L'importante è che la morte ci colga vivi (Marcello Marchesi)

"L'importante è che la morte ci colga vivi" (Marcello Marchesi)

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sabato 15 giugno 2013

UN MONTE (DEI PASCHI) DI CAZZATE

Forse al ministero dell’Economia sono un po’ distratti, superficiali o forse qualcuno ci sta raccontando qualcosa che non esiste, ma che è utile a far girare le cose nel verso da loro preferito, che poi è sempre quello di portar via la banca dalla città. Il ministero infatti il 24 gennaio 2013 emette un comunicato stampa nel quale fa necessarie precisazioni sulla concessione dei Monti bond a Rocca Salimbeni. Ricorda che “Con il decreto legge 87/2012 (trasposto poi nel DL 95/2012), il MEF è stato autorizzato a effettuare l'intervento” per consentire “l’adozione di una misura di sostegno pubblico fino a 2 miliardi di euro (1,9 erano già stati erogati da Tremonti, ndr)”. Il comunicato del MEF si conclude così: “Ad oggi, la sottoscrizione dei Nuovi Strumenti Finanziari non è avvenuta, perché non si sono ancora verificate alcune delle condizioni necessarie per completare l’operazione. In particolare, occorre in primo luogo l’adozione da parte dell’assemblea degli azionisti di MPS, convocata per domani venerdì 25 gennaio, della delibera che delega il Consiglio di amministrazione ad effettuare l’aumento di capitale al servizio dell’eventuale conversione in azioni dei Nuovi Strumenti Finanziari. In secondo luogo, l’acquisizione da parte del MEF del parere della Banca d’Italia che dovrà pronunciarsi, tra l’altro, sull’adeguatezza patrimoniale attuale e prospettica dell’istituto di credito” Nessuna parola , frase, espressione che ricordi ai lettori la clausola che obbliga la Fondazione e la banca MPS a modificare la regola del voto al 4%: perché il ministero dimentica una prescrizione così importante? Do ut des, tutti l’avrebbero capita.
Il 29 gennaio, audizione presso la Commissione Finanze della Camera dei Deputati del ministro dell’Economia. Data non casuale, perché arriva dopo l’approvazione dell’assemblea straordinaria di MPS che delibera in favore degli aiuti di Stato. Vi risparmiamo la lettura completa del documento (ma se qualcuno si volesse leggere la lunga e ponderosa relazione può andare al link in calce), diciamo solo che la condizione che oggi Profumo e Mancini vendono come irrinunciabile per la Commissione Europea, non viene nemmeno nominata. Come del resto non era nominata nel decreto 87 del 27 giugno2012, quello che dovrebbe aver ispirato la Deputazione ad agire per il rinnovo dello Statuto e l’abolizione del tetto in votazione assembleare. Governo e Parlamento superficiali come la Commissione Europea?
Ma c’è qualcuno che è ancora più superficiale di tutto questo guazzabuglio di ministri e istituzioni distratte. Eravamo presenti all’assemblea straordinaria del 25 gennaio 2013, con la quale abbiamo in tanti approvato la richiesta dei nuovi strumenti finanziari. Non ci sembrava che Profumo ci avesse avvisato (e fatto di conseguenza approvare) di una richiesta della Commissione Europea indispensabile per ottenere gli aiuti. Nel dubbio ci siamo riletti il verbale, e non abbiamo pensiero che si sia distratto anche il notaio Zanchi. Il buon Alessandro Profumo non ha detto nulla di nulla in proposito e lunedì potremmo averne conferma nel comunicato che seguirà l’analisi del Piano Industriale di Viola a Bruxelles … Mancate comunicazioni sociali? Se c’è a Siena qualcuno capace di farsi spiegare le cose in maniera coerente e reale sarebbe l’ora si facesse avanti: di storielle e mezze verità siamo piuttosto stanchi.

Per spiegare come questa situazione stia sfiorando il ridicolo, Il Sole 24 Ore del 15 giugno scrive che “A togliere le castagne dal fuoco potrebbe essere una presa di posizione formale da parte del ministero dell'Economia”: ciò ci conferma nelle nostre convinzioni, che costrizioni vincolanti sull’abolizione del limite di voto siano mai esistite. Cesare Peruzzi aggiunge “La Commissione Ue lunedì aspetta il piano di ristrutturazione del gruppo sulla base del quale entro agosto Bruxelles darà il via libera definitivo agli aiuti di stati ricevuti da Rocca Salimbeni (4,07 miliardi di Monti bond). L'ok europeo è vincolato all'abolizione della clausola del 4%, come passaggio indispensabile per arrivare all'aumento di capitale che farà entrare capitale fresco e nuovi azionisti. Ecco perché l'assemblea straordinaria della banca è stata convocata a luglio. E senza il disco verde di Bruxelles, per Rocca Salimbeni sarebbero guai seri”. Scusate, ma i Monti bond sono già stati emessi dalla banca e sottoscritti dal governo Italiano il 28 febbraio 2013, “in extremis” come è stato scritto anche dal quotidiano della Confindustria, ma senza mai citare la clausola del 4%. Secondo Peruzzi c’è qualcuno che potrebbe costringere il Monte dei Paschi a restituire i soldi già ricevuti dal MEF. Ce lo faccia conoscere: chissà che possa accompagnare in Spagna i magistrati del Tribunale di Siena e riprendere per conto nostro i 17 miliardi dell’Antonveneta.

http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stencomm/06c06/audiz2/2013/0129/s020.htm  

venerdì 14 giugno 2013

AFGHANISTAN, L'IMPRESA VALEVA LA SPESA DI UNA IMU SULLA PRIMA CASA?

Lo sport preferito dagli sciocchi disinformatori del regime pubblicitario è quello di attribuire a una spesa folle dei nostri governanti dell'importo intorno a 4 miliardi di euro l'epiteto "E' stata pagata con l'Imu sulla prima casa", sapendo di fare leva sugli istinti primordiali di conservazione del popolino che non vede aldilà del suo naso.

