L'importante è che la morte ci colga vivi (Marcello Marchesi)

"L'importante è che la morte ci colga vivi" (Marcello Marchesi)

giovedì 20 dicembre 2012

NUCLEARE: IL RITORNO

Energia nucleare: non bisogna mai abbassare la guardia, gli interessi economici che la lobby del nucleare è in grado di muovere sono immensi e, nonostante le sonore bocciature popolari che l’uso dell’atomo per produrre energia elettrica trova in ogni angolo del mondo o quasi, si ritorna sempre punto e a capo. In questi giorni le elezioni giapponesi hanno riportato al governo il partito liberaldemocratico, e subito il nuovo/vecchio primo ministro Shizo Abe, già disastrosamente al governo nel 2006-07, ha dichiarato che ritornerà indietro sulle decisioni prese nel suo paese all’indomani del disastro di Fukushima. Subito in borsa sono risalite le quotazioni del settore energetico, ignorando completamente l’opinione della società civile. E, come avevamo scritto lo scorso anno, stanno venendo fuori le bugie sul “costo” del nucleare. Sulla costruzione della centrale finlandese di Olkiluoto, costruita con la tecnologia Epr che Berlusconi, l’Enel e Areva volevano sperimentare in Italia, l’amministratore delegato di Areva, Luc Oursel, ha reso noto la settimana scorsa che il costo della centrale è lievitato negli anni da 3,2 miliardi nel 2005 a oltre 8 miliardi. Inoltre benché fosse prevista l’entrata in esercizio nel 2009 non si stima che riuscirà a entrare in servizio solo nel prossimo anno. Un flop industriale gigantesco che pagheranno i contribuenti finlandesi con l’aggravio delle bollette energetiche. Nel frattempo il partner Siemens si è eclissato. L’altra centrale di Flamanville è in una situazione simile, tanto che enel è uscita recentemente dal consorzio con Areva, proprio per la moltiplicazione dei costi di realizzazione dell’impianto. Costi che si rifletteranno negativamente sulle bollette, visto che il conto è sempre a carico del cliente. Secondo  Greenpeace “l’energia nucleare che verrà qui prodotta sarà più cara di quella generata dalle centrali eoliche. L’organizzazione stima infatti un costo di produzione dell’Epr di 100 euro contro 82 per MWh per l'energia eolica onshore (feed-in tariff)”. Molto più di quanto previsto a inizio 2012 dalla Corte dei conti francese, che aveva stimato un costo di erogato (futuro) di Flamanville tra 70 e 90 euro per MWh. Tuttavia, non sapendo Oursel quanto effettivamente sarà costata la centrale, anche queste stime possono essere solo palliative. Eppure, nel 2008 i dati errati forniti da Areva avevano fatto scrivere alla stessa Corte dei Conti che il costo totale si sarebbe aggirato su 55 euro a MWh, sulla base di un costo di costruzione di 4 miliardi di euro, mentre ora si pensa che si arriverà ad otto. Eppure Areva sta cercando di vendere centrali chiavi in mano in giro per il mondo. Dopo i due altri reattori dello stesso tipo in costruzione a Taishan, in Cina, per la Cina Guangdong Nuclear Power Holding Corp., sono previste altre commesse in Gran Bretagna, Cina e India, dove Areva è l’unica a presentarsi per questo tipo di tecnologia. In più si vorrebbero iscrivere al nucleare civile anche Polonia, Arabia Saudita, Sud Africa, Regno Unito, Paesi Bassi, Svezia, Repubblica Ceca; ma le incertezze su costi, risultati e sicurezza hanno dilatato molto i tempi decisionali.

COMIECO E IL REGIME PUBBLICITARIO

MERCOLEDI' 19 DICEMBRE-

ITALIA UNO, DOPO LE 11 DEL MATTINO, TRA UN FILM POLIZIESCO E UNA PUNTATA SUCCESSIVA DELLO STESSO, PASSA LA PUBBLICITA' DI COMIECO


COSI' SEMPLICEMENTE.

COMIECO NON VENDE NULLA, NON CHIEDE AL TELESPETTATORE UNA ADESIONE AD ALCUNCHE'.

COMIECO E' SOLO UN CONSORZIO NAZIONALE CHE NON OPERA SUI MERCATI E CHE NON HA CONCORRENZA. NON CHIEDE NEMMENO AL TELESPETTATORE DI CURARE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA.

"Il Consorzio Comieco ha come compito istituzionale il raggiungimento degli obiettivi di riciclo fissati dalla normativa comunitaria e recepiti dalla legislazione nazionale. A Comieco aderiscono circa 3.400 imprese della filiera cartaria dell’imballaggio. Per realizzare questi obiettivi il Consorzio ha sottoscritto convenzioni sulla raccolta differenziata che coinvolgono l’80% dei Comuni e oltre 52 milioni di Italiani".

E' SOLO LO SPONSOR DEL FILM.

PUBBLICITA' INUTILE ... O UTILE SOLTANTO PER L'OBOLO VERSATO ALLE TASCHE DELLA PUBBLICITARIA DEL BERLUSKAZZ?

IL REGIME PUBBLICITARIO NON E' MAI FINITO, QUESTO CHE CHI PENSAVA CHE IL GOVERNO MONTI NON FOSSE SOLO L'IMMAGINE PRESENTABILE DEL REGIME STESSO.

domenica 9 dicembre 2012

GRANDE CAOS NELLA MANCATA ABOLIZIONE DELLE PROVINCE

Nel caos della fine annunciata del governo Monti, non ci si è quasi accorti che una grande confusione legislativa sta riempiendo di emendamenti l’inutile legge sul riordino delle province. Due sono le novità degli ultimissimi giorni, il cambiamento del criterio di accorpamento e la mancata promulgazione del dl riordinativo della materia.  Infatti alla prima commissione affari costituzionali del Senato, presieduta da Enzo Bianco, Pd, ne è stato infatti presentato uno che stabilisce un nuovo criterio per la determinazione del capoluogo. Non più si prenderebbe in considerazione la città più popolosa, per determinare il nuovo capoluogo, ma la provincia più popolosa. Che nel nostro caso sarebbe Siena, che con 270 mila abitanti prevale su Grosseto di solo 228.514 abitanti. Di conseguenza, giusto per rimanere nella Toscana, sarebbe Pisa a prendere il sopravvento su Livorno, in quanto forte di 411mila abitanti contro 343.000 circa presenti nel territorio livornese. L’altra novità, come se non fosse sufficiente è uno studio molto preciso, realizzato dal dipartimento delle Riforme del Ministero della Funzione Pubblica del governo e reso pubblico dall’agenzia Ansa. In questo documento si prevede che dalla mancata conversione in legge del provvedimento, vista la caduta del governo, che oltre ai mancati risparmi, “la lievitazione dei costi a carico di Comuni e Regioni e il blocco della riorganizzazione periferica dello Stato”. Ovvero, esaminando il punto di vista operativo, il blocco della legge  comporterà “un periodo di incertezza per l’esercizio di funzioni fondamentali per i cittadini come la manutenzione delle scuole superiori e strade, la gestione rifiuti e la tutela idrogeologica e ambientale”. Un marasma in cui, in assenza di una regolamentazione della materia, la politica potrebbe sguazzare in difesa dei propri privilegi. La previsione del documento è, infatti, che“I perimetri e le dimensioni delle province resterebbero quelli attuali  (mancata fine di 35 province) e verrebbe meno l’individuazione delle funzioni ‘di area vasta’ come funzioni fondamentali delle province, sicché le province restano titolari di sole funzioni di indirizzo e coordinamento”. Da cui deriverebbe che “le Regioni dovranno emanare entro la fine di quest’anno leggi per riallocare le funzioni tra Comuni e Regioni medesime. Non potendo allocare le attuali funzioni provinciali a livello comunale, trattandosi per l’appunto di funzioni di area vasta e quindi di livello sovracomunale, ciò comporterà – affermano gli esperti – tendenzialmente la devoluzione delle funzioni alle Regioni con conseguente lievitazione dei costi per il personale (il personale regionale costa più di quello provinciale e comunale) e la probabile costituzione di costose agenzie e società strumentali per l’esercizio delle funzioni”. E se“le Regioni non provvedessero, lo Stato dovrà intervenire in via sostitutiva, quindi bisognerà valutare Regione per Regione come riallocare le funzioni ora esercitate dalle province”. Inoltre, “le Regioni hanno delegato alle province numerose funzioni proprie: a questo punto le deleghe dovrebbero essere ritirate”. Nel rapporto si fa notare che il mancato riordino delle Province “si riflette sulla riorganizzazione dell’amministrazione periferica dello Stato e sui risparmi alla stessa collegati. Infatti, gli uffici periferici dello Stato sono organizzati tendenzialmente su base provinciale e il loro mancato riordino quindi rende problematica l’attuazione della riorganizzazione degli uffici periferici”. C’è da ricordare che è in atto un ricorso alla Corte Costituzionale: il decreto Salva-Italia è stato impugnato, per cui “se la Corte dovesse accogliere i ricorsi, le province avrebbero tutte le funzioni attuali (e non solo quelle di area vasta) e non sarebbero nemmeno ridotte di numero. Naturalmente – ci tengono a sottolineare i tecnici del governo – un rischio di incostituzionalità grava anche sul decreto in esame sotto il profilo della forma e del procedimento usati per il riordino”. Grande caos della politica sotto il cielo: se si volevano ottenre ottimizzazione e risparmi per la Pubblica Amministrazione, bastava semplicemente eliminare tutte le province e mandare a casa una pletora di amministratori succhia soldi. Invece con questi pasticci all’italiana si è fatta una guerra mettendo tutti contro tutti per non combinare nulla.



martedì 4 dicembre 2012

OUI TAV: ANCHE HOLLANDE SI PIEGA ALLESERCIZIO DELL' INUTILITA'

Tav, Italia e Francia concordano: e' "una grande infrastruttura", e' una "iniziativa per la crescita". A pochi chilometri dalla prefettura di Lione si verificano anche momenti di tensione, con la polizia che interviene con gli spray urticanti per calmare circa un migliaio di manifestanti; Mario Monti e Francois Hollande, invece, puntano proprio sulla realizzazione dell'Alta velocita' per rilanciare "un'altra idea di Europa". "E' in gioco" l'idea di un'Europa che investa in se stessa, che preveda anche un aumento di budget, che punti dritto sulla unione bancaria e sull'accordo sul bilancio "senza altri rinvii" ma attraverso "soluzioni concrete" (AGI).

Le lobby affaristiche delle due parti delle alpi insistono che la realizzazione della Tav Torino-Lione incrementerà il Pil dei due paesi. Si guarda a un minimo vantaggio di oggi per nonn vedere i danni irreparabili di domani.
Pil: l'esercizio dell' inutilità dell'economia.

domenica 2 dicembre 2012

LA MIRABOLANTE SANITA' TOSCANA - ALTRO CHE FIORE ALL'OCCHIELLO!

