L'importante è che la morte ci colga vivi (Marcello Marchesi)

"L'importante è che la morte ci colga vivi" (Marcello Marchesi)

sabato 30 marzo 2013

L'AZIONE DI RESPONSABILITA' PER INCHIODARE MUSSARI

Il punto 4 all’ordine del giorno dell’Assemblea Ordinaria del 29 aprile 2013 è un atto di accusa chiaro e inconfutabile contro la gestione Mussari della Banca Monte dei Paschi di Siena. Tanto da risultare coinvolto direttamente nella gestione finanziaria dell’istituto, benché privo delle deleghe necessarie per farlo. Insieme all’approvazione del bilancio 2012 (negativo per 3,17 miliardi di euro) i soci di Rocca Salimbeni  saranno chiamati ad approvare anche l’azione di responsabilità contro l’ex presidente.  L’analisi degli eventi è precisa: “l’ex presidente si è anzitutto ingerito direttamente nella gestione della banca pur non avendo ricevuto delega dal consiglio e ha violato il canone della diligenza richiesta dall’articolo 2392 del codice civile – tenuto oltretutto conto dello standard di condotta esigibile da un avvocato con vasta esperienza nel settore bancario e finanziario”. Prima di passare ad esaminare la posizione dell’ex Direttore Generale Antonio Vigni la relazione per l’assemblea precisa che “l’ex presidente ha agito perseguendo interessi estranei e contrari a quelli della società – tra cui quello di preservare la propria leadership -, contribuendo decisivamente a realizzare l’operazione con Nomura, allo scopo di occultare la perdita sulle notes Alexandria, che si sarebbe altrimenti riflessa sul risultato dell’esercizio 2009, in misura tale da impedire il conseguimento di un utile d’esercizio”.
Al contrario di quanto da lui stesso affermato ai pm e alla stampa, Vigni sarebbe il responsabile massimo di tutta l’ideazione e gestione dei derivati di MPS per cui, come ritengono gli attuali amministratori, a lui spetta rendere conto di tutti i danni subiti. Riguardo l’operazione Santorini Project, pensata e strutturata con l’aiuto di Deutsche Bank, certamente Antonio Vigni ne ha definito “tutti i termini essenziali e ha inoltre sottoscritto i documenti contrattuali principali – gli originari total return swap del dicembre 2008 -. Tali circostanze sono espressive del suo diretto e fattivo coinvolgimento nell’operazione … considerati i profili di anomalia, abnormità ed illegittimità dell’operazione in parola, è chiamato a rispondere di tutti i danni subiti e subendi dalla banca in conseguenza dell’operazione medesima … anche in questo caso l’ex direttore generale ha assunto sia una responsabilità personale, avendo contribuito a porre in essere un’operazione illecita e dannosa per la banca (parimenti per mantenere la propria posizione apicale e i connessi benefici economici), sia una responsabilità per non aver vigilato sui dirigenti che a lui riportavano (direttamente o indirettamente) e che, a vario titolo, hanno anch’essi preso parte all’operazione in questione”.
E’ evidente (col senno di poi e per carenza di veri controlli interni indipendenti) che le operazioni derivati con Nomura e Deutsche Bank “non avrebbero mai dovuto essere realizzate”. Il giudizio dell’attuale CdA è assolutamente tranchant: “Il carattere illecito delle operazioni poste in essere nell’estate 2009 e nel dicembre 2008 e i loro evidenti profili di irrazionalità, anomalia e carenza di qualsivoglia giustificazione economica, dimostrano che queste operazioni non avrebbero mai dovuto essere realizzate. E che, conseguentemente, tutti i costi, gli oneri e i pregiudizi di qualunque natura sofferti e che saranno sofferti da banca per effetto delle stesse rappresentano un danno risarcibile”. Non sappiamo se sia stato verificato se e quanto il vecchio Consiglio di Amministrazione fosse a conoscenza di quanto si realizzava nella DG e nell’area finanza: forse per questo che i magistrati hanno sentito più volte Valentino Fanti (ex capo della segreteria di Mussari e attuale segretario del CdA) l’unico che potrebbe ricordare anche quello che non risultasse dagli atti ufficiali e, visto che ancora non si procede contro di loro, su cosa controllassero i vecchi sindaci revisori. Tra i quali uno ha fatto il salto di tavolo e ha firmato l’azione di responsabilità contro Mussari e Vigni.

venerdì 29 marzo 2013

DISSESTO, DISSESTO, DISSESTO: LA SIENA DEL PD ALLA RESA TOTALE

A INIZIO MARZO AVEVAMO ANTICIPATO IL DISSESTO DEL COMUNE DI SIENA
http://lexdc.blogspot.it/2013/03/il-dissesto-del-comune-di-siena.html

LA CORTE DEI CONTI DI FIRENZE, CON DELIBERA N. 22/2013 DEL 26 MARZO 2013, CERTIFICA CHE E' COSI'. ORA LA PROCEDURA TECNICO/BUROCRATICA IMPLICA UN ULTERIORE PASSAGGIO VERSO LA CERTIFICAZIONE DEL DISASTRO.

INFATTI E' CONCESSO UN TEMPO DI SESSANTA GIORNI AL COMMISSARIO PREFETTIZIO CHE GESTISCE L'ORDINARIA AMMINISTRAZIONE COMUNALE PER TROVARE 6,5 MILIONI DI EURO ED EVITARE QUESTA NUOVA ONTA ALLA CITTA'.

LE DISMISSIONI DI BENI PUBBLICI IN QUESTI ANNI NON HANNO SORTITO RISULTATI APPREZZABILI.

LE TASSE COMUNALI SONO ALLE ALIQUOTE PIU' ELEVATE, NON C'E' MARGINE.

I DIPENDENTI COMUNALI IERI HANNO CHIESTO PUBBLICAMENTE DI NON FAR DISPUTARE I DUE PALII DEL 2013 PER SALVAGUARDARE I FINANZIAMENTI DEL SOCIALE.

ANCORA LA PROPAGANDA DEL PARTITO UNICO SENESE VUOLE NEGARE, SMINUIRE, DELEGGITTIMARE LA VERITA': I SERVI DELL'INFORMAZIONE LOCALI SONO ALL'OPERA.

BUONA PASQUA A TUTTI.

MPS, POLITICA E POPOLARE DI SPOLETO

Alessandro Profumo aveva dichiarato di essere arrivato a Siena per togliere la politica dalla banca MPS. Apprezzabile, se non fosse lui stesso espressione della politica che ha governato la banca senese negli ultimi quindici anni. Suo malgrado, e nonostante l’attenzione dell’Amministratore Delegato Fabrizio Viola a chiamarsi fuori da ogni coinvolgimento, sembra che il Tandem si sia imbarcato in una operazione dal sapore dichiaratamente politico denominata Banca Popolare di Spoleto. Istituto di credito che attraversa un momento societario (non quindi la gestione economico-finanziaria in leggera perdita) difficile, con ispezioni e commissariamento da parte di Banca d’Italia e inchiesta della Procura di Spoleto che iscrive nel registro degli indagati il presidente Giovanni Antonini. Reo, secondo la ricostruzione fatta da Il Giornale, di essere un esponente del Pdl in una regione marcata di rosso più che di essere un cattivo amministratore. Certo che, essendo stato nominato al suo posto per pochi giorni il politico di lungo corso Alberto Brandani prima del commissariamento, qualche dubbio lo fa venire a tanti.
Dietro tutto ciò ci sarebbe la longa manus della cooperativa rossa Coop Centro Italia di Castiglione del Lago, intenzionata a prendere il controllo dell’istituto umbro. Dapprima Bankitalia mette fuori gioco Antonini, “svecchiando CdA e mentalità provinciale (Brandani? ndr)”. Si chiede il quotidiano milanese del  perché  di “tanto accanimento da parte di Bankitalia su una banca radicata nel territorio, che in dieci anni ha decuplicato gli sportelli, assunto circa 500 persone, e che ha «solo» circa 30 milioni di euro di rosso? La domanda sorge spontanea visto che tanta e continua attenzione non è stata riservata ad altri istituti in difficoltà come il ben noto Monte dei Paschi, oppure la Banca delle Marche (529 milioni di sofferenze) Banca Etruria (186 milioni) Banco Popolare (900) e via discorrendo”.  Antonini si rifugia a capo della fondazione Spoleto Credito e Servizi (SCS) che detiene la maggioranza delle azioni della banca spoletina, quotata in borsa. Monte dei Paschi, che ha una partecipazione importante del 26%, decide di vendere, disdicendo i patti parasociali: ma ha l’obbligo di offrire alla SCS le azioni per prima. Fabrizio Viola scrive ad Antonini a fine luglio 2012 “per comunicare il prezzo della cessione di 8 milioni di azioni ordinarie per un importo ben più alto, pari cioè a oltre 73 milioni di euro (a fronte di un valore a bilancio 2011 di 49 milioni)”. Una cifra spropositata?
“Trascorre poco più di un mese” secondo la ricostruzione de Il Giornale “e la cordata di imprenditori e Coop Centro Italia denominata Clitumnus ufficializza la proposta pubblica di acquisto” per acquisire la maggioranza dell’istituto spoletino: “a guidare l'Opa è il professor Francesco Carbonetti, avvocato e finanziere romano, già consulente legale di Bankitalia, capo area degli studi giuridici della Consob, noto per aver «gestito» il crac Federconsorzi, e secondo i veleni cittadini, imparentato col procuratore capo di Spoleto, Gianfranco Riggio, che sta indagando su Bps”. Ma la cordata si fa forte di uno sconto importante: “Dai documenti presentati alla Consob dalla Clitumnus emerge la disponibilità di Mps a vendere ai nuovi proprietari le proprie azioni non per 73 milioni (come da richiesta alla SCS) ma bensì a euro 16.247.730”. Il Tandem prigioniero della politica? Perché svendere a Clitumnus quando si è alla ricerca disperata di soldi nelle tasche dei dipendenti, caro Viola?
L’8 febbraio 2013 la Banca Popolare di Spoleto viene commissariata dalla banca d’Italia. I controlli degli ispettori rilevano “ampia conflittualità tra gli organi aziendali” e “gravi anomalie di governance” tra le quali, secondo Il Giornale “quella di aver erogato troppo credito ad aziende, piccoli imprenditori, famiglie. Una politica che Bankitalia, evidentemente, non gradisce”. Nella cittadina umbra sono apparsi volantini firmati prima “corvo” e poi “cobra” che hanno denunciato la commistione banca-politica con tanto di nomi. Secondo il giornale online umbro Tuttoggi della cordata Clitumnus farebbe parte anche MPS con una quota del 10%, tanto per alimentare ancora più sospetti: Viola non vendeva per uscire definitivamente in quanto partecipazione non più strategica? E anche la Banca d’Italia che nel luglio 2012 aveva chiesto alla BPS un aumento di capitale alla fine dello scorso febbraio ha aggiunto altro pepe alla vicenda dichiarando lo stop alla ricapitalizzazione. Pare che soldi freschi non ne servano più e il mistero sulle forze che vorrebbero prendere il controllo della banca si infittisce: banca e politica.

