L'importante è che la morte ci colga vivi (Marcello Marchesi)

"L'importante è che la morte ci colga vivi" (Marcello Marchesi)

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sabato 15 giugno 2013

MALEDETTI SENESI

Anche venerdì la perfomance del gruppo bancario ha segnato un progresso del titolo del 4,68% (dopo i 5 punti del giovedì), sulla spinta delle notizie relative alle modifiche della governance dell’istituto di credito. Non stiamo parlando del Monte dei Paschi di Siena, ma della Banca Popolare di Milano. Il titolo di Rocca Salimbeni, al contrario, dopo una fiammata delle nove del mattino si è appiattito sull’andamento del comparto nelle contrattazioni, per chiudere in rosso: -1,04% a euro 0,2086. Ovvero l’annuncio dell’assemblea straordinaria che toglierà le limitazioni di voto non eccita nessuno; la contendibilità dell’istituto, proclamata in nome del libero mercato per adesso non invita neanche gli speculatori all’azione. Forse sanno qualcosa, gli operatori finanziari, che i senesi ignorano, bombardati dai messaggi della disinformazione organizzata? Altrimenti perché non gettarsi sul ghiotto boccone come sembra vogliano fare con la BP Milano?

Le autorità di controllo italiane dei mercati hanno permesso per tanti anni che una Deputazione inadeguata disponesse in maniera non legale della Fondazione MPS e ora lasciano tranquillamente che parlino del desiderio dell’Europa che anche Palazzo Sansedoni si adegui alle normative per ottenere la conferma degli aiuti di Stato ottenuti: i Monti bond.  Ma dopo attente ricerche non siamo riusciti a trovare e produrre le prove materiali di questo diktat europeo. L’unico documento pubblico esistente, che non si può tenere segreto perché è una legge dello Stato, è quello in cui governo e Parlamento offrono la ciambella di salvataggio alla banca. Ma senza condizioni per la governance dell’istituto. Per il resto bisogna credere sulla parola a Mancini e Profumo.

Forse non è eccessivo parlare di disinformazione, la costante di tutta l’opera che da luglio 2012 preserva la cittadinanza dal prendere coscienza del significato del nuovo statuto della Fondazione, delle modifiche di quello di MPS, dei desiderata di Bruxelles. Cose che possiamo condensare con una semplice considerazione: quando l’opera risanatrice del Tandem riporterà i conti di MPS in attivo e in salute, i sacrifici saranno stati pagati dagli incolpevoli dipendenti, dagli incolpevoli piccoli azionisti, dagli incolpevoli beneficiari di strade nuove, scuole e palazzi restaurati, associazioni sportive e tutti gli altri beneficiari delle elargizioni di Palazzo Sansedoni. Mentre i nuovi utili andranno nelle tasche di chi, con un tozzo di pane e la benevolenza salvifica dello Stato, si sta per comprare e portare via la banca da Siena, grazie al prezioso e attento “combinato disposto” di Mancini e Profumo. A cominciare dalle banche d’affari che hanno consigliato e prestato soldi, rimborsati profumatamente.

Chissà se anche i beneficiati locali da 18 anni di regime fondazionista possano avere un sussulto di orgoglio e consapevolezza, ora che la festa (ATTENZIONE!) non è finita, ma si sta spostando altrove. Perché è cattivo agli occhi dei manovratori della banca sia chi gli è stato sempre contro sia chi ha dato loro sempre ragione. Semplicemente perché sono senesi.

venerdì 14 giugno 2013

AFGHANISTAN, L'IMPRESA VALEVA LA SPESA DI UNA IMU SULLA PRIMA CASA?

Lo sport preferito dagli sciocchi disinformatori del regime pubblicitario è quello di attribuire a una spesa folle dei nostri governanti dell'importo intorno a 4 miliardi di euro l'epiteto "E' stata pagata con l'Imu sulla prima casa", sapendo di fare leva sugli istinti primordiali di conservazione del popolino che non vede aldilà del suo naso.

Perciò il titolo è una provocazione, a scanso di equivoci ...

12 anni di presenza militare in Afghanistan alla data di oggi valgono 4,5 miliardi di euro. Lo dicono con disinvoltura i parlamentari vecchi (nella carica) con sgomento i nuovi (ma ci faranno il callo). ci se ne accorge solo perchè è miseramente fallita nell'indifferenza quasi generale del Parlamento la commemorazione dell'ultimo caduto italiano nell'ennesima guerra non dichiarata che il mondo "libero" e occidentale ha esportato sulla scia dell'imperialismo made in USA.

In più siamo angosciati perchè non si vede una soluzione a questa guerra, nè una exit strategy che possa dare una ragione al perchè vertici politici e militari ci abbiano condotto in questa impresa. La nostra angoscia vale 300 milioni di rifinanziamento delle operazioni belliche per il prossimo futuro, detto così tanto per dargli un valore.

Non c'è margine di discussione in questa vicenda, perchè immediatamente l'apertura di un tavolo di discussione si sposterebbe sull validità dell'acquisto degli F 35 che tra l'altro non migliorano nemmeno di un centesimo il Pil nazionale né creano posti di lavoro, le buste paga di cosiddetti alti papaveri graduati, gli arsenali pieni di armi e munizioni che comunque diventano obsolete nell'arco di alcuni anni anche se inutilizzate, e se vengono utilizzate meglio perchè si "devono" ricostituire le scorte.

ah, se siete arrivati con la lettura fino a qui, potete alzare la testa e darvi una risposta alla domanda posta dal titolo.

giovedì 13 giugno 2013

I CITTADINI DI SIENA, VOTANO MA NON SCELGONO NULLA: IL CASO FONDAZIONE MPS

Il Cotec – Fondazione per l’innovazione tecnologica e il CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche hanno in comune il presidente, cioè l’esponente del Pd Luigi Nicolais. Il Cotec è una fondazione politica che come le quasi tutte le altre non pubblica l’elenco dei finanziatori. Il che, come abbiamo visto e come ha documentato Report, potrebbe innescare storie misteriose sul rigiro di soldi e sulla cattiva gestione del potere che potrebbero nascere. Tra i soci fondatori del Cotec troviamo, tra le persone fisiche, Giuliano Amato, una sorta di prezzemolo della galassia cultural/politica, e la Fondazione MPS. Sarà un caso che Nicolais fosse presente a Siena il 12 giugno per l’iniziativa dal titolo “Trasferimento tecnologico nell’area biomedica: dalla ricerca di base all’impresa” in programma a Siena tenuta presso l’Auditorium di Siena Biotech?
All’iniziativa è seguita l'inaugurazione della nuova sede dell'Unita' Operativa di Supporto (UOS) dell'Istituto di Fisiologica Clinica (IFC) del CNR di Siena, attiva nel settore dell'oncologia sperimentale. Sempre per caso,   nell’articolo di oggi di un quotidiano locale Nicolais avrebbe espresso il desiderio (sempre che non abbiamo inteso male) di accelerare una collaborazione con Siena Biotech (intento lodevole, una bella realtà della ricerca in crisi a causa di una gestione finanziaria sconclusionata), legandolo in qualche modo a uno dei posti che il nuovo Statuto della stessa Fondazione intenderebbe riservare a  soggetti non ancora precisati. E sempre per caso, il giorno dopo arriva la conferma dell’entrata in vigore del nuovo Statuto di Palazzo Sansedoni che recita (ove interessa a Nicolais) “due membri nell’ambito di altrettante terne di nominativi proposte rispettivamente da organismi regionali, nazionali o internazionali, individuati dalla stessa Deputazione Generale, operanti nei campi dell’Arte e della Cultura, della Ricerca Scientifica, dello Sviluppo Economico, della Tutela dell’Ambiente e del Paesaggio, della Cooperazione Internazionale, che abbiano rilevanza strategica per lo sviluppo del territorio di riferimento della Fondazione”.
Così il pregevole intento dichiarato di allontanare la politica dalla Fondazione è naufragato miseramente prima ancora che si proceda alla designazione dei membri della nuova Deputazione, e il fatto che i cittadini vadano a votare per scegliere chi dovrà decidere del loro futuro diventa una cosa sostanzialmente inutile perché il potere sta di casa altrove. Forse non è un caso legato all’approvazione di un bilancio che il comune sia stato commissariato: forse solo così, senza un referente del popolo e senza un responsabile, visto che il commissario Laudanna passerà alla storia senese proprio per la sua invisibilità, si poteva gestire una transizione che avrebbe cambiato il mezzo con cui una cupola politica gestisce una banca senza pagare dazio.
Sarà solo un caso ma, da quando esiste, solo oggi il Cnr si occupa di aprire una sua struttura in provincia di Siena. Ma Nicolais dovrebbe saper benissimo che in un paese democratico il conflitto di interessi proibirebbe che un referente di un soggetto beneficiato dalla Fondazione ne diventasse membro, anche se attraverso lo “schermo” di un terzo soggetto. Un discorso generale sulla cosiddetta Seconda Repubblica che ha di fatto ridotto gli spazi e le regole di democrazia in Italia ci porterebbe molto lontano, ma questa è la realtà in cui viviamo. Fin dal ritorno a Siena di Franco Ceccuzzi, “promosso” dal partito da deputato a sindaco, è iniziata la lunga marcia per togliere la parola Siena dall’insegna Monte dei Paschi.

