduto due mesi fa quando la legge ha “salvato” le coop rosse nel procedimento sul “Sistema Sesto con la prescrizione.

lunedì 15 aprile 2013

CDP E ASTRID, LA LOBBY DEL POTERE DEI SOCIALCOMUNISTI

Una guerra politica romana lontana, eppure così vicina a Siena. Si tratta del rinnovo dei vertici della Cassa Depositi e Prestiti, che ancora oggi è accreditata a diventare il primo socio di MPS appena le condizioni operative lo permetteranno. Al di là di cene secretate nella Rocca con banchieri russi, voci sull’arrivo di Deutsche Bank e quanto altro la fantasia umana riesce a partorire credendo di interpretare segni e segnali. Il ministro dell’Economia, quel Vittorio Grilli che nel 2007 occupava posti di comando da cui doveva vigilare, insieme a Draghi e Tarantola adesso rispettivamente presidente di Bce e Rai, sulle azioni di Mussari e Vigni al Monte dei Paschi è dimissionario come il governo Monti. Eppure si è arrogato il diritto, insieme alle Fondazioni bancarie del politico Guzzetti, di compilare e depositare la lista dei candidati che verrà sottoposta all'assemblea degli azionisti per il rinnovo del Cda, convocata per mercoledì 17 aprile. Confermati i vertici: Franco Bassanini presidente e Giovanni Gorno Tempini amministratore delegato.
Facendo arrabbiare parecchio gli onorevoli del M5S, unici in Parlamento (oltre a Sel) ad aver chiesto un rinvio di 45 giorni per lo svolgimento dell’assemblea di CDP. Secondo la portavoce alla Camera Roberta Lombardi "Il Governo non ha dato motivazioni . Siamo rimasti basiti: per noi il Governo commette un abuso, è un Governo dimissionario, ma quando gli conviene, a fasi alterne". Lombardi aggiunge che la CDP è da considerare la "cassaforte d'Italia" e sostiene che la legge consente "in casi particolari" il rinvio dell'assemblea e contesta la motivazione, resa la settimana scorsa dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, circa l'impossibilità di posporre la data dell'assemblea una volta redatto il bilancio societario. Il centro di potere economico a cui fa riferimento un’area importante del PD attraverso la fondazione Astrid, quella che oltre Bassanini vede in prima fila personaggi come Giuliano Amato, Luigi Berlinguer, Tiziano Treu, lo stesso ministro Piero Giarda (come è piccolo il mondo), Dario Franceschini, Vannino Chiti, Luisa Torchia (Ampugnano e CDP), Augusto Fantozzi, Tania Groppi (CdA MPS), Valerio Onida e Luciano Violante (due dei Saggi di Napolitano), Stefano Rodotà, Linda Lanzillotta (che uscendo dall'Api ha decretato la fine di Rutelli) per tacere di tanti altri non meno importanti.
Una lobby importante che non può perdere la poltrona di comando nella Cassa Depositi e Prestiti, se non a prezzo del declino politico definitivo di una classe di governo di sinistra che vive di politica da troppi anni. Sembra che domani Grilli darà alla Conferenza dei Capigruppo alla Camera (ma in forma non pubblica) i motivi per cui il governo ha deciso di non rimandare l’appuntamento societario, che confermerà Franco Bassanini per i prossimi tre anni alla guida dell’istituto di via Goito a Roma. Gli italiani non devono sapere. Si pensa che il piano industriale di MPS che fra non molto tempo Fabrizio Viola dovrà presentare alle autorità monetarie europee preveda il ritorno all’utile di Rocca Salimbeni nel 2015. Per riconsegnare l’istituto di credito senese, una volta fatto il “lavoro sporco” di tagli e licenziamenti (non ultimi quelli in corso contro i lavoratori delle aziende subappaltanti dell’area informatica) nelle mani dell’area politica social-comunista che ha fatto e disfatto nella città di Siena da diciassette anni a questa parte. Poi ci penserà la leggina ad hoc già in vigore, su semplice richiesta di Alessandro Profumo, a trasformare i Monti bond in azioni dello Stato da conferire alla massima agenzia governativa in campo finanziario. La CDP, appunto.

venerdì 29 marzo 2013

DISSESTO, DISSESTO, DISSESTO: LA SIENA DEL PD ALLA RESA TOTALE

A INIZIO MARZO AVEVAMO ANTICIPATO IL DISSESTO DEL COMUNE DI SIENA
http://lexdc.blogspot.it/2013/03/il-dissesto-del-comune-di-siena.html

LA CORTE DEI CONTI DI FIRENZE, CON DELIBERA N. 22/2013 DEL 26 MARZO 2013, CERTIFICA CHE E' COSI'. ORA LA PROCEDURA TECNICO/BUROCRATICA IMPLICA UN ULTERIORE PASSAGGIO VERSO LA CERTIFICAZIONE DEL DISASTRO.

INFATTI E' CONCESSO UN TEMPO DI SESSANTA GIORNI AL COMMISSARIO PREFETTIZIO CHE GESTISCE L'ORDINARIA AMMINISTRAZIONE COMUNALE PER TROVARE 6,5 MILIONI DI EURO ED EVITARE QUESTA NUOVA ONTA ALLA CITTA'.