Perciò il titolo è una provocazione, a scanso di equivoci ...

12 anni di presenza militare in Afghanistan alla data di oggi valgono 4,5 miliardi di euro. Lo dicono con disinvoltura i parlamentari vecchi (nella carica) con sgomento i nuovi (ma ci faranno il callo). ci se ne accorge solo perchè è miseramente fallita nell'indifferenza quasi generale del Parlamento la commemorazione dell'ultimo caduto italiano nell'ennesima guerra non dichiarata che il mondo "libero" e occidentale ha esportato sulla scia dell'imperialismo made in USA.

In più siamo angosciati perchè non si vede una soluzione a questa guerra, nè una exit strategy che possa dare una ragione al perchè vertici politici e militari ci abbiano condotto in questa impresa. La nostra angoscia vale 300 milioni di rifinanziamento delle operazioni belliche per il prossimo futuro, detto così tanto per dargli un valore.

Non c'è margine di discussione in questa vicenda, perchè immediatamente l'apertura di un tavolo di discussione si sposterebbe sull validità dell'acquisto degli F 35 che tra l'altro non migliorano nemmeno di un centesimo il Pil nazionale né creano posti di lavoro, le buste paga di cosiddetti alti papaveri graduati, gli arsenali pieni di armi e munizioni che comunque diventano obsolete nell'arco di alcuni anni anche se inutilizzate, e se vengono utilizzate meglio perchè si "devono" ricostituire le scorte.

ah, se siete arrivati con la lettura fino a qui, potete alzare la testa e darvi una risposta alla domanda posta dal titolo.

mercoledì 12 giugno 2013

BOICOTTARE ERDOGAN, BOICOTTARE LA TURCHIA


ANCHE LA RADICALE BONINO, IN VESTE DI MINISTRO DEGLI ESTERI, METTE LA TESTA NELLA SABBIA E NON LEGGE I SEGNALI DI EVIDENZA ANTIDEMOCRATICA DEL GOVERNO ERDOGAN
CHE VORREBBE TRASFORMARSI IN REGIME TEOCRATICO ED ENTRARE LO STESSO NELLA UE
DISATTENDENDO UNO DEI PRINCIPI FONDAMENTALI DEL NOSTRO CONVIVERE, LA LIBERTA' D'INFORMAZIONE.

"Intanto il Consiglio Supremo della Radio e della Tv (Rtuk) turco, organismo di controllo nominato dal governo Erdogan, ha multato le piccole tv che hanno trasmesso in diretta le manifestazioni di protesta perché «hanno danneggiato lo sviluppo fisico,morale e mentale di bimbi e giovani»".

martedì 4 giugno 2013

UNIPOL: BERLUSKAZZ, L'AVREI FATTO ANCH'IO!

Naturalmente il titolo è una provocazione: io non lo avrei fatto.

Ascoltare e poi diffondere l'intercettazione in cui Fassino dice "Abbiamo una banca" così poi riportata dei servi dell'informazione del regime pubblicitario con i risultati elettorali poi avvenuti!

Ma pensiamoci bene, visto il rapporto reato - effetto - pena

chi non lo avrebbe fatto per appena 1 anno di carcere con la prescrizione?

Tra il reato, i benefici che si è procurati il reo e le conseguenze legali del suo crimine non c'è alcun rapporto di logica, tremendamente sbilanciata in favore del commettere il reato.

forse è per questo che gli investitori esteri si tengono lontani dall'Italia, non la cosiddetta "burocrazia statale", ma l'invertezza del legale del business, specie quelli in cui il berluskazz è coinvolto.

http://www.corriere.it/cronache/13_giugno_04/unipol-giudici-decisivo-ruolo-di-berlusconi_795bcff6-cd08-11e2-9f50-c0f256ee2bf8.shtml

venerdì 19 aprile 2013

CIPRO NELLE MANI DELLA SPECULAZIONE DELLA BCE

Venerdì 12 aprile il prezzo dell'oro crolla rapidamente sotto una incontrollata spinta di vendita di 100 tonnellate, seguito a ruota da quella di altre 200 fino a un 25% in meno. Mario Draghi non aveva ancora accennato che Cipro avrebbe potuto mettere in vendita l'oro nei suoi forzieri per salvare l'economia del paese dalla bancarotta.

Lunedì pomeriggio a Boston avviene alla maratona un attentato che distrae l'opinione pubblica da molti avvenimenti, tra cui quello della caduta del prezzo dell'oro, un fatto di per sè inspiegabile visto che, con la decisione di Giappone e USA di stampare moneta l'oro come bene rifugio dovrebbe avere un apprezzamento ulteriore.

Cipro vende il suo oro per un controvalore di 400 milioni di euro, che aiuteranno solo in parte a salvare prestiti ed economia. Si dice che le banche - origine di tutti i mali economici - potrebbero come conseguenza espropriare tutti i clienti proprietari di casa con un mutuo acceso.

La Bce dovrebbe essere l'organismo di garanzia dei singoli stati della Ue, invece si dimostra lo strumento che affamerà un popolo intero.

Speculazione, finanza, banca: di cosa stiamo parlando?

martedì 26 marzo 2013

SE VOI SIETE TECNICI (E POLITICI) NOI SIAMO MEGLIO

LEXDC E' USO AD ASCOLTARE INTERVENTI PARLAMENTARI.  OGGI QUELLO DI ALESANDRO DI BATTISTA DI M5S E' STATO IL MIGLIORE UDITO DA MOLTISSIMO TEMPO A QUESTA PARTE. ALL'ORDINE DEL GIORNO LA VICENDA DEI DUE MARO' ITALIANI IN INDIA.