LA POLITICA RUBA LA BANCA ALLA CITTA': IL CASO DA MANUALE MPS

Dalla legge Amato (n.218 del 1990) fino a qualche mese fa nessuno si era preoccupato del fatto che la Fondazione MPS rimanesse fuorilegge fino ad oggi, detenendo una partecipazione in banca Monte dei Paschi non concessa alle fondazioni. Ora che Rocca Salimbeni è nell’occhio del ciclone per i danni causati dalla pessima gestione Mussari, il progetto rimasto nelle mani del partito che per troppi anni ha deciso carriere e stipendi, indirizzo di controllo e gestione delle risorse umane è quello di trasferire a sé stesso il controllo della banca, ma in una veste nuova. Il piano è complesso, ma l’azione di varie componenti volgono verso quel risultato. Il presidente dell’Acri Guzzetti, navigato politico di lungo corso, viene mandato in avanscoperta denunciando l’illegalità di Palazzo Sansedoni, che nel frattempo e senza pressione giudiziaria ma a causa degli sbagli di gestione, scende dal 54 al 34% dell’azionariato MPS. Ma Guzzetti nulla ha da dire sulla Fondazione Carige, che controlla oggi, secondo Borsa Italiana, il 44,06% dell’omonimo istituto e che quindi vive lo stesso peccato della Fondazione senese. L’azione dell’Acri verso quale obiettivo corre? Verso il rispetto della legge o verso il tornaconto politico del momento? Tra l’altro Carige, alle prese con la dismissione di asset “non strategici” e le esigenze di ricapitalizzazione, sta cercando di non copiare la parabola negativa di Monte dei Paschi di Siena.
Il Presidente “Alessandro Profumo, non ha mai fatto mistero di essere arrivato a Siena per spazzare via il controverso legame tra la politica locale e la governance su cui poggia l'istituto di credito di Rocca Salimbeni” scrive MF che aggiunge “in un incontro che l'ex numero uno di Unicredit avrebbe tenuto nei giorni scorsi con la Deputazione, ossia con l'organo di governo della Fondazione, Profumo avrebbe sollecitato a una scelta tra mantenere un ruolo di rilievo (seppur minoritario) nel capitale dell'istituto e difendere strenuamente le ragioni di bottega del localismo. Palazzo Sansedoni, quindi, dovrà accettare il cambiamento diluendosi parzialmente nel capitale di Mps, per far spazio a nuovi potenziali azionisti. Per favorire questo passaggio, Profumo avrebbe anche ricordato ai deputati della Fondazione la necessità di cancellare quanto prima il limite del diritto di voto al 4% nella banca. Questa misura, infatti, renderebbe Mps molto più appetibile agli investitori e favorirebbe l'auspicata trasformazione degli assetti societari”.
L’incontro tra Profumo e la Deputazione è rimasto per giorni un gran segreto per la città. L’uomo nominato dalla politica alla guida della banca e la Deputazione più politicizzata che mai sia stata nominata (tanto che avrebbe proposto un nuovo statuto perché di nominati come loro non ce ne siano più) avrebbero nel loro cuore due importanti novità: quella di un nuovo socio forte (e nulla ci può vietare di pensare che nella testa di Profumo ci sia già un nome designato che aspetta la maturazione dei tempi giusti) e quella di una nuova governance in Palazzo Sansedoni “dando spazio, da un lato, senza la loro prevalenza, agli Enti territoriali storicamente designanti e, dall’altro, alle diverse realtà locali, pubbliche e private, radicate sul territorio senese, e portatrici di interessi meritevoli di “rappresentanza”, nonché alle realtà di livello nazionale ed internazionale che abbiano rilevanza strategica per il nostro territorio”.
Evidente pensare a un socio forte che dia il benservito a Profumo sia insultare l’intelligenza dell’ex presidente Unicredit. Quindi da un lato la presa politica sulla banca verrà mantenuta intatta, così come Profumo la controlla attualmente in piena comunione con i soggetti politici (Mancini e Bezzini, naturalmente) referenti. Dall’altra, questi soggetti “territoriali e locali, pubblici e privati” sono descritti con natura giuridica così incerta che nel loro elenco potrebbe rientrarci a giusto titolo “l’Archivio dell’Udi della Provincia di Siena”. Proprio quella associazione che, nata nel 1987 “con lo scopo di conservare la memoria di un’epoca in cui migliaia di donne erano state protagoniste di lotte emancipazioniste che avevano profondamente modificato la loro condizione e profondamente inciso nel tessuto di tutta la società senese”,  si erge a nuovo soggetto politico locale proponendo al PD il prossimo candidato sindaco. Legittimare la presenza di associazioni e di enti “controllati” nella formazione della Deputazione serve precipuamente allo scopo di lasciare intatto il potere che il partito locale detiene da sempre: tanti piccoli segnali portano in questa direzione. Il colpo di acceleratore di Profumo è chiarissimo. Bisogna fare presto, prima che arrivino nuovi soggetti politici portatori di istanze differenti che possano sfilare ai gestori attuali il controllo del gioco. E della Banca.

SCOPERCHIATO IL VASO DI PANDORA DELLE TANGENTI BANCARIE

Le inchieste sul Monte dei Paschi di Siena e sui suoi dirigenti hano scoperchiato il vaso di Pandora della finanza creativa italiana e dai dati raccolti dai Pm senesi si rischia una Tangentopoli finanziaria di livelli finora inauditi, almeno per il nostro paese e non solo. Sarebbero "centinaia" i funzionari di gruppi bancari italiani ed esteri sospettati di aver intascato tangenti milionarie, dalle ricostruzioni della magistratura senese, attraverso operazioni finanziarie disastrose per i risparmiatori e fortunatissime solo per loro. D’altra parte non solo in rocca Salimbeni c’è la capacità di mettere a punto un disegno criminale del genere.
"L'Espresso", nel numero in edicola domani che esce quasi in contemporanea all’arrivo dei pm in terra elvetica alla ricerca di nuovi e sofisticati nascondigli del tesoro che farebbe capo a Gianluca Baldassarri, rivela che negli istituti finanziari della Svizzera c’è un forziere che “potrebbe nascondere le chiavi di una nuova Tangentopoli, che coinvolge anche politici e funzionari di nove Regioni e di numerosi altri Enti pubblici. La sola società Lutifin - come hanno scritto nel marzo 2010 i tecnici di Bankitalia - ha mosso cifre "eccezionali": su un singolo conto milanese sono passati "oltre 34 miliardi di euro in appena sei mesi".
All'inchiesta collabora una banca francese, Societé Generale, che segnala alle autorità il primo elenco di clienti di Lutifin, "sorprendente per la sua estensione": la lista infatti comprende "decine di banche e intermediari finanziari, prevalentemente italiani e inglesi". E tutto questo si ricava dall'analisi di un solo rapporto bancario, ma la finanziaria svizzera gestisce "decine di conti operativi" con centinaia di clienti "ancora ignoti". Se qualcuno pensava che con la fine della campagna elettorale su MPS e affari derivati si stendesse un velo di riserbo e di silenzio, è presto servito.
Secondo il settimanale, alle carte già trasmesse dalle autorità svizzere alla Procura di Milano sarebbero allegate le confessioni di tre funzionari della Lutifin. Come si legge nei verbali, le operazioni su titoli e derivati non avevano "nessuna utilità commerciale": servivano solo a "consentire il pagamento di tangenti ai funzionari di banche e società di intermediazione mobiliare (sim)". Nemmeno le agenzie di rating sospettavano tanto. Sulla carta Lutifin compra e rivende titoli "nella stessa giornata", ma i contratti sono truccati: i prezzi vengono "predeterminati" a tavolino per creare "una cresta". Risultato: banche e sim perdono montagne di soldi, ma le persone fisiche dei funzionari si fanno restituire "tra il 70 e l'80%" in nero, con "bonifici su società off-shore o consegne di contanti in Italia".
Così il "sistema Lutifin ha funzionato per oltre dieci anni": un meccanismo diabolico. La prima istruttoria si è chiusa quattro mesi fa a Milano. Per "tangenti accertate dal 2002 al 2009": un milione e 679 mila euro per Sebastian Piggott di Royal Bank of Scotland, Londra; 1.330 mila per Roberto Tarlocco e altri 1.263 mila per Pierluigi Lucchini di Banca Popolare di Lodi; 619 mila per Fulvio Pellegrini della Bcc di Roma; 573 mila per Gianpietro Colacicco, 419 mila per Fabrizio Pisu e 234 mila per Marco Ragni della Cassa Lombarda; 287 mila per Enzo Berlanda di Campisi Sim; 246 mila per Fabrizio Capanna di Bnp Paribas, sede di Londra; 234 mila per Carlo Arcari di Equita sim; 198 mila per Marco Pontiroli di Unicredit Hvb.
La Procura milanese li considera solo la punta dell'iceberg, anche se ovviamente vanno considerati innocenti fino a sentenza contraria e gli interessati si dichiarino innocenti. L'inchiesta però continua con risultati sorprendenti. Infatti il pm, nei primi atti ora pubblici, avverte che "il fenomeno è gigantesco": società offshore e conti cifrati continuano a nascondere "centinaia di beneficiari"; e Lutifin è solo una delle tante "bande finanziarie". Che "si scambiava clienti e tangenti con altre società come Ab-fin e Upf", tanto da far ipotizzare l'esistenza di una rete di criminalità economica "molto più vasta e generale".
Si ricordi che i pm di Milano infatti hanno trasmesso a Siena gli atti sulla "banda del cinque per cento" dopo aver scoperto che Lutifin aveva mediato una presunta tangente di 600 mila euro tra la tedesca Dresdner e il Montepaschi a Londra: una piccola "cresta" su una grande operazione in derivati creata per "scaricare le passività sull'altra banca". Ma ai vertici delle banche c’erano ignari presidenti e amministratori delegati che non si erano accorti di nulla: l’elenco delle responsabilità deve ancora essere scritto.