LE DISMISSIONI DI BENI PUBBLICI IN QUESTI ANNI NON HANNO SORTITO RISULTATI APPREZZABILI.

LE TASSE COMUNALI SONO ALLE ALIQUOTE PIU' ELEVATE, NON C'E' MARGINE.

I DIPENDENTI COMUNALI IERI HANNO CHIESTO PUBBLICAMENTE DI NON FAR DISPUTARE I DUE PALII DEL 2013 PER SALVAGUARDARE I FINANZIAMENTI DEL SOCIALE.

ANCORA LA PROPAGANDA DEL PARTITO UNICO SENESE VUOLE NEGARE, SMINUIRE, DELEGGITTIMARE LA VERITA': I SERVI DELL'INFORMAZIONE LOCALI SONO ALL'OPERA.

BUONA PASQUA A TUTTI.

lunedì 11 marzo 2013

DUE ANNI DOPO ANCORA A FUKUSHIMA


Alla profondità di 30 km, al largo delle coste del Giappone settentrionale e alle ore 14:46 locali un terremoto cambiò, l’11 marzo di due anni fa, la storia del mondo. Forse è ancora presto per comprendere la portata di quella scossa che provocò un maremoto sconvolgente. L’acqua camminò sulla terra del Sol Levante per chilometri distruggendo tutto, tra cui la centrale nucleare di Fukushima. Ieri dopo due anni, decine di migliaia di persone hanno manifestato in tutto il Giappone per chiedere l'abbandono immediato dell'energia nucleare. Già lo stato nipponico ha limitato se non fermato la produzione di energia elettrica attraverso l’atomo che valeva nel paese il 50% di fabbisogno. Recentemente, il neo primo ministro Shinzo Abe aveva parlato di una ripresa del nucleare civile nel paese. Troppo grossi gli interessi economici che si nascondono dietro, fatti di aiuti di Stato senza fine alle società che lavorano nel settore. Ma a Tokyo, i manifestanti si sono diretti diretto verso il Parlamento per consegnare una petizione ai deputati dove si chiede lo smantellamento di tutte le centrali nucleari del Paese. In Italia l’ampia eco suscitata dalla notizia uccise nella culla il tentativo del governo Berlusconi di aprire una seconda era nucleare italiana.



Fukushima è una storia fatta di morti dimenticati, di paure per la radioattività che attraverso acque e venti si propagò in giro per il mondo, di sfollati che per generazioni non potranno tornare a vivere in quelle lande, delle accortezze e della disperazione che ogni giorno devono sopportare coloro che vivono appena fuori dall’area proibita, una fascia che comincia a 30 km di raggio intorno alla centrale e ai suoi reattori distrutti. Una storia fatta di disinformazione ai massimi livelli, con lo scopo di non allarmare la popolazione e di minimizzare i danni, alla quale nessuno nel mondo ha creduto e che centinaia di operatori indipendenti ha sbugiardato. E’ venuto fuori che per salvaguardare il conto economico tutte le spese di controllo della sicurezza dell’impianto erano state tagliate, che i piani di sicurezza erano vacui e inutili, e che minimizzare la portata dell’incidente ha ritardato gli interventi che erano necessari. Tanto che perfino i 50 volontari dipendenti della Tepco che rimasero nella centrale dopo il disastro per cercare di fermare la macchina a rischio della loro vita tra esplosioni e collasso degli impianti vogliono rimanere nascosti all’opinione pubblica per non essere additati come corresponsabili del disastro.
Ci vorranno quaranta anni, dopo 18 mila morti in tre prefetture, decine di migliaia di sfollati, 50 edifici rasi al suolo, decine di migliaia di capi di bestiame morti o abbattuti, miliardi di euro di danni, per tentare di ipotizzare il ritorno degli uomini nei villaggi della zona proibita. Ma la situazione, come a L’Aquila tanto per fare un triste paragone, rimane impossibile anche nelle aree devastate dallo tsunami ma salve dalle radiazioni della centrale di Daichi. Il simbolo delle difficoltà della ricostruzione è la nave di Kesennuma. Si tratta di una nave trasportata dalle onde sulla terraferma in mezzo a questa città di 64.000 abitanti che due anni fa fu immortalata dalle foto di tutti gli inviati del mondo.  Un peschereccio che pesa centinaia di tonnellate che dopo due anni fa ancora bella mostra di sé nel centro della città, dove era stato fotografato. Il sindaco di Kesennuma è tranquillamente fatalista: “Finché rimarrà lì, non avremo alcuna speranza di avviare la ricostruzione”.

domenica 10 marzo 2013

IL MONDO AL CONTRARIO, MPS INSEGNI

Un tizio di nome Marco Imarisio ha pubblicato un articolo oggi sul Corriere della Sera:  

http://ilsensodellamisura.files.wordpress.com/2013/03/corrsera8marzo2013.pdf

senza capo né coda in cui ci sembra voglia far credere che il capo della comunicazione della banca MPS David Rossi si sia suicidato per colpa dei blog cattivi che scrivevano male della banda di dissennati che ha distrutto una banca dalla storia plurisecolare.