I cittadini si sono accorti che dall’inizio di settembre la  Regione Toscana applica un contributo fisso di 10 euro per la digitalizzazione delle procedure diagnostiche per immagini (Rm, Tc, scintigrafie, radiografie, ecografie), praticamente a tutti i pazienti che ne hanno necessità, a prescindere o quasi perfino dalla condizione economica. Se la digitalizzazione doveva essere un passo sulla strada della qualità del servizio ma anche potesse avere una valenza di risparmio economico per l’Ente sanitario, l’insuccesso è clamoroso. Da una parte una lastra lo è per sempre, e a distanza di anni è ancora paragonabile e sovrapponibile a una lastra più recente. Provate invece con un dischetto e sperate che nel frattempo la tecnologia non cambi e il vostro cd diventi obsoleto e illeggibile per computer appena più recenti. Sul ticket si sono abbattuti gli strali delle Associazioni come Cittadinanzattiva: “Il contributo di 10 euro per il ritiro del referto di esami con immagini è particolarmente iniquo – ha detto al Corriere della Sera Domenico Gioffrè responsabile di Cittadinanzattiva/Tribunale per i diritti del malato della regione Toscana -. Colpisce tutti qualunque sia il reddito, salvo alcune categorie protette. Non si può chiedere persino questo, non trattandosi nemmeno di prestazione sanitaria vera e propria, tanto che il suo inserimento nella delibera n. 753 del 10 agosto 2012 risulta incoerente con lo stesso provvedimento che rimodula i livelli di compartecipazione ai costi delle prestazioni sanitarie. Pagare la digitalizzazione degli esami con immagini equivale a portare il gesso a scuola, altrimenti non si può far lezione. Siamo davvero arrivati a questo punto?» Il consiglio regionale nel mese di ottobre all’unanimità aveva  votato una mozione perché si togliesse il balzello almeno per i malati oncologici, ma è rimasto lettera morta. Non è un momento facile per la Sanità regionale e per il presidente Rossi (che prima di diventare presidente era stato, appunto, assessore alla Sanità), alle prese con la contestazione sull’Ospedale dell’Isola d’Elba (e le ventilate dimissioni del sindaco di Portoferraio), la richiesta di Sel di intervenire sugli sprechi milionari nella gestione dello smaltimento dei rifiuti sanitari, lo spreco legale delle Società della Salute. E un balzello sulle radiografie: come bearsi dell’innovazione con i soldi dei cittadini, tassando i malati. Una diminuzione prevista di 500 milioni di risorse per il settore nei prossimi tre anni dovrebbe colpire gli emolumenti dei poltronisti e non i diritti di chi soffre. Tra Asl, Società della Salute, aziende ospedaliere, Estav, soggetti di cura e ricerca non ci sono abbastanza sprechi da poter contenere?

LA SCELLERATA RICONVERSIONE DELLO ZUCCHERIFICIO SADAM

Lo scorso 6 novembre, presso l’Hotel Planet di Rigutino, la PowerCrop, in ottemperanza alle disposizioni di legge in materia, ha presentato pubblicamente il progetto di riconversione c.d. “Polo per le energie rinnovabili di Castiglion Fiorentino”, che riguarda il recupero dell’area dell’ex zuccherificio Sadam. La Cisl era presente all’evento con il Segretario Generale della Fai-Cisl Augusto Cianfoni, il Generale della Cisl di Arezzo Marco Salvini, il Segretario Generale della Fai-Cisl Toscana Giampiero Giampieri, il Segretario Provinciale Fai-Cisl Patrizio Giorni e tutti i delegati RSU. Perché la riconversione dell’impianto a centrale elettrica a biomasse potrebbe avere “una ricaduta occupazionale positiva di circa 450 unità (fra occupazione diretta ed indiretta), quindi un’opportunità importante di sviluppo per il settore agricolo; una soluzione per favorire, mediante la fornitura di energia elettrica a basso costo, l’insediamento di altre realtà agroindustriali e,soprattutto, uno strumento attraverso il quale reimpiegare tutto il personale dell’ex zuccherificio in attesa, da oltre 6 anni, di una risposta in merito al proprio futuro lavorativo”. Ma non tutti sono d’accordo. Le “ricadute”, come si è sperimentato in altre realtà nel Belpaese potrebbero venire da inquinamento tossico generato dall’impianto. Tale, ad esempio, è la posizione di Rifondazione Comunista di Arezzo: “E così la PowerCrop ha presentato ufficialmente il progetto di riconversione dell’ex zuccherificio Sadam in inceneritore (perché questo è il vero nome … e non centrale) a biomasse. A parte la furbesca localizzazione a Poggio Ciliegio - sull’uscio di casa di un altro comune e sulla quale avremo occasione di tornare al momento opportuno per scovarne le ambiguità – quello che ci preme sottolineare è che un impianto a combustione di tali esagerate dimensioni spazzerà via in un colpo solo tutte le caratteristiche peculiari di quella meravigliosa zona della Valdichiana: gli allevamenti di qualità, l’agricoltura di pregio con i rispettivi marchi DOC-DOP-IGT e gli agriturismi subiranno – a nostro parere - un danno tremendo da un’industria insalubre ed altamente inquinante che sfregerà per sempre l’immagine della nostra vallata. Immaginatevi un via-vai continuo di camion a gasolio che porteranno nel sito ogni anno 50.000 t. di girasole - pari a circa 25.000 ettari di terreni - ubicati ad una distanza media (media…) di 150 km in linea d’aria, corrispondenti - con correzione per tortuosità - a 300 km…altro che filiera corta di 70 km! Le 50.000 t/a saranno poi trasformate in 20.000 t/a di olio ed in 30.000 t/a di panello secco: l’olio verrà bruciato con un rendimento energetico non oltre il 40%, mentre il panello sarà incenerito (con l’aggiunta di 10.000 t. di granella di mais) con un rendimento energetico di circa il 27%: sono proprio queste scarse percentuali che fanno definire l’impianto della PowerCrop un inceneritore e non una centrale. Senza i vergognosi e famosi incentivi che favoriscono questo tipo di industrie e che distorcono il mercato, i capitani coraggiosi che s’imbarcano nell’impresa scapperebbero a gambe levate! Ma una cosa la promettiamo solennemente, senza se e senza ma: essendo noi ferocemente contrari a tale tipo di riconversione (la legge 81 prevedeva di presentare almeno 3 ipotesi alternative di riconversione, che avrebbero comunque risposto al sacrosanto diritto dei lavoratori ex Sadam ad essere reintegrati al lavoro ed anzi di creare ulteriore lavoro “pulito”) faremo di tutto – proprio di tutto – per impedire la concretizzazione di uno scempio di tal fatta!”.


sabato 1 dicembre 2012

PROVINCE DA ABOLIRE: PERCHE' SIENA USCIRA' DI SCENA

SIENA. Non si può negare che per salvare dalla cancellazione la propria provincia ogni territorio abbia buone ragioni e valide argomentazioni; altrettanto non si deve negare che l’interesse generale (risparmi veri per la spesa pubblica) deve essere prevalente in ogni caso. Domenica mattina a Matera si è svolta la manifestazione di protesta contro l’abolizione della seconda provincia lucana e l’incorporamento in quella di Potenza. Con i gonfaloni dei 33 comuni che compongono l’ente, per le strade della “Città dei Sassi” si è snodato un lungo corteo, con tanto di ripresa televisiva, andata in onda su Rainews. Una manifestazione politica che spiega bene come l’errore di non aver abolito tout court tutto il sistema delle province in favore del mostro amministrativo partorito dal governo Monti sia gravissimo. Infatti l’abolizione della provincia di Matera renderà Potenza un ente di 10.000 kmq in perfetta sovrapposizione con la Regione Basilicata: il massimo dell’inutilità di ente! C’è da dire che anche la regione Umbria coinciderà con la provincia di Perugia: l’equilibrismo del governo nel cercare di scontentare tutti ha prodotto una riforma qualunquistica, che porterà si qualche risparmio, ma senza cogliere la sostanza della riforma che poteva essere veramente importante. Si sarebbe dato uno scrollone al carrierismo politico degli apparati, si sarebbe risparmiato su spese inutili che non smuovono il Pil, si sarebbero chiusi più di un centinaio di carrozzoni del consenso localistico, si sarebbero liberate risorse notevoli per lo sviluppo da un lato e il mantenimento dello stato sociale dall’altra. Le idee sulla politica in campo di decentramento, regionalismo e centralità del governo nazionale sono molto confuse, e hanno seguito negli ultimi venti anni le indicazioni di rinnovamento nate con la Lega Nord. Un terreno dove Bossi & C. sono stati a lungo inseguiti, ma senza una idea di Stato alla base. Cosicché dopo aver delegato tante funzioni agli enti locali, a Roma hanno scoperto che tutto ciò mina alla base il potere delle nomenclature romane dei partiti, favorendo la nascita di nuovi esponenti politici indipendenti dalle correnti e dai comitati della capitale. Un discorso difficile, ma su cui si dovrà tornare, e comunque le province salve più quelle nuove subiranno un importante declassamento in materia di importanza e poteri effettivi che tanto valeva abolirle in un colpo solo ed evitare queste mortificanti discussioni sulla legittimità storica dell’essere provincia. Con gli stessi argomenti addotti, si potrebbe richiedere che Siena e Grosseto siano associate allo stato Italiano come Repubblica, basta andare un altro poco indietro nel tempo. Intanto a Siena si tenta un disperato colpo di coda, per non scivolare verso l’accorpamento con Grosseto: finalmente si manifesta. Proclami sui media, tanti fino a oggi. Ma non servirà a nulla, se non a posticipare le inevitabili discussioni sui nuovi equilibri in fondazione. Gli equilibri romani non verranno scossi dal “separatismo” senese e nelle stanze del potere si sa benissimo. La legge 7 agosto 2012 n. 135 ha convertito il decreto legge 6 luglio 2012 “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini (nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario)”. Due cose che apparentemente non ci “azzeccano” fra di loro: province e MPS, l’unico beneficiario del provvedimento finanziario. O no? Da una parte si definisce l’ambito e i tempi tecnici dell’accorpamento delle province e delle prefetture (Titolo IV, art. 17 e seguenti); da un’altra, giusto sul finire del testo legislativo (Titolo V bis, art 23 sexies), si realizza l’emissione degli strumenti finanziari di sottoscrizione chiamati comunemente i “Monti bond” su “specifica richiesta di Banca Monte dei Paschi di Siena Spa”. Tutto nella stessa legge. Una coincidenza davvero stupefacente. Il via libera della camera è stato votato con 371 si, 86 no e 22 astenuti, con il voto del PD che in un colpo solo ha ottenuto la salvezza della banca e la fine della provincia: come potevano opporsi i rappresentanti senesi in Parlamento a qualcosa più grande di loro, non è dato sapere.