mercoledì 27 marzo 2013

MPS, TEMPO DI BILANCI

Fine marzo, aria di bilanci anche in casa Monte dei Paschi. Bilanci che si annunciano ancora una volta tristi e a cui, forse liberi dalle contestazioni del Codacons sulla legittimità dei nuovi strumenti finanziari, come sono stati definiti i Monti bond, che all’atto pratico sono comunque aiuti di Stato mascherati per evitare la nazionalizzazione. Perché la nazionalizzazione toglierebbe dalle mani dei suoi attuali proprietari la disponibilità della gestione di Rocca Salimbeni. E non si sa chi siano i proprietari, visto che il Tandem risponde solo a se stesso, l’azionista di maggioranza ha declinato al suo ruolo ormai da troppi anni e, senza figure nuove dotate di ragione, polso e iniziativa, non ha alcuna credibilità nemmeno per suggerire un qualcosa. Bloomberg News ha interpellato 10 analisti finanziari che hanno stimato negativamente al performance di Monte dei Paschi di Siena nel 2012. Per prima cosa essi avrebbero calcolato che il quarto trimestre dello scorso anno si chiuderà con una perdita di 761 milioni di euro, di cui 730 connessi alle perdite accertate dal Tandem sui derivati. Di conseguenza il bilancio, dopo i 4,690 miliardi di rosso del 2011, vedrà un 2012 con altri 2,33 miliardi in negativo e si annuncia un 2013, sempre secondo Bloomberg News, in territorio ancora negativo complice le “inconcludenti elezioni italiane” che incidono passivamente sui 22 miliardi di titoli di Stato che ancora si conservano nel portafoglio di Rocca Salimbeni. La quantità di titoli di Stato, ricorda il sito finanziario americano, è la maggiore detenuta da una banca italiana in relazione al suo patrimonio netto tangibile. I ricavi del quarto trimestre sono stimati in calo del 3% a euro 1,21 miliardi come in calo il margine di interesse del 22% a 710 milioni di euro.
Profumo e Viola si sarebbero rifiutati di commentare l’articolo. "Il nuovo management” ha dichiarato Antonio Guglielmi, analista di Mediobanca Spa a Londra, “ha contribuito a portare più fiducia nel stock di capping, il lato negativo delle ​​perdite collegate ai derivati”. Tuttavia "il futuro della banca rimane più nelle mani di fattori esterni che nelle mani della nuova gestione." Mentre secondo Azzurra Guelfi, analista bancario a Londra di Citigroup Inc. in un rapporto dello scorso 8 marzo ha scritto che: "Il gruppo deve ora concentrarsi sul miglioramento della quantità e qualità del suo capitale. Monte Paschi ha un elevato stock di crediti in sofferenza, e siamo preoccupati per le condizioni della qualità degli asset in Italia." In effetti il livello delle sofferenze di MPS è eccessivo: secondo i dati forniti da Rocca Salimbeni è stato del 12 per cento nel mese di settembre. Quando quello di Unicredit è stato dell’ 8,3 per cento e del 7,3 per cento quello di Intesa Sanpaolo SpA in base alle loro dichiarazioni del terzo trimestre.


Anche Bloomberg ricorda delle inchieste in corso sulle malversazioni che avrebbero compiuto dirigenti della banca senese. A questo proposito si deve segnalare che i pm si preparano ad uscire dai confini nazionali. “Prima tappa la Svizzera - piu' precisamente il Canton Ticino - dove per gli inquirenti locali sarebbe stato commesso il reato di riciclaggio da parte di qualche manager di Mps, in particolare dall'ex responsabile dell'area Finanza Gian Luca Baldassarri, in questo momento in custodia cautelare in carcere a Sollicciano (Firenze)” come ricorda MF. La rogatoria internazionale riguarderebbe anche altri paesi: altre accuse di riciclaggio contro Baldassarri verrebbero infatti dal principato di Monaco e dal Liechtenstein. Verifiche che saranno fatte dai pm in un secondo momento: “per ora la priorità è la Svizzera, dove probabilmente sono stati commessi i reati più gravi, peraltro in più cantoni”. E sembra che le autorità elvetiche abbiano già sequestrato ingenti somme, di cui i procuratori Natalini e Grosso vogliono accertare la consistenza. Somme da riportare a Siena nella disponibilità della banca, a cui sono state sottratte con le spericolate operazioni gravate anche delle commissioni della “banda del 5%”, come è stata soprannominata dalla stampa italiana.


martedì 26 marzo 2013

SE VOI SIETE TECNICI (E POLITICI) NOI SIAMO MEGLIO

LEXDC E' USO AD ASCOLTARE INTERVENTI PARLAMENTARI.  OGGI QUELLO DI ALESANDRO DI BATTISTA DI M5S E' STATO IL MIGLIORE UDITO DA MOLTISSIMO TEMPO A QUESTA PARTE. ALL'ORDINE DEL GIORNO LA VICENDA DEI DUE MARO' ITALIANI IN INDIA.

"Noi siamo nuovi e per questo poco esperti delle vostre abitudini e dei vostri modi cavillosi. Pretendiamo di essere informati in maniera chiara e trasparente. Abbiamo ascoltato le vostre argomentazioni, ma non siamo soddisfatti. Non ci bastano le dimissioni, vogliamo capire e capire bene. Una vicenda criticata da tutti, definita una pagliacciata. C'è dentro un Paese come l'India al quale ci siamo relazionati con arroganza e poi con arrendevolezza. Pertanto, ribadiamo che siamo insoddisfatti. La trasparenza è un dovere verso il vostro datore di lavoro: il popolo Italiano che vi paga lautamente. Vogliamo conoscere i dettagli della vicenda, vogliamo che sia tutto online a disposizione dei cittadini. Vogliamo sapere se al centro della restituzione dei militari vi sia uno scambio per qualche commessa commerciale. Vogliamo sapere chi ha avallato questa strategia di promesse fatte e non mantenute, sacrificando due militari. Comportamenti del genere mettono a serio rischio la vita di tanti connazionali che operano all'estero. Chi ha avallato questa strategia ha messo in pericolo l'ambasciatore Mancini. Se voi siete i tecnici, i cittadini nelle istituzioni sapranno fare molto meglio".

lunedì 25 marzo 2013

CIPRO, I RUSSI E LA BCE DI DRAGHI

La crisi del debito cipriota è esplosa incontrollata. Da dove viene? La Bce ha lasciato che negli ultimi anni nell'isola sbarcassero in forze capitali, per lo più russi, di incerta provenienza. Cipro un piccolo paradiso fiscale, dove la quantità di denaro infilata nelle banche ha fatto esplodere il reddito degli abitanti. Tutto bene? La mancanza di controlli e la scarsa esperienza dei banchieri ciprioti (che non sono svizzeri esperti), mentre i lupi della finanza internazionale sstudiavano l'evoleversi della situazione, ha fatto il resto. Per motivi anche politici, la massa di denaro liquido a disposizione è stata adoperata in modo poco scrupoloso, con l'acquisto di titoli di stato greci, redditizi ma estremamente pericolosi, come poi si è visto col default della Grecia.

Tutto bene per gli eurocrati, rimasti alla finestra aspettando di lucrare la loro parte al momento giusto. Ora che c'è da salvare l'isola dal fallimento, pretendono di far pagare il conto ai russi, che di economia finanziaria poco si intendono, e ai poveri cittadini ciprioti, sulle cui teste passavano enormi transazioni finanziarie senza che nemmeno se ne potessero rendere conto. Hanno cercato di far comprare le banche passive alla Russia di Putin, con la minaccia di fargli pagare il conto. Così da asservire anche loro alla longa manus della finanza mondiale, ma il gerarca ex-sovietico non ci casca, piuttosto, dopo la finta della messa in conto ai cittadini ciprioti del prelievo del 10% hanno lasciato montare la giusta protesta popolare e hanno trasferito tutto l'onere ai depositi multimilionari dei russi (che pare abbiano lasciato nei forzieri ciprioti oltre 36 miliardi di euro).

Cipro come Siena? Quasi, con gli opportuni distinguo, ma anche gli abitanti dell'isola hanno avuto le loro briciole nel profondo disinteresse degli organi di vigilanza che adesso sono però bene attenti a far rispettare le regole quando i buoi sono scappati dalla stalla. E in cima agli organi di vigilanza c'è un signore che è ben abituato a voltare lo sguardo dove più gli aggrade: Mario Draghi. Il governatore della Banca d'Italia che non controllò che il Monte dei Paschi si stava comprando una banca a un prezzo superiore al valore di mercato del compratore.