A parte il trascurabile fatto che era tutto vero, ovviamente, visti i risultati. 

"C'eravamo così tanto odiati che neppure la morte apre uno spiraglio alla compassione umana" scrive a proposito del fatto che siccome il Rossi è morto, uno si debba dimenticare tutte le prevaricazioni di anni. Imarisio avrà chiesto ai bloggers se davvero "odiavano" il Rossi? (con me non lo ha fatto) E ci saprebbe raccontare quando l'esponente della banca gli avrebbe confessato di "odiarci"?

"Ascheri (uno dei blogger con nome e cognome che ha subito querele e danneggiamenti, ndr) almeno ci mette la faccia. Gli altri blog, altrettanto duri, in alcuni casi insultanti, sono tutti anonimi, anche se in città quasi tutti sanno chi c'è dietro, non sono disponibili al mea culpa, anzi (contraddizione: sono anonimi o si sa chi sono? velata minaccia "de che?"). Simone Bezzini, presidente della Provincia, esponente di quel Pd senese alle prese con scossoni locali e nazionali, parla di un «clima di odio» che è in città è stato coltivato «anche attraverso il vergognoso utilizzo dell'anonimato» continua l'articolista.

Mica che a Imarisio gli sfiorasse il fatto che tutte le contestazioni fatte dai blogger dicessero solo la verità come poi gli avvenimenti hanno ampiamente dimostrato: quisquilie, d'altra parte il Corriere della Sera è in gravi difficoltà finanziarie e abbisogna dell'aiuto di Stato concesso attravero i partiti politici.

Questo il dato di fatto fondamentale che però non si deve nemmeno accennare, caro disinformatore. Di quale mea culpa dovrei rendermi disponibile?

Il caro sig. Rossi ben si è guardato dal replicare in nome del CdA che ha comprato Antonveneta alle contestazioni che venivano mosse. anzi silenzio assoluto e speriamo che passi tutto liscio. Aveva un gruppo di lavoro ("ufficio stampa") che si leggeva i post dei bloggers nella speranza di trovare un errore di forma -che sulla sostanza non potevano intervenire- un periodo ipotetico declinato con leggerezza all'indicativo che permettesse di sporgere querela con i soldi della banca.

Ci ha colpito la pietistica retorica di una certa Gaia Tancredi. La signora scrive per il Corriere di Siena, la massima espressione del regime pubblicitario locale. Questo quotidiano negli ultimi 5 anni ha pubblicato per il novanta per cento dei casi articoli che riguardavano il Monte dei Paschi di Siena che provenivano esclusivamente dall'ufficio stampa della banca. Mai una critica, mai un corsivo. Le dimissioni di Mussari dall'Abi? Relegate nelle pagine interne in trafiletti. La morte di Rossi? Nemmeno degna del lancio sulle locandine delle edicole come notizia principale. L'arresto di Baldassarri? sorvoliamo ...

http://ilsensodellamisura.files.wordpress.com/2013/03/corrsiena8mar2013.pdf

La signora Tancredi scrive di blog offensivi, ben lungi da entrare nel merito delle cosiddette "accuse". Si rifugia nella foglia di fico del danno di immagine per Siena:
"Dispiace leggere commenti intrisi di tanto risentimento, dispiace per la famiglia che li leggerà, dispiace per l'immagine che alcuni
senesi rimandano all'esterno: una, città incapace di raccogliersi in silenzio nel momento del dolore e di riflettere su se stessa, facendosi qualche sano esame di coscienza."

Risentimento? Il mio personale è solo verso gli estensori degli ignobili articoli come questo che si inventano un risentimento verso la vicenda umana di una persona che ha compiuto un gesto estremo.

E senza nemmeno chiedermi un'opinione sulla cosa prima di andare in stampa!

Ovviamente la disinformazione del regime pubblicitario ha bisogno proprio di questo, di raccontare quello che non c'è, di immaginare l'inverosimile: io cito loro, loro lanciano accuse generiche senza citare nessuno.

La delazione con nome e cognome, la velina con le gambe, la falsità assunta a persona protetta dal regime. Ma cervello spento.


F 35 FINE DI UNA LEGGENDA DELLA DISINFORMAZIONE

IL GIORNALISMO ITALIANO D'ASSALTO OGGI RACCOGLIE TRIONFALE UN NUOVO INSUCCESSO MEDIATICO, SVEGLIANDOSI FUORI TEMPO MASSIMO.

SUL WEB CENTINAIA E CENTINAIA DI ITALIANI, TRA CUI CI ONORIAMO DI APPARTENERE, PROTESTANO DA ANNI SULL'ACQUISTO DI CERTI AEREI DA GUERRA DA PARTE DELL'ITALIA.