mercoledì 12 giugno 2013

BOICOTTARE ERDOGAN, BOICOTTARE LA TURCHIA


ANCHE LA RADICALE BONINO, IN VESTE DI MINISTRO DEGLI ESTERI, METTE LA TESTA NELLA SABBIA E NON LEGGE I SEGNALI DI EVIDENZA ANTIDEMOCRATICA DEL GOVERNO ERDOGAN
CHE VORREBBE TRASFORMARSI IN REGIME TEOCRATICO ED ENTRARE LO STESSO NELLA UE
DISATTENDENDO UNO DEI PRINCIPI FONDAMENTALI DEL NOSTRO CONVIVERE, LA LIBERTA' D'INFORMAZIONE.

"Intanto il Consiglio Supremo della Radio e della Tv (Rtuk) turco, organismo di controllo nominato dal governo Erdogan, ha multato le piccole tv che hanno trasmesso in diretta le manifestazioni di protesta perché «hanno danneggiato lo sviluppo fisico,morale e mentale di bimbi e giovani»".

sabato 8 giugno 2013

CASTELLANZA: LA BONIFICA IN MANO AL NUOVO INQUINATORE?

UN COMITATO POPOLARE A CASTELLANZA, FRA VARESE E MILANO, STA LOTTANDO CONTRO IL PROGETTO DI UNA SOCIETA' ISRAELIANA, ELCON, DI IMPADRONIRSI DI UN'AREA INDUSTRIALE DISMESSA EX MONTEDISON PER REALIZZARVI SOPRA, DOPO UNA BONIFICA APPROSSIMATIVA, UN IMPIANTO DI SMALTIMENTO DI REFLUI CHIMICI E INDUSTRIALI

http://assembleanoelcon.blogspot.it/2013/02/il-lato-b-della-elcon.html

UN VECCHI ARTICOLO DI HAARETZ, QUOTIDIANO DI ISRAELE, NEL 2007 AVVERTIVA GIA' DELLA DELICATEZZA DELL'ARGOMENTO IN MANO A UNA SOCIETA' DI CUI PERFINO NEL PAESE IN CUI L'INTELLIGENCE RIESCE A SCOPRIRE UN UOMO CHE SI VUOLE FAR SALTARE PER ARIA NON SIA IN GRADO DI CONTROLLARE L'OPERA DI SMALTIMENTO RIFIUTI

http://www.haaretz.com/print-edition/features/environmental-protection-s-gray-market-1.225250

FIGURIAMOCI IN ITALIA DOVE IL COLABRODO E' PRIMA NELLE LEGGI E POI NELLA LORO APPLICAZIONE ...
lL'ASSOCIAZIONE FA PRESENTE CHE UNA DELLE FALDE ACQUIFERE PIU' UTILIZZATE NELLA ZONA, ABITATA DA 300.000 PERSONE, SI TROVA SOTTO TERRA A 350 METRI DAL POLO PETROLCHIMICO DA BONIFICARE.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/08/smaltire-175mila-tonnellate-di-rifiuti-chimici-in-centro-abitato-in-lombardia-forse/619696/

martedì 4 giugno 2013

UNIPOL: BERLUSKAZZ, L'AVREI FATTO ANCH'IO!

Naturalmente il titolo è una provocazione: io non lo avrei fatto.

Ascoltare e poi diffondere l'intercettazione in cui Fassino dice "Abbiamo una banca" così poi riportata dei servi dell'informazione del regime pubblicitario con i risultati elettorali poi avvenuti!

Ma pensiamoci bene, visto il rapporto reato - effetto - pena

chi non lo avrebbe fatto per appena 1 anno di carcere con la prescrizione?

Tra il reato, i benefici che si è procurati il reo e le conseguenze legali del suo crimine non c'è alcun rapporto di logica, tremendamente sbilanciata in favore del commettere il reato.

forse è per questo che gli investitori esteri si tengono lontani dall'Italia, non la cosiddetta "burocrazia statale", ma l'invertezza del legale del business, specie quelli in cui il berluskazz è coinvolto.

http://www.corriere.it/cronache/13_giugno_04/unipol-giudici-decisivo-ruolo-di-berlusconi_795bcff6-cd08-11e2-9f50-c0f256ee2bf8.shtml

lunedì 3 giugno 2013

AXA ASSURANCES GODE, SIENA PARECCHIO MENO

L’Amministratore Delegato di Axa, Henri De Castries, ha confermato ad Affari e Finanza, inserto economico de La Repubblica, due cose: che il Monte è una gran bella banca e che in matematica due più due fa quattro. “Come azionisti della banca abbiamo subito come tutti gli altri una riduzione del valore dei titoli" tuttavia  "L'investimento in Axa Mps sta invece dando buoni frutti: il management si è comportato estremamente bene anche durante la tempesta finanziaria". Cioè per fare bene i propri affari basta stare seduti dal lato giusto del tavolo, la parte dove si decide. Barattando con sagacia la distruzione di valore perpetuata dai vertici e dall’Area Finanza in cambio del monopolio della banca assicurazione: alla fine fra perdite e guadagni il conto torna: due più due appunto. Mica si arrabbia per le reiterate malefatte scoperte monsieur De Castries. Se per appoggiare Mussari il consigliere De Courtois (rappresentante di Axa in Rocca Salimbeni) abbia commesso reati non lo sappiamo e caso mai è un problema giudiziario che in Procura hanno dovuto valutare; rimane però il problema morale di un pessimo comportamento davanti a una città devastata dalla fine ingloriosa della banca che fu. Non sono mica migliori i signori di Axa di quelli che hanno avuto un mutuo senza garanzie, una casa regalata, una carriera senza meritocrazia, una percentuale sugli affari finanziari, affari immobiliari di dubbio successo per la banca ma non per i vari “re del mattone” che si sono avvicinati a MPS.
"Abbiamo fiducia nel nuovo management guidato da Alessandro Profumo e Fabrizio Viola e li supportiamo. Stanno facendo le cose giuste per vincere la sfida del risanamento": questa è la conclusione del manager transalpino, che per inciso ha la liquidità necessaria per investire il famoso miliardo che cerca Alessandro Profumo. Va così bene alla grande compagnia francese che all’assemblea di approvazione del bilancio del 29 aprile il consigliere De Courtois non si è presentato. Mancavano anche i consiglieri Turchi, Campaini, Briamonte, Demartini: qualche assenza eccellente, forse per evitare domande e rilievi imbarazzanti da parte degli altri soci. Ma gli affari non si fanno in assemblea: eventuali rapporti con Poste Italiane, di cui si è parlato (comprese le ovvie smentite degli interessati) per un accordo commerciale che potrebbe essere preludio per una nuova società compartecipata sotto l’attenta regìa di Cassa Depositi e Prestiti, aprirebbe nuovi canali di vendita dei prodotti assicurativi (14.000 uffici postali) proprio a scapito delle filiali della banca, che sempre meno si occupano di fare la banca tradizionale, per cui una ulteriore contrazione di personale sembra facilmente prevedibile.
Chissà che previsioni si leggeranno nella relazione che accompagnerà il Piano industriale sul numero dei dipendenti nel medio periodo, tanto quanto possa servire a mettere in piedi questa realtà con Poste Italiane. Già Viola gode dello spread intorno a 260, che automaticamente migliora i conti della banca, anche se il titolo in borsa si mantiene in leggera ascesa intorno a 24 centesimi. La data del 17 giugno si avvicina e l’appuntamento di Bruxelles riguarda tutto il sistema di potere che gravita intorno a Rocca Salimbeni. Ma è bene che si sappia che i processi decisionali e i verbali delle decisioni della Bce non sono pubblici e tutta l’informazione che ne avremo sarà parziale e centellinata da un ente che non è stato eletto dai cittadini europei e non risponde loro, né più né meno della Fondazione MPS nei confronti dei cittadini senesi, ma che controlla il nostro presente e il nostro futuro. E’ più probabile però che le informazioni complete arrivino al board di Axa e a monsieur De Castries, che continuerà a decidere se e a quali condizioni  mantenere l’investimento in MPS. La Bce osserva il caso Monte dei Paschi di Siena con molto interesse: in fondo le due ispezioni rivendicate da Banca d’Italia nel comunicato stampa del 31 maggio le aveva firmate proprio lui. Peccato non avesse mezzi, dal 2008 a fine 2011, per fermare lo scempio.