Che ci stava a controllare cosa se questi sono stati i risultati?

sabato 23 marzo 2013

DERIVATI, UN INTRECCIO INFINITO PER MPS

Certo ci vuole una gran faccia tosta. Quando Giulio Tremonti, in videoconferenza alla presentazione del rapporto Abi sui bilanci bancari nel maggio 2011, affermava che “Ancora adesso i conti delle nostre banche non sono fatti con i titoli tossici, come da altre parti”, il presidente delle banche Giuseppe Mussari annuiva e tuonava a sua volta contro l’uso disinvolto dei cds, i derivati di credito, utilizzati dalla speculazione anche sui debiti pubblici europei specificando “è una pratica che io vieterei”. Sapeva già come sarebbe andata a finire? Aldilà delle già note e contabilizzate Alexandria e Santorini, gli inquirenti allargano le indagini sulla numerosa famiglia di prodotti derivati, strutturati e fondi di cui MPS si è riempito a partire dal 2004. Con l’obiettivo, per I Pm della procura di Siena, non solo di perseguire eventuali reati, ma anche recuperare il possibile dei profitti illeciti fatti a danno della banca. I soggetti indagati adesso si chiamano Cheyne e Duet, due investimenti da 50 milioni di dollari ciascuno decisi dal Baldassarri su cui ha lavorato Alberto Cantarini, fino al 2004 vice di Baldassarri al Monte. I due erano arrivati insieme a Siena nel 2001 dal Banco di Roma.
Cheyne sembra che sia andato subito male, nel 2004. Tanto da concentrare l’attenzione dei nostri sul solo Duet, un hedge fund ancora attivo a Londra. Ed è tutto un ritornare in prima pagina di cose spacchettate, come Anthracite, il  veicolo off-shore di Lehman Brothers che agiva come Garante e Calculation Agent. Anthracite investiva in Tarchon, in una spirale di investimenti e sommesse finanziarie senza fine. Probabilmente alimentata con due miliardi, si presume frutto di uno dei bonifici dell’affare Antonveneta  parcheggiato in un conto di una banca londinese che la Procura di Siena avrebbe rintracciato. Quando LB fallì nel settembre del 2008, gli investitori di Anthracite si ritrovarono senza Garante e Calculation Agent. Ad esempio, l'Enpam, il fondo previdenziale dei medici, ci aveva investito 45 milioni nel luglio 2006, nel 2012 ha smontato l'operazione, mantenendo solo il fondo sottostante Tarchon, e recuperando 34 milioni, calcolando una perdita di 10.
E infatti lo scorso 18 marzo le casse di previdenza interpellate da Covip,authority del settore, hanno dovuto inviare le risposte a un questionario che ha toccato pure il tema dei prodotti finanziari strutturati in bilancio e dei broker che li hanno collocati. Informazioni necessarie per capire lo stato dell'arte dopo quanto emerso nelle scorse settimane sugli intermediari che hanno distribuito bond strutturati agli enti pensione; alcuni di loro, tra l'altro, sono gli stessi che hanno lavorato sui derivati finiti nella pancia al Montepaschi. Ancora Enpam (medici) è oggi alla ricerca di 768 milioni di euro in parte investiti in derivati attraverso Gdp, società elvetica coinvolta in Alexandria. Anche Enasarco avrebbe 780 milioni investiti in Anthracite: gli iscritti alla Cassa attendono proprio da Covip di sapere dove siano finiti i soldi. Allarme anche per Eppi (periti industriali) e Enpacl (consulenti del lavoro) che cinque anni fa avevano il fondo in bilancio.

Le operazioni inglesi di MPS in prodotti strutturati & Co non passavano dalla filiale della banca, ma si rapportavano direttamente all'Area Finanza di Siena. E le autorità inglesi non hanno mai sopportato questa mancanza di supervisione della Direzione Generale sull’Area Finanza, evidentemente potendoci fare ben poco. Nella lista degli inquirenti, ci sono anche Casaforte e Chianti Classico, prodotti legati alle cartolarizzazioni del patrimonio immobiliare di Mps, di cui il prossimo CdA dovrebbe deliberare l’azione contro Mussari per portare in piazza quanto i magistrati avrebbero scoperto sull’alienazione a prezzi di favore. Ma da questo quadro d’insieme risulta che le operazioni in derivati, con le loro conseguenti perdite che richiedevano costose e continue ristrutturazioni, esistevano da prima che Mussari diventasse presidente e che Antonveneta sia stata la goccia che ha fatto tracimare tutto. Queste operazioni non sono mai state chiuse, perciò promettono di coinvolgere nomi quasi dimenticati del passato con una prescrizione lontana a venire. Un velenoso uovo di Pasqua che promette novità a bizzeffe nel prossimo futuro.

venerdì 22 marzo 2013

BRIAMONTE, UN ALTRO CONFLITTO DI INTERESSI IN BANCA MPS

Una delle voci diffuse, che non hanno avuto finora alcun riscontro investigativo, era che nell’affare MPS-Santander per il passaggio di Antonveneta sotto le insegne senesi, peraltro senza che la banca spagnola firmasse nemmeno un bilancio a Padova, non fosse estraneo lo Ior, la famosa e potente banca del Vaticano che una bella fetta di peso ha avuto, secondo i vaticanisti internazionali, nelle sofferte dimissioni di Benedetto XVI. Certo che le notizie pubblicate dall’Espresso, che vedono un personaggio membro del CdA di Monte dei Pschi coinvolto in questioni che riguardano proprio lo Ior, lasciano perplessi e pensierosi.  “A fine febbraio la Guardia di Finanza ha fermato all'aeroporto romano di Ciampino monsignor Roberto Lucchini e l'avvocato Michele Briamonte, due nomi eccellenti della nomenklatura della Santa Sede. Il primo è uno dei collaboratori più fidati del segretario di Stato Tarcisio Bertone, mentre il legale, partner dello studio torinese Grande Stevens, è da anni consulente dello Ior”. Usando credenziali, passaporti diplomatici (come faceva Briamonte ad averne uno della Santa Sede?) e l’intervento ufficiale del Vaticano, sempre secondo il settimanale, i due sono riusciti a evitare la perquisizione e a lasciare l’aeroporto. Michele Briamonte, che viene definito “ascoltato consulente della curia vaticana”, ha subìto la perquisizione in casa ed ufficio il 5 marzo successivo, su richiesta della procura di Siena che indaga su un presunto caso di insider trading denunciato dai vertici della banca senese e che sembrerebbe collegato in qualche modo al suicidio di David Rossi.
C’è da riferire immediatamente che Briamonte ha smentito tutto,  derubricando l’avvenimento come “non notizia” figlia di equivoci: “I bagagli miei e di monsignor Lucchini, che viaggiava con me, sono stati sottoposti ad un normale controllo con cane poliziotto che, come riportano i verbali redatti dai militari operanti, veri fino a querela di falso, ha dato esito negativo. Non è mai esistito, dunque, alcun decreto di perquisizione dell'autorità giudiziaria, al quale mi sarei senz'altro assoggettato, e l'identificazione è avvenuta mediante i rispettivi passaporti delle persone in transito nella zona doganale”. Vedremo se l’Espresso correggerà il tiro o meno, in Italia si può raccontare di tutto e di più o se confermerà quanto scritto. Certo è che Briamonte viene definito” l’anello di collegamento fra Ior e MPS”. In effetti la presenza nel CdA di Rocca Salimbeni di un noto avvocato dello studio di Franzo Grande Stevens, per di più in quota indipendente, ci ha lasciati abbastanza stupiti fin dall’aprile 2012. E’ vero che a Siena di avvocati in banca ne hanno abbastanza piene le scatole, visti i precedenti. Legato attraverso la Juventus al mondo del pallone, non si ricordano di lui in questi undici mesi prese di posizione particolari sul futuro della banca né sul legame della stessa col Siena calcio, altra materia in cui dovrebbe essere esperto. Come possa risultare indipendente il consulente legale di un’altra banca, per di più semi-straniera, nel board di MPS è uno di quei misteri su cui in Italia si ricama da sempre, il conflitto di interessi. Specialmente se Profumo e Viola fossero costretti a far sapere se e quali rapporti intrattengono con lo Ior. Lo stesso istituto bancario di cui è stato presidente Gotti Tedeschi, amministratore in Italia di Santander nel 2008, e di cui si vociferava nel 2012 potesse divenire presidente Giuseppe Mussari, poco conosciuto come uomo di Chiesa ma ben introdotto fino ad allora nel giro che conta. Non sarebbe bene si cercasse un “vero” amministratore indipendente, come prescrivono le leggi? Fondazione, Comune e Provincia, che dovrebbero tutelare gli interessi della città e dei cittadini senesi, sembra che non hanno nulla da obiettare.

giovedì 21 marzo 2013

FONDAZIONE MPS: AZIONI DI RESPONSABILITA'?