SI E' ARGOMENTATO CHE :

-L'ITALIA RIPUDIA LA GUERRA NELLA SUA COSTITUZIONE PER CUI NON HA BISOGNO DI AEREI D'ATTACCO, CHE NON S'HA D'ATTACCAR NESSUNO;

-LA SPESA, VISTA ANCHE LA CONGIUNTURA ECONOMICA, E' INSOSTENIBILE PER I CONTI PUBBLICI ITALIANI;

-LA SPESA NON COMPORTA UN AUMENTO DI PIL NAZIONALE, PER CUI AL PAESE NON ANDREBBE COMUNQUE ALCUN VANTAGGIO ECONOMICO.

IL GIORNALISMO DISINFORMATIVO HA SEMPRE GLISSATO SULL'ARGOMENTO, DI CUI NON SE NE POTEVA PROPRIO PARLARE PER NON DISTURBARE LA LOBBY DELLE ARMI!

IERI GRANDE TITOLO DE "LA STAMPA"

“Il nuovo F-35 verrebbe abbattuto
dai caccia che volano da 30 anni”

SEGUE ARTICOLO DISINFORMATIVO CHE PUNTA A RACCONTARE I DIFETTI GRAVISSIMI DELL'AEREO DELLA LOCKHEED MARTIN CHE LO RENDONO UN PROGETTO SBAGLIATO DA ABBANDONARE.
 SENZA INFORMARE CHE SE L'AEREO IN QUESTIONE FOSSE UN ALTRO, SAREBBE INUTILE IL SUO ACQUISTO VISTO CHE NON AVREBBE UTILIZZO ALCUNO DA PARTE DELLE NOSTRE FORZE ARMATE.
LA STAMPA RIMARCA ANCHE LA MISERIA DEI 100 POSTI DI LAVORO NELLA FABBRICHETTA DI CAMERI A NOVARA ELEMOSINA MEDIATICA SULLA RICADUTA POSITIVA PER L'ECONOMIA NAZIONALE.
IL COSTO COMPLESSIVO ELL'OPERAZIONE F35 E' STIMATO INTORNO A 40 MILIARDI DI EURO: TAGLIARE COMPLETAMENTE QUESTA OPERAZIONE EQUIVALE A UNA MANOVRA ECONOMICA PAUROSA. OGGI LA GENTE HA BISOGNO DI MENO TASSE E QUESTO E' IL MODO PIU' SEMPLICE PER CONTRIBUIRE A RIEQUILIBRARE LA VITA QUOTIDIANA DEGLI ITALIANI.
LA LOBBY DELLE ARMI PUO' ASPETTARE UN ALTRO GIRO.

sabato 9 marzo 2013

LE FONDAZIONI BANCARIE E LA POLITICA

CERTAMENTE IL RAPPORTO AMBIGUO CHE LA POLITICA INTRATTIENE CON TUTTI I SOGGETTI PRESENTI NELLA VITA PUBBLICA PER AMMALIARLI, SOGGIOGARLI E PIEGARLI AL PROPRIO VOLERE E' IL CANCRO DELLA NOSTRA VITA SOCIALE ITALIANA.

IL BELLO E' CHE GLI STESSI POLITICI LO AMMETTONO, SALVO POI TENTARE DI PIEGARE AI PROPRI INTERESSI LA DISCUSSIONE CHE NE SCATURISCE. E INVIANO I LORO MEDIA DISINFORMATORI A SPIEGARE, PINZILLACCHERARE, DIVIDERE.

RIPORTIAMO OGGI UN ESTRATTO DI UN CONVEGNO TENUTO A FIRENZE SULLA COSA.

"La questione del rapporto tra fondazioni bancarie e banche italiane e' tutt'altro che nuova. Si trascina, infatti, da ormai quasi un quarto di secolo; da quando, cioe', si inizio' il processo di privatizzazione con la "legge Amato" nel 1990 (legge n. 218 del 1990). Come nella migliore tradizione delle grandi riforme italiane, a tutt'oggi questo processo e' incompiuto. Il tema, latente appunto da quasi 25 anni, e' esploso in modo caotico a fine gennaio quando sono venuti al pettine i nodi del caso piu' emblematico di commistione tra banche e politica, il caso Monte dei Paschi di Siena (MPS). La reazione delle forze politiche, in piena campagna elettorale, allo scoppio del bubbone MPS, e' stata a dir poco patetica. Avendo tutti quanti (ad eccezione delle forze politiche emergenti, per forza di cose) le mani nella marmellata senese o in altre specialita' regionali da Lodi a Cagliari passando per Catanzaro, o temendo di pestare calli sensibili, i piu' hanno taciuto e chi ha parlato si e' limitato a balbettare qualcosa sulla necessita' di rivedere il rapporto tra banche e fondazioni. Tranne poi far finta di dimenticarsene, confidando nella smemoratezza (questa vera, purtroppo) del popolo italiano".