"Noi siamo nuovi e per questo poco esperti delle vostre abitudini e dei vostri modi cavillosi. Pretendiamo di essere informati in maniera chiara e trasparente. Abbiamo ascoltato le vostre argomentazioni, ma non siamo soddisfatti. Non ci bastano le dimissioni, vogliamo capire e capire bene. Una vicenda criticata da tutti, definita una pagliacciata. C'è dentro un Paese come l'India al quale ci siamo relazionati con arroganza e poi con arrendevolezza. Pertanto, ribadiamo che siamo insoddisfatti. La trasparenza è un dovere verso il vostro datore di lavoro: il popolo Italiano che vi paga lautamente. Vogliamo conoscere i dettagli della vicenda, vogliamo che sia tutto online a disposizione dei cittadini. Vogliamo sapere se al centro della restituzione dei militari vi sia uno scambio per qualche commessa commerciale. Vogliamo sapere chi ha avallato questa strategia di promesse fatte e non mantenute, sacrificando due militari. Comportamenti del genere mettono a serio rischio la vita di tanti connazionali che operano all'estero. Chi ha avallato questa strategia ha messo in pericolo l'ambasciatore Mancini. Se voi siete i tecnici, i cittadini nelle istituzioni sapranno fare molto meglio".

domenica 10 marzo 2013

F 35 FINE DI UNA LEGGENDA DELLA DISINFORMAZIONE

IL GIORNALISMO ITALIANO D'ASSALTO OGGI RACCOGLIE TRIONFALE UN NUOVO INSUCCESSO MEDIATICO, SVEGLIANDOSI FUORI TEMPO MASSIMO.

SUL WEB CENTINAIA E CENTINAIA DI ITALIANI, TRA CUI CI ONORIAMO DI APPARTENERE, PROTESTANO DA ANNI SULL'ACQUISTO DI CERTI AEREI DA GUERRA DA PARTE DELL'ITALIA.

SI E' ARGOMENTATO CHE :

-L'ITALIA RIPUDIA LA GUERRA NELLA SUA COSTITUZIONE PER CUI NON HA BISOGNO DI AEREI D'ATTACCO, CHE NON S'HA D'ATTACCAR NESSUNO;

-LA SPESA, VISTA ANCHE LA CONGIUNTURA ECONOMICA, E' INSOSTENIBILE PER I CONTI PUBBLICI ITALIANI;

-LA SPESA NON COMPORTA UN AUMENTO DI PIL NAZIONALE, PER CUI AL PAESE NON ANDREBBE COMUNQUE ALCUN VANTAGGIO ECONOMICO.

IL GIORNALISMO DISINFORMATIVO HA SEMPRE GLISSATO SULL'ARGOMENTO, DI CUI NON SE NE POTEVA PROPRIO PARLARE PER NON DISTURBARE LA LOBBY DELLE ARMI!

IERI GRANDE TITOLO DE "LA STAMPA"

“Il nuovo F-35 verrebbe abbattuto
dai caccia che volano da 30 anni”

SEGUE ARTICOLO DISINFORMATIVO CHE PUNTA A RACCONTARE I DIFETTI GRAVISSIMI DELL'AEREO DELLA LOCKHEED MARTIN CHE LO RENDONO UN PROGETTO SBAGLIATO DA ABBANDONARE.
 SENZA INFORMARE CHE SE L'AEREO IN QUESTIONE FOSSE UN ALTRO, SAREBBE INUTILE IL SUO ACQUISTO VISTO CHE NON AVREBBE UTILIZZO ALCUNO DA PARTE DELLE NOSTRE FORZE ARMATE.
LA STAMPA RIMARCA ANCHE LA MISERIA DEI 100 POSTI DI LAVORO NELLA FABBRICHETTA DI CAMERI A NOVARA ELEMOSINA MEDIATICA SULLA RICADUTA POSITIVA PER L'ECONOMIA NAZIONALE.
IL COSTO COMPLESSIVO ELL'OPERAZIONE F35 E' STIMATO INTORNO A 40 MILIARDI DI EURO: TAGLIARE COMPLETAMENTE QUESTA OPERAZIONE EQUIVALE A UNA MANOVRA ECONOMICA PAUROSA. OGGI LA GENTE HA BISOGNO DI MENO TASSE E QUESTO E' IL MODO PIU' SEMPLICE PER CONTRIBUIRE A RIEQUILIBRARE LA VITA QUOTIDIANA DEGLI ITALIANI.
LA LOBBY DELLE ARMI PUO' ASPETTARE UN ALTRO GIRO.

sabato 23 febbraio 2013

F35 DIFETTOSI. E LI VOGLIONO VENDERE A NOI!



ECCO I FAMOSI AEREI DA COMBATTIMENTO D'ATTACCO CHE ALL'ITALIA NON SERVONO A NIENTE E CHE COSTEREBBERO UNA CIFRA SPROPOSITATA, ALMENO 3 FINANZIARIE DI MARIO MONTI (40 MILIARDI, CIFRA APPROSSIMATIVA VISTO CHE IL LORO COSTO LIEVITA COME IL PANE).

NEW YORK TIMES , 22 febbraio 2013

The Pentagon said on Friday that it had grounded all of its stealthy new F-35 fighter jets after an inspection found a crack in a turbine blade in the engine of one of the planes.
The suspension of flights comes at an awkward time for the military, which is facing automatic budget cuts that could slow its purchases of the planes. The Pentagon grounded all three versions of the jets — for the Air Force, the Navy and the Marines — on Thursday while it investigated the problem.

Venerdì il Pentagono ha detto di aver messo a terra tutti i suoi nuovi F-35 stealthy jet da combattimento, dopo che un sopralluogo aveva trovato una crepa in una pala della turbina nel motore di uno degli aerei.

La sospensione dei voli arriva in un momento imbarazzante per le forze armate, che si trova ad affrontare tagli di bilancio automatici che potrebbero rallentare i suoi acquisti di aerei. Il Pentagono, mentre sta studiando le cause del problema, ha fermato l'utilizzo di tutte e tre le versioni dei jet - per Aeronautica Militare, Marina e Marines.