CASAFORTE, LA CLASSICA OPERAZIONE FINANZIARIA DEL TRACOLLO BANCARIO

Il pasticcio deve essere veramente brutto se un Senatore della Repubblica, Elio Lannutti (che dall’alto dei suoi diritti non teme gli strali della querela facile) si permette dei toni ai quali mancherebbe solo la richiesta di dimissioni di Giuseppe Mussari da presidente dell’Abi. "I clienti del Monte dei Paschi di Siena che hanno comprato obbligazioni Casaforte Classe A scopriranno presto che la cedola semestrale in scadenza rende meno del 2% e quella successiva potrebbe addirittura scendere all'1,4%. Dati drammatici, visto che la scadenza finale è nel 2040. Mps ha perso quasi l'80% del proprio valore e i Monti-bond sono saliti a 3,9 miliardi di euro. Il Governo intervenga subito", si legge nel comunciato stampa diffuso dall’IdV. "Il Gruppo Mps – si aggiunge - ha ceduto i proprio sportelli ad un consorzio, che ha acquistato gli immobili per 1,674 miliardi grazie ad un mutuo della stessa banca. Il Monte dei Paschi di Siena, però, non appare creditore del consorzio e quindi ha finanziato una 'stichting' (nei Paesi Bassi persona giuridica sul modello di una fondazione,  ndr) olandese che ha utilizzato il prestito per costituire Casaforte, una srl subito pronta ad acquistare il credito. Così il consorzio riversa a sua volta gli affitti degli sportelli alla società, in una ragnatela aziendale per nulla trasparente. Intanto, prima della chiusura di bilancio, Mps ha collocato al pubblico dei clienti ben 1,536 miliardi di obbligazioni Casaforte e 133 milioni presso gli investitori istituzionali. Lo stesso emittente ha stimato che il bond è illiquido e rischioso e che nell'89% dei casi renderà, alla scadenza, quanto un titolo liquido e privo di rischio come BTP emessi dal Tesoro italiano. Per giunta Mps può riacquisire gli immobili a valore di perizia, lasciando così gli investitori con un pugno di mosche in mano. Il Governo - conclude Lannutti - si attivi per evitare che le banche possano continuare impunemente a frodare i risparmiatori". L’uomo della strada, leggendo queste parole, sentirà salire il puzzo della truffa? Certo è che, come ormai anni di bilanci hanno acclarato, MPS non aveva alcuna capacità finanziaria di comprarsi Antonveneta e che il buco enorme, che tanti hanno calcolato in almeno 17 miliardi complessivi tra quello dichiarato e le sorprese su quello che c’era dentro la scatola padovana si è mangiato la storia di Siena. Casaforte, se la ricostruzione di Lannutti dovesse essere confermata dalla magistratura (che non può esimersi dall’aprire un fascicolo), non sarebbe altro che un patetico tentativo di nascondere un errore clamoroso inventando architetture finanziarie sul nulla per creare utili fittizzi come la moda dei derivati e dei sub prime americani ha insegnato, sperando che l’economia andasse a tasso positivo per sempre, così da nascondere e ruminare le magagne arriviste e insopportabili di uno che “fare il banchiere non è il mio mestiere”. E che rendono la vendita di un immobile per utilizzare la plusvalenza come utile trimestrale un giochetto per ragazzi. "Penso che abbiano compreso, penso proprio di sì, se dicessi di no sarei offensivo", ha detto Alessandro Profumo a Milano, rispondendo alla domanda se la città di Siena abbia compreso la complessità della situazione del Monte dei Paschi. Ci verrebbe voglia di dirgli che lo avevamo capito prima che lui fosse catapultato in Rocca Salimbeni, e ci verrebbe voglia di chiedergli perché ogni giorno che passa, mentre chiede una cortina di silenzio intorno alla banca, non facciano altro che venir fuori novità sempre peggiori, un pozzo di San Patrizio di affari maleodoranti. Quando verrà a raccontarci che non basteranno nemmeno i 500 milioni che ha chiesto di Monti bond lunedì scorso? Invece di questo balletto di “aiuti di Stato” senza personalità giuridica e finanziaria al punto che la UE non trova il meccanismo tecnico per accettarli senza creare un precedente devastante, sarebbe il caso di nazionalizzare MPS (come Dexia in Belgio dove l’intervento pubblico è palese) facendo fuori la congrega politica che lo ha messo a capo dell’istituto e ripartire con una pulizia totale, con la pubblicazione dei documenti e la verifica delle responsabilità.

LA DISTRUZIONE URBANISTICA DI SIENA. ALLUVIONABILE ED ALLUVIONATA

La chiusura di un tratto della risalita dell’Antiporto riapre un annoso e inquietante problema. Le strutture pubbliche della città, quando piove e ultimamente piove con inconsueta intensità come i modelli sul cambiamento climatico in atto andavano prevedendo, diventano pericolose o inutilizzabili. I parcheggi mostrano infiltrazioni importanti, praticamente tutti quelli che sono stati costruiti negli ultimi anni, perfino quello della Colonna di S.Marco, benché ancora non aperto al pubblico per problemi burocratici. Chi ha controllato l’edificazione di tutto ciò? C’è un filo sottile che lega insieme tutte queste cose, ed è la trascuratezza con cui più di venti anni di edilizia cittadina siano stati trattati da chi deteneva il potere. Ultimo, ma non meno importante, il palazzo nuovo della Provincia, che non è terminato proprio per la voluta sottovalutazione del problema idrogeologico. L’area, la vallata del Riluogo, è una delle zone più storicamente ricche d’acqua della città. Le particolari caratteristiche tecniche con cui vanno costruiti gli edifici pubblici non rendevano conveniente edificare il palazzo pubblico in quell’area. Eppure si è deciso di farlo lo stesso, con una miopia enorme e con un danno per le casse pubbliche per i costi supplementari per contenere le infiltrazioni d’acqua che in altre aree non esistono. Poco più a monte, l’area occupata dall’Edificio Lineare, in quanto a errori di programmazione urbanistica e di progettazione, è un esempio quasi irripetibile. Distruzione di un valore urbanistico come la Stazione ferroviaria “progettata da Angiolo Mazzoni e inaugurata nel 1935, fu uno dei complessi architettonici più famosi del tardofuturismo italiano, ma anche una delle architetture più razionalmente inserite nell'ideologia culturale degli anni Trenta”. L’unico monumento “contemporaneo” di Siena, che fino al 1945 era una città all’avanguardia della modernità, fu semidistrutto dai bombardamenti alleati nella seconda guerra mondiale. Per essere  ricostruito malamente, mescolando funzioni e spazi fino a rendere pressoché irriconoscibile il progetto originario. Così da poterne contrabbandare una ristrutturazione ignorante con il plauso del popolino. Un furor di potere bulimico completato con un colabrodo pesante e opprimente, figlio della massimizzazione del profitto. Una struttura che nella giornata odierna presenta una scala mobile non completamente percorribile, con pesanti infiltrazioni di acqua inquietanti, seppur nascoste da controsoffittature ormai evanescenti. E mentre i politici si fanno la bocca buona con la riapertura dei lavori presso la nuova Caserma dei Vigili del Fuoco, passa sotto silenzio il lavoro, appena del 2010, che descrive la pericolosità del Riluogo in quel posto. Il comune di Siena ha incaricato l’Ing. Claudio Lombardi per uno studio idrogeologico in cui “si segnala: - un incremento dell’area esondabile per Tr≥200 anni nei pressi della nuova caserma dei Vigili del Fuoco a monte dell’imbocco del tratto tombato (sezione 35), in corrispondenza dell’incrocio fra il tratto in arrivo dal raccordo autostradale Siena – Bettolle e la SP n.136 traversa Romana Aretina; tale manufatto si rivela insufficiente per portate con Tr 50 anni (superiori a 52 mc/s) e non garantisce franco di sicurezza per eventi con Tr 30 anni”. Che si portino le barche, nella nuova caserma: i nostri Vigili del Fuoco potrebbero essere i primi ad averne bisogno.

giovedì 22 novembre 2012

LA GIORNATA DELLA VITTORIA

Pericoloso e inquietante quanto successo a Gaza dopo la proclamazione della tregua.

"Appena inizia la tregua unilaterale indetta da Israele migliaia di persone si riversano per le strade di Gaza per festeggiare la “vittoria” di Hamas. Dopo 8 giorni di continuo bombardamento la Striscia riprende fiato, i leader parlano di vittoria. I dati però sembrano indicare tutt’altro: sono più di 150 i morti palestinesi, almeno 1500 i feriti a cui vanno aggiunti i centinaia di palazzi e attività danneggiati. Lo Stato ebraico dopo un’ultima giornata di pesante bombardamento ha deciso per il cessate il fuoco, sotto la pressione internazionale. Intanto Hamas e la Jihad islamica continuano il lancio di razzi Qassam dalla zona nord delle Striscia verso il territorio di Tel Aviv" Il Fatto Quotidiano

Un atteggiamento, questo di Hamas, che fa ritenere che, a parti inverse, non ci sarebbe una tregua fino alla completa distruzione del nemico.

Penso che questo Israele lo sappia bene. Sono fatti e opere che ci contraddistinguono, non chiacchiere da bar o da talk show. 

domenica 11 novembre 2012

IL NO TAV DELLA FRANCIA

Uno dei capisaldi mediatici dei fautori della Tav Torino-Lione era il sostenere che i francesi fossero d’accordo e che quindi le perplessità di ambientalisti e cittadini italiani fossero infondate. La qualità della vita dei residenti in Val di Susa e la ragionevolezza di chi non si è mai visto presentare un conto economico sulla validità del progetto industriale sono i veri motori della rivolta contro laTAV. Ora arriva anche l’autorevole opinione della Corte dei Conti francese: ripensare l'alta velocità Torino-Lione perché i costi della sua realizzazione sono raddoppiati (da 6 a 12 miliardi); perciò essa ritiene necessario e conveniente che venga utilizzata maggiormente la linea esistente, studiando misure per trasferire il traffico transalpino, merci e passeggeri, dalla strada alla ferrovia. Esattamente quello che hanno chiesto i valsusani. La Corte dei Conti transalpina ha fatto anche notare che “Tra il 2000 e il 2009 i infatti i traffici merci tra Francia ed Italia sono crollati del 42% mentre quelli passeggeri nonostante l'apertura della tratta di Alta velocità Torino-Milano sono rimasti gli stessi”. Di strategico, nell’asse ferroviario Lisbona-Kiev che sarebbe dovuto passare attraverso le Alpi nella Val di Susa, non è rimasto niente. Adesso tocca, secondo le norme comuni del diritto europeo, alla nostra Corte dei Conti italiana aprire una analoga istruttoria per mettere a confronto i parametri valutativi, le risultanze ed avere così un quadro completo della valutazione dell'Alta velocità Torino Lione.

sabato 3 novembre 2012

DISASTRO EVITATO PER POCO: ALTRO CHE MARATONA DI NEW YORK!

I cambiamenti climatici dovuti al surriscaldamento terrestre non sono entrati nelle discussioni tra i due candidati alla presidenza degli Usa per il prossimo quadriennio: un argomento scomodo per entrambi. Però la natura si è prontamente vendicata, mettendo in agenda l’attualità della supertempesta Sandy, ribattezzata da Greenpeace Usa "Unnatural disaster", e la forzata rinuncia del sindaco Bloomberg a far disputare la famosissima Maratona di New York: la prima volta dal 1970! Una decisione sofferta: è stato stimato che l’indotto della manifestazione genera un giro d’affari di 340 milioni di dollari. La paralisi dell’intera East Coast degli Stati Uniti ha così svelato al mondo l'estrema vulnerabilità delle infrastrutture di trasporto e dell'energia elettrica di New York City. Metropolitane, tunnel, strade e centrali elettriche dovranno essere ripensate perché le tempeste estreme del sud del paese raggiungono aree prima intangibili, provocando l'innalzamento del livello del mare e causando danni senza precedenti, ben evidenziati dalle innumerevoli immagini diffuse dai media. L’assenza elementare della corrente elettrica in interi quartieri è all’origine dell’annullamento della Maratona, quando migliaia di partecipanti sono già arrivati nella Grande Mela. Nonostante che l’allarme sia stato lanciato in tempo (e la tragedia si è rivelata un aiuto prezioso per Obama, che ha saputo gestire anche mediaticamente l’emergenza), Sandy si è lasciata dietro di sé una cinquantina di morti ed una costa orientale, da ricca e avanzata che era, devastata e fragile: l’esempio sarà per molti anni l’immagine di distruzione di Atlantic City, la città sul mare capitale del gioco e del divertimento dell’East Coast.
                                 