NEL CONVEGNO SI TRATTANO E SI DISCUTONO TEMI CHE NOI STESSI SU QUESTI BLOG ABBIAMO RIBADITO

Si veda, per tutte, la reazione di Giuseppe Guzzetti (con intervista su Avvenire il 30 gennaio scorso e una risposta pubblicata su nFA), 80 anni l'anno prossimo, gia' presidente DC della Regione Lombardia dal 1979 al 1987, poi senatore per due legislature, poi presidente della Fondazione Cariplo dal 2000 a tutt'oggi presidente dell'Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio (ACRI), un esempio di carriera politico-bancaria senza soluzione di continuita' piuttosto comune in Italia.
La prima e' la teoria della mela marcia, secondo la quale quello di MPS sarebbe un caso isolato di mala gestione. Noi crediamo invece che MPS non sia affatto un caso isolato ma la manifestazione di una chiara questione sistemica nella governance delle banche (chiaramente emersa al convegno, si veda oltre). Incidentalmente, se Guzzetti e' oggi convinto che la Fondazione MPS ha commesso errori cruciali non si capisce perche', ieri, si era scelto (o aveva concorso a scegliere) in sequenza come due ultimi vicepresidenti Giuseppe Mussari (Fondazione MPS, allora) e Gabriello Mancini (Fondazione MPS, a tutt'oggi).
La seconda e' le teoria del complotto contro le fondazioni bancarie. Nessuno, in realta', mette in dubbio l'utilita' delle fondazioni private filantropiche. Al contrario. Di tali fondazioni ve ne sono dappertutto in giro per il mondo e svolgono certamente un importante ruolo nelle comunita' di riferimento. Le fondazioni bancarie italiane, per esempio, forniscono sostegno finanziario alla ricerca, alla sanita' locale, e alle iniziative artistiche e culturali. Quest'attivita' e' certamente di grande valore per la societa'. Va notato pero' che questo si puo' fare (e anzi, si fa tipicamente meglio) senza avere un interesse significativo, o senza evere interesse alcuno, nel sistema bancario. Non c'e' motivo di perseguire quest'ultimo. Si veda oltre l'interessante caso della Fondazione Roma. Il patto per cui tu accetti che chi siede nei consigli delle fondazioni bancarie eserciti un'influenza determinante sul sistema del credito in cambio di un po' di erogazioni al territorio e' scellerato.
Si, perche' tutte le maggiori banche italiane sono controllate da fondazioni "di origine bancaria", e una buona parte di queste ultime detiene una quota significativa del capitale azionario sulla loro banca di origine, in violazione del principio basilare di differenziazione del portafoglio (che detto in termini di economia domestica significa, semplicemente, che non devi mettere tutte le uova -- ma neppure una parte significativa delle stesse -- nello stesso paniere). Raccomandiamo la lettura dello studio "Italian Banking Foundations" di Andrea Filtri e Antonio Guglielmi, che contiene interessanti dati su questo e altri aspetti (Andrea Filtri era stato invitato al convegno e sarebbe venuto volentieri, ma vivendo a Londra purtroppo non ce l'ha fatta ad organizzarsi. Lo ringraziamo, di nuovo, lo stesso). Il dato riportato nella figura sotto, prodotto da Filtri e Guglielmi e utilizzato anche da Tito Boeri durante il suo intervento, mostra che solo il 18% delle fondazioni bancarie italiane ha abbandonato l'azionariato bancario. Il 15%, invece, possiede oltre il 50% delle azioni della banca di riferimento. Oltre la meta' delle fondazioni bancarie italiane hanno oltre il 5% delle azioni della banca di riferimento. Considerando quanto e' frammentato l'azionariato delle grandi banche questo significa una forte presa delle fondazioni (cioe', quasi sempre, dei politici che le controllano direttamente o le influenzano) sul sistema del credito.

 

venerdì 8 marzo 2013

CONSIDERAZIONI IN MORTE DI DAVID ROSSI

Avvertenza. non avendo mai scritto personalmente di questo signor Davide Rossi in questo blog né in alcuna altra sede, siete pregati di non coinvolgermi in stucchevoli e ridicole polemiche di responsabilità.

La mia educazione cristiana mi fa terminare l'esercizio della pietas che è d'obbligo in certe occasioni alla fine della prima frase. D'altra parte il sommo poeta Dante nel XIII canto sa dove ha messo i suicidi, e la sua cristianità è indiscutibile come la sua pietas.

L'esercizio del potere è affascinante, e porta uomini normali a fare ed avere comportamenti e atteggiamenti nella vita lavorativa che quasi mai trasferiscono nella sfera privata. Per cui persone che in privato possono essere godibilissime, in pubblico cambiano perchè inseriti in altre logiche e situazioni.

Per ora si dice che David Rossi si sia suicidato gettandosi dalla finestra del suo ufficio. Dopo un biglietto semicancellato gettato nel cestino, dopo una lunga telefonata che potrebbe averlo sconvolto. Come si fa a sconvolgere una persona che amministrava centinaia di milioni di euro in pubblicità? Una persona che occupava quel posto da più di dodici anni? Una persona che era usa a gratificare la stampa accondiscendente alle logiche di Mussari & C. e scrafiare chi aveva l'ardire di schierasi contro o semplicemente criticare?