NON CI SERVONO, COSTANO CARO, NON PRODUCONO PIL PER L'ECONOMIA ITALIANA, VANNO PAGATI CON NUOVE TASSE.
EPPURE IL MINISTRO DELLA DIFESA USCENTE - CHE E' AMMIRAGLIO - CONTINUA A DIFENDERE IL LORO ACQUISTO.

IL MONDO. Bruxelles, 21 feb. Il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, ha insistito oggi a Bruxelles sulla necessità per l'Italia di continuare nel programma di acquisto di 90 caccia intercettori e bombardieri Lockheed Martin F35, ricordando che l'attuale governo ne ha già ridotto il numero (inizialmente era
previsto che fossero 130), e sottolineando che hanno un ruolo nella "capacità militare a largo raggio" di un "grande paese membro della Nato" che "non può essere paragonato al Costarica".

L'acquisto degli F35 è stato criticato da diverse forze politiche durante la campagna elettorale, e in particolare dal Movimento 5 Stelle di Grillo, ma è stata soprattutto un'inchiesta giornalistica di 'Presa Diretta', su Rai3 il 3 febbraio scorso, a mettere pesantemente in dubbio la convenienza e l'opportunità per
l'Italia di continuare nel programma di acquisizione degli aerei americani. L'inchiesta ha messo in luce molti problemi tecnici degli F35, il loro costo eccessivo (l'Italia spenderebbe 13 miliardi subito, e fino a 40 miliardi se si calcolano i costi di esercizio e di manutenzione nel corso dei prossimi anni), e il fatto che, proprio per queste ragioni, diversi altri paesi (Canada, Olanda, Australia e Turchia) hanno deciso di sospenderne l'acquisto.

Altre voci critiche sottolineano che l'F35 è un'arma tipicamente d'attacco, e non è dunque Coerente con il "ripudio della guerra" prescritto dalla Costituzione, che dovrebbe implicare capacità militari esclusivamente difensive.

 

giovedì 22 novembre 2012

LA GIORNATA DELLA VITTORIA

Pericoloso e inquietante quanto successo a Gaza dopo la proclamazione della tregua.

"Appena inizia la tregua unilaterale indetta da Israele migliaia di persone si riversano per le strade di Gaza per festeggiare la “vittoria” di Hamas. Dopo 8 giorni di continuo bombardamento la Striscia riprende fiato, i leader parlano di vittoria. I dati però sembrano indicare tutt’altro: sono più di 150 i morti palestinesi, almeno 1500 i feriti a cui vanno aggiunti i centinaia di palazzi e attività danneggiati. Lo Stato ebraico dopo un’ultima giornata di pesante bombardamento ha deciso per il cessate il fuoco, sotto la pressione internazionale. Intanto Hamas e la Jihad islamica continuano il lancio di razzi Qassam dalla zona nord delle Striscia verso il territorio di Tel Aviv" Il Fatto Quotidiano

Un atteggiamento, questo di Hamas, che fa ritenere che, a parti inverse, non ci sarebbe una tregua fino alla completa distruzione del nemico.

Penso che questo Israele lo sappia bene. Sono fatti e opere che ci contraddistinguono, non chiacchiere da bar o da talk show. 

mercoledì 24 ottobre 2012

LA LOBBY BELLICA NON DEMORDE: IL CONTO LO PAGANO GLI ITALIANI CHE NON VOGLIONO LA GUERRA

E’ spietata la sentenza di Famiglia Cristiana, nel commentare l’inchiesta pubblicata sul settimanale cattolico che riguarda l’acquisto incomprensibile di 131 caccia aerei di combattimento d’attacco. “Bugie d’alta quota” visto il lievitare dei costi della fornitura che non ha doppiamente senso: uno, perché l’Italia non attaccherà mai nessuno; due perché in tempi di crisi e spending review impegnare l’equivalente di una finanziaria lacrime e sangue per soddisfare gli appetiti dell’industri abellica è un controsenso mica da ridere. Spiega bene l’articolo: “L'aumento è notevole: da 80 a 127,3 milioni di dollari per aereo. Se va bene. Perché in una variante più sofisticata si arriva a 137,1 milioni per velivolo. Gli F-35 sono aerei prodotti dal colosso statunitense Lockheed Martin. Chi li costruisce e chi li compra li definisce pudicamente mezzi multiruolo. In realtà sono aerei versatili che possono sia difendere (comportandosi dunque da caccia) che attaccare (alla stregua di veri e propri bombardieri; magari portando anche ordigni nucleari). Soprattutto sono pozzi senza fondo. Costano un occhio della testa”. La querelle si trascina avanti da tempo, con marce indietro annunciate dal governo e silenziosi salti in avanti per confermare la commessa miliardaria, che altri paesi Nato hanno peraltro già rimpicciolito, se non disdetto: Olanda, Australia, Norvegia, Canada. Per non dimenticare che questi F35 sono ritenuti difettosi ed eccessivamente costosi dal Gao (Government Accountability Office degli Stati Uniti d'America: un organo equiparabile alla nostra Corte dei Conti) che riguardo gli F-35 ha dichiarato: “dopo oltre nove anni di progettazione e di sviluppo e altri quattro di produzione, il programma Jsf (Joint Strike Fighter, ndr) non ha ancora dimostrato di essere affidabile”. Prosegue Famiglia Cristiana: “Nel febbraio-marzo  2012, i vertici politici della Difesa sostenevano con determinazione che il prezzo unitario sarebbe stato di 80 milioni di dollari, non un centesimo di più. Dai dati ufficiali forniti dal generale Debertolis, invece, si evince come il progetto F-35 veda crescere costantemente le spese rispetto a quanto ipotizzato all'inizio, analogamente come è già avvenuto nel passato per altri aerei (a suo tempo il Tornado e poi l'Eurofighter). Sarebbe ora che il Governo e il Parlamento mostrassero senso di responsabilità almeno nei confronti dei cittadini italiani costretti a forti tagli e a grandi sacrifici rivedendo la propria decisione”. Non possiamo che indignarci per un simile spreco di denaro pubblico per alimentare l’industria bellica americana, da cui non si ricaverà nemmeno un punto di Pil per l’industria italiana.