sabato 1 giugno 2013

LE FONDAZIONI POLITICHE, LOBBY O BANDE MAFIOSE? IL CASO CRUCIANI

In un post di qualche giorno fa, avevamo chiesto al presidente di MPS di indicare se la sua banca finanziasse le fondazioni di origine politica che pullulano ormai nel nostro paese e che sono ben protette nel loro anonimato da una legge

D.P.R. 10.02.2000 n° 361 , G.U. 07.12.2000
 
che fu fatta da Massimo D'Alema, presidente del consiglio nel 2000 e dal ministro della funzione pubblica di allora Franco Bassanini. Guarda caso due dei primi e più tosti esponenti della lobby, il primo con la fondazione "Italianieuropei" e il secondo con la fondazione "Astrid".  
 
Di quale anonimato si parla? Nei loro siti internet ci sono molte informazioni, ma quelle fondamentali mancano. Manca l'elenco dei benefattori, quelli che versano soldi  e quanti soldi versano. Queste fondazioni, probabilmente non per caso, non sono costrette dalla legge a pubblicare l'elenco. Così in nome di una privacy pelosa e disinformante, non possiamo renderci conto se la loro proposta politica nasce dai bisogni dei cittadini o dall'affarismo dei finanziatori.
 
Al Parlamento, poco dopo il nostro articolo
 
 
una senatrice di M5S ha presentato un illuminante intervento in proposito:
 
“Tra gli sponsor della fondazione "VeDrò", vera unione del governo Pd-Pdl” – ha denunciato la senatrice PAOLA NUGNES– “abbiamo i colossi del gioco d’azzardo Sisal e Lottomatica; per energia e ambiente abbiamo Enel, Eni, Edison; per i trasporti Autostrade per l’Italia; per il settore alimentare Nestlè”. Paola Nugnes ha anche elencato le personalità politiche appartenenti all’associazione: oltre ad Enrico Letta, anche Angelino Alfano, Andrea Orlando, Maurizio Lupi, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Corrado Passera, Laura Ravetto, fino ad esponenti di centrosinistra come Francesco Boccia, Giovanni Melandri, Deborah Serracchiani, Matteo Renzi, Michele Emiliano, Luigi De Magistris (che poche ore fa ha seccamente smentito sulla sua pagina facebook). “Ma anche tanti giornalisti illustri” – ha aggiunto l’esponente del M5S – “come Curzio Maltese, Filippo Facci, David Parenzo e Giuseppe Cruciani, tutti impegnati in un legittimo disegno politico comune che ci inquieta“. “Tra gli sponsor della fondazione, vera unione del governo Pd-Pdl” – ha denunciato la senatrice – “abbiamo i colossi del gioco d’azzardo Sisal e Lottomatica; per energia e ambiente abbiamo Enel, Eni, Edison; per i trasporti Autostrade per l’Italia; per il settore alimentare Nestlè”. Paola Nugnes ha anche elencato le personalità politiche appartenenti all’associazione: oltre ad Enrico Letta, anche Angelo Alfano, Andrea Orlando, Maurizio Lupi, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Corrado Passera, Laura Ravetto, fino ad esponenti di centrosinistra come Francesco Boccia, Giovanni Melandri, Deborah Serracchiani, Matteo Renzi, Michele Emiliano, Luigi De Magistris (che poche ore fa ha seccamente smentito sulla sua pagina facebook). “Ma anche tanti giornalisti illustri” – ha aggiunto l’esponente del M5S – “come Curzio Maltese, Filippo Facci, David Parenzo e Giuseppe Cruciani, tutti impegnati in un legittimo disegno politico comune che ci inquieta“.

Cruciani e Parenzo, che conducono "La Zanzara" su Radio 24 pare se la siano presa molto a male. Ma purtroppo ce la siamo presa a male pure noi, tanto da far venire grossi dubbi sulla vera natura dell'irriverenza del duo verso la politica che sterzi, nel mondo del regime pubblicitario, verso una precisa educazione politica del radioascoltatore blandito dall'apparente qualunquismo e pressapochismo da bar finto ingenuo del duo. Facci è politicamente apertamente impegnato, se lo leggi sai come prenderlo e interpretarlo, mentre Cruciani non è quel cane sciolto che vuol far credere di essere. A meno che non confessi la leggerezza di non aver capito che iscrivendosi a una fondazione politica non faceva altro che aderire a quel mondo che vorrebbe prendere in giro. 