Il web è pieno di queste critiche, i soliti soloni che NON NE VOLEVANO SAPERE NEMMENO DI APRIRE UNA DISCUSSIONE SULL'OPERATO DEI BANCHIERI SENESI CHE HANNO PORTATO SIENA ALLA ROVINA hanno girato il capo o sono accorsi a difendere la bella fine che ha fatto il Monte. Davide Rossi era il generale della comunicazione del potere e a modo suo l'ha fatto bene. Al punto che la gente che avesse voluto denunciare le malefatte del sistema Siena ha dovuto scegliere l'anonimato per salvarsi dalle ritorsioni (non era da tutti essere impiegati in banca, se lo eri hai dovuto ingoiare non so quanti rospi da questi padroni che si legavano anche i sindacalisti alla ruota della promozione facile) e chi si è personalmente esposto come il Santo di Siena ... andate a leggerlo nel suo blog: minacciato e lasciato morire d'inedia, c'è ancora scritto.

http://ilsantodisiena.wordpress.com/

E a quanti dicono che Rossi fosse una persona per bene, vorrei ricordare di non confondere una sfera privata a me sconosciuta con quella lavorativa che tarsudava una verità differente.
Questo signore era puntello importante dell'ingranaggio di un regime che ha distrutto la banca più vecchia del mondo con un danno patrimoniale superiore complessivamente a 25 miliardi di euro. Ne curava uno degli aspetti più inquietanti, il consenso pubblicitario. Non solo nei jingle dei vari Tornatore & C. ma anche nella sponsorizzazione di certe corse di bicicletta, di certi sport che a Siena vanno per la maggiore, nella pubblicità concessa al giornalino della disinformazione locale che non ha avuto il coraggio, nel giorno del suicidio di Rossi, nemmeno di metterlo come prima notizia nella locandina davanti alle edicole. Troppe volte la stampa locale veniva rifornita di comunicati stampa che venivano pubblicati senza una contestazione, senza una inchiesta, senza un punto di doamda informativo che nascevano dalla parzialità delle inofrmazioni date. Sempre relegate in trafiletti nelle pagine interne: che anche essere servi richiede un esercizio di stile. E le pagine cartacee stanno lì a ricordare questo servilismo di massa che ha distrutto tutto e tutti. E che ieri si è portato via uno dei suoi protagonisti.

giovedì 7 marzo 2013

FONDAZIONE MPS, IL BUIO OLTRE L'ANNUNCIO

Sette giorni fa la Fondazione MPS ha emesso un comunicato in cui approvava “la bozza di Statuto dell’Ente, con modifiche e commenti, da proporre quale “Documento in Pubblica Consultazione”, prima fase del processo di revisione statutaria, da avviarsi mediante pubblicazione, che avverrà quanto prima, sul sito internet della Fondazione, e da svolgersi con l’osservanza delle regole che, nello stesso sito, saranno contestualmente pubblicate”. Una settimana è passata, ma del documento niente. E’ pronto o non è pronto il documento? Sarà possibile leggerlo, digerirlo discuterlo ed, eventualmente rifiutarlo? Forse c’è un problema di rappresentatività statutaria, come emerge dalle indiscrezioni cavate a forza alla Deputazione. Il comunicato stampa del 1 marzo è sempre lì sul sito della Fondazione, naturalmente.
Il consiglio dell'Acri del 7 febbraio ha sollecitato un adeguamento entro il 30 giugno dei vari statuti alla Carta delle Fondazioni, in particolare laddove si chiede "discontinuità in ingresso e in uscita tra incarichi politici e incarichi in Fondazione". Le Fondazioni, per sgomberare il campo dalle apparenza, sono veri apparati politici nominati dalla politica. Il presidente Acri, Giuseppe Guzzetti, è un navigato politico di lungo corso. Il 25 gennaio 2013 ha dichiarato che “lo statuto della Fondazione Mps è illegittimo, perché il presidente è eletto da un consiglio nominato per 14 sedicesimi da Comune, Provincia e Regione Toscana: un'influenza politica eccessiva perfino per gli standard molto elastici delle fondazioni. Eppure ciò non ha impedito allo stesso Guzzetti di cooptare entusiasticamente Mussari (allora presidente della Fondazione Mps) come suo vicepresidente nel 2001”. E, aggiungiamo, l’ex democristiano presidente della regione Lombardia, non ché senatore, è talmente potente che non si trova giornalista che gli possa chiedere come e perché, in regime di conclamata illegalità dello statuto di Palazzo Sansedoni, abbia tenuto accanto a sé per ancor più anni come vicepresidente anche Gabriello Mancini, che della Fondazione senese è l’emblema della più squallida lottizzazione politica.
Ovvero: finché conveniva, anche per Guzzetti il rispetto delle regole è rimasto un optional. Se ciò gli abbia procurato vantaggi – tanto da rimanere dal 2000 ad oggi presidente Acri alla bella età di 79 anni, confermando che l’Italia non è un paese per giovani – non è dato saperlo. Ma visto che anche la Fondazione Carige, con il suo 44,06% di azioni dell’omonimo gruppo bancario ligure risulta in quota centrodestra (vicepresidente Alessandro Scajola, fratello dell’ex ministro Claudio) non rispetterebbe l’articolo 6.3 del DL 17 maggio 1999, n. 153, l’equilibrio della politica si rende evidente per il cittadino costretto dagli avvenimenti ad aprire gli occhi. Ora questo nuovo statuto in gestazione per Palazzo Sansedoni sembra che voglia togliere il potere di nomina della Deputazione al sindaco di Siena per trasferirlo a non precisati enti del territorio. Enti come sindacati e associazioni professionali che, diligentemente, il PD ha occupato a Siena in questi anni manu militari. Ovvero chissenenfrega se il prossimo sindaco sarà piddino o meno, tanto il potere (che sembra oggi piccola cosa, ma che potrebbe essere rivitalizzato proprio dalla politica) nel frattempo sarà stato trasferito altrove, vincano Grillo o Tucci o Neri, rimarranno con un palmo di naso.
scorcio di Piazza del Campo in occasione del Palio dell'Assunta 2012 - non di solo Palio vive Siena.