Il bilancio 2011 della Fondazione MPS è stato commentato, forse discusso, ma sempre cercando di non scrostare più di tanto la patina superficiale: sembra quasi che contasse, agli occhi di tanti, soltanto sapere che la festa era finita, che di soldi non ce ne erano più e pazienza per chi verrà. "RagaSSi" direbbe Crozza "abbiamo munto la mucca così bene che non fa più latte".
Visto in quest’ottica la Deputazione Generale e il suo Presidente hanno ben ragione nel non volersi dimettere: tutti al loro posto, nemmeno uno che agisca d'anticipo per distinguersi, visto che fra qualche mese sarà nominata una nuova Deputazione. Gran parte degli attuali inquilini sa già che non ne farà parte: meglio vendere un pugno di azioni per navigare a vista e raccogliere le ultime briciole della grandeur che fu di Siena. Però hanno già lasciato un bilancio che parla chiaro, forse fin troppo. Non se ne sono accorti, quando lo hanno approvato, ma qualcuno potrebbe rendergliene conto.
A pagina 36 del bilancio consuntivo si descrive (a firma Gabriello Mancini e Claudio Pieri, ovviamente) che per sottoscrivere l’aumento di capitale varato da MPS nel luglio 2011 sono stati fatti debiti per 600 milioni. L’articolo 3 al punto 4 dello Statuto obbliga gli amministratori al fatto che la Fondazione “non può contrarre debiti per un importo complessivo superiore al 20% del proprio patrimonio”. Poche righe più in basso della pagina 39, si dichiara che il valore del patrimonio netto al 31/12/2011 è di 1.331.100.000,00 euro, per cui il limite massimo da non superare sarebbe stato di 267 milioni. E siamo già fuori dal consentito, anche senza aggiungere i 490 milioni del Fresh 2008 che abbiamo scoperto essere un vecchio finanziamento mascherato di JP Morgan. Tanto che non ci spiegavamo perché la Fondazione avesse preso 600 milioni in prestito e ne dovesse rendere 1,2 miliardi al netto degli interessi, come alla fine venne confessato.
E’ scritto nel bilancio che il patrimonio netto risultante l’anno precedente fosse di 5,407 miliardi. Partendo da questa cifra, il 20% è 1,8 miliardi quindi Mancini e la deputazione sarebbero rientrati nei limiti consentiti. Peccato che al 30 giugno (quando sono andati a fare i debiti) non fosse più cifra vera: come racconta lo stesso bilancio era già stata alienata la partecipazione in Intesa San Paolo (maggio 2011) e si sarebbero vendute, per completare il reperimento dei soldi per coprire l’aumento di capitale, altre partecipazioni in CDP, Mediobanca, F2i, Fontanafredda, 100 milioni di azioni di MPS. Ovvero si sapeva che il patrimonio netto non sarebbe mai più stato quello di inizio 2011. E la tanto decantata diligenza del buon padre di famiglia avrebbe dovuto far riflettere che quell’aumento di capitale non si sarebbe dovuto sottoscrivere, mancando i mezzi fisici come è certificato dalla stessa Deputazione nero su bianco.
Obtorto collo, alla fine il CdA di Rocca Salimbeni ha dovuto avviare l’azione di responsabilità nei confronti dei suoi ex dirigenti e delle banche complici nell’affare dei derivati. Certamente nel prossimo luglio ci sarà a Palazzo Sansedoni una nuova Deputazione che dovrà prendere in esame il problema e fare le opportune valutazioni. Perché perdere nel giro di un anno (2010-2011) 4,075 miliardi di patrimonio netto, vendendo gli asset buoni e indebitandosi fuori portata non sono atti che possano passare inosservati. Ma oggi, una azione risarcitoria per la pessima gestione fallimentare acclarata da questo bilancio 2011, chi la deve fare? Una domanda molto importante perché in proposito lo Statuto è assolutorio nei confronti dei suoi amministratori. Però ci sono  danni rilevanti per tutti gli enti che avevano potere di nomina in Fondazione. I due più importanti sono Comune e Provincia che hanno dovuto derubricare dai loro attivi le generose elargizioni della Fondazione e che con il nuovo statuto in elaborazione vedranno ridurre la loro influenza sulla composizione della Deputazione e la destinazione delle erogazioni.
Ma il commissario Laudanna (in comune) e il presidente Bezzini (in provincia) si guardano bene da muoversi in proposito. Eppure presto ci sarà, visto che il dissesto non sembra di tale portata da far saltare le prossime amministrative, un nuovo sindaco. Che potrebbe contestare al dottor Laudanna l’inattività di questi lunghi mesi a tutela dei diritti del comune, quindi della città di Siena. E anche il presidente della Provincia andrà in scadenza nella primavera del 2014, e al suo posto potrebbe arrivare un nuovo amministratore che gli potrebbe presentare il conto per non aver agito in tutela del bene comune. Una azione legale contro la cattiva amministrazione di Palazzo Sansedoni  e contro le banche che, pur conoscendo i conti reali della Fondazione (tanto da pretendere la garanzia accessoria del covenant), l’hanno finanziata lo stesso, spolpandola irreversibilmente. Qui però i fatti sono del 2011 e la prescrizione è ancora lontana: se qualcuno si muove si può fare ancora il bene di Siena e salvare il salvabile.

QUEI CINGHIALI RADIOATTIVI SENZA UN PERCHE'

Due settimane fa, in controllo casuale svolto su cinghiali abbattuti durante la scorsa stagione venatoria, sono stati riscontrati in 27 campioni un livello di cesio 137 superiore allo soglia indicata dal Regolamento 733 del 2008, come limite tollerabile in caso di incidente nucleare. Immediatamente il primo pensiero è andato a qualche sacca residuale sul territorio di sostanze radioattive arrivate dopo il disastro di Chernobyl. Gian Piero Godio, esperto in questioni nucleari di Legambiente Piemonte e Val d'Aosta, ne è stato abbastanza convinto da subito: “Non può essere altro che la ricaduta delle emissioni della centrale di Chernobyl. Altre spiegazioni non potrebbero esserci: il comprensorio della Valsesia non presenta alcuna sorgente radioattiva. La causa più probabile del contagio sono le sostanze emesse in seguito all'incidente nucleare dell'86. Anche se i livelli di Cesio 137 riscontrati negli animali abbattuti mi sembrano quasi inverosimili”. Tesi sposata dalle autorità, che hanno attivato controlli ulteriori per comprendere e circoscrivere il fenomeno. Noi invece avremmo dubbi, non giustificati scientificamente, ma dovuti all’esperienza passata con le “voci ufficiali” del governo. Il primo disinformatore del disastro di Fukushima è stato, come tutti ricorderanno, il governo giapponese. Nel paese del sol Levante non si riesce ancora a contabilizzare i danni accessori subiti dalle popolazioni che, data la negazione dell’ampiezza della tragedia, non sono state evacuate con la necessaria prontezza e non si è provveduto alla messa in sicurezza dei reattori che, sottostimati nei danni, hanno continuato per mesi a inquinare e distribuire radioattività.
 Elena Fantuzzi, responsabile dell'Istituto di Radioprotezione dell'Enea, aveva accennato a ipotesi alternative in un'intervista al Corriere della Sera: “Il cesio 137 è un radionuclide artificiale prodotto dalla fissione nucleare. Viene rilasciato da siti nucleari. Le ipotesi più immediate sono quelle secondo cui potrebbe essere stato rilasciato in seguito all'incidente nella centrale nucleare di Chernobyl del 1986. Ma bisogna considerare anche i siti nucleari nella zona, fra i quali la centrale di Trino Vercellese smantellata nel 1987 e il sito sperimentale dell'Enea, a Saluggia. Non è esclusa neppure la pista dei rifiuti tossici.  Bisognerebbe considerare anche il metabolismo dei cinghiali, capire se ha caratteristiche tali da favorire l'accumulo del cesio 137 al di sopra dei limiti considerati sicuri”.
Caso da non sottovalutare, e non per fare allarmismo. Lo spiega lo stesso ministero della salute: “I risultati hanno evidenziato la presenza di un numero consistente di campioni  con livelli di Cesio 137 superiori a 600 Bq/Kg (Becquerel per Kilo, unità di misura per il cesio 137). I valori dei campioni oscillano in un range tra 0 e 5621 Bq/Kg e 27 campioni presentano valori al di sopra dei 600 Bq/kg. Ad oggi dei 27 con valore superiore alla soglia ne sono stati inviati 10 al Centro di Referenza Nazionale per la Ricerca della Radioattività nel Settore Zootecnico Veterinario dell'IZS di Puglia e Basilicata; 9 sono stati confermati, con la metodica accreditata, con valori superiori ai 600 Bq/Kg. Il decimo campione ha un valore attorno ai 500 Bq/Kg. E' programmato l'invio dei 17 rimanenti campioni positivi allo screening al Centro di Referenza nazionale di Foggia. Il cesio 137 è un isotopo radioattivo rilasciato, tra l'altro, nel 1986 dalla centrale di Chernobyl”.
C’è da aggiungere che, almeno per quanto riguarda la Toscana, gli uffici regionali sono rimasti immobili, compresa l’agenzia Arpat. Eppure se la teoria delle scorie ucraine piovute dal cielo nel 1987 fosse vera ci sarebbe da preoccuparsi e fare controlli: le “sacche” di cesio ipotizzate in Valsesia potrebbero essere anche da noi e nessuno averle masi scoperte. Perché il controllo eseguito in Piemonte è stato casuale (si indagava sulla trichinellosi, una malattia parassitaria che colpisce i suini in genere) e gli abbattimenti anche da noi sono frequenti vista la eccessiva presenza degli ungulati sul territorio. Addirittura in Germania la caccia al cinghiale è vietata in alcune aree del paese e la legge tedesca sull'energia atomica risarcisce i cacciatori che abbattono animali troppo contaminati per poter essere mangiati. Ma non siamo nemmeno sicuri di come gli uomini non salvaguardino i territori dove vivono, visto che discariche abusive appaiono come funghi in tutta Italia: perché non seppellire materiale radioattivo là dove è terreno impervio buono solo per i cinghiali?

martedì 19 marzo 2013

MPS ANTONVENETA, IL RISCHIO DELLA PRESCRIZIONE

Il caso MPS-Antonveneta si è già trasformato in una corsa contro il tempo per la Procura di Siena. E le leggi attualmente in vigore, compreso l’andazzo in sede processuale che permette agli imputati l’adozione di ogni tattica dilatoria benedetta dal cosiddetto “garantismo”. I tempi, per gli eventuali reati ascrivibili agli indagati, a margine dell’operazione realizzata da Mussari e Botin, si devono calcolare a partire dal 30 maggio 2008, quando fu annunciato il closing della compravendita che era cominciato nel novembre 2007. Ostacolo alla vigilanza, falso in prospetto e manipolazione del mercato sono prescrivibili in sei anni + diciotto mesi quindi entro il 30 novembre 2015. Mentre il filone d’indagine sui derivati, per i quali l’ostacolo alla vigilanza si è consumato  almeno fino a ottobre 2012, quando sono stati rinvenuti i documenti nella cassaforte che fu di Antonio Vigni. Quindi, dopo Pasqua, ci si aspetta che i pm che hanno in mano l’indagine decidano se affrontare un maxiprocesso, che inevitabilmente si concluderà con la prescrizione in quanto è pura follia tecnica pretendere di arrivare in poco più di due anni e mezzo a una sentenza di Cassazione, logisticamente molto difficoltoso per il piccolo tribunale di Siena, oppure di dividere in due tronconi, prendendosi il tempo necessario per avere un quadro completo della galassia dei derivati. Già, perché forse non c’è solo Alexandria, Santorini Project, Nota Italia. Altre “spregiudicate operazioni finanziarie” tenute nascoste alla Banca d’Italia sembrano poter emergere dalle nebbie dell’Area Finanza di rocca Salimbeni.  
Il gip di Siena Ugo Bellini, nell'ordinanza con cui dispone nuovamente la custodia cautelare in carcere per Gianluca Baldassarri, ex capo dell'area finanza. Baldassarri, rileggiamo attentamente le parole scritte dal Gip, è stato "l'ideatore della operazione Alexandria-Nomura, ma anche di altre operazioni finanziarie strutturare poco chiare e al vaglio degli inquirenti, rivelatesi poco utili, se non dannose per i conti di MPS, tenute nascoste agli organi di vigilanza". E conseguentemente l'imponente passivo generato da queste complesse operazioni finanziarie sarebbe stato "fino a oggi solo parzialmente evidenziato in bilancio" da MPS. Le indagini sono dunque ben lontane dal vedere la parola fine e tutto ciò gioca a favore degli imputati e dell’avvicinarsi della prescrizione. E ancora francamente, della vendita non vendita della banca d’affari Interbanca non ci avevamo capito molto. Nella complessa vicenda dell’Opa e della divisione dei cespiti di ABn Amro tra Santander, Fortis e RBS Interbanca era stata oggetto di una partita di giro che aveva poi coinvolto Monte dei Paschi. Anche su questa storia i Pm vogliono vederci chiaro, e occorre altro tempo e altre carte. Nuovi possibili elementi che potrebbero essere aggiunti durante la fase processuale vera e propria. La verità dei fatti è ormai conosciuta da tutti, in città e nel paese. E forse emergeranno anche le responsabilità politiche dietro quelle degli uomini incompetenti messi alla guida della banca più antica del mondo. Sarebbe triste se tutti costoro la potessero fare franca grazie alle lungaggini burocratiche della legge davanti alla quale dovremmo tutti essere uguali.

domenica 17 marzo 2013

BERLUSKAZZ: VOTI SENZA POTERE, D'ALEMA SALVERA' DI NUOVO IL CAIMANO?