LA RESPONSABILE IRRESPONSABILITA' DELLA FONDAZIONE MPS

“Non si costruisce niente sulla difesa delle rendite e del proprio particolare”. Parole e musica di Ignazio Visco, governatore di Banca d’Italia, pronunciate con il plauso dell’Acri, la potente associazione delle Fondazioni bancarie italiane ella giornata di venerdì 31 maggio. Uno spartito destinato anche ad imprese e governo, sindacati e società civile. E che suona strano assai, se riferito proprio alle ultime vicende di Palazzo Sansedoni. Una Fondazione, quella senese, caratterizzata da uno statuto che dava al suo organo di governo  una responsabile irresponsabilità: quella di essere svincolata dal rendere conto dell’operato dei suoi deputati verso chi li aveva nominati nell’incarico. Al punto che, davanti al depauperamento del patrimonio societario di oltre 12 miliardi di euro, miliardo più miliardo meno, essi non ne devono rendere conto responsabilmente a nessuno. La rendita perfetta, nel bene come nel male, prebende e gettoni di presenza certi e non contestabili.
E come tali essi si comportano almeno nei riguardi della città a cui versavano peana di adorazione. Perché celeri si sono mossi nel seguire la volontà delle Istituzioni che hanno loro comandato di modificare lo statuto, prima che il governo delle macerie sia posto in altre mani, incuranti della loro manifesta incompetenza a dirigere la baracca. E meno male che l’incompetenza non è un reato, altrimenti un bel soggiorno al carcere di Santo Spirito (con vista sulla Valle di Follonica) non lo eviterebbero. Si disse che la clausola dell’articolo 7 paragrafo 2 “I membri della Deputazione generale non rappresentano gli enti dai quali sono stati nominati, né rispondono ad essi del loro operato” doveva servire a tenere la politica lontano dalla sana gestione della Fondazione e della banca a cui codeste persone dovevano dare indirizzo e uomini capaci e competenti. Ma è successo esattamente il contrario, con un presidente (Mussari) di nomina squisitamente politica – tessera del Pci in tasca - diventato presidente della banca senza avere titoli ed esperienza adeguati al compito, un vicepresidente (Mancini) con forse qualche esperienza di bilancio Asl promosso a ruolo di nume tutelare della banca MPS di cui si possedeva la maggioranza assoluta.
Di male in peggio, se possibile, si va con questo nuovo statuto. Nella nuova formulazione dell’articolo 7 paragrafo 2 questo concetto viene fumosamente ampliato per fare in modo che i nominati in Deputazione continuino a non dover rendere conto a nessuno del loro operato. Caso mai, la maggioranza di loro (qualcuno per fingere di essere in democrazia ci deve pur figurare) dovranno continuare a far riferimento alla lobby (o al partito) che gli ha permesso di ottenere quel posto: quel qualcosa di impalpabile che tutti conosciamo sulla nostra pelle ma che essendo appunto impalpabile non ne potremo mai provare l’esistenza. Ecco: una Deputazione che viene a conoscenza “a cose fatte” dell’acquisto di Antonveneta e non ha altra chance che approvare incondizionatamente una operazione che, se mai doveva esistere, doveva essere originata da lei stessa, è un capovolgimento dei ruoli che per il futuro non potrà essere eliminato.
Con il beneplacito, ovviamente del Ministero dell’Economia, di Guzzetti e dell’Acri e naturalmente del buon governatore Ignazio Visco: la rendita di Siena (una elemosina di lusso ma solo perché nessuno ne potesse contestare la governance perché non è giusto sputare nel piatto dove si mangia) può finire, la rendita della politica romana nel controllo della Fondazione MPS deve continuare. Come la responsabilità della gestione deve rimanere solo un concetto buono per le feste comandate. Questi politicanti che oggi danno lezione di stile e di capacità alla città di Siena e che plaudono allo spezzar di catene del giogo senese soffocante nella difesa del proprio particolare, sono quelli che vogliono continuare a curare al meglio il loro particolare, disporre nuovamente della banca più antica del mondo, espropriata a Siena nel 1995.
Perché le rendite, caro governatore della banca d’Italia Visco, erano non nei soldini per restaurare palazzi e rattoppare strade, per costruire scuole e nemmeno per far funzionare club sportivi o associazioni musicali. Erano negli immobile svenduti agli amici, nei mutui facili senza garanzie e senza solvibilità concessi ai vari Amato, Verdini e chissà quanti ancora. Erano negli stipendi delle partecipate in mano a personaggi di chiara fama in fatto di capacità finanziarie, erano nelle carriere bancarie al fulmicotone degli uomini del partito e del sindacato anche partendo dal ruolo di semplice commesso senza nemmeno un titolo di studio adeguato, altro che meritocrazia. Erano nelle persone che avevano trasformato la capacità della politica di immaginare il futuro migliore in un presente meravigliosamente finto per i tanti che non riescono ancora a guardare oltre il proprio naso.

venerdì 31 maggio 2013

BANCA D'ITALIA-MPS: SAPERE E TACERE NON PORTANO MAI DA NESSUNA PARTE

Questa mattina la Banca d’Italia ha pubblicato un documento in cui si ripercorrono le tappe della storia della banca Monte dei Paschi di Siena dal 2008 (acquisto di Antonveneta dal gruppo spagnolo Santander) ad oggi. Palazzo Koch rivendica che “l’azione di vigilanza negli ultimi anni è stata continua e di intensità crescente”. Visti i risultati che sono sotto gli occhi di tutti, si deve desumere due cose: che gli interventi sono comunque stati tardivi e che la legislazione in materia è alquanto carente, se davvero in Banca d’Italia tutti possono affermare di aver svolto tempestivamente e correttamente il proprio ruolo. Segue alla dichiarazione di principio salvifica una ricostruzione cronologica degli avvenimenti. Dapprima si conferma che l’impegno per l’istituto di credito senese è di 18,5 miliardi (9 di acquisto + 9,5 di restituzione ad Amro di linee di credito concesse ad Antonveneta) e che Mussari e Vigni abbiano ottemperato alle prescrizioni richieste. Ma non è così, scrive Palazzo Koch e a maggio 2008 si avvia “un’approfondita analisi dello schema contrattuale dell’operazione FRESH”. Ciò presuppone che il perfezionamento dell’acquisto, essendo subordinato agli esiti della verifica, si debba intendere sospeso. Invece il 30 maggio MPS dichiara di aver chiuso con Santander l’esecuzione del contratto. Mentre l’analisi arriva a fine ottobre, quando i suoi effetti sarebbero già completamente nulli: chi riporterebbe indietro i soldi volati a Londra e in Spagna? E’ ovvio che Banca d’Italia, anche in assenza delle carte che verranno scoperte più recentemente, può solo dire di si, anzi salomonicamente “ne prende atto” che non vuol dire si ma è solo un timido tentativo di sgravio di responsabilità.    
Dalla seconda metà del 2009 per la Vigilanza è chiaro che i problemi di liquidità del Monte sono enormi e in crescita continua e convoca ripetutamente i vertici della Rocca all’inizio del 2010. “La situazione della banca viene giudicata di scarsa chiarezza e potenzialmente critica” ma evidentemente non ci sono i poteri per allontanare gli scadenti amministratori e nemmeno per comunicarlo ai soci della banca, dediti a santificare il buon governo con la Fondazione a distribuire a pioggia (clientelismo localistico?) gli utili prodotti dal depauperamento del capitale sociale. Quando saranno accessibili le carte, si chiariranno eventuali connivenze e omissioni della Deputazione o la sua totale ignoranza della situazione, benché i campanelli d’allarme in città e nella continua perdita di valore del titolo in Borsa suggerivano. Ma Banca d’Italia è lenta: solo nell’agosto capisce l’origine dei problemi: “l’irrigidimento degli investimenti in titoli pubblici, il cui valore risulta assai cospicuo (circa 25 mld). In particolare la condizione di liquidità, caratterizzata da elevata volatilità dei saldi, risente soprattutto di due operazioni di repo strutturati su titoli di Stato effettuate rispettivamente con Deutsche Bank e Nomura per un valore nominale complessivo di circa 5 miliardi di euro, con profili di rischio non adeguatamente controllati e valutati dalla struttura di MPS né compiutamente riferiti all’Organo Amministrativo”. Si riporta il passaggio preciso del documento, perché sembra di capire che nell’agosto 2010 la banca d’Italia abbia scoperto al reale portata di Alexandria e Santorini e non quando sono stati ritrovate, due anni dopo, le carte nella cassaforte “dimenticata” di Vigni.
In effetti Palazzo Koch si prende un anno di tempo per verificare meglio Santorini: “Fermo restando che la Banca d’Italia non ha poteri in materia di valutazioni di bilancio, in considerazione della complessità dell’operazione e dei possibili spazi interpretativi concessi dalle regole contabili IAS, la Banca d’Italia decide nel novembre del 2011 di sottoporre la questione a specifici approfondimenti contabili in collaborazione con le altre Autorità di settore anche al fine di predisporre una nota di chiarimenti all’intero sistema bancario”. Solo però averne parlato nel 2010 poteva servire a cambiare e salvare il salvabile, invece di dare opportunità al vertice della Rocca di continuare nell’opera di imboscamento e di ideazione di spericolate manovre (come l’aumento di capitale del luglio 2011 che la stessa Banca d’Italia ha approvato!) per tentare di nascondere la situazione a tutti. Quell’aumento di capitale che ha condannato a morte la Fondazione.
E’ proprio la Vigilanza a chiedere l’aumento di capitale “che sia elevato per tenere conto dell’esposizione al rischio sovrano e dell’esigenza di rafforzare la tenuta della banca in occasione degli esercizi di stress test da condurre a livello europeo” e che stima in 3,2 miliardi di euro, di cui due materialmente versati dai soci. Che erano o no al corrente di quanto faceva e disfaceva la Direzione Generale? “MPS dichiara che i repo strutturati in titoli di Stato trovano ratio economica nel sostegno alle strategie di carry trade e nell’intenzione di assumere profili di rischio-rendimento mitigati nell’ambito della complessiva posizione della banca. Per tali ragioni e in considerazione del rispetto dei limiti operativi in essere, le stesse non erano state sottoposte all’organo amministrativo, ma approvate in sede di Comitato Finanza e dal Direttore Generale”: dopo questa dichiarazione fatta alla Vigilanza, che significa semplicemente che operazioni della grandezza finanziaria superiore alla capitalizzazione della banca stessa possono essere sottratte alla conoscenza, verifica e approvazione degli Amministratori, per la Banca d’Italia è normale che i soci tirino fuori i soldi della ricapitalizzazione senza essere veramente a conoscenza del perché: è solo carenza di legislazione, questa?
A settembre 2011 la posizione della banca e del DG Antonio Vigni è sempre più indifendibile anche per gli organi di controllo. Cause sono il peggioramento delle condizioni di mercato e l’aggravio dei costi generati dal sempre più massiccio acquisto di titoli di Stato italiani. I Tremonti bond, la scusa presentata da Mussari per giustificare l’aumento di capitale, non vengono restituiti e, inspiegabilmente, di essi nel documento odierno non se ne fa neanche cenno. La Banca d’Italia oggi viene dipinta così da se stessa come un moloch dai piedi d’argilla che vede il castello della finanza senese crollare dalle fondamenta nel periodo 2008-2012 senza alcuna capacità di intervento sanatorio, strutturale, perfino informativo perché al di là di poche voci, tra cui la nostra orgogliosa, tutto è rigorosamente segreto in barba al fatto che MPS è una società quotata in borsa. Può solo e in gran segreto organizzare “operazioni di prestito titoli: a fronte della costituzione di idonee garanzie, sono prestati titoli altamente liquidi, utilizzati da MPS per finanziarsi sul mercato mediante operazioni di repurchase agreement”. Solo il 15 novembre 2011 viene ufficialmente chiesta al CdA “una rapida, netta discontinuità nella conduzione aziendale”.
Tutto il resto è storia conosciuta, dall’arrivo di Fabrizio Viola e quello successivo di Alessandro Profumo, delle prescrizioni faticosamente soddisfatte per l’Eba, della promozione carrieristica di Giuseppe Mussari. Il cerchio si chiude il 10 ottobre 2012 con il ritrovamento del contratto originario con Nomura data 31 luglio 2009. E Santorini esce fuori, come Nota Italia: ma siamo già nel 2013 e un guardiano che chiude la stalla dopo la fuga dei buoi non serve più a nessuno. Come funziona la Banca d’Italia? Come si possa permettere che il controllo pubblico di un bene fondamentale e di così grande incidenza sulla vita dei cittadini di una Nazione possa essere acriticamente essere messo nelle mani di una associazione privata, che tale è Palazzo Koch, i cui soci sono le stesse banche che dovrebbe controllare, è un mistero della politica contemporanea, che così succede anche in altri stati. Tra i soci c’è naturalmente anche il Monte dei Paschi di Siena …
http://www.bancaditalia.it/media/chiarimenti/Interventi_MPS_maggio_2013.pdf