domenica 3 marzo 2013

IL DISSESTO DEL COMUNE DI SIENA

La situazione starebbe precipitando nel Comune di Siena al punto da costringere le Contrade a frugarsi in tasca per poter correre il prossimo Palio di Luglio. Il Commissario Laudanna è stato a lungo alle prese con gli ispettori ministeriali, perché alla fine anni di richiami e bastonature della Corte dei Conti contro la leggerezza dei bilanci senesi hanno costretto Roma ad alzare il velo sulle miserie della gestione di Palazzo Pubblico. Verificati secondo i lanci delle agenzie tutti i bilanci dal 2002 ad oggi, ma particolare attenzione sarebbe stata messa sugli ultimi due (2009, 2010) e su quello bocciato al sindaco dimissionario Ceccuzzi (2011). Ora la Corte dei Conti fiorentina dovrebbe cominciare la prossima settimana esaminando proprio i risultati dei controlli in Palazzo Pubblico sugli ultimi atti. Si parla di dichiarazione di dissesto del Comune o, ultima possibilità, l’ancora dello sforamento del patto di stabilità. Il prefetto ha lanciato un segnale positivo, dopo tanto tempo che nella bacheca dell’Albo Pretorio non veniva pubblicato nulla, con la scelta degli artisti che dipingeranno i Palii di quest’anno.  Seguito dalla determina di pagamento degli straordinari fatti dal personale per il Palio di agosto 2012.
Con l’Imu più cara d’Italia, le tasse locali più pesanti che si possano mettere compresi i parcheggi per chi deve recarsi al lavoro nelle Ztl più redditizie del Bel Paese, il bisturi dovrà andare a colpire indefettibilmente i conti delle spese dell’ente locale. La misura più temuta è la riduzione del personale (esagerato per un comune di 54.000 abitanti scarsi). Personale aumentato a dismisura nell’era dei quattrini facili della Fondazione per aumentare il consenso politico. E una bella sforbiciata dovrebbe toccare anche agli stipendi generosi dei dirigenti che rimarranno al loro posto. Gli incarichi e le consulenze esterne saranno tutte da eliminare, dove non si sia già provveduto. Inoltre saranno cassate le spese straordinarie e, appunto il Palio è una di quelle. Perciò, qualunque sia la bontà del programma che i vari candidati a sindaco presenteranno per le prossime amministrative, il margine di movimento di ognuno di loro sarà ancora più ristretto.
Ma non c’è da stupirsi di nulla. Anche la storia del dissesto del Comune l’avevamo già scritta un anno fa, il 18 aprile 2012, carpendola dalle mezze parole di Ceccuzzi sindaco e da alcune considerazione fatte da Il Sole 24 Ore: http://www.ilcittadinoonline.it/news/147744/Comune__il_dissesto_dietro_l_angolo_.html  Con straordinario tempismo Franco Ceccuzzi si dimise da sindaco il 21 maggio 2012, giusto un giorno prima che la Corte dei Conti mettesse nero su bianco le sue risultanze sul bilancio che il consiglio comunale non gli aveva approvato (deliberazione 22 maggio 2011, n. 111): “la Sezione Toscana, premesso un breve riferimento alle concrete finalità del controllo nonché ai criteri seguiti dalla stessa Sezione per il concreto esperimento dello stesso, rileva, all’esito dell’esame della relazione e dei prospetti allegati, l’emergenza di criticità e/o irregolarità gravi e delibera  “specifiche pronunce” da segnalare all’organo elettivo poiché inerenti a comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria e/o violazioni degli obiettivi della finanza pubblica allargata e/o  a irregolarità contabili e/o a squilibri strutturali del bilancio dell’Ente locale. Inoltre, nell’ottica collaborativa del controllo e alla luce dei nuovi compiti assegnati dall’art. 6, co. 2, D.Lgs. n. 149/2011, la Sezione  demanda al Magistrato istruttore / relatore la richiesta di ulteriore documentazione per una verifica documentale prodromica alle valutazioni sulla effettiva sussistenza delle condizioni di dissesto o pre-dissesto emergenti dall’esame della relazione e dei documenti allegati”.
Il dissesto non ce lo siamo inventato noi, è una risultanza dell’organo di controllo sui bilanci pubblici.