Andrew Cuomo, governatore dello stato di New York, pensa alla costruzione di un argine per proteggere Manhattan dall’innalzamento del mare: “Le inondazioni nel centro di Manhattan sono state davvero straordinarie e diverso da qualsiasi cosa che avevo visto; c'è stata una serie di episodi meteorologici estremi. Questa non è una dichiarazione politica. Questa è una constatazione di fatto. Chi dice che non c'è un drastico cambiamento dei modelli climatici, secondo me nega la realtà”. La presa di realismo del governatore Cuomo è quasi senza precedenti; una corretta discussione potrebbe costringere i politici statunitensi a non ascoltare più le sirene della grande industria che, come la vicenda Ilva a Taranto insegna, tendono a privatizzare gli utili e pubblicizzare i disastri. Si potrebbero riaprire in termini più stringenti le misure che nei summit ecologisti mondiali sono state rinviate?
Di fronte all’arrivo della supertempesta, le aziende elettriche dell’area interessata, memori della tragedia dello scorso anno in Giappone a Fukushima, sono state costrette a intervenire sulle loro centrali nucleari, spegnendole. E’ toccato a Greenpeace Usa fare il punto della situazione con le poche notizie fatte circolare attraverso i rapporti della Nuclear regulatory commission (Nrc) Usa, peraltro molto approssimativi, come di norma (in Giappone accadde lo stesso). La situazione nel New Jersey, lo Stato più colpito e danneggiato da Sandy, è la seguente: il reattore 1 della centrale nucleare di Salem è stato fermato manualmente ed “Ha perso la circolazione in una parte dell'impianto a causa delle complicazioni causate dall'elevato livello delle acque e dei detriti causati dall'uragano. Il reattore 2 di Salem 2 reattore era già stato fermato, così come la centrale di Oyster Creek, dove è stato dichiarato un  "unusual event" a causa dell'alto livello delle acque del reattore”. Nello Stato di New York, il reattore 3 della centrale nucleare di Indian Point 3 (a sole 24 miglia a nord di Manhattan), è stato bloccato per un guasto alla rete elettrica che fornisce energia all'impianto. Fino a ieri Indian Point 2 era ancora in funzione al 100 per cento di potenza. Ancora il reattore 1 di Nine Mile Point, vicino ad Oswego, si è spento automaticamente perché non era più rifornire la rete elettrica. Nel reattore 2 di Nine Mile Point si è verificato un calo di potenza a causa di forti venti e l'energia esterna per la centrale viene fornita da generatori diesel di emergenza. Pennsylvania: i due reattori nucleari vicino a Limerick Philadelphia hanno ridotto in modo significativo la produzione di energia, rispettivamente del 48 e del 27%.
                                                    hanckock bridge - salem - USA                                                 
La morale che ne trae Greenpeace Usa: “Il cambiamento climatico sta mutando il clima. Tutti gli eventi meteorologici sono influenzati dai cambiamenti climatici, perché l'ambiente in cui si verificano è più caldo e più umido di quanto non lo fosse prima. Gli ultimi anni sono stati segnati da caratteristiche atmosferiche estreme di cambiamenti climatici insolitamente gravi”. Il problema è che quello che è successo con l'acqua nell'East Coast viene dopo la terribile siccità che ha devastato il Midwest. Non si tratta più di rare coincidenze ed anomalie; ma di tendenza futura che partendo dalle mutazioni climatiche investe le priorità energetiche, tecnologiche ed economiche degli Usa e del pianeta Terra. La paura di perdere le elezioni ha fatto sparire dal dibattito politico americano il tema del cambiamento climatico e della protezione dai problemi dell’energia nucleare. Decine di morti, miliardi di dollari di distruzioni materiali, New York con milioni di abitanti senza energia elettrica hanno riportato in luce un problema che non potrà più essere sottovalutato: la prossima volta potrebbe essere veramente un disastro.

DELL'AEROPORTO DI AMPUGNANO A SIENA

La questione che riguarda l’aeroporto di Ampugnano sembra, come al solito, mal posta. Le dichiarazioni di principio, pro e contro, non hanno valore di essere in una società, capitalistica o meno, se non in presenza della capacità gestionale di creare profitto e quindi di auto sostenersi che è tipica di ogni azienda industriale nel mondo da sempre. Non ci dovrebbero essere motivazioni ambientaliste, che dovrebbero essere ovviamente salvaguardate dalla prassi normale di lavoro; non ci dovrebbero essere difese dell’occupazione: se l’azienda chiude, i dipendenti vadano a cercarsi un altro lavoro. Non ci dovrebbero essere nemmeno problemi di immagine: una struttura aeroportuale sta in piedi da sola, una volta esaurito il finanziamento di start up, oppure è un lusso che una comunità non può permettersi, e ben altri sono i servizi essenziali. Il Chianti, territorio storicamente disagiato nel campo dei trasporti, ha fatto il pieno di turisti anche nel 2012. Il problema non è stato fare arrivare gli ospiti, ma di supportare la loro ridotta capacità di spesa dovuta alla crisi, che erode i margini di guadagno. Uno studio su quattro aeroporti italiani, Ancona, Perugia, Pescara e Rimini - quattro situazioni ben più favorite di Siena in questa materia in quanto si tratta di tre aeroporti regionali e di un aeroporto turistico -, dice che sono tutti e quattro in perdita con una componente pubblica di maggioranza assoluta che deve ricapitalizzare ogni anno. L’esempio più simile a Siena è Rimini, in quanto la città adriatica sconta la vicinanza di un aeroporto regionale come Bologna e i flussi sono garantiti dal turismo. Nel 2011 Rimini ha visto sulla pista di atterraggio (dati Enac) 9.827 voli commerciali con 916.239 passeggeri di cui il 74% proveniente dall’estero; Siena appena 597 con 2070 passeggeri di cui il 52% proveniente dall’estero: meno di Siena solo Taranto, Aosta e Biella. Al contrario di Rimini la città del Palio non ha movimenti cargo (trasporto merci) da poter vantare. Rimini ha chiuso il bilancio 2011 con un passivo di 35 milioni di euro, ma hanno la speranza che il turismo balneare proveniente dalla Russia e dai paesi emergenti già dal 2012 cominci a dare soddisfazioni e quindi si ammortizzino gli onerosi investimenti effettuati. Siena non è stata compresa nel piano Passera dello scorso agosto; anzi la chiusura di Ciampino in favore di Viterbo (mancano però i finanziamenti statali, ndr) mette in serie difficoltà anche la struttura di Grosseto. La nuova provincia della Toscana Meridionale del prossimo anno avrà a disposizione due aeroporti con l’onere finanziario a proprio carico; ma quello del nuovo capoluogo è limitato dalla storica e strategica presenza dell’Aeronautica Militare, e dalla vicinanza della città laziale. Sarà giocoforza più semplice dotarsi di collegamenti veloci con Viterbo, attualmente inesistenti, mentre Siena continuerà a gravitare su Firenze e Pisa. Si può osservare che tanti anni di politica dei trasporti e di velleità localistiche, con milioni e milioni di euro gettati al vento e nelle tasche di inutili Consigli di amministrazione, non hanno spostato di una virgola l’essenza del problema. Il sistema aeroportuale italiano è stato fino ad oggi ostaggio della politica locale che, insediatasi nella proprietà e nella gestione delle strutture (tutti gli aeroporti nazionali sono di proprietà pubblica), ha sempre opposto resistenza a una disciplina di regolamentazione del traffico aereo e del numero degli scali necessari. Erano più utili alla causa le poltrone remunerate, il consenso elettorale, la sistemazione dei propri assistiti. Non è un caso che il governo tecnico di Monti abbia agito contemporaneamente sia sul sistema aeroportuale che sul sistema delle province: due facce della fallimentare casta politica localistica della povera Italia.   

giovedì 1 novembre 2012

LA MULTA DELLA SIGNORA BERSANI

"Ma è vero che, quando la vigilessa le ha consegnato il verbale, da una piccola folla si è alzato un applauso polemico nei suoi confronti?
«Sì, è stato molto antipatico. Ho avuto la netta sensazione che in quel paese, alla faccia del "lei non sa chi sono io", mi conoscessero invece fin troppo bene e che qualcuno mi abbia teso un piccolo agguato per montare il caso. Non mi spiego altrimenti il fatto che, non appena presa la multa, attorno alla mia auto si sia formata una piccola folla, con gente che mi sibilava frasi del tipo "vergognati", "torna a casa tua".
(Francesco Alberti, Corriere della Sera 1 novembre 2012)

Signora Bersani, signora Bersani ...

ma come è che quando i politici e affini sbagliano gridano subito al complotto!

AGGUATO: vorrebbe farci credere che esiste gente che escogita un piano per farle fare una pessima figura, la pedina (per quanto tempo? e con quale budget a disposizione?) fino a che decide di mettere l'auto in divieto di sosta e "prezzola" velocemente il vigile urbano locale perchè faccia il suo dovere ... e non si sono portati dietro neanche un fotografo per immortalare la scena?

NON SARA' CHE LA MACCHINA BLOCCAVA DAVVERO IL TRAFFICO PERCHE' ERA PARCHEGGIATA IN MANIERA DICIAMO "SPORTIVA"?

domenica 28 ottobre 2012

DELL'ITALIA CHE NON E' UN POSTO PER I GIOVANI

Il pensionato più famoso d'Italia, tale Giuliano Amato che risulta percepire circa 31.411 euro lordi mensili di pensione, per cui già dal 2008 risulta aver abbandonato la politica attiva ... non aveva certamente altro pensionabile da accumulare ... a partire da domenica 28 ottobre 2012 è diventato conduttore televisivo (naturalmente su Rai 3, il piddino) di un programma intitolato "Se una farfalla batte le ali".

Secondo le informazioni raccolte "il programma è prodotto da Rai Educational e va in onda a partire dalle ore 13:00 sulla terza rete Rai e poi in replica ogni venerdì, dal 2 novembre alle 20:30 su Rai Storia. Amato, nel corso del programma cercherà di far luce sugli equilibri mondiali, ripercorrendo in dodici puntate il cammino dei rapporti e delle influenze tra gli attori geopolitici nella storia recente. il mondo globalizzato è diventato quello che è oggi, come potrebbe diventare domani, e come ogni battito d’ala, in ogni parte del pianeta, si ripercuota anche su di noi".

Non è sufficiente ad Amato trascorrere le sue estati in spiaggia ad Ansedonia, evidentemente.