martedì 4 settembre 2012

NUCLEARE DISASTRO CONTINUO

Nessuno aveva avvertito il popolo giapponese che la fine dell’era nucleare nel paese, con la chiusura delle 54 centrali atomiche per la produzione di energia elettrica dopo il disastro di Fukushima, non avrebbe chiuso un capitolo ma ne avrebbe aperto un altro altrettanto pericoloso per il futuro della terra. Infatti rimarrà il problema irrisolvibile delle scorie nucleari, circa 14.000 tonnellate di materiale radioattivo che nessuno, in tutto il mondo, sa come smaltire. Il governo giapponese avrebbe - con una alzata d’ingegno subito bacchettata dagli scienziati - deciso di seppellire tutto questo materiale. Impresa non facile in un paese dove i terremoti sono all’ordine del giorno e potrebbero causare disastri impensabili. Perché le forze della natura non si possono controllare, come lo tsunami di Fukushima-Daichi ha tristemente insegnato a tutti. Finora le scorie venivano riprocessate, un metodo che ne permetteva la riduzione quantitativa e il recupero di parte del materiale per rimandarlo in centrale a produrre energia. Il Giappone non sa neppure dove stoccare il materiale radioattivo da riprocessare: l’impianto studiato per questo, Rokkasho, venti anni di lavoro non ancora conclusi per una spesa di 20 miliardi di dollari, non è ancora in funzione.
Per gli scienziati del MIT (Massachussets Institute of Technology), che non sono ancora riusciti a risolvere il problema per gli Stati Uniti d’America, sarebbe sempre meglio conservare le scorie in superficie, in strutture appositamente realizzate: più sicuro che sotterrarle. Il Giappone ha anche il problema della densità di popolazione: è impossibile, nelle sue isole, trovare località sufficientemente remote da non far preoccupare la popolazione per un deposito simile a cielo aperto. Senza politica energetica e, si stima tra 4 anni, senza spazi per depositi per le scorie. Non un gran futuro aspetta i governanti e il popolo giapponese. Il problema, chiaramente, non è esclusivamente nipponico o americano. In Svizzera un cantone lotta contro il governo federale che progetta un deposito di scorie radioattive in uno strato profondo del monte Wallenberg. La Francia sogna depositi nucleari nelle profondità oceaniche. In Italia il Ministro per lo Sviluppo Economico Passera si è detto fiducioso in una soluzione perché i Comuni offriranno i loro terreni. Intanto, causa terremoto, hanno dovuto scartare la prima area proposta, ovvero l’Emilia Romagna (il frettoloso e sbagliato studio della Sogin a proposito non ha portato bene alla lobby dei nuclearisti, anzi). Ancora Giappone e USA stanno progettando di costruire un megadeposito nel paese a più bassa densità di popolazione del mondo, la Mongolia. Anche perchè appena al di là del confine russo, esistono i siti di stoccaggio della seconda potenza nucleare della Terra. Mine vaganti incontrollabili per la salute dell’umanità: ma qualcuno aveva avvertito i popoli che, per far guadagnare montagne di soldi ai soliti ricconi, si correva il rischio di una autodistruzione di massa del genere umano? 

domenica 2 settembre 2012

GRECIA - ITALIA 1 - 0

Si rende noto che " lunedì sarà finalizzato l'accordo fra il governo di Atene e le autorità elvetiche in base al quale i conti dei cittadini ellenici occultati nelle banche svizzere saranno tassati e le casse statali greche potranno recuperare fra i 4 e i 6 miliardi di euro. Lo riferisce l'autorevole quotidiano To Vima (La Tribuna). L'accordo - come ha scritto anche il settimanale tedesco Der Spiegel - ricalcherà quelli già firmati da Atene con i governi di Berlino e di Londra. E l'Italia? Ai parlamentari italiani forse non piace recuperare i soldi degli evasori all'estero in questo momento così difficile per il paese?" 

Vittorio Da Rold - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/Hywx4

La domanda è, ovviamente, retorica. Tra i parlamentari italiani ce ne sono moltissimi che hanno interesse a che in Svizzera non ci si dia nemmeno un'occhiatina di sfuggita ...

Monti che non ci sei, vieni e batti un colpo, sfaticato!

domenica 8 aprile 2012

F35? NO GRAZIE!

Continua la polemica, perchè ci sono forti interessi affinchè l'Italia si indebiti per oltre 25 miliardi di euro, per acquistare 130 F35, cacciabombardieri che non ci serviranno a nulla, perchè il nostro paese non deve attaccare nessun nemico e anche la nostra costituzione lo vieta. Probabilmente c'è in giro gente che non su afrebbe scrupolo di uccidere un ministro che si opponga alla cosa, e certamente l'attuale ministro della difesa è uno dei corresponsabili dell'operazione in atto, che vorrebbe andare in porto nonostante l'accanita contrarietà degli italiani. Sul Fatto Qutidiano di oggi veniamo a sapere che l'ex ministro Antonio Martino sventò  tra il 2001 e il 2002 il tentativo, in cui la famiglia Agnelli pare potesse guadagnare 500 milioni di euro, una follia! di far compare all'Italia 175 inutili Airbus A 400 M, che di nessuna utilità sembra che fossero per l'esercito italiano. Attenzione, gente: quelli non demordono mai, e dalle casse dello Stato possono far uscire soldi a bizzeffe per comprare il consenso del popolo...