sabato 2 marzo 2013

MPS, GLI AFFARI CON LIGRESTI E DEGORTES

Avendo aperto la questione della responsabilità, non solo morale ma economica del dissesto di banca Monte dei Paschi di Siena, con l’apertura dell’azione contro Mussari e Vigni, ora il Tandem non ha più scuse e deve andare in profondità a colpire coloro che la Magistratura sta individuando come collegati del sistema che ha generato questo mostro che si è divorato la città. Non vi piacerebbe recuperare i 40 milioni che hanno sequestrato a Baldassarri e Tognaccini? Poca cosa, rispetto ai miliardi sperperati nella difesa del potere e nell’incapacità finanziaria, mentre nelle filiali decine di migliaia di dipendenti portavano in utile gli euro come le formichine operose. Ma sempre tanti soldi. Ci sarebbe da indagare meglio su certe operazioni immobiliari romane a suo tempo denunciate dall’onorevole Lannutti, che abbiamo riferito ai nostri lettori e sulle quali da Rocca Salimbeni non si è mai levata una voce a smentirle. Per rinfrescare la memoria, dal resoconto stenografico del senato del 28/3/2012: “Gli intrecci senesi talvolta sfiorano il paradosso. Può una banca essere al tempo stesso creditrice e debitrice di se stessa e autopignorarsi? La risposta è alla periferia nord di Roma dove si sta realizzando una grande operazione immobiliare. Il progetto della Eurocity Sviluppo Edilizio prevede la costruzione di un quartiere residenziale con 4 torri da 16 piani alte 61 metri più altre tre torri minori e 7 edifici; 253 mila metri cubi su un'area di 65mila metri quadrati. Eurocity apparteneva a una società della famiglia Ligresti, la Im.Co., indebitata (80 milioni) con Mps e Intesa Sanpaolo. All'inizio del 2010, con i Ligresti già in difficoltà, Eurocity viene rilevata per 110 milioni (debito compreso) da una newco, la Casal Boccone, che si fa carico di onorare un vecchio (2007) preliminare d'acquisto della Sansedoni (braccio immobiliare di Fondazione Mps). A quel punto il finanziamento passa di mano e tutte le garanzie rinnovate: terreni ipotecati e pignorato il 100% della Casal Boccone, nuova proprietaria dell'area. Le banche, si sa, vogliono garanzie. Solo che in questo caso è un circolo vizioso. La Casal Boccone, beneficiaria del finanziamento da 80 milioni (euribor a 6 mesi +1,75%, Mps banca agente), altro non è che un veicolo controllato al 67% dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena e al 22% direttamente dalla sua banca. Resta l'11% in capo all'Unieco di Reggio Emilia. Sembrava un assetto provvisorio, ma oggi è ancora così. E in caso di inadempienza di Eurocity-Casal Boccone, ovvero di Fondazione e banca? All'articolo 12 del contratto si dice che Banca Mps può "intraprendere ogni azione giudiziaria...". Per tutelarsi sarà inesorabile contro se stessa”. Chissà chi ha approvato tutte le manovre che sono state raccontate!
Il Tribunale del Riesame di Firenze, due giorni fa, ha respinto il ricorso di Antonio Degortes teso a ottenere la restituzione di materiale sequestrato nel corso dell’inchiesta chiamata “Millevini” dal nome del ristorante che il fratello ha in affidamento dall’Enoteca Italiana in Fortezza. Un affidamento che, secondo la procura, presenterebbe dubbi di legalità e che avrebbe dato origine a un nuovo filone di indagini riguardante la cessione, da parte della banca attraverso la società Valorizzazioni Immobiliari (VIM), di unità immobiliari sparse per la Toscana a prezzi di favore a società che farebbero riferimento all’imprenditore, figlio di un celebre fantino del Palio. "Si tratta di una decina di appartamenti e garage - ebbe a specificare in un’intervista rilasciata a un quotidiano fiorentino lo stesso Degortes - a Castiglione della Pescaia, Follonica, Campagnatico, Ribolla, Lucca, Massa Marittima. Tre-quattro li ho ancora in carico e se li vendessi ora chiuderei in perdita l’operazione complessiva da due milioni". Ora è vero che Siena è una città bizzarra, che può mandare a fare il banchiere un avvocato, a presiedere una Fondazione un ragioniere senza curriculum adeguato, un gestore di discoteche a fare il consigliere di amministrazione in terra di Francia. E’ vero anche che, secondo Profumo, la musica sarebbe cambiata e la politica deve stare fuori dalla banca. E’ gravissimo, non solo moralmente, fare affari propri a danno del patrimonio della comunità. Se a danno ce lo dirà la Procura, ma certo lo stesso Degortes ha ammesso di averli fatti. In volgare si tratta di conflitto di interessi. Ora il personaggio in questione è vicepresidente di una controllata del Monte, MPS Leasing & Factoring. Chissà se da quella posizione sia in grado di agire per ostacolare le inchieste dei Pm senesi. Forse sarebbe ora che una “moral suasion” cittadina gli imponga la necessità e l’onestà di un passo indietro in attesa che tutto si chiarisca. Un segnale forte di Profumo, che dimostri che oltre le parole ci siano anche i fatti.