Il Pd aveva proposto di mettere a capo di Camera e Senato due dei suoi migliori APPARATCIKI :

DARIO FRANCESCHINI E ANNA FINOCCHIARO.

L'impossibilità di arrivare alla loro nomina, per evitare da una parte di ammettere un inciucio con il Pdl (che li avrebbe appoggiati chiedendo in cambio la presidenza della Repubblica per il Berluskazz) e dall'altra di incassare il rifiuto dei 5 Stelle (che li avrebbe inevitabilmente bollati come "il vecchio che avanza")

li ha costretti a cercare candidature "nuove" e "credibili" che hanno rimescolato le carte della politica.

La nomina di Grasso dopo la Boldrini vede uscire sconfitti su tutta la linea la BB Banda Bassotti Berluskazz e Bersani, anche se il segretario Pd può far finta di essere un vincitore, visto che i due nuovi presidenti vengono dai suoi eletti. ride, a denti stretti.

Il centro destra, attraverso Il Giornale: "si è deciso di mettere al vertice del Senato un uomo che (pensa Berlusconi in privato, ndr) «nei fatti rappresenta il partito delle procure», lo stesso che «in questi ultimi mesi sta facendo di tutto per annientarmi»". Grillo, se ci pensa bene, ha vinto senza concedere nulla a nessuno e tocca al Pd non tentare di controllare i due nuovi presidenti con i sistemi della vecchia politica: tanto si andrà comunque al voto in autunno, con questi chiari di luna.

Davvero ora il Berluskazz è convinto di andare al Quirinale o di mandarci uno dei suoi? Il Movimento 5 Stelle ha la possibilità di fermare l'ultima "porcata" dell'armata Brancaberlusconiana.

Importante che non perda lo stile e i pezzi: Bersani non potrà mettere in campo il brontosauro D'Alema avendo bisogno, per ottenere un Presidente della Repubblica credibile dell'appoggio di M5S e Scelta Civica (che così farebbe fuori il Berluskazz proponendosi come l'unico centrodestra credibile in Italia).

DEUTSCHE BANK E MPS. STORIA DI UN DERIVATO TOSSICO

“Il derivato di Deutsche Bank (Santorini Project, ndr) aiutò Monte dei Paschi di Siena a mascherare le perdite” : con questo titolo e con l’accesso alla documentazione che il gigante bancario tedesco dovette consegnare alla Sec statunitense Deutsche Bank Bloomberg News sparò una notizia che costrinse il Tandem a uscire allo scoperto e ad agire giudizialmente contro al tribunale di Firenze nei giorni scorsi, parallelamente alla denuncia contro Nomura per il derivato Alexandria. La Sec è un ente di controllo che evidentemente fa il suo dovere, tanto da prendere sul serio le denunce di tre ex dipendenti della banca di Francoforte in relazione a un buco finanziario da 12 miliardi di euro che in Germania ha costretto le autorità a verificare l’ipotesi della nazionalizzazione di Deutsche Bank. Un’onta, un danno di immagine simile a quello che si è voluto evitare a MPS. Chissà se anche da quelle parti c’è da salvare un feudo partitico: non ci si dovrebbe stupire più di nulla, ormai.
Da Francoforte arrivano bellicose notizie di contrattacco contro Banca Monte dei Paschi per la richiesta di risarcimento danni da 700 milioni. Il gruppo tedesco afferma che "si difenderà vigorosamente contro la richiesta di risarcimento danni relativa a questa operazione, depositata dal cliente presso il Tribunale di Firenze, ritenendo assolutamente infondata tale richiesta". Ricorda l’istituto di credito di aver realizzato nel 2008 un'operazione finanziaria con il cliente Banca Monte dei Paschi: "L'operazione è stata soggetta ai rigorosi processi interni di approvazione di Deutsche Bank e ha ricevuto la necessaria autorizzazione di Banca MPS, a sua volta supportata da consulenti indipendenti". Ma questa affermazione (“necessaria autorizzazione”) è possibile solo in presenza di deliberazione del  Consiglio di Amministrazione di Rocca Salimbeni: per cui dal vicepresidente Caltagirone ai singoli consiglieri come Campaini, Gorgoni, De Courtois, Borghi, Alfredo Monaci, Pisaneschi e C. compresi i sindaci revisori Di Tanno, Serpi, Turchi e così via tutti dovrebbero essere stati al corrente di quello che faceva e disfaceva l’area finanza di Baldassarri e il DG Antonio Vigni (che però nega).
Chissà se qualcuno avrà voglia di farci sapere come stanno veramente le cose, ci vuole poco basta rendere pubblici alcuni documenti interni al CdA. Nell’attesa sarebbe meglio, prima di essere costretti dall’autorità giudiziaria, dimettersi da certi posti di comando dove si potrebbe operare per condizionare indagini e nascondere documenti.  Anche perché a Milano Deutsche Bank, insieme ad altri istituti, è già stata condannata per i derivati offerti al comune meneghino. Il Tandem non riesce a fare “moral suasion” per un rimpasto doloroso quanto necessario? Per ora l’unica cosa sicura è che le banche estere hanno guadagnato molti soldi dalle spericolate operazioni finanziarie realizzate da un pugno di persone all’interno di Rocca Salimbeni, mentre gli altri 31.000 colleghi cercavano di tenere in piedi la baracca. Gli algoritmi che regolano i derivati li definiscono i soggetti che prestano, ed è ovvio che li facciano a pro loro. La banca come la Fondazione erano dirette da persone talmente sprovvedute da farsi consigliare da chi gli prestava i soldi realizzando utili al limite dell’usura, come dovrà dimostrare l’azione giudiziaria avviata da Profumo e Viola. Non ci si può stupire adesso per tutto quello che è successo, ma si deve verificare che questo andazzo non continui ancora.

sabato 16 marzo 2013

LAURA BOLDRINI. FORSE SI PUO' CAMBIARE L'ITALIA

La nomina di Laura Boldrini a presidente della Camera è una significativa vittoria del Movimento 5 Stelle, e la sconfitta della Bossi-Fini e di tutto quello che ha rappresentato nella storia italiana DELL'ULTIMO VENTENNIO.

Sconfitto Bersani, emblema del potere diessino, che, seguendo le vecchie logiche interne del partito doveva candidare un consunto Dario Franceschini, emblema del potere margheritino privo di base elettorale.

Sconfitto l'inciucio degli accordi bipartisan che ha evitato l'elezione di un inutile "condiviso" presidente di retroguardia, qualunque nome fosse venuto fuori dal cilindro.

Sconfitta la destra che non è maggioranza nel paese, sconfitti i vari Gasparri, Storace, Bossi e Maroni che peggior nemico non potevano vedere eletto alla presidenza della Camera.

Poveri, esclusi, emarginati - con la parola nuova della lingua italiana esodati - sono usciti dall'oblio del regime pubblicitario per la seconda volta in pochi giorni, grazie a papa Francesco I e Laura Boldrini.

DI SPONSOR E DI FINANZIAMENTI SENESI

Da due giorni si è scoperto, grazie a uno scoop del Corriere dello Sport, che la Mens Sana Basket spa avrebbe presentato un esposto alla Fip contro l’ignoto estensore di un plico anonimo che raccoglie tutte le notizie che riguardano una discutibile operazione di marketing chiamata Brand Management. Il giornalismo italiano si è lanciato nella descrizione dei fatti, senza però aggiungere niente di nuovo a quanto vi avevamo già riferito nei mesi precedenti perché oggetto di attenzione da parte degli inquirenti. Stiamo parlando delle due maggiori operazioni di “lian loans” che il CdA del Monte dei Paschi operativo fino ad aprile 2012 avrebbe autorizzato. Il lian loans, nella terminologia finanziaria anglosassone, indica una operazione di finanziamento che consiste nell’erogare mutui a soggetti che si sa non saranno in grado di rimborsare il prestito. Anche questo faceva parte del cosiddetto “sistema Siena” per accontentare la pletora dei questuanti e mantenere il potere sulla città. La procura di Siena sta indagando anche sui finanziamenti nel settore immobiliare, che vede sempre il presidente Robur Mezzaroma e l’ex vicepresidente MPS Caltagirone sempre in prima fila a combinare affari con la banca senese.
 Il primo dei due finanziamenti, in ordine temporale, riguarda la Robur 1904. 25 milioni concessi a B&W Communication, società costituita nell’ottobre 2011, per rilevare il ramo d’azienda con la proprietà dei marchi calcistici senesi. Così che Mezzaroma ha potuto chiudere il bilancio 2012 in regola con le leggi. Per quanto riguarda il basket, con il solito schema operativo è stata finanziata una società riminese nata appositamente nel 2012, chiamata appunto Brand Management, che ha rilevato il 26 marzo dello stesso anno per 8 milioni il ramo d’azienda dei marchi Mens Sana, permettendo all’ex presidente Minucci di chiudere il bilancio con oltre 300.000,00 euro di utile e iscriversi regolarmente al campionato in corso (2012-13). Operazioni borderline (sempre per parlare con termini anglosassoni appropriati) simili a quanto si ritiene avvenga comunemente nell’ambito del professionismo sportivo a ogni latitudine.
Non sono in gioco in queste vicende i titoli sportivi delle due maggiori squadre cittadine. Gli inquirenti devono vagliare bene la correttezza formale e le garanzie offerte alla banca per ottenere l’erogazione dei prestiti: non è possibile, quindi, fare anticipazioni di alcun genere. Chiaro che, in questi tempi di vacche magre, quando gli istituti bancari negano con ogni mezzo il credito ai propri clienti fino al punto di mandarli alla concorrenza, 33 milioni di euro così prontamente e generosamente concessi lascino tutti interdetti. Ma c’è sicuramente un distinguo da fare. Nel caso del basket non risulta allo stato attuale alcuna correlazione tra Brand Management e Mens Sana Basket spa se non il rapporto venditore/acquirente, tra l’altro corroborato da congrua perizia sul valore degli asset ceduti come scrive La Gazzetta dello Sport. Quindi confermando la regolarità del bilancio della MSB spa stessa. Mentre la B&W Communication vede la sua compagine sociale costituita da una società che fa riferimento a Mezzaroma e a due soci persone fisiche che si dichiarano entrambi residenti in Piazza Salimbeni 3. Ovvero i soci abiterebbero dentro la banca, che in caso di azioni legali risarcitorie risulterebbe pignorabile … da se stessa!
Rimane solo una considerazione che riguarda la liceità di questo “doping amministrativo”. Alle due società sportive è stato concesso, attraverso la lecita vendita dei rami d’azienda, ottenere indirettamente un vantaggio non consentito. Senza gli 8 milioni di Brand Management, i soci della Mens Sana Basket avrebbero dovuto ripianare di tasca propria 5 milioni di passivo di bilancio per regolarizzare la posizione della società. Che invece pagherà 36 rate semestrali per riaffittare il proprio marchio dall’azienda riminese di Stefano Sammarini, antico partner della società senese e degli interessi commerciali della famiglia Minucci. Sarà con questo escamotage infranto il regolamento federale che pretende lealtà e correttezza?