mercoledì 22 maggio 2013

CHE PENA PENATI!

I giovani d'oggi mi chiedono perchè il PD non ha mai fatto la legge sul conflitto di interessi e spezzato le catene del malaffare. Adesso che si leggono gli esiti delle vicende giudiziarie di Penati, che gode della prescrizione che fino a ieri spergiurava di non voler usufruire, di domande non ne fanno più.

Ragazzi intelligenti, vero?

La legge è nuova di zecca, varata dal governo Monti e chiamata pomposamente con le solite definizioni del regime pubblicitario "legge anticorruzione", mentre in realtà serve solo a togliere dai processi oggi Penati, domani il berluskazz e i suoi scherani.

Grande protagonista l'avvocato-ministro Paola Severino, che avrà grandi ringraziamenti dai suoi clienti e da quelli dei suoi colleghi, che vincono sempre facile contro lo Stato a cui cambiano continuamente le carte in mano passandogli le scartine.

Gli investitori stranieri staranno ancora più lontani dall'Italia, facile profezia.

domenica 19 maggio 2013

COME E' FACILE AGGIRARE LA BANCA D'ITALIA, CONSOB E ANTITRUST

L’ultimo scandalo del Monte dei Paschi di Siena, che racconta di domenica Il Fatto Quotidiano, è apodittico perché rivela un’altra irregolarità compiuta per nascondere il fatto che la banca non aveva la capacità di acquistare Antonveneta truccando da quel momento sistematicamente i conti per nascondere i buchi. Buchi nei quali personaggi riferibili all’Area Finanza, la cosiddetta “Banda del 5%” si sarebbe infilata per procacciarsi indebiti guadagni senza che nessuno potesse scoprire come stavano veramente le cose. Perché questa gente allontanava chi, all’interno della banca, fosse in grado di scoprirle e circondandosi di yesman privi di qualsiasi competenza. Ma lo è perché rivela anche come le leggi del nostro ordinamento siano somiglianti a quelle di una Repubblica delle banane, dove chi è al potere può tutto senza doverne subire le conseguenze, in totale deresponsabilizzazione.
Il Fatto ci dice nel 2009 la banca deve dimostrare, all’ispezione attesa per il 7 dicembre, di aver portato la raccolta dei clienti al limite del 58% in provincia di Siena, contro il 70% fin lì detenuto, in ossequio alle prescrizioni dell’Antitrust seguite all’affare combinato col Santander. Essendo in difetto, si organizza con l’aiuto della Fondazione, conti correnti e travasi si soldi che vanno da Siena a Roma per tornare dopo l’ispezione. Lo scoprono i magistrati, perché all’epoca stanno quindi già intercettando le telefonate degli uomini ai vertici di MPS, che proseguono ignari a mestare nella poltiglia affaristica che hanno creato. La Magistratura avrebbe chiesto “ragguagli alla stessa Banca d’Italia, specificando che quei movimenti erano sicuramente da mettere in relazione con la necessità di MPS di adempiere entro il termine del 30 novembre 2009 (poi prorogato al 31 maggio successivo) all’obbligo di ridurre la quota di mercato dei depositi detenuta nella provincia di Siena. La Banca d’Italia risponde che tutto sembra regolare, ma facendo riferimento solo ai movimenti dei soldi da una città all’altra, di per sé normali. A quanto pare i magistrati non avrebbero informato gli ispettori di palazzo Koch e l’Antitrust delle intercettazioni agli atti, che, all’apparenza, darebbero alle stesse operazioni la luce particolare dell’ostacolo doloso alla vigilanza”.
Ma se Banca d’Italia, Consob e Antitrust si possono prendere in giro in questa maniera, vuol dire che leggi e regolamenti sono estremamente vacui e lassisti, più adatti a un corpo dirigenziale che li deve plasmare come plastilina alle proprie necessità di potere, deresponsabilizzando il malcapitato di turno che deve firmare e validare le ispezioni fasulle che vengono ordinate da Palazzo Koch. E come poi interpretare la decisione della Magistratura di non avvertire la Banca d’Italia che le operazioni messe in atto, come riferisce il Fatto, da Attilio Di Cunto, Marco Parlangeli, Lorenzo Biscardi? Oltre alla segretezza di indagini ancora in corso, non si potrebbe avvertire il timore che da Roma a Siena ci potesse essere un travaso di notizie per mettere in guardia i vertici di Rocca Salimbeni? Un ultimo aspetto inquietante è la coscienza che la Deputazione potesse o meno avere riguardo alla conoscenza di certe operazioni che venivano compiute. Non tanto per le operazioni in sé, quanto per il fatto che dalle intercettazioni risulterebbe che l’ente controllato dalla Fondazione ordinava e Palazzo Sansedoni controllante eseguiva gli ordini. Un inversione di ruoli in linea con il comportamento che, fin dall’acquisizione di Antonveneta, la Deputazione ha sempre mantenuto nei confronti di Mussari e della banca. E che ne sancisce l’inadeguatezza: quando se ne andranno via dalle poltrone in Via Banchi di Sotto, sarà sempre troppo tardi.

venerdì 17 maggio 2013

INONDAZIONE? FIUME KILLER? NO GRAZIE NON CI CREDO!