Largo ai giovani. Chissà se il nostro prende compensi per arrotondare la magra pensione ...

Poteva fare l'esperto, coordinare un team di giovani che si interrogano sulla globalizzazione invece fa tutto lui. Lui e Silvia Calandrelli, direttore di Rai Educational, da 21 anni dipendente Rai (chissà come ci sarà entrata ...), naturalmente promossa nel 2011 a direttore a 47 anni solo perchè quello precedente, Giovanni Minoli, era andato in pensione. In una intervista a La Stampa la Calandrelli aveva dichiarato:  "L'ultima indagine del Censis dimostra come i giovani dai 14 ai 29 anni, i cosiddetti "nativi digitali", non frequentano la televisione. Ci arrivano, caso mai, e per un consumo molto ridotto, attraverso il web e le applicazioni. Dunque è fondamentale, per una struttura come RaiEducational, tenere conto di questa realtà e considerare i nuovi strumenti tecnologici non come estensioni del sistema audiovisivo tradizionale, ma come una sua parte integrante".

Chissà se si è mai chiesta se forse questi giovani non guardano la televisione perchè è fatta dai dinosauri e la trovano alquanto noiosa ...
Evidentemente l'Italia non è un paese per giovani ... ma per vecchi pensionati!

PER FAVORE NON CHIAMATELO SPORT!

Sky Sport 1 Hd trasmette esclusivamente calcio. Perchè non chiamare il canale con il suo nome?
Sky calcio...

Corriere dello Sport: solo le ultime due pagine hanno articoli di sport ... le altre solo calcio fino alla nausea.
Perchè non chiamare il quotidiano con il suo nome?
Corriere del Calcio ...

Smettiamo di prendere in giro la gente!

sabato 27 ottobre 2012

GRILLI DELLA BUROCRAZIA ITALIOTA

Eppure il ministro Grilli è un burocrate autentico. Quindi dovrebbe conoscere la macchina "macchinosa" dello Stato, anche guardando ai fallimenti dei suoi predecessori quando hanno voluto conoscere qualcosa dello stato italiano dai suoi dipendenti, e non sono riusciti a cavare un ragno dal buco.

Perchè il potere dei burocrati consiste nel non trasmettere ad altri le proprie conoscenze.

Allora il Grilli vuole sapere dalle amministrazioni periferiche quanti immobili possiede lo stato, per farne un censimento e venderli nella speranza di ripianare il debito pubblico.

Passa un anno e il 50% dei burocrati interpellati non risponde alla domanda. il povero derelitto Grilli spera di poter mettere all'asta beni per 368 miliardi di euro, ma con le liste arrivate si arriva a stento a 5 (cinque).

Pensa se avesse emanato un decreto per cui se in due mesi non avesse avuto la risposta con il censimento dei beni allegato, avrebbe licenziato il vertice della burocrazia locale a cominciare dal prefetto.
Avrebbero fatto le corse per accontentarlo, basta colpire la tasca ....

Che Grilli in realtà non volesse le risposte?

mercoledì 24 ottobre 2012

PEGGIOCRAZIA ALLA SENESE: LA MALASTORIA DEL MONTE DEI PASCHI

iL NOSTRO AMICO RED CI MANDA UN ALTRO PEZZO DI SANA SAPIENZA POLITICA :
“In Italia manca una cultura del merito perché non c’è una cultura della legalità. Se io, politico (capo di partito o di governo), voglio ottenere dei benefici o dei favori che non mi competono, nomino non un candidato competente, ma uno a me fedele. Se io imprenditore voglio assicurarmi che le mie tangenti, le mie evasioni fiscali, i miei intrecci col potere politico non vengano rivelati, non scelgo il manager migliore, ma quello più fidato. E non c’è persona più fedele del buono a nulla, di chi non ha alternative. Se l’Italia non cresce, se è a rischio di default, è perché è stata fin qui governata dai peggiori. Non i mediocri: i peggiori. Il clientelismo politico e l’economia sommersa hanno trasformato il nostro Paese in una peggiocrazia. È per questo che in Italia si trovano le migliori segretarie e i peggiori dirigenti”. La peggiocrazia: leggendo le parole dell’economista Luigi Zingales non riusciamo a non pensare alla nostra piccola Siena e al suo ex-colosso MPS. Alla cattiva gestione fatta da politicanti autoreferenti, con un presidente che a posteriori riconosce che “fare il banchiere non è il mio mestiere” alle mezze figure messe nei consigli di amministrazione che poco o nulla possono capire, per formazione ed esperienza, di banca. E lo scandaletto dei 130 milioni che nel bilancio ci sono e non ci sono, come la sempre informatissima Linkiesta.it è venuta a sapere, e che sarebbero finiti nelle tasche di dirigenti che in numero di 18 sarebbero finiti nella lista dei 100 manager da licenziare,è sempre una microscopica punta dell’iceberg del dissesto di Rocca Salimbeni. Ma il gruppo dei cento pare essere composto da figure di medio e basso livello, con tutti i capoccioni messi da Mussari secondo il lodo Zingales intonsi al loro posto nella Direzione Generale. Forse sanno troppo per essere abbandonati al loro destino? Ma non sono solo da una parte gli “intoccabili”. Profumo ha parlato: “Al Monte nessuno faceva la propria parte, non si capiva chi faceva cosa, il sindacato gestiva l’azienda, e un cattivo sindacato è sempre lo specchio di un cattivo imprenditore”, ma è troppo generoso con i sindacati, che non hanno mai governato l’azienda ma hanno avuto pessimi dirigenti che, con la piaggeria raccontata da Zingales, hanno collaborato alla messinscena dell’incompetenza al potere. Con personaggi che sono sempre lì, sul pezzo, perché non c’è autocritica né dimissioni per accertata incapacità nel ruolo ricoperto. Non è saltata una testa nei sindacati; perciò la sensazione della combine nel fallimento delle trattative con l’azienda è forte. Non aver ottenuto risultati dal prossimo mese di novembre significa per i dipendenti della banca non sapere a cosa si andrà incontro economicamente parlando. Cosa imporrà il Tandem con la partecipazione della signora Dalla Riva quale contratto integrativo aziendale del futuro? 


DOPO L'ESTATHE', COCA COLA PER TUTTI: PRANZO E CENA

Non so chi ci ha presi più per scemi, se la Ferrero o la Coca Cola! Stanno impazzando gli spot pubblicitari sulle televisioni nazionali
Prima è stata l'epopea dei pranzi leggeri ... un'insalata e un'estathè! Ora t'arriva la multinazionale che a cena sogna di vedere gli italiani non con un bicchiere di vino, non con l'acqua minerale che depura, nemmeno con la birra che campa cent'anni. No no ... it's time to Coke!

Sogno ... una bella amatriciana con un bicchier di coca ... bollicine, pancetta e zucchero!
sogno ... un controfiletto al sangue, patate arrosto croccanti con un bicchier di coca ... ci sei o ci fai?

perfino lo spot girato a Napoli ... la pizza con coca giusto per i ragazzi può andar bene ...

LA RICETTA DELLA FELICITA'!

Unione Consumatori rileva che  "se si assecondasse lo spot bevendo due bicchieri di Coca-Cola sia a pranzo che a cena, si assumeranno circa 108 gr. di zuccheri, equivalenti (secondo la stessa etichetta nutrizionale sulla lattina) al 116% del fabbisogno giornaliero di zuccheri: un dato esorbitante rispetto ad una dieta corretta, tanto più se tale livello di consumo fosse tenuto da un bambino".
La Coca Cola è recidiva sull'argomento: nel 2011 un altro spot pubblicitario della nota multinazionale americana era stato denunciato, infatti, dall'Unione perchè giudicato ingannevole: dapprima, con scene in bianco e nero, intendeva convincere i consumatori che l'abitudine di pranzare con la Coca-Cola a tavola è una vecchia tradizione italiana; mostrando una mamma che porta in tavola una bottiglia di Coca-Cola di grande formato scatenando la gioia dei commensali. Entrambe le immagini, come ha precisato l'Unione, non hanno niente a che fare con la realtà: per fortuna in Italia la Coca-Cola si beve soprattutto fuori casa!

RADON A SIENA: PERICOLO REALE

Le Regioni sono chiamate a individuare le zone ad elevata probabilità di alte concentrazioni di radon e le caratteristiche dei luoghi di lavoro che possono determinare livelli elevati di radon. Così la Regione Toscana ha affidato nel 2006 ad Arpa la realizzazione di una indagine estesa a tutto il territorio regionale, per verificarne i valori nel territorio regionale. I dati raccolti tra il 2006 e il 2010 in quasi 2000 abitazioni e 1300 luoghi di lavoro con misure in quasi 8000 locali, sono confortanti, ma non per tutti. Infatti nel rapporto sono emersi problemi per ben 13 Comuni dove l'esistenza di livelli di radon significativamente più elevati rispetto alla media nazionale è accertata sulla base di un numero minimo di misurazioni effettuate nelle abitazioni (15), e dove la percentuale di abitazioni che superano 200 Bq/m3 è uguale o maggiore al 10%. Nell’elenco, accanto a Sorano, Santa Fiora, Isola del Giglio, Pitigliano, Arcidosso, Roccastrada, Castel del Piano (in provincia di Grosseto), Marciana e Marciana Marina (in provincia di Livorno), Montecatini Val di Cecina (in provincia di Pisa), Piteglio (in provincia di Pistoia), ci sono due comuni senesi: Abbadia San Salvatore e Piancastagnaio. Tanto che in queste realtà del territorio toscano si concentreranno gli sforzi per individuare gli edifici con valori elevati della concentrazione di radon e qui saranno indirizzati i primi interventi di riduzione delle concentrazioni. Scrive appunto Arpat: “Nei regolamenti edilizi delle aree con concentrazioni più elevate potranno essere inserite indicazioni per la costruzione degli edifici in modo da limitare l'ingresso del radon. I principali accorgimenti in fase di progettazione riguardano l'isolamento dal terreno, la possibilità di areare il vespaio o le cantine, la sigillatura delle vie di accesso del gas all'interno, rendendo impermeabili i solai, e l'isolamento di fessure e condutture. Per ridurre la concentrazione di radon in un edificio è possibile realizzare le cosiddette "azioni di rimedio", che consistono in semplici accorgimenti o interventi finalizzati a ridurre l'ingresso del radon nell'edificio e/o ad aumentare il ricambio dell'aria interna attraverso l'immissione di aria esterna”.