venerdì 15 marzo 2013

RAGU' DI CARNE E IPPODROMI

Il 30 gennaio 2013 è stato l’ultimo giorno di corse nell’ippodromo di Tor di Valle. Sulle ceneri dell’ippodromo sorgerà il nuovo stadio della Roma calcio da 55-60mila posti, nella periferia sud-ovest della città e sarà progettato dall'architetto di fama mondiale Dan Meis. Finisce così una delle storie più antiche dell’ippica italiana, un settore che dopo la fama mondiale dei tempi di Varenne e Ribot, quando l’ippica nazionale era seconda al mondo dietro l’Inghilterra, è precipitato in un declino che appare irreversibile.
Ma adesso serve la volontà di salvare il salvabile: come quella di salvare i cavalli dalla macellazione. (Qui si apre la parentesi della carne equina trovata al posto di quella bovina in ragù e lasagne ... che cavalli sono stati macellati di nascosto, forse equini dopati per le corse legali e illegali?)
“Noi non lo faremo mai - avverte Fabio Carnevali, presidente di Assogaloppo - Ma quando siamo costretti a regalarli, come facciamo a sapere che fine faranno?”  Aggiungiamo noi che, prima di procedere sulla strada della macellazione, i cavalli venduti potrebbero finire nel giro delle corse clandestine notturne che in varie parti d’Italia organizzazioni criminali gestiscono per lucrare sul mercato delle scommesse clandestine. Senza garanzie sulla salute dei poveri animali, ovviamente.
Il silenzio degli animalisti alla Michela Brambilla, distratti evidentemente dalla scarsa risonanza mediatica dell’ippica rispetto al Palio di Siena, è assordante . Ben altri sono i problemi che si devono dibattere ed affrontare a Siena, con la crisi della banca. Ma un appunto così sferzante sulla pochezza degli amici degli animali a gettone non poteva mancare.

BER... COSA? NON CI RESTA CHE IL QUIRINALE!

LA DISINFORMAZIONE AL TEMPO DI SIENA, CITTA'-BANCA

I senesi credevano di essere padroni di una banca. Arringapopolo pontificavano sulla senesità del Monte, concetto fumoso mutuato dal nazionalismo più becero per distrarre il popolo dall’essenza delle cose. Perché sopra le teste degli ignari cittadini era la politica dei partiti romani che decideva chi, come, quando e riusciva a imporre sul ponte di comando delle istituzioni locali uomini all’altezza solo di ubbidire agli ordini, yes men e passacarte. Dura da raccontare per il nostro orgoglio ma, superate le elezioni nazionali, con la ripresa in forze delle indagini della Magistratura, si arriverà piano piano a scoperchiare il pentolone della politica. Scrive il Corriere della Sera che “Nella primavera del 2009 Silvio Berlusconi organizzò riunioni ad Arcore per designare i membri del Consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi in quota Pdl”. Il che significa che esistevano membri in quota Pd. Segue un elenco di nomi sconosciuti alle cronache cittadine, dal faccendiere Luigi Bisignani a tale Sergio Lupinacci, da Gianni Letta a Giulio Andreotti passando attraverso una certa “Madre Tekla, badessa generale dell'Ordine del SS. Salvatore di santa Brigida con sede a Roma, in piazza Farnese”. Il quotidiano milanese cita come fonte indagini svolte dalla magistratura di Napoli che, per la verità, indagava su collusioni tra politica e camorra in Campania, e si è trovata di fronte a una massa di intercettazioni che riguardavano Siena e MPS. Pare che il Lupinacci, non essendo poi riuscito a farsi eleggere nel CdA di Rocca Salimbeni, abbia avuto incontri con Giuseppe Mussari al fine di ottenere un posto in una società controllata dalla banca. Nella partita entrano anche gli onorevoli Pdl Angelo Pollina e Deborah Bergamini che infittiscono il sottobosco degli inciuci e attribuiscono al povero Mussari la promessa di trovare un posto al loro protetto in Fondazione (dove non arriverà, peraltro).  
Segue chiosa finale: “l'ascolto dei colloqui rivela anche «il disinteresse in merito da parte del ministro dell'Economia Giulio Tremonti». È Pollina, parlando con Lupinacci l'8 maggio 2009, a riferirgli quanto gli avrebbe raccontato Mussari nei giorni precedenti. Il contenuto della conversazione è riportato nel brogliaccio di quel giorno. Annotano i finanzieri: «Pollina precisa che il presidente del Monte dei Paschi gli ha riferito cose estremamente importanti, tra l'altro affermando che "il ministro Tremonti su Siena non ha messo bocca perché lui si è preso Unicredit"». Nella primavera del 2009 il dominus di Unicredit è ancora Alessandro Profumo, che non si deve essere accorto che sulla sua testa stia arrivando l’ex ministro dell’Economia. Ma queste intercettazioni saranno vere o solo chiacchiere di politici che cercano di darsi importanza uno con l’altro? E, all’interno della compagine sociale del Monte, chi era il socio che poteva garantire l’elezione di un esponente politico del centrodestra nel board dell’istituto? Le ricostruzioni dell’architettura del controllo politico del Monte si complicano: il foglietto senza firma che propaganda la commistione tra Ceccuzzi e Verdini voleva attribuire ad altri politici del centrodestra la capacità di incidere nell’organo di governo della Rocca.
Anche La Stampa getta benzina sulla “pax senese” tra i due schieramenti che volevano il bipolarismo in Italia: “L’accordo per la spartizione degli incarichi del Monte – scrive La Stampa – risale a circa dieci anni prima, quando l’allora sindaco Pierluigi Piccini e l’allora segretario provinciale di Forza Italia, Fabrizio Felici, strinsero un accordo per ‘allargare la rappresentanza negli organi della Fondazione’ al centrodestra. Fu così che Felici nel 2001 divenne membro della deputazione della Fondazione Mps. Mentre nel 2003, con il rinnovo del consiglio di Montepaschi, Andrea Pisaneschi entra nel consiglio di amministrazione della banca in quota Forza Italia. Nel 2008 diverrà presidente di Antonveneta, in virtù di quella stessa pax senese che garantiva posti e prebende alla politica di entrambe le sponde”.
Tutto questo deve far riflettere sugli errori commessi dall’opinione pubblica senese. E’ chiaro che chi ha la disponibilità dei soldi degli altri (come gli amministratori di una banca) tende naturalmente a prenderli per sé e i propri sodali. Lo faranno direttamente o attraverso dei prestanome che si prenderanno le colpe, dopo aver raggranellato la loro parte. Questo è successo a Siena e non solo qui. E la colpa è del nostro permissivismo, dell’incuria nel pretendere le regole e da tutti il loro rispetto. L’incompatibilità voluta dal ministro Vincenzo Visco nel 2001 che impedì a Piccini di traslocare dalla poltrona di sindaco a quella di presidente della Fondazione perché in pratica era lui che eleggeva se stesso (logico conflitto di interessi) valeva allo stesso modo per il presidente della Fondazione che traslocava in Piazza del Monte (conflitto di interessi identico). Invece tutti a ridere delle disgrazie politiche di Piccini (che da allora non se l’è passata male al Monte a Parigi) e delle diatribe interne al Pd, senza accorgersi del pessimo servizio che si faceva alla città e che convinse una classe locale dirigente di essere quasi onnipotente, con i risultati che ognuno può vedere con i suoi occhi.

mercoledì 13 marzo 2013

A COSA SERVE IL CDA DI UNA BANCA?