Nuove inondazioni in Veneto - segnatamente a Verona. Come già abbiamo avuto a scrivere in proposito di vecchia alluvione che disastrò i capannoni industriali nella valle del Tanaro in Piemonte e di quella esondazione a sinalunga, provincia di Siena, ricordiamo che la bramosia di guadagno ha portato a rendere edificabili aree che non potevano esserlo, a costruire senza accorgimenti, a dare stipendi esagerati ai politici nominati nelle agenzie di controllo invece che investirli nella prevenzione e nel rinforzo degli argini.

Oggi non possiamo che linkare quanto scriveva nel novembre 2012 un sito veronese:

http://www.veronareattiva.org/sito/notizia/103/altro-che-fiume-killer-stop-al-consumo-di-suolo-ce-lo-chiede-l-europa.html

e proprio a Verona morte e distruzione nemmeno sei mesi dopo

fermare il consumo del suolo
stop al consumo del suolo

GRILLISMO E POTERE

Probabilmente neanche Grillo pensava di arrivare così rapidamente a un successo elettorale di dimensioni gigantesche. E giustamente non ha preteso in prima battuta di arrivare a posizioni di governo, nelle quali i suoi eletti (più o meno democraticamente scelti dalla sua base) sarebbero stati sopraffatti per inesperienza dal resto della compagine governativa. Poi c'era anche da sistemare la pratica Bersani.

Gargamella o meno, se vuoi essere credibile ai tuoi elettori dopo aver dichiarato che non avresti fatto governo con un morto che parla e cammina, la scelta era giusta: farlo dimettere. E' probabile che nel Pd si sia arrivati poco lontano da fare avere l'incarico di governo a uno gradito al M5S. Le cose sono andate diversamente, è nato il governo Letta.

La componente affaristica del PD, ovvero l'elenco dei nomi della politica romana che possono affermare di avere in tasca le tessere del partito con tutti i cambiamenti di nome dal PCI a oggi, sta tentando di autoperpetuarsi pur in compromesso con il Berluskazz. Il mosaico è composto da tanti incarichi, posti di potere, banche e Cassa Depositi e Prestiti, regioni, province, comuni, circoscrizioni.

A Siena, nel momento in cui l'ente Provincia sit rova costretto a dimezzare gli emolumenti, una consulenza per un ufficio stampa esterno che casualmente è anche l'ufficio stampa del partito a livello locale, però non è andata disdetta. Sarebbe stato un risparmio notevole di risorse inutili sprecate, visto che personale la Provincia per ottemperare al compito ce l'ha, ma non usciamo dal tema oltre.

Grillo guardi alla storia. Per avere voluto prendere tutto, come sembra voglia oggi, rischia di non prendere nulla e di permettere all'avversario di sopravvivere con tutti i suoi sistemi e mezzucci. Il governo Letta avrà probabilmente vita breve, per l'incapacità di fare qualcosa di organicamente costruttivo e di demolire i monopoli che stringono l'Italia in una morsa e perchè per salvare il berluskazz ci sono cose che nessun democratico è disposto a fare.

berlusconi, presentandosi come la stabilità e la convenienza da basso prezzo, con i suoi sondaggi sarà pronto a guidare il paese per altri 5 anni. Sappiamo a cosa ci ha esposto la scelta di far cadere il governo Prodi nel 2008 dei vari politici di sinistra. Duri e puri, Grillo, ma al momento giusto, sfruttando questo tempo concesso per prepararsi a governare, bisogna scegliere di non tornare al voto.

Pensare di andare allo scontro finale con uno che si fa le ricostruzioni delle cause perse alla Ruby nelle sue televisioni private con un nuovo voto è semplicemente autodistruzione. La storia dei vari Occhetto, Ferrero e simili dovrebbe essere molto istruttiva. Il berluskazz, di fronte alla chiusura dell'esperienza Letta Enrico, spingerà per votare e la grancassa mediatica sta con lui. Perfino chi ha un atteggiamento neutrale presenta le notizie in modo ovattato e consapevolmente errato e confondibile.

Se cade Letta il pallino va nelle mani di Napolitano. Che prima di sciogliere le camere, sul nome dal M5S indicato nello schieramento del PD, sarebbe costretto a dare un incarico, con sommo scorno dei vari D'Alema, Amato, Quagliariello, Berluskazz. Un governo che facesse quei pochi cambiamenti condivisibili veri sarebbe fatale al berluskazz, già.

Un governo che invece di levare 120 euro di Imu sulla prima casa (che col 78% di italiani padroni di casa significa che finalmente abbiamo una tassa che tutti pagano) levi l'illiberale balzello del Canone RAI: sono gli stessi soldi, per le tasche dei cittadini, no? E distruggere l'illiberale castello della legge Gasparri, così chi è più bravo incasserà più pubblicità.

Un governo che escluda dalla tassazione dell'imponibile una quota sul fatturato di giacenze di magazzino (es. con 1 mln di fatturato si potrebbe avere, non tassato, un 10-15% di magazzino: solo ricostituire le scorte metterebbe in moto l'economia senza costare nulla.

Ci sono tante cose che si possono fare, come ricontrattare il prezzo del gas coi Russi: è facile, lo paghiamo più caro degli altri paesi europei indipendentemente se sia vero che il berluskazz ci fa la cresta come ha detto un tizio che sembrava saperla lunga a Report.

MA SENTI STO PORCELLUM CHE SAREBBE ANTICOSTITUZIONALE!

La Corte Costituzionale ha mandato alla Consulta il Porcellum accogliendo i rilievi di un avvocato che ne contesta la legittimità

http://www.corriere.it/politica/13_maggio_17/legge-elettorale-cassazione-boccia-premio-maggioranza_4a6bb2ee-bee7-11e2-be2c-cd1fc1fbfe0c.shtml

Nessun stupore: una delle caratteristiche del regime publicitario in vigore da 20 anni in Italia è proprio quella di fare leggi infischiandosene del diritto e della Carta Costituzionale e della volontà dei cittadini.

Perchè? Intanto la legge va immediatamente in vigore e consente l'esercizio del potere in maniera prevaricatrice ed truffaldina. Specialmente se si prepara l'opinione pubblica con allarmismi del tipo "Siamo in emergenza" o cose del genere. Poi se dopo qualche anno viene abrogata chi se ne frega, nessuno ne risponde e i benefici immediati per gli esponenti del regime pubblicitario sono già stati goduti.

Sul Porcellum, in particolare gli strali della Corte Costituzionale riguardano "l'alterazione degli equilibri costituzionali" proprio quelle cose che impediscono di governare a chi vince se non prende la maggioranza in Senato in Lombardia, Campania, Sicilia.

Poi, scrive la Corte, forse ispirata dalle recenti vicende politiche, sul premio di maggioranza: «Si tratta - si legge nella sentenza - di un meccanismo premiale che, da un lato, incentivando (mediante una complessa modulazione delle soglie di accesso alle due Camere) il raggiungimento di accordi tra le liste al fine di accedere al premio, contraddice l'esigenza di assicurare la governabilità, stante la possibilità che, anche immediatamente dopo le elezioni, la coalizione beneficiaria del premio si sciolga o i partiti che ne facevano parte ne escano (con l'ulteriore conseguenza che l'attribuzione del premio, se era servita a favorire la formazione di un governo all'inizio della legislatura, potrebbe invece ostacolarla con riferimento ai governi successivi basati un coalizioni diverse).