LA LOBBY BELLICA NON DEMORDE: IL CONTO LO PAGANO GLI ITALIANI CHE NON VOGLIONO LA GUERRA

E’ spietata la sentenza di Famiglia Cristiana, nel commentare l’inchiesta pubblicata sul settimanale cattolico che riguarda l’acquisto incomprensibile di 131 caccia aerei di combattimento d’attacco. “Bugie d’alta quota” visto il lievitare dei costi della fornitura che non ha doppiamente senso: uno, perché l’Italia non attaccherà mai nessuno; due perché in tempi di crisi e spending review impegnare l’equivalente di una finanziaria lacrime e sangue per soddisfare gli appetiti dell’industri abellica è un controsenso mica da ridere. Spiega bene l’articolo: “L'aumento è notevole: da 80 a 127,3 milioni di dollari per aereo. Se va bene. Perché in una variante più sofisticata si arriva a 137,1 milioni per velivolo. Gli F-35 sono aerei prodotti dal colosso statunitense Lockheed Martin. Chi li costruisce e chi li compra li definisce pudicamente mezzi multiruolo. In realtà sono aerei versatili che possono sia difendere (comportandosi dunque da caccia) che attaccare (alla stregua di veri e propri bombardieri; magari portando anche ordigni nucleari). Soprattutto sono pozzi senza fondo. Costano un occhio della testa”. La querelle si trascina avanti da tempo, con marce indietro annunciate dal governo e silenziosi salti in avanti per confermare la commessa miliardaria, che altri paesi Nato hanno peraltro già rimpicciolito, se non disdetto: Olanda, Australia, Norvegia, Canada. Per non dimenticare che questi F35 sono ritenuti difettosi ed eccessivamente costosi dal Gao (Government Accountability Office degli Stati Uniti d'America: un organo equiparabile alla nostra Corte dei Conti) che riguardo gli F-35 ha dichiarato: “dopo oltre nove anni di progettazione e di sviluppo e altri quattro di produzione, il programma Jsf (Joint Strike Fighter, ndr) non ha ancora dimostrato di essere affidabile”. Prosegue Famiglia Cristiana: “Nel febbraio-marzo  2012, i vertici politici della Difesa sostenevano con determinazione che il prezzo unitario sarebbe stato di 80 milioni di dollari, non un centesimo di più. Dai dati ufficiali forniti dal generale Debertolis, invece, si evince come il progetto F-35 veda crescere costantemente le spese rispetto a quanto ipotizzato all'inizio, analogamente come è già avvenuto nel passato per altri aerei (a suo tempo il Tornado e poi l'Eurofighter). Sarebbe ora che il Governo e il Parlamento mostrassero senso di responsabilità almeno nei confronti dei cittadini italiani costretti a forti tagli e a grandi sacrifici rivedendo la propria decisione”. Non possiamo che indignarci per un simile spreco di denaro pubblico per alimentare l’industria bellica americana, da cui non si ricaverà nemmeno un punto di Pil per l’industria italiana.

domenica 21 ottobre 2012

L'AVVOCATO SEVERINO PENSA BENE AL SUO FUTURO

l'AVVOCATO pAOLA SEVERINO, INCIDENTALMENTE PRO TEMPORE MINISTRO DELLA GIUSTIZIA FINO ALLE PROSSIME ELEZIONI PRIMAVERILI, HA GIA' PENSATO AL BENE PROPRIO E DEI SUOI ASSISTITI, VARIEGATAMENTE COINVOLTI IN AZIONI POLITICHE PASSIBILI DI CRIMINALIZZAZIONE. COME?

BASTA DARE UNA SCORSA DISTRATTA ALLA NUOVA LEGGE ANTICORRUZIONE. NON CI VUOLE MOLTA APPLICAZIONE.
PER I PARTICOLARI, BASTA LEGGERE LE PAROLE DI DAVIGO A IL FATTO QUOTIDIANO:

Dottor Davigo, cosa la stupisce di più di questa legge?
Direi il fatto che hanno dimezzato le pene previste nel caso di concussione per induzione. Perché l’hanno fatto?
L’Ocse chiedeva da tempo all’Italia di punire il privato che paga il pubblico ufficiale, cioè il concussore, e questa legge lo prevede. Non basta?
No, perché così si aggira soltanto l’obbligo di punire chi dà denaro al funzionario pubblico, traendone vantaggi. Il concusso (concussore, ndr) alla fine la fa franca. Viene punito, ma la pena è ridotta. E le norme favorevoli sono retroattive.

Con il risultato che molti processi in Cassazione verranno annullati.

Meglio eliminare la retroattività?No, meglio non ridurre le pene!
Quanto ci manca per essere conformi alle richieste dell’Europa?
Non so cosa fosse ottenibile, ma di certo l’Italia è ancora molto indietro rispetto agli altri Paesi europei. Se solo ci fosse la volontà, basterebbe procedere in modo molto più semplice, copiando le convenzioni internazionali. Così saremmo conformi di sicuro.
Cosa cambia per quanto riguarda il traffico di influenze, cioè quando i potenti si mettono d’accordo per darsi un aiuto (illecito) reciproco?
In questo caso il vero problema è che la pena edittale prevista per questo reato (cioè la reclusione a tre anni) non consente le intercettazioni telefoniche. Ma come pensano di scovare questi reati? Li scopriremo solo se ce li verranno a raccontare.
Almeno, però, hanno aumentato i termini per la prescrizione da 7 anni e mezzo a 11 per i reati di corruzione, concussione per induzione e traffico di influenze. Basterà per terminare in tempo i processi?
C’è un equivoco di fondo. Non sono i termini di prescrizione a essere necessariamente troppo brevi, il problema è che in Italia la prescrizione comincia a decorrere non dalla scoperta del reato, ma da quando il reato è stato commesso. E di solito non si becca il criminale in flagrante. E’ ridicolo: in altri paesi, una volta che il processo comincia, i termini per la prescrizione non decorrono più. Poi c’è un’altra questione.
Quale?
Da noi ci sono 35 mila fattispecie di reati penali, e invece di ridurle, questa legge le ha ulteriormente aumentate. Rendiamoci conto che anche se abolissimo il 90 per cento dei reati, ne resterebbero ancora migliaia.
Forse però andrebbe introdotto il reato di autoriciclaggio. Oggi quelli che, ricevute le mazzette, usano i soldi per acquisti e investimenti, non vengono puniti.
Il ministro Severino ha detto che non voleva ritardare i tempi del disegno di legge, che se ne occuperà a parte. Forse ha ragione. Però noto che l’autoriciclaggio è stato inserito nella lista dei reati persino in Vaticano…
Hanno anche evitato di reintrodurre il falso in bilancio, cancellato dal governo Berlusconi.
Lasciamo stare, l’elenco di quello che manca è infinito.
Cosa pensa invece dell’incandidabilità? I condannati in via definitiva a pene superiori ai 2 anni dovranno mollare la poltrona.
Già. Peccato che oltre il 90 per cento delle condanne, anche quelle per concussione, tra rito abbreviato e attenuanti generiche vanno pesantemente sotto i due anni. E poi basta che uno patteggi per evitare la condanna. E quindi l’incandidabilità.

TRA I CLIENTI DI PAOLA SEVERINO: GIOVANNI ACAMPORA, ROMANO PRODI, FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE, CESARE GERONZI, GAETANO GIFUNI, ENI, TELECOM.

 “Qui nessuno favorisce i corrotti, tant’è che voglio riformare la prescrizione”. Così il ministro della Giustizia Paola Severino difende, in una intervista a Repubblica il testo appena approvato al Senato con il voto di fiducia. Il Guardasigilli respinge le critiche al testo e annuncia che saranno predisposte altre leggi anti-corruzione.

SIGNOR MINISTRO, SE VOLEVA RIFORMARE LA PRESCIZIONE, CI POTEVA FAR SAPERE IN CHE SENSO: PER NON DOVREBBERO ALLUNGARSI, MA PER LEI NON SI SA. E SE VOLEVA FARLO, BASTAVA AGGIUNGERE UN ARTICOLO ALLA LEGGE APPENA FATTA. DELLE PROMESSE SAPPIAMO CHE RIMARRANNO LETTERA MORTA.

MA SI SA UNA DELLE TRAGEDIE ITALIANE SONO I 130 AVVOCATI SEDUTI IN PARLAMENTO CHE NON RIESCONO MAI A SCRIVERE LEGGI CHIARE E CERTE ... A PROPOSITO, SIGNORA SEVERINO, MA A FARE LEGGI DEL GENERE NON SI SENTE UN PO' IN CONFLITTO DI INTERESSI?

QUELLO VERO, NON QUELLO DESCRITTO NELLA COMICA LEGGE FRATTINI DEL 2004.

LA GESTIONE POLITICA DEL PD DI BANCA MPS

Pubblichiamo da www.ilcittadinoonline.it un articolo di Red:

SIENA. Importanti sviluppi dell’inchiesta Antonveneta arrivano in queste ore. Secondo l’Ansa gli indagati iscritti nel registro sono i componenti del Collegio sindacale di banca MPS presenti nel 2007. Tommaso di Tanno, presidente, Leonardo Pizzichi e Pietro Fabbretti. Insieme con loro non viene confermato Antonio Vigni, all’epoca direttore Generale dell’istituto, carica che ha mantenuto fino alla fine del 2011. In questi giorni sono  stati sentiti anche - come persone informate dei fatti - i due ex-sindaci Maurizio Cenni e Franco Ceccuzzi, nonchè l'ex-presidente della Provincia, Fabio Ceccherini.
Confermiamo tuttavia il riserbo più assoluto dell’autorità giudiziaria, che sembra muoversi con i piedi di piombo e sta verificando l’enorme massa di documenti sequestrati dal 9 maggio a oggi. Proprio nell’assemblea primaverile che ne ha sancito l’uscita dal Collegio dei revisori, Di Tanno fece una affermazione - a un socio che gliene chiedeva conto - di grande importanza: “Il valore patrimoniale della banca (Antonveneta) era di 2,3 miliardi e fu acquistata per 9 miliardi. Non entro nel merito se il prezzo di 9 fosse appropriato...”. Tanto probabilmente è bastato alla Procura per dare improvvisamente corpo alla serie di illazioni che si stanno facendo da diversi anni sulla reale portata dell’operazione che, in facciata, voleva realizzare il sogno di trasformare il Monte dei Paschi in una grande banca nazionale, incorporando l’ultimo istituto di una certa dimensione presente sul mercato e sfilandolo di mano al proprietario straniero, che era venuto a curiosare nelle italiche storie di banche e di potere. Si salvava probabilmente anche così una raccolta di documenti compromettenti che partivano dal Banco Ambrosiano di Calvi al tentativo di scalata di Consorte. Ora ci dicono che nel vorticoso giro di denaro generato dall’acquisizione (perché i passaggi per realizzare la cosa non sono semplici come una compravendita di terreni), sarebbero usciti i soldi per sistemare i conti dissestati di PDS e poi DS, addirittura un miliardo. Un partito che, in nome della privacy, pur essendo un ente senza scopo di lucro e senza reddito, non ha mai spiegato a nessuno come abbia fatto a saldare i conti; e si che il suo tesoriere Sposetti, quando c’era da piangere, aveva affermato che “nel 2001 c’erano 580 milioni di debiti”. Sarà tutto merito delle Feste dell’Unità esentasse? Naturalmente l’eco di tutti questi avvenimenti è arrivato all’estero. Perfino il Financial Times si è detto d’accordo che MPS è la realizzazione di un sistema di potere basato su un semplice “scambiarsi soldi tra amici”, costruito in 500 anni di rapporti simbiotici con il territorio, la politica e una certa imprenditoria. Oggi il quotidiano britannico paventa la “nazionalizzazione totale o parziale”, dimostrando di essere ancora possibilista o un po’ ingenuo nelle valutazioni del futuro di Rocca Salimbeni. Financial Times, come Wall Street Journal e Der Spiegel sono sicuri che sia stato l’acquisto di Antonveneta il punto di non ritorno di MPS, con tutti gli annessi e connessi del caso. Solo un uomo è ancora convinto che i problemi non vengono da lì, ma solo dai 27 miliardi di titoli di Stato decennali giacenti in portafoglio (che furono comprati per cercare fonti “sicure” di guadagno nel tentativo di ripagare l’enorme debito fatto per l’ingordigia di pochi): Alessandro Profumo. Erano in tanti a sentirlo quando l’ha detto, e c’è in giro anche un filmato che lo comprova. Non sarebbe caso di cambiare idea, prima che qualcuno (oltre Lannutti), cominci a chiedere le sue dimissioni?