Fino ad oggi le responsabilità del Consiglio di amministrazione della banca Monte dei Paschi di Siena nel periodo 2006-2012 sono state ignorate dai media e, apparentemente, anche dalle indagini giudiziarie. Per questo anche dalla conferma della custodia cautelare in carcere per Gianluca Baldassarri il focus si è concentrato più sui vari Mussari, Vigni e per fino la banda del “5%”: sul complesso degli amministratori non si sono levate voci o insinuazioni. Tuttavia il Gip di Siena Ugo Bellini scrive che aver nascosto agli organi di vigilanza "la interconnessione esistente tra la operazione Alexandria e la 'structured repo' con Nomura", fa risultare "alterata e non correttamente rappresentata al mercato la struttura e la finalita' della stessa, determinando al contempo seri interrogativi circa l'impatto sulla situazione economica, finanziaria e patrimoniale della banca e di riflesso sulla correttezza dei dati di bilancio resi pubblici al mercato dal 2009 ad oggi".
"Bilanci falsi?" è la domanda del lettore attonito.
Non contento, il Gip spiega che si tratta di "reato proprio, che deve pertanto essere realizzato dagli amministratori, direttori generali, dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, dai sindaci e liquidatori di società o enti o chiunque sia comunque sottoposto per legge alle autorità pubbliche di vigilanza. A questo proposito la condotta tipica dell'occultamento 'con altri mezzi fraudolenti' e' senz'altro riferibile agli intranei Mussari e Vigni i quali fin dal 7 luglio 2009, partecipando alla conference call con Nomura" avevano in pratica "fornito conferma di attuazione della ristrutturazione del veicolo Alexandria sulla base degli schemi in precedenza discussi e preparati da Baldassarri". Corre voce che nel 2010 Antonio Vigni riscosse un bonus di 800.000 euro, per la chiusura in positivo del bilancio 2009, ottenuta grazie ai trucchi contabili di Alexandria.  E la Fondazione un dividendo sulle sue azioni di risparmio, (mente quelle ordinarie rimanevano a zero utili) allontanando di un anno l’esplosione del bubbone e dando la colpa alla cattiva congiuntura economica.
Spiegando la questione, ci sembra di aver capito che gli amministratori fossero a conoscenza dello stato di crisi che le operazioni finanziarie passate e presenti avevano provocato – il sasso nello stagno era appunto l’affare Antonveneta – e avessero affidato a Baldassarri il compito di predisporre le contromisure finanziarie a qualunque costo. Il sindaco revisore Di Tanno, piazzato in Rocca Salimbeni, si dice, dal socio Caltagirone non ricorda “se un'informativa su questo punto sia mai stata portata in consiglio”. Ma sa che “varie discussioni sul tema Alexandria ci furono, anche se non formalizzate”. Torniamo su un punto di cui avevamo parlato lo scorso gennaio. Secondo Report, che ha copia del documento di Audit n. 460 del 2009 che “vede” Alexandria e ne segnala i rischi reali e potenziali, la situazione è già degenerata: “si fa esplicito riferimento a «un eccessivo ricorso a consulenze esterne» così come alla necessità di potenziare la registrazione delle telefonate nelle sale operative dove i contratti si chiudevano troppo spesso al cellulare, quindi impedendo l'effettuazione dei controlli”. Il Cda del 14 gennaio 2009 scrive che sia necessario prevedere un «nuovo assetto organizzativo» dell'area finanza del Gruppo. Perché Baldassarri non riscuoteva più la fiducia degli amministratori? Da notare che, nonostante con quel verbale qualcuno potrebbe asserire di aver messo le mani avanti, il responsabile dell’area finanza è stato lasciato al suo posto fino all’arrivo di Viola che in un mese l’ha cacciato.

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA: DIVERTITEVI A IMMAGINARE SE...

NEL LUGLIO 2010, grande clamore suscitò la scoperta, con l'arresto dei responsabili, di una associazione mafiosa radicata in Lombardia, tra Milano e Pavia.

NEL NOVEMBRE 2011, ho scritto che in 16 mesi da un blitz delle forze dell'ordine chiamato "Infinito" si arrivò a una sentenza di condanna di primo grado di una cupola mafiosa in Lombardia. Scrissi che allora in Italia la giustizia certa e veloce poteva esistere.

NEL GENNAIO 2013 "I sostituti pg di Milano, Laura Barbaini e Felice Isnardi, hanno chiesto alla Corte d’Appello di Milano di confermare le 110 condanne emesse in primo grado, fino a 16 anni di reclusione, per altrettanti imputati nel maxiprocesso contro le cosche della ‘ndrangheta radicate in Lombardia. Le infiltrazioni della mafia calabrese vennero svelate con l’operazione “Infinito” del luglio 2010, coordinata dalla Dda, guidata da Ilda Boccassini" (omicronweb.it)

LA SENTENZA è PREVISTA PER IL MESE DI MARZO (meno di tre anni ...)

In Italia si è discusso, seguendo le regole imposte dal regime pubblicitario, di epocali riforme della giustizia e di separazione delle carriere improrogabili perché la gente distogliesse l'attenzione dalla vere, piccole e non costose riforme che potrebbero far funzionare con effetto immediato la macchina processuale, e quindi restituire a tutti la necessaria fiducia nella giustizia.

Le piccole cose a costo zero che si dovrebbero fare:

1- MOLTIPLICARE PER TRE IL NUMERO DEGLI ANNI OCCORRENTI PER LA PRESCRIZIONE DI OGNI REATO CHE LA PREVEDA.
l'accusato a quel punto non avrebbe interesse a portare il processo alle calende greche

2- SANZIONARE IL GIUDICE CHE IN DUE ANNI NON RIESCA AD ARRIVARE A SENTENZA CON RETROCESSIONE DI CARRIERA E TRASFERIMENTO
la camarilla con l'accusato potente non arriverebbe a nulla se non a far male al giudice infedele - impossibilità di errore giudiziario verso il giudice sanzionato indicando due date precise di "prima" e "dopo". Fra le altre cose, con i rinvii da un anno a un altro come fa onestamente un giudice a ricordarsi i termini della causa? Solo la rilettura ogni 365 giorni degli atti processuali è una gran perdita di tempo e comprensione dei fatti

3- COLLEGIO DI AVVOCATI DIFENSORI
obbligo nomina unico referente con la giustizia "primus inter pares" togliendo il diritto al rinvio dell'udienza per impossibilità di presenza del difensore quando sono più di uno e dando l'obbligo delle notifiche del tribunale solo al primus, che si incaricherà di informare tempestivamente i colleghi che, in caso di controversia tra loro, la potranno chiarire in separato procedimento legale senza rallentare quello in corso verso il loro cliente: si ristabilirà, tra l'altro, la parità tra chi ha i soldi per prendersi molti legali e chi se ne può permettere solo uno.

Solo con questi tre piccoli cambiamenti a costo zero per l'Amministrazione, un processo, ad esempio, come quello che a Siena vede il giudice Ugo Bellini incapace ANCORA OGGI di svolgere l'udienza di rinvio a giudizio per il dissesto dell'Università nato da una inchiesta avviata nel 2008 - e che in questi giorni ha ulteriormente rinviato a maggio 2013 per cui 5+2,5 anni significa che qualsiasi inquisito venisse condannato ne uscirebbe con la prescrizione prima del giudizio di appello - sarebbe già terminato in Cassazione.
aH! NON sono laureato in giurisprudenza, ovviamente ... per il buon senso non occorrono lauree.

Divertitevi a immaginare, con queste modifiche al Codice quanti processi sospesi sarebbero già terminati senza ledere i diritti di difesa, accusa e sistema giudiziario ...

 TRIBUNALE DI SIENA

lunedì 11 marzo 2013

DUE ANNI DOPO ANCORA A FUKUSHIMA


Alla profondità di 30 km, al largo delle coste del Giappone settentrionale e alle ore 14:46 locali un terremoto cambiò, l’11 marzo di due anni fa, la storia del mondo. Forse è ancora presto per comprendere la portata di quella scossa che provocò un maremoto sconvolgente. L’acqua camminò sulla terra del Sol Levante per chilometri distruggendo tutto, tra cui la centrale nucleare di Fukushima. Ieri dopo due anni, decine di migliaia di persone hanno manifestato in tutto il Giappone per chiedere l'abbandono immediato dell'energia nucleare. Già lo stato nipponico ha limitato se non fermato la produzione di energia elettrica attraverso l’atomo che valeva nel paese il 50% di fabbisogno. Recentemente, il neo primo ministro Shinzo Abe aveva parlato di una ripresa del nucleare civile nel paese. Troppo grossi gli interessi economici che si nascondono dietro, fatti di aiuti di Stato senza fine alle società che lavorano nel settore. Ma a Tokyo, i manifestanti si sono diretti diretto verso il Parlamento per consegnare una petizione ai deputati dove si chiede lo smantellamento di tutte le centrali nucleari del Paese. In Italia l’ampia eco suscitata dalla notizia uccise nella culla il tentativo del governo Berlusconi di aprire una seconda era nucleare italiana.



Fukushima è una storia fatta di morti dimenticati, di paure per la radioattività che attraverso acque e venti si propagò in giro per il mondo, di sfollati che per generazioni non potranno tornare a vivere in quelle lande, delle accortezze e della disperazione che ogni giorno devono sopportare coloro che vivono appena fuori dall’area proibita, una fascia che comincia a 30 km di raggio intorno alla centrale e ai suoi reattori distrutti. Una storia fatta di disinformazione ai massimi livelli, con lo scopo di non allarmare la popolazione e di minimizzare i danni, alla quale nessuno nel mondo ha creduto e che centinaia di operatori indipendenti ha sbugiardato. E’ venuto fuori che per salvaguardare il conto economico tutte le spese di controllo della sicurezza dell’impianto erano state tagliate, che i piani di sicurezza erano vacui e inutili, e che minimizzare la portata dell’incidente ha ritardato gli interventi che erano necessari. Tanto che perfino i 50 volontari dipendenti della Tepco che rimasero nella centrale dopo il disastro per cercare di fermare la macchina a rischio della loro vita tra esplosioni e collasso degli impianti vogliono rimanere nascosti all’opinione pubblica per non essere additati come corresponsabili del disastro.
Ci vorranno quaranta anni, dopo 18 mila morti in tre prefetture, decine di migliaia di sfollati, 50 edifici rasi al suolo, decine di migliaia di capi di bestiame morti o abbattuti, miliardi di euro di danni, per tentare di ipotizzare il ritorno degli uomini nei villaggi della zona proibita. Ma la situazione, come a L’Aquila tanto per fare un triste paragone, rimane impossibile anche nelle aree devastate dallo tsunami ma salve dalle radiazioni della centrale di Daichi. Il simbolo delle difficoltà della ricostruzione è la nave di Kesennuma. Si tratta di una nave trasportata dalle onde sulla terraferma in mezzo a questa città di 64.000 abitanti che due anni fa fu immortalata dalle foto di tutti gli inviati del mondo.  Un peschereccio che pesa centinaia di tonnellate che dopo due anni fa ancora bella mostra di sé nel centro della città, dove era stato fotografato. Il sindaco di Kesennuma è tranquillamente fatalista: “Finché rimarrà lì, non avremo alcuna speranza di avviare la ricostruzione”.