Davvero che si poteva verificare questo caso? Cosa ha fatto Sel per la formazione del governo Letta? Lo hanno capito anche alla Corte Costituzionale!

Estremamente versiva la considerazione finale: esso provoca una alterazione degli equilibri istituzionali, tenuto conto che la maggioranza beneficiaria del premio è in grado di eleggere gli organi di garanzia che, tra l'altro, restano in carica per un tempo più lungo della legislatura (ovvero tengono sotto controllo il prima e il dopo, ndr)». Da qui la sua manifesta «irragionevolezza» in base all'art. 3 della Costituzione nonché la lesione «dei principi di uguaglianza del voto e di rappresentanza democratica».

Un golpe mascherato da legge dalle belle intenzioni. Ci avreste mai creduto se non fosse una sentenza della Corte Costituzionale?

Cominciate a comprendere cosa vuol dire Regime Pubblicitario?

lunedì 13 maggio 2013

IUS SOLI, OVVERO COME MENARE IL CAN PER L'AIA ANCHE OGGI

Qualcuno crede che lo Ius soli avrebbe aiutato il ghanese Mada Kabobo ad evitare il momento di follia che lo ha portato a commettere una strage col piccone a Milano?

La storia è lastricata di belle intenzioni sbagliate esternate nel momento sbagliato.

Il ministro Cecile Kyenge non si è sottratta alla storia delle intenzioni sbagliate.

Pensi ad altro, in questo momento, a come evitare momenti di follia veramente tragici: oggi è toccato a un cittadino extracomunitario, ma le ragioni di difficoltà sociale, economica e culturale sono le stesse che potrebbero alimentare la follia di chiunque, nero o bianco, italiano o straniero, uomo o donna.

Si sappia dare le priorità giuste alla storia.

ANCHE ENRICO LETTA RACCONTA BENE LE BARZELLETTE!

 Letta alla stampa:

«Fare spogliatoio. Ognuno paga per sé»

Poi lunedì si torna a Roma.

Chi controlla i rimborsi spese?

Fatemi sapere.

La disinformazione del regime pubblicitario è sempre attiva.

martedì 7 maggio 2013

GIUSTIZIA: INCEPPARE LA MACCHINA DEL TRIBUNALE SENESE OGGI PER NON FARE I PROCESSI DOMANI

Il rischio che l’inchiesta Antonveneta si impantani e finisca in una bolla di sapone per volontà politica è più forte che mai. Dietro la facciata delle dichiarazioni di rito e delle schermaglie dei partiti esiste in Italia una volontà bipartisan di non arrivare mai al compimento della ricostruzione dei fatti, delle responsabilità e delle pene, e questo vale per tutti i grandi processi in cui è implicata la politica: in questo caso basta non fare nulla. Il capro espiatorio c’è, verrà processato quanto prima. Ma già il primo sassolino nell’ingranaggio della macchina giudiziaria è stato gettato: il giudice Francesco Bagnai a settembre andrà via da Siena. Non si sa se sarà sostituito, ma chi ne prenderà il posto dovrà avere il tempo di studiarsi le carte da capo: se non avesse tentato la fuga a Londra oggi anche Baldassarri sarebbe a casa sua, peccato che non abbia confidato nella legislazione giudiziaria italiana! I grandi inquisiti Mussari e Vigni non vanno dentro perché collaborano con la giustizia, ma quello che dicono rimarrà segreto e, dopo la probabile prescrizione, secretato, inconoscibile e inutilizzabile.
 Che la Procura di Siena, per la sua storia e la quantità del suo organico, non fosse adeguata a sostenere un terremoto politico-finanziario del valore di oltre 30 miliardi complessivi era ovvio fin da principio. Ingroia, specializzato in mafie e criminalità organizzata, ha buone ragioni per non voler andare ad Aosta, procura che nello specifico non ha mai avuto una storia di mafia da offrire. Eppure l’ex ministro “tecnico” Severino non ha ritenuto necessario rinforzare l’organico del Tribunale di Siena, almeno come hanno fatto i locali magistrati per le indagini, che hanno chiesto l’aiuto della Guardia di finanza di Roma, più numerosa e specializzata in reati finanziari di primo livello, affiancando la caserma di Via Curtatone. Così arriviamo alla querelle odierna, in cui un Gip, Ugo Bellini, si lascia così descrivere dal presidente del Tribunale Benini: “è ai limiti della sostenibilità e non v'è giorno in cui il collega chieda di essere sollevato da quelle funzioni. La demotivazione e il timore di non essere all'altezza del compito, quantitativamente e qualitativamente, sono evidenti". Timore di non essere all’altezza del compito che però non gli impedisce, criticatissimo, di respingere il decreto di sequestro preventivo per Nomura e per gli ex vertici del Monte.
Un ostacolo che rischia di compromettere l’intera impalcatura dell’indagine nel complesso filone dei derivati: non si tratta solo di due miliardi scarsi di euro che pure sarebbero linfa vitale per il Monte dei Paschi. Ma si va, con questo sequestro, ad intaccare la facoltà delle grandi strutture finanziarie mondiali di fare e disfare a piacere non ritenendosi sottoposta alle leggi degli stati nazionali, e di combinare affari illeciti fra sodali. Una questione complessa, ma è chiaro a tutti come navighino queste entità tra le pieghe delle legislazioni dei singoli paesi alla ricerca del profitto a tutti i costi. Immaginiamo a Roma le fortissime pressioni della lobby affaristica, se il Tribunale del Riesame dovesse ribaltare il giudizio di Bellini: la questione arriverebbe certo in Cassazione e si dovrebbe attendere una risposta che fatalmente arriverebbe alla fine di luglio. E così, grazie ai tempi tecnici dei tribunali,  se ne riparlerà dopo metà settembre. E sono troppi i politici romani legati a doppio filo alle varie banche d’affari internazionali per evitare l’accumulo di sassolini nella macchina della giustizia senese, gente da Bocconi, Morgan Stanley, Goldman Sachs e via dicendo. Quello che si può nascondere dietro all’investigazione di una piccola procura di provincia potrebbe causare conseguenze da fare tremare il mondo della finanza.

domenica 5 maggio 2013

ANTICORRUZIONE: IL PAESE DELLE BANANE (DI DESTRA E DI SINISTRA)

Tutta la stampa e l'opinione pubblica è presa nella considerazione dei massimi sistemi, nella forza stritolante dlle armi di DISTRAZIONE DI MASSA,

la costituente, ovvero la replica della enorme presa per i fiondelli che fu la bicamerale.

Avevamo avvertito che l'ennesima leggina ad personam, stavolta arrivata per mano del ministro dell'Ingiustizia Severino Paola

http://lexdc.blogspot.it/2012/10/lavvocato-severino-pensa-bene-al-suo.html

avrebbe creato un altro vulnus alla coesistenza degli italiani, contribuendo a distruggere il tessuto interconnettivo del senso della Patria (stiamo insieme per valori condivisi ma le leggine che creano italiani di serie A e di serie B ci dividono fino all'estremo).

L'ultima versione della legge anticorruzione targata Severino - che tutti dissero aver incassato nell'occasione la candidatura sicura alla successione di Napolitano, e non è detto che non ci riesca alla fine - vuole dimostrare che,

se il Princeps, il potente, il berluskazz di turno telefona al poliziotto che una ragazza marocchina deve uscire dalle mani della giustizia perchè "è nipote di Mubarak" (che è egiziano e non marocchino; e un presidente del coniglio, pardon consiglio non ha il potere di far uscire nessuno in ogni caso) il funzionario pubblico può scegliere solo se ubbidire o non ubbidire ma in entrambi i casi passerà un guaio lui. 

LO DICE UNA RELAZIONE DELLA CASSAZIONE, MICA QUESTO BLOG!