http://www.ilcittadinoonline.it/news/153371/Gli_echi_dell_affaire_Antonveneta_arrivano_ovunque_.html

domenica 14 ottobre 2012

MESSINA: ADDIO SOGNI DI GLORIA

Finalmente e definitivamente archiviato dal governo Monti il megagalattico e inutilizzabile progetto del Ponte di Messina. Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente: “Finalmente archiviato il faraonico quanto inutile (e dannoso) progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Bene ha fatto il Governo a mettere la parola fine a questa farsa che non è servita ad altro che a sperperare i soldi pubblici. Per bloccare questo sperpero, vista anche la penale di 300 milioni di euro da pagare per aver cancellato il progetto, si sciolga immediatamente la società Stretto di Messina, che pesa ancora sulle nostre tasche perché in attesa di scioglimento sin dal governo Prodi, e che altrimenti rischiamo di dover finanziare anche in futuro”. In effetti la società, guidata dal presidente Anas Pietro Ciucci per volontà dell’ex presidente del Consiglio Berluskazz, è stata in tutti questi anni il prototipo perfetto dell’azienda-veicolo della politica per dirottare quattrini dei contribuenti verso clientele e potentati: anche la penale di 300 milioni sarà un guadagno netto per Eurolink, la società creata dall’ATI guidata da Impregilo, il Contraente Generale che aveva firmato l’accordo con il ministro Altero Matteoli.

Nella decisione del governo devono aver inciso anche le scosse del terremoto notturno del  28 e 29 settembre vicino a Scilla, dopo il quale un appello era stato lanciato anche dal Wwf: “Forse è giunto il momento  che il Governo dei tecnici colga l'occasione per porre  fine alla scandalosa "avventura" del ponte sullo Stretto di Messina, utilizzando gli 8,5 miliardi di euro previsti per la sua costruzione per l'adeguamento antisismico delle aree metropolitane di Reggio Calabria e Messina e la messa in sicurezza del gravissimo dissesto idrogeologico, aggravato da un'estate di fuoco devastante”. Scongiurato così anche lo spettro dell’emigrazione per le famiglie dei dipendenti marittimi del sistema dei traghetti che collegano Reggio Calabria a Messina, visto che i soldi dell’appalto pubblico sarebbero rimasti in tasca ai contractors come gli eventuali pedaggi ipotizzati per passare dal Continente alla Sicilia e viceversa. Aldilà dei problemi forse irrisolvibili di natura tecnica per la realizzazione dell’opera – una campata unica stradale e ferroviaria lunga come nessun’altra la mondo in una situazione sismica unica con 6 terremoti catastrofici in appena due secoli – i costi di realizzazione e manutenzione dell’opera sarebbero stati talmente enormi e impossibili da sostenere che in appena pochi anni il manufatto sarebbe stato abbandonato al suo destino, viste le ingenti risorse che avrebbe drenato al bilancio dello Stato.

sabato 13 ottobre 2012

IL COCCODRILLO DI FUKUSHIMA

Nello scorso luglio la Tepco si era dichiarata responsabile del disastro combinato avvenuto nella sua centrale nucleare di Fukushima-Daichi l’11 marzo 2011. Ieri, 12 ottobre 2012, la stessa compagnia elettrica ha emesso un documento-comunicato (Fundamental policy for the reform of the Tepco Nuclear Power Organization) con cui spiega i motivi.gli impianti oggetto del disastro, alla faccia della mitica organizzazione nipponica, NON erano a norma. Clamorosa inversione di atteggiamento da parte dell’azienda, la più grande compagnia elettrica giapponese, ma nonostante questo già praticamente fallita senza il sostegno obbligato del governo (solo l’impossibilità di far mancare il controllo tecnico alle centrali nucleari in funzione è buona ragione per non chiudere la società). Il documento, che tutti possono leggere, contiene affermazioni di grave responsabilità: Ripensando all'incidente, il problema è stato che non erano stati compiuti preparativi. Avremmo potuto prendere misure necessarie valutando precedenti tsunami? Sarebbe stato possibile fare qualcosa per adottare misure di sicurezza più vincolanti. C'era una paura latente di una chiusura fino alla messa in opera di quelle misure draconiane di sicurezza (pag. 7)”.La Nuclear Reform Special Task Force che ha redatto il documento spiega anche che  la Tepco temeva che gli sforzi di ammodernamento delle centrali per proteggerle da incidenti gravi come quello che si è poi verificato scatenassero sentimenti anti nucleari. Fino a ieri, contrariamente a quanto sostenuto da organizzazioni antinucleariste ed esperti mondiali, la compagnia elettrica aveva sempre sostenuto che l'impianto di Fukushima era ben preparato tanto per l’evento catastrofico, quanto per la gestione della crisi. Ora si ammette di aver sempre saputo che sarebbero stati necessari dei miglioramenti, comporta tanti il blocco temporaneo dei reattori e della produzione di energia elettrica, con rilevantissimi danni economici agli azionisti e ricadute politiche contro il governo e il mondo politico in generale che aveva scelto il nucleare come motore dello sviluppo economico del paese fin dagli anni ‘50. “Il rimorso è ancora più profondo” scrive adesso la Tepco che esprime determinazione a “non permettere che un grave incidente accada, non importa a fronte di quale situazione” visto che hanno ancora da salvare l’impianto gemello di Fukushima 2 e una terza centrale da un’altra parte del Giappone. Rifugiandosi ancora una volta dietro ad altri “errori nucleari” del passato umano, con la volontà di “comunicare al mondo la lezione imparata a Hiroshima”. La morale che si può trarre da tutta questa storia, a cui si devono aggiungere un anno e mezzo di omissioni e bugie propalate dal governo giapponese per nascondere ai suoi cittadini per primi e al resto del mondo la reale gravità dell’accaduto dell’ 11 marzo 2011, è che l’avidità umana non ha confini e, con ragionamenti scientifici, arriva anche a negare il pericolo in nome del profitto e dell’arrivismo carrieristico dei suoi protagonisti nelle imprese industriali. Situazioni in cui si riesce a esporre milioni di persone a rischi nucleari continui, o a lasciare che i 250.000 abitanti dell’area vasta di Taranto siano rimasti privi di protezione sanitaria per tanti decenni, come accaduto con l’Ilva, come se non si sapesse dei miliardi spesi dai tedeschi per mettere in sicurezza le proprie acciaierie, come non si conoscesse la letteratura mondiale medica sull’argomento, per i danni che ha già provocato nei paesi avanzati come Gran Bretagna e USA e che oggi si ripetono in Cina e India. Tepco fa gravissima ammissione di colpa, anche per salvare il suo business, altro che …

martedì 4 settembre 2012

NUCLEARE DISASTRO CONTINUO

Nessuno aveva avvertito il popolo giapponese che la fine dell’era nucleare nel paese, con la chiusura delle 54 centrali atomiche per la produzione di energia elettrica dopo il disastro di Fukushima, non avrebbe chiuso un capitolo ma ne avrebbe aperto un altro altrettanto pericoloso per il futuro della terra. Infatti rimarrà il problema irrisolvibile delle scorie nucleari, circa 14.000 tonnellate di materiale radioattivo che nessuno, in tutto il mondo, sa come smaltire. Il governo giapponese avrebbe - con una alzata d’ingegno subito bacchettata dagli scienziati - deciso di seppellire tutto questo materiale. Impresa non facile in un paese dove i terremoti sono all’ordine del giorno e potrebbero causare disastri impensabili. Perché le forze della natura non si possono controllare, come lo tsunami di Fukushima-Daichi ha tristemente insegnato a tutti. Finora le scorie venivano riprocessate, un metodo che ne permetteva la riduzione quantitativa e il recupero di parte del materiale per rimandarlo in centrale a produrre energia. Il Giappone non sa neppure dove stoccare il materiale radioattivo da riprocessare: l’impianto studiato per questo, Rokkasho, venti anni di lavoro non ancora conclusi per una spesa di 20 miliardi di dollari, non è ancora in funzione.
Per gli scienziati del MIT (Massachussets Institute of Technology), che non sono ancora riusciti a risolvere il problema per gli Stati Uniti d’America, sarebbe sempre meglio conservare le scorie in superficie, in strutture appositamente realizzate: più sicuro che sotterrarle. Il Giappone ha anche il problema della densità di popolazione: è impossibile, nelle sue isole, trovare località sufficientemente remote da non far preoccupare la popolazione per un deposito simile a cielo aperto. Senza politica energetica e, si stima tra 4 anni, senza spazi per depositi per le scorie. Non un gran futuro aspetta i governanti e il popolo giapponese. Il problema, chiaramente, non è esclusivamente nipponico o americano. In Svizzera un cantone lotta contro il governo federale che progetta un deposito di scorie radioattive in uno strato profondo del monte Wallenberg. La Francia sogna depositi nucleari nelle profondità oceaniche. In Italia il Ministro per lo Sviluppo Economico Passera si è detto fiducioso in una soluzione perché i Comuni offriranno i loro terreni. Intanto, causa terremoto, hanno dovuto scartare la prima area proposta, ovvero l’Emilia Romagna (il frettoloso e sbagliato studio della Sogin a proposito non ha portato bene alla lobby dei nuclearisti, anzi). Ancora Giappone e USA stanno progettando di costruire un megadeposito nel paese a più bassa densità di popolazione del mondo, la Mongolia. Anche perchè appena al di là del confine russo, esistono i siti di stoccaggio della seconda potenza nucleare della Terra. Mine vaganti incontrollabili per la salute dell’umanità: ma qualcuno aveva avvertito i popoli che, per far guadagnare montagne di soldi ai soliti ricconi, si correva il rischio di una autodistruzione di massa del genere umano? 

domenica 2 settembre 2012

GRECIA - ITALIA 1 - 0

Si rende noto che " lunedì sarà finalizzato l'accordo fra il governo di Atene e le autorità elvetiche in base al quale i conti dei cittadini ellenici occultati nelle banche svizzere saranno tassati e le casse statali greche potranno recuperare fra i 4 e i 6 miliardi di euro. Lo riferisce l'autorevole quotidiano To Vima (La Tribuna). L'accordo - come ha scritto anche il settimanale tedesco Der Spiegel - ricalcherà quelli già firmati da Atene con i governi di Berlino e di Londra. E l'Italia? Ai parlamentari italiani forse non piace recuperare i soldi degli evasori all'estero in questo momento così difficile per il paese?" 

Vittorio Da Rold - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/Hywx4

La domanda è, ovviamente, retorica. Tra i parlamentari italiani ce ne sono moltissimi che hanno interesse a che in Svizzera non ci si dia nemmeno un'occhiatina di sfuggita ...