venerdì 6 aprile 2012

VERONESI NON MOLLA, E SUBITO DUE INCIDENTI NUCLEARI IN FRANCIA

Certo è che il vecchietto terribile Umberto Veronesi appena ha provato a rialzare la testa sull’argomento “nucleare” non è stato assistito dalla fortuna. Non pago della delusione dell’abortita agenzia che doveva guidare, grazie agli italiani  che col referendum hanno decretato la chiusura ingloriosa dell’avventura della seconda era atomica italiana, pochi giorni fa se ne è uscito fuori con l’Associazione “Galileo 2001 per la libertà e la dignità della scienza”. Un centinaio di cervelloni suoi amici hanno firmato una lettera-appello per riaprire la partita del nucleare in base a considerazioni di sviluppo energetico e di liberazione dai pregiudizi antinuclearisti. Evocando un bilancio “senza connotazioni emotive” che ridimensioni la portata del disastro di Fukushima che peraltro, come tutti sanno, potrà vedersi calcolato l’importo totale dei danni provocati solo fra 50 anni. Quindi il nucleare è pulito e sicuro, secondo il Veronesi, che dell’associazione ne è naturalmente presidente onorario. Puntuale come una condanna a morte, dalla Francia sono subito venute due cattive notizie per lui e il suo club della morte. Ecco il comunicato del colosso francese Edf (quello che voleva costruire quattro reattori nel belpaese insieme a Belusconi): “La fuga da un giunto del circuito di raffreddamento del reattore 2 della centrale nucleare  di  Penly (Seine-Maritime)  è stata colmata dalle 4,00 di questa mattina. L'incidente non ha avuto alcuna conseguenza sull'ambiente. Dalle ore 4 di questa mattina non c'è più una fuga al livello del giunto di quella pompa. Questo ritorno alla normalità sul circuito di raffreddamento ha permesso di togliere il piano di mobilitazione interna alle 5,15”. Preceduto appena 24 ore prima da un’altro comunicato, sempre di Edf, che raccontava di un’altra procedura di urgenza per il reattore di un'altra centrale nucleare, quella di Saint-Laurent-des-Eaux (centro), che si è spento automaticamente dopo un «Problema minore» al sistema idraulico. Tanto lavoro e oneri per l’agenzia Asn che dovrà verificare tutto, e che, dopo gli avvenimenti giapponesi, ha decretato lo stop di alcuni investimenti in centrali nucleari sul suolo francese. Oltretutto è tempo di elezioni tra Sarkozy, nuclearista convinto, e il più morbido Hollande, che ha promesso una via d’uscita francese dall’atomo in un tempo che non si riesce a calcolare (sono troppo grandi gli interessi economici che ci girano intorno!).  I comunicati ufficiali sono, come sempre, rassicuranti su eventuali rischi di contaminazione della popolazione residente nell’area. Ma secondo Yannick Rousselet, un esperto di nucleare di Greenpeace France, la situazione non è affatto tranquilla: “Il circuito primario è quello che circola nel serbatoio (del reattore), quello che raffredda direttamente il combustibile. Una fuga dal primario è evidentemente molto importante. E' una cosa seria. E' evidente che per il momento non si può dire che sia grave a livello di conseguenze ambientali o di salute esterne perché per il momento non c'è niente. Al contrario, in termini di tipo di incidente, è un incidente grave nel senso della sicurezza . Spero che l'Asn esiga un controllo di tutte le pompe delle centrali nucleari». Non resta a Veronesi e al comitato che spende invano il nome di Galilei che rimettere i sogni nel cassetto e lasciarci godere di una vita senza la spada di Damocle del nucleare penzolare sopra le nostre teste.

domenica 11 marzo 2012

11 MARZO 2011, FUKUSHIMA DAIKI, IL DISASTRO NUCLEARE

Tutto il Giappone si ferma alle ore 14:46 di domenica 11 marzo, quando in Italia sono le 7:46 del mattino . Ovunque, edifici pubblici e sedi aziendali, bandiere a mezz’asta, silenzio e raccoglimento. Ecco il primo anniversario del terremoto magnitudo 9 dell'anno scorso, seguito alcune decine di minuti più tardi da un gigantesco tsunami che si abbattè su centinaia di chilometri della costa settentrionale di Honsu affacciata sul Pacifico. Tale da provocare non solo 19 mila tra morti e dispersi ma anche la peggiore crisi nucleare dai tempi di Chernobyl. Abbiamo vissuto fin dal primo momento una saga della disinformazione di stato, perpetrata dal governo nipponico e contrastata da televisioni e organizzazioni non governative di tutto il mondo. Centinaia e centinaia di chilometri quadrati di una terra rigogliosa sono diventati un deserto popolato di ghost town e di animali vagabondi, con gli ex abitanti, sfollati un po’ dappertutto, una volta alla settimana che vanno, vestiti di tute di protezione nucleare, a controllare che tutto sia rimasto come nel momento in cui sono stati costretti a fuggire, con il male invisibile dentro. Nel giro di un anno in italia un referendum ha distrutto l’idea berlusconiana della seconda era nucleare italiana, la Germania ha varato un programma che la allontanerà nel futuro dal nucleare, il Giappone ha quasi del tutto fermato le sue 54 centrali atomiche e si appresta a farne completamente a meno. Prima di Fukushima, Tokio pensava di incrementare la produzione di elettricità con nuove centrali.
Solo nei paesi di recente industrializzazione come India e Cina si progettano nuove centrali nucleari, un po’ per fretta un po’ per disperazione da crescita economica eccessivamente veloce: avranno bisogno dei loro incidenti devastanti per maturare una corretta coscienza antinuclearista e devono vedere le conseguenze dell’inquinamento nell’ambiente per reagire. Fukushima è una città a 60 km dalla centrale devastata, ma non è un luogo sicuro dove abitare, anche se il governo giapponese racconta che tutto è ormai sottocontrollo. Ma la lezione più importante data dalla storia è che perfino l’ultraorganizzato efficiente sistema nipponico fosse totalmente impreparato a gestire un disastro nucleare. La Tepco, società che gestisce l’impianto e praticamente fallita, ha dimostrato di non avere la minima coscienza degli avvenimenti, compiendo una tragica serie di errori che hanno moltiplicato gli effetti disastrosi del sisma. I reattori di Fukushima Daichi non sono ancora spenti, forse come dice il governo sono sotto controllo, ma tra le maglie del controllo vomitano ancora sostanze radioattive. E la quantità di radionuclidi nell’atmosfera è compresa tra il 10 e il 40 per cento di quella liberata a Chernobyl. E ci sono ancora 430 centrali nucleari in funzione nel mondo, che interessano la vita, la morte e una tremenda possibilità di sofferenza in centinaia di milioni di persone: un rischio francamente inaccettabile.