IL FATTO QUOTIDIANO: “Già a una rapidissima lettura risulta evidente come, nel confronto delle disposizioni precedente ed attuali, non si è proceduto a una scissione pura e semplice; nell’attuale concussione è “scomparso” il riferimento, quale possibile soggetto attivo del reato, all’incaricato di pubblico servizio (per esempio Berlusconi, ndr); nella nuova ipotesi di induzione è “apparsa” la punibilità di quella che, fino al 28 novembre 2012, era soltanto la parte offesa del delitto (i poliziotti, ndr)”. Quindi è ben chiaro che se i protagonisti della storia hanno cambiato ruolo è la stessa storia che risulta modificata. E lo sarà probabilmente anche il finale. Perché i giudici devono interpretare leggi ed eventuali cambiamenti. In questo modo “le evidenti differenze delle norme incriminatici, in assenza di disposizioni transitorie, rimbalzano sull’interprete e sulla giurisprudenza” che avrà ” il compito di stabilire se le modifiche normative hanno modificato l’area del penalmente rilevante“. Questo il cuore del documento redatto dall’ex pm anticamorra Raffaele Cantone, che non cita altro che processi arrivati nella sede di piazza Cavour. Insomma questa disparità va valutata e giudicata con il rischio che non ci sia rilievo penale da contestare.
Scatta la punibilità per il concusso: chi prima era vitima ora è complice. Le conclusioni generali, arrivate dopo l’analisi di numerose sentenze, fanno intuire una prognosi infausta per il processo Ruby, che non viene mai citato. “Bisogna (…) prendere atto che il criterio adottato in passato per distinguere induzione e costrizione, fondato sul minore grado di coartazione morale, ha dato luogo a difficoltà interpretative e ha finito per ampliare la portata applicativa della precedente disposizione codicistica. Quel criterio oggi può essere rivisto alla luce del fatto nuovo introdotto dalla norma dell’art. 319 – quater e cioè la punibilità dell’indotto. E’ necessario, quindi, individuare una ragione ulteriore per spiegare perché colui che fino al 28 novembre era solo vittima oggi comunque diventa compartecipe del reato, sia pure con una pena ben diversa e minore di quella prevista per colui che induce ma anche per il corruttore”, si legge nella relazione. Il logico porta quindi a stabilire che chi subisce, a meno che non sia minacciato in maniera esplicita, possa rifiutare: “Tale ragione può essere reperita nella possibilità che egli ha di opporsi alla pretesa illegittima e tale possibilità va individuata nella conservazione di un margine di autodeterminazione, che esiste sia quando la pressione del pubblico agente è più blanda sia quando egli ha un interesse a soddisfare la pretesa del pubblico funzionario, perché ne consegue per lui un indebito beneficio”. I poliziotti che ricevettero la telefonata da Parigi delll’allora premier Berlusconi avevano quindi la possibilità di opporsi e certamente non hanno conseguito un beneficio nell’aver assecondato la richiesta del Cavaliere. E’ come se gli avessero fatto un favore che è cosa ben diversa da un reato. Ragionamento che sembrerebbe, quindi, far evaporare nel penalmente irrilevante l’ipotesi di concussione per Berlusconi.
Inoltre mentre le pene per la concussione per costrizione sono state inasprite le pene per l’induzione sono diminuite, anche la “la novità più rilevante di quest’ultima norma è, però, contenuta nel suo capoverso, laddove prevede che “nei casi previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità, è punito con la reclusione fino a tre anni”. I reati contestati a Berlusconi sono stati, naturalmente, commessi prima della sola ideazione della legge e il principio di irretroattività vieta l’applicazione di una norma penale a reati commessi prima della sua entrata in vigore, ma questo principio trova applicazione solo per quanto riguarda le norme penali in malam partem, cioè sfavorevoli all’imputato: se la legge penale varia in modo favorevole (e questo è un caso visto la riduzione della pena rispetto al passato, ndr), essa si applica anche in via retroattiva in ossequio al più ampio principio del favor rei. Come è accaduto due mesi fa quando la legge ha “salvato” le coop rosse nel procedimento sul “Sistema Sesto con la prescrizione.

giovedì 2 maggio 2013

DEL GATTO E DELLA VOLPE, PROFUMO E MANCINI

”Sarete chiamati presto a deliberare sull'eliminazione del tetto statutario al diritto di voto” ha detto Alessandro Profumo agli azionisti nel corso dell’assemblea del 29 aprile: “ce lo ha chiesto la Banca d'Italia e ce lo chiede anche Bruxelles”.  Gabriello Mancini entrando in assemblea "prende atto" che la proposta fatta dall'amministratore delegato Fabrizio Viola (in una intervista a Il Sole 24 Ore tre giorni prima, ndr) sull'eliminazione del vincolo statutario del 4% del capitale per i soci della banca, esclusa la Fondazione, è "una opinione personale". Il tempo stringe: come più volte dichiarato entro metà maggio Viola dovrà presentare l’ennesimo piano industriale alla Bce che ha acconsentito all’emissione dei Nuovi Strumenti Finanziari per il salvataggio dell’istituto di credito senese. Non aver messo all’ordine del giorno insieme all’approvazione del bilancio anche l’abolizione del vincolo potrebbe essere una mossa infelice, se veramente la Bce ritenesse fondamentale questo passaggio societario, mettendo a repentaglio l’approvazione. Però non abbiamo trovato un documento ufficiale della banca Centrale Europea che faccia obbligo a MPS di provvedere in merito. La trasparenza per una società quotata in borsa richiederebbe l’accessibilità e la pubblicità degli atti; se Profumo ne fosse in possesso, potrebbe farcene avere una copia.
Al contrario, il parere scritto della Bce del 17 dicembre 2012 (CON/2012/109) non tratta assolutamente della composizione societaria della banca senese, non parla direttamente all’istituto di credito, ma invita il governo italiano (attraverso il Ministero dell’Economia, che aveva richiesto il parere) ad agire in merito agli obiettivi che l’emissione dei NSF dovrebbe permettere di raggiungere. Chi dirà il vero nel consueto gioco del gatto e della volpe tra Profumo e Mancini?
Sembra proprio che Profumo abbia solo in mente di spianare la strada al suo segretissimo socio da un miliardo di euro che arriverà nel 2014 o nel 2015 quando gli scogli più perigliosi saranno stati doppiati: “Stiamo lavorando perché la banca resti indipendente e basata a Siena: per questo, il rimborso dei Monti bond è la sfida più importante”. Un socio (indipendente da chi?) che ai valori attuali con un miliardo si prenderà il 51% delle azioni – più o meno – garantendo forse la sopravvivenza della Fondazione MPS la cui capitalizzazione è oramai interamente costituita dalle azioni della banca. Scontro apicale in arrivo tra Palazzo Sansedoni e Rocca Salimbeni? Eppure Profumo è stato nominato presidente del Monte su indicazione della Fondazione, dunque di Mancini: tutti ricordano le febbrili discussioni che portarono alla scelta del manager ex-Unicredit.
Fra i due in teoria ci dovrebbe essere maggiore comunanza di intenti. Ma l’avvicinarsi della competizione elettorale amministrativa potrebbe costringerli a tattiche contrastanti. Tra un presidente che vuole allontanare da sé la macchia della nomina politica nonostante la Fondazione sia un ente politico per eccellenza e un altro presidente organico al sistema degli ultimi 18 anni attento agli umori cittadini e alla ricostruzione dell’imene virgineo di un centrosinistra compromesso con la distruzione verticale della banca, i cittadini sono presi tra due fuochi. Schermaglie sull’assetto proprietario del Monte dei Paschi in questo momento sono vere armi di distrazione di massa dall’obbiettivo che si persegue a quattro mani da un anno a questa parte; ma la rivendicazione della senesità della banca è pur sempre un atout a cui nessun candidato alla poltrona di sindaco può rinunciare, tantomeno se del centrosinistra locale, laboratorio in piccolo dei problemi del Pd nazionale.