Monti che non ci sei, vieni e batti un colpo, sfaticato!

IL DISSALATORE DI GAZA

A Gaza si morirà di sete se non si costruirà al più presto un dissalatore che produca acqua potabile per 1.500.000 abitanti che, insieme a Israele ed Egitto stanno seccando l'unica falda acquifera della regione. Dove piove pochissimo, tra l'altro.

IDEA: per finanziare i 500 milioni di dollari che occorrono (c'è da realizzare anche un apposita centrale elettrica speriamo con il fotovoltaico, stavolta e non a carbone) perchè non usare le donazioni dei paesi arabi che Hamas riceve per comprare armi?

giovedì 30 agosto 2012

L'IRRESPONSABILE MINISTRO TECNICO PROFUMO

Quiz giusti e quiz sbagliati, quelli del corso per l'abilitazione all'insegnamento. Il ministro Profumo, un tecnico, mette in rete i nomi di chi li ha scritti, senza specificare gli autori degli errori.

PENOSO scarico di responsabilità, come un qualsiasi politico di terzo livello non farebbe mai!

Ma al Ministero non hanno qualcuno che controlli la giustezza delle domande e delle risposte? Sappiamo tutti che si può sbagliare. Ma evidentemente controllo non si è avuto, sul testo. Bastava prendere tre persone, fargli rispondere al test con un'enciclopedia vicino (o un portatile con un motore di ricerca qualsiasi, ovvio) e gli errori sarebbero venuti subito alla luce, e ai concorsi sarebbero arrivati corretti, come logica vuole.

Valutazoni sulla competenza e serietà del gruppo lavoro sarebbe stata una cosa da gestire in seguito, bisogna controlare se è errore o incuria, ma non è un problema del grande pubblico, certamente.

Questo Profumo mi sembra un dilettante allo sbaraglio

sabato 18 agosto 2012

LA SCORTA E' NECESSARIA, NON E' PRIVILEGIO

Infuria la polemica strumentale sulle spese pazze della scorta di Fini in vacanza a Orbetello. Ora che il presidente della Camera (istituzione) abbia la scorta, sembra sia un fatto normale: pensate la gravità della situazione, in caso di rapimento, per lo Stato! Altro che privilegio.

Il problema è che in Italia ci sono oltre 550 Presidenti della Camera.

Gente abituata al privilegio, a offendere, a passare sul cadavere degli altri, avversari o sconosciuti che siano.

Gente abituata a prevaricare perchè sono potenti, a non rispettare le leggi (se a lampeggiante falsamente acceso non rispettano nemmeno il limite di velocità per arrivare a cena in orario, figurarsi le altre leggi ...).

Gente dalla querela facile specialmente contro i critici che non hanno i soldi per difendersi in tribunale.

Gente costantemente impegnata a non lavorare, perchè fanno politica, e ti guardano dall'alto in basso.

Gente che fa leggi soggette a interpretazione speciosa, tanto hanno gli avvocati per prendersi sempre la ragione.

Gente che vuol sapere come si chiama il blogger anonimo che gliele canta a ragione per cercare il sistema di vessarlo sul lavoro o nella vita.

Gente che prende i voti e li getta nel cestino, e poi copre gli interessi degli inquinatori assassini dell'Ilva, rendendosi complici.

Ci credo che hanno bisogno della scorta!

venerdì 17 agosto 2012

TUTTI FUGGITI! DALLA SVIZZERA CON FURORE

Sembra che oggi venerdì 17 agosto Mario Monti abbia incontrato il presidente della Confederazione Svizzera per cominciare a mettere le mani sul discorso di tassare i capitali nascosti degli italiani fedifraghi depositati in nero a Lugano e dintorni.

Una cosa che tutti gli analisti finanziari gli avevano detto di fare non appena arrivato al potere, nel novembre dello scorso anno. E lui aveva promesso che l'avrebbe fatta.

Prudentemente, visto che probabilmente in Parlamento siedono la maggior parte di quelli che hanno conti  deposito segreti in Svizzera, ha dato loro quasi un anno per portarli altrove, nei Caraibi per esempio.

Le stime della primavera, secondo Il Fatto Quotidiano, ipotizzavano un gettito fiscale di 50 miliardi.

Ma dopo aver avvertito e dato il tempo per la fuga quanto credete che si riuscirà a prendere? 

IL SOLITO COPIONE DELLA QUOTAZIONE IN BORSA

fACEBOOK VALE MENO DELLA META' (42 CONTRO 104) DELLA QUOTAZIONE IN BORSA AL DEBUTTO DI APPENA TRE MESI FA.

Il solito copione con cui, attraverso una valutazione falsata fatta dalle banche d'affari che ne devono curare il collocamento con il beneplacito dei cosiddetti "ORGANI DI VIGILANZA", i piccoli risparmiatori pensano di buttarsi su nuovi titoli di aziende emergenti "SICURI" e invece affrontano il classico bagno di sangue.

Naturalmente i vari Soros della situazione sono lì pronti a farsi lucrosi affari.

Cose viste e riviste, ma ci sono sempre quelli che ci cascano: il battage pubblicitario dei giornali di economia, i consigli dei brokers, l'autorevole opinione dei mammasantissima sono esche attraenti per molti.

Anche in Italia, vedi ad esempio il caso Saras petrolchimico dei Moratti, ne succedono di cotte e di crude. Sembra che i due fratelli milanesi stiano pensando di riprendersi a quattro palanche quello per cui hanno incassato tanto (6 euro nel 2006 ad azione) rispetto alla quotazione attuale (0,858 del 17 agosto 2012). con 1,7 miliardi incassati allora sai quante Saras di oggi ti ricompri ...

Addirittura all'inizio di quest'anno i Benetton, dopo venticinque anni di borsa, hanno effettuato il delisting del titolo, ricomprandosi per pochi soldi quello per cui ne avevano incassati tantissimi al tempo della quotazione e, in futuro, non avranno più costi da sostenere al riguardo.

E con il beneplacito dei nostri politici che permettono alla speculazione, con le loro leggi colabrodo e il loro smaccato disinteresse, di fare il bello e cattivo tempo rubando legalmente i soldi alla gente: sia a chi investe in borsa sia a chi ne sta prudentemente fuori!

giovedì 16 agosto 2012

MESSINA: IL PONTE CHE NON CI SARA' LO PAGHEREMO LO STESSO

Gli ultimi sviluppi sul caso "Ponte di Messina" confermano, come da anni andiamo dicendo, che nel nostro paese si è affermata una classe di pseudo imprenditori politici per i quali non conta realizzare infrastrutture e altre opere per modernizzare l'Italia ma solo impegnare capitoli di spesa miliardari in progetti faraonici (ottimo ingrediente della propaganda del regime pubblicitario) di cui potersi appropriare spendendo il meno possibile e incamerando tutti i quattrini disponibili, e oltre. Infatti, come scrive Il Fatto Quotidiano, c'è in giro una interrogazione parlamentare sui misfatti di Pietro Ciucci che, a dispetto della volontà del governo Monti e della Commissione Europea di cassare l'opera voluta dal berluskazz, continua a spendere i soldi che gli furono allegramente messi a disposizione

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/15/ponte-o-morte-ciucci-non-si-arrende-e-promette-soldi-per-appalti/326096/

chiaramente il fine di Ciucci non è quello di fare l'opera ma di spendere i soldi dei contribuenti come meglio gli aggrada per fare e ricevere favori dalle imprese coinvolte che guadagneranno soldi per appalti indebitamente concessi prima e, come penale per la mancata esecuzione, poi. Chiaramente le leggi in vigore lo proteggono da qualsiasi azione di responsabilità. Se lo scrivono onorevoli del Parlamento italiano, sarà vero o almeno ci salva tutti da una querela. Mi meraviglia che non se ne siano accorti prima: bastava leggerci!

martedì 14 agosto 2012

FUKUSHIMA O TARANTO: DOV'E' LA DIFFERENZA?


Farfalle blu che volano leggere sui fiori di pesco come da iconografia giapponese classica. O come quella, bellissima, sulla copertina di Borboletta del mitico Carlos Santana. Erano nelle loro crisalidi quando si verificò il disastro nucleare combinato di Fukushima, ne sono uscite con ali più piccole, con occhi irregolari, con antenne malformate. E’ questo il senso di un articolo dei ricercatori dell’Università di Ryukyus, Okinawa, e pubblicato sulla rivista Nature.
Studi che hanno portato a un risultato sconcertante: “Siamo giunti alla conclusione che le radiazioni rilasciate dalla centrale di Fukushima hanno danneggiato i geni delle farfalle e che le mutazioni sono state trasmesse alle generazioni successive, sebbene non fossero evidenti in quelle precedenti” ha spiegato il professore associato Joji Otaki. E gli umani? Quando si vedranno risultati evidenti sugli esseri umani? Si capirà allora la follia del nucleare come mezzo “sicuro” di produzione di energia elettrica. Come la follia dell’Ilva di Taranto, dove mutazione e disagio genetico sono terribilmente già presenti in una popolazione che non ha avuto la possibilità di scappare dalla catena fame-lavoro-morte. E dove gli organi ufficiali hanno sempre più difficoltà a nascondere la verità, come successo già all’Icmesa e all’Eternit. La ricerca giapponese dimostra che i radionuclidi rilasciati dall’esplosione dei reattori della Tepco siano in grado di influenzare lo sviluppo degli animali anche molto tempo dopo che le radiazioni residue nell’ambiente sono decadute. Altri studi più approfonditi potrebbero confermare questi risultati, che già ora dicono molte cose sulle conseguenze che l’esplosione potrebbe avere sugli abitanti di Fukushima.

Intanto l’evidenza dei fatti spinge a ricerche simili. Si è registrata la nascita di un coniglio bianco senza orecchie, che è possibile vedere sul web. Dal Giappone arrivano rivelazioni come, nel culmine della crisi, sia stato preparato un piano di evacuazione di Tokyo, perché non ci si rendeva conto, causa anche la cattiva informazione proveniente dalla Tepco, della reale portata del disastro. In più la società elettrica non aveva previsto la possibilità che si verificasse proprio il guasto occorso, quindi del tutto impreparata al succedersi degli eventi, alla faccia della sbandierata sicurezza ed efficienza nipponica.
“Le centrali nucleari in Giappone probabilmente non avrebbero funzionato  correttamente se i lavoratori non fossero stati disposti a sacrificare la loro salute e probabilmente la loro vita”: Asahi Shimbun, noto giornale giapponese, ha fatto questa indagine-denuncia in cui rivela che i lavoratori degli impianti nucleari ricorrevano abitualmente a modi "ingegnosi" per nascondere i veri livelli di radiazioni a cui erano esposti e questo semplicemente per continuare a guadagnarsi da vivere. Fukushima o Taranto, sembra ritornato in vita il sottoproletariato senza speranza dell’Ottocento industriale inglese. I dirigenti della società elettrica, sperando di poter recuperare i reattori danneggiati, attesero troppo tempo per impiegare acqua di mare e spegnere le piscine aumentando la portata del disastro.
Ajw.asahi.com per vedere le immagini: perfino nella tragedia irreparabile alla Tepco pensavano solo al profitto.