sabato 4 febbraio 2012

LO SANNO ANCHE IN FRANCIA CHE IL NUCLEARE NON CONVIENE

Che la convenienza della produzione di energia elettrica con il nucleare fosse una bufala lo abbiamo scritto molte volte, denunciando la disinformazione continua dei nuclearisti italiani e non solo, che impediva costantemente di fare un conto economico della convenienza della cosa prima ancora di un conto civile dei rischi per la cittadinanza e il futuro dell’ambiente in cui viviamo. Ora, che non sia economicamente conveniente per il paese che del nucleare ha fatto una bandiera di stato, lo certifica la Corte dei Conti francese. La Cour des Comptes, infatti, ha addirittura sottolineato che i costi per la gestione delle centrali atomiche sono aumentati notevolmente e cresceranno ancora di più in vista delle maggiori misure di sicurezza necessarie dopo l’incidente di Fukushima in Giappone (di cui il governo giapponese in questi giorni dichiara la messa in sicurezza, ma dobbiamo verificare). Ancora la Corte si azzarda a stimare che nell’arco del prossimo decennio il costo di produzione dell’energia nucleare salirà dagli attuali 49,50 a quasi 60 euro/MWh: “Quali che siano le scelte fatte per mantenere il livello di produzione attuale – si legge nel rapporto – investimenti importanti sono da prevedere a breve e medio termine, tali da rappresentare almeno un raddoppio del ritmo attuale di investimento in manutenzione”. Ricordiamo che dopo il disastro avvenuto in Giappone attraverso un meccanismo ipoteticamente improbabile come il combinato terremoto-tsunami, le centrali di tutto il mondo subito stress test col risultato di dover procedere a un costosissimo miglioramento dei sistemi di sicurezza e un aumento dei livelli di manutenzione. Questi interventi ovviamente non nucleare.sono a costo zero: la Cour des Comptes stima in un 10% in più entro 10 anni sul totale dei costi di produzione dell’elettricità col nucleare, e non stiamo ancora parlando del decommissioning e dei suoi costi dopo che una centrale nucleare termina il suo ciclo vitale. Oggi la “bomba” che gira in Europa sembra che siano le centrali nucleari tedesche, visto che la Merkel ha prorogato per legge la vita di alcuni impianti obsoleti, nel tentativo di non perdere produzione di energia elettrica mentre cerca di sviluppare fonti alternative: ma il tempo di decadimento di un reattore non si può misurare per decreto, la situazione si sta facendo pesante ogni mese che passa. Riguardo alla tecnologia EPR definita “supersicura” dall’ex ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, che volò a Flamanville per certificare supersicuro un buco nel terreno pieno di tralicci di acciaio e cemento armato senza sapere di cosa stava parlando,la Corte dei Conti di Parigi avverte che “è assolutamente troppo presto per fornire un calcolo completo del costo di produzione di un impianto EPR” visto che lo slittamento continuo della data di consegna dell’impianto fa già ora stimare i costi di produzione fino a 70/90 euro per Megawattora, cifre assolutamente fuori dal mondo economico.

venerdì 9 dicembre 2011

GHEDINI NEGLI USA SAREBBE GIA' IN GALERA

I miei lettori su questo blog, anche lui in procinto di trasferimento, sicuramente non passano le serate a vedere film polizieschi americani tipo CSI. Peccato perchè qualcosa di istruttivo si può imparare anche da loro. Quando la trama si fa serrata, il presunto colpevole viene interrogato dalla polizia e, pur assistito da un avvocato, finisce con l'ammettere il reato commesso, che nel caso è sempre un omicidio (sennò che giallo è?).



L'avvocato consiglia SEMPRE il suo cliente a dire la VERITA' O A TACERE.



Perchè negli USA si è condannati a forti pene se si mente allo Stato, che sia nelle vesti di un poliziotto o che sia un giudice. Una roba che Michele Misseri, avendo trattato e ritrattato più volte la morte della nipote ad Avetrana - non fate finta di acdere dalle nuvole, ci hanno fatto due p...e così che la storia la conoscono tutti - in America avrebbe già collezionato una valanga di anni di carcere che dell'omicidio non ci sarebbe più bisogno di occuparsene, tanto morirebbe in galera.





E all'avvocato, se il giudice scopre che abbia invitato il proprio cliente a mentire alla corte, toccherebbe la stessa condanna!



L'ineffabile Ghedini, al processo contro il berluskazz che ebbe in mano una intercettazione (Consorte, Unipol, Fassino ricordate?) ancora vincolata al segreto istruttorio e perciò non pubblicabile come invece fecero il giorno dopo su Il Giornale, negli USA sarebbe già in galera.



Il fertile avvocato che voleva in prigione, come onorevole proponente legge al Parlamento, i giornalisti che pubblicano intercettazioni non più vincolate al segreto istruttorio, ha invocato la libertà di stampa per salvare la ghirba del suo padrone, l'uomo che gli paga il salario. Solo che la sua era ancora vincolata, ma ha nascosto la verità ai giudici.



In America di un tipo con questi attributi non saprebbero che farsene, oltre a metterlo in galera e buttare la chiave nell'Hudson (sempre che gli tocchi il carcere di New York!).



Manco sto a linkarvi il video di Travaglio a Servizio Pubblico sull'argomento, tanto lo trovate facilmente...


 

sabato 26 novembre 2011

FUKUSHIMA. NON AVEVAMO TORTO AD ESSERE ALLARMATI

In queste ore sta facendo il giro del mondo una notizia terrificante. Uno dei presentatori più noti di Fuji Tv, Otsuka Norikazu, si è ammalato di leucemia linfocitica acuta, suscitando grande impressione nel paese del sol levante. Un pò perché Otsuka è una star del piccolo schermo adorata dal pubblico, ma molto perché nella trasmissione che conduce  da 17 anni, Mezamashi (svegliarsi in giapponese), aveva mangiato in diretta alcuni piatti di verdure contaminate provenienti dalla zona di Fukushima, con l’intento di sdrammatizzare la situazione e per rasserenare gli animi. Una plateale campagna filogovernativa, di cui conosciamo la quantità di bugie raccontate in funzione antipanico. Ma lo show ha avuto un esito drammatico: il sei novembre è arrivata la rivelazione shock sulla leucemia contratta.

Otsuka ha dichiarato sul sito di Fuji TV, il network che ospita il suo programma: “Voglio fare una pausa a causa di una malattia improvvisa e inaspettata, e prometto però di resistere con tutte le mie forze e tornare, in pochi mesi, sano e sorridente come al solito”. Il presentatore, ricoverato in ospedale, ha già cominciato la chemioterapia e l’utilizzo di farmaci anticancro. La possibilità che se la cavi, in realtà, secondo i medici, è del 30% e il periodo di trattamento curativo potrebbe durare oltre cinque anni. Quella di Otsuka è una delle tante iniziative disinformative tentate... (segue)

http://www.ilcittadinoonline.it/news/143879/Fukushima__Otsuka_Norikazu_non_può_più_sdrammatizzare.html 

 

mercoledì 23 novembre 2011

OSPITIAMO UN INTERVENTO DEL NOSTRO AMICO RED DI OGGI SCRITTO SUL QUOTIDIANO



www.ilcittadinoonline.it




Come i più attenti analisti avevano già previsto nei mesi scorsi, la crisi sta arrivando piano piano alle fondamenta che l’hanno provocata, investendo anche i paesi che fino ad oggi apparivano virtuosi. La notizia che ha sconvolto il sistema bancario ieri riguarda la flessione del titolo Commerzbank in calo in una sola seduta del 15% piombando ai minimi storici al Dax 30. Le voci più accreditate parlano di una necessità di ricapitalizzazione pesante, oltre 5 miliardi di euro almeno, seguendo un trend inaugurato da Unicredit. Per noi è solo la punta del nuovo iceberg finanziario che si è staccato dalla banchisa dei mercati. Se ci aggiungiamo l’imminente intervento dello stato francese in aiuto delle banche transalpine che si manifesterà nei prossimi giorni, e i timori che colpiscono gli istituti di credito inglesi e americani, il cerchio si chiude. Infatti gli investitori asiatici, per primi quelli giapponesi, stanno rivedendo le loro posizioni in Europa e stanno analizzando con preoccupazione la guerra intestina della politica USA nella gestione del loro deficit di bilancio: la realtà di una destra statunitense decisa a far subire alla nazione qualsiasi conseguenza negativa pur di recuperare con ogni mezzo la guida del paese con le elezioni del prossimo anno mette pressione sugli investimenti stranieri e qualcuno deciderà di smobilizzare asset. Questa realtà delle cose ci lascia capire cosa sia successo alle riunioni dell’Eurogruppo che hanno visto l’Italia irrisa e soccombente. Si è trattato di un enorme tavolo da poker dove Merkel e Sarkozy hanno bleffato senza avere punti importanti nelle loro mani e in cui un distratto Berlusconi ha passato la mano, mentre aveva il punto per giocare e addirittura rilanciare. Il presidente del consiglio italiano è apparso quasi uno “sprovveduto passato lì per caso”, senza alcuna nozione di economia politica e senza un Ministro dell’Economia a dargli suggerimenti, pressato da sodali e alleati preoccupati solo del loro piccolo potere elettorale. Le conseguenze si sono viste tutte. Tuttavia, ora, già la richiesta di patrimonializzazione fatta dall’Eba, nefasta per le banche italiane, si ritorce ora contro la Commerzbank: dagli iniziali 2,5 miliardi siamo già passati a 5 nello spazio di pochi giorni. Domanda: in base a quali criteri contabili era stata confezionata la richiesta di ricapitalizzazione? E’ vero che le banche hanno il potere di scrivere nei loro bilanci quello che vogliono? Non è possibile fare un errore di tale grandezza (il doppio) da parte di un ente di controllo. Dopo la scoperta che gli stress test estivi erano inefficaci se non proprio taroccati per diffondere false notizie rassicuranti ai mercati, e che gli andamenti delle borse hanno punito in questi mesi, un nuovo passo falso degli organi di controllo non è tollerabile: se ne rendono conto i politici europei? 

sabato 19 novembre 2011

FUGA DI RADIOATTIVITA' IN UNGHERIA

 L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica delle Nazioni Unite (IAEA) di Vienna ha ricevuto comunicazione dall’Autorità di sicurezza nucleare della Repubblica Ceca del rilevamento di una presenza in aria di livelli molto bassi di Iodio 131 e che rilevamenti di analoga natura sono stati confermati anche da altri paesi europei. Nel comunicato la IAEA precisa che i valori misurati sono comunque talmente bassi da non rappresentare alcun rischio per la salute della popolazione. L’Istituto francese per la radioprotezione e la sicurezza nucleare, IRSN, in un comunicato stampa emesso il 16 novembre, conferma che anche in Francia sono state misurate tracce di Iodio 131 in atmosfera. ISPRA ha immediatamente informato i laboratori delle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente che partecipano alla Rete nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale, RESORAD, richiedendo ..........



http://www.ilcittadinoonline.it/news/143636/Iodio_____nei_cieli_di_mezza_Europa_arriva_anche_in_Italia.html