Naturalmente il titolo è una provocazione: io non lo avrei fatto.
Ascoltare e poi diffondere l'intercettazione in cui Fassino dice "Abbiamo una banca" così poi riportata dei servi dell'informazione del regime pubblicitario con i risultati elettorali poi avvenuti!
Ma pensiamoci bene, visto il rapporto reato - effetto - pena
chi non lo avrebbe fatto per appena 1 anno di carcere con la prescrizione?
Tra il reato, i benefici che si è procurati il reo e le conseguenze legali del suo crimine non c'è alcun rapporto di logica, tremendamente sbilanciata in favore del commettere il reato.
forse è per questo che gli investitori esteri si tengono lontani dall'Italia, non la cosiddetta "burocrazia statale", ma l'invertezza del legale del business, specie quelli in cui il berluskazz è coinvolto.
http://www.corriere.it/cronache/13_giugno_04/unipol-giudici-decisivo-ruolo-di-berlusconi_795bcff6-cd08-11e2-9f50-c0f256ee2bf8.shtml
L'importante è che la morte ci colga vivi (Marcello Marchesi)
"L'importante è che la morte ci colga vivi" (Marcello Marchesi)
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martedì 4 giugno 2013
UNIPOL: BERLUSKAZZ, L'AVREI FATTO ANCH'IO!
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sabato 1 giugno 2013
LE FONDAZIONI POLITICHE, LOBBY O BANDE MAFIOSE? IL CASO CRUCIANI
In un post di qualche giorno fa, avevamo chiesto al presidente di MPS di indicare se la sua banca finanziasse le fondazioni di origine politica che pullulano ormai nel nostro paese e che sono ben protette nel loro anonimato da una legge
“Tra gli sponsor della fondazione "VeDrò", vera unione del governo Pd-Pdl” – ha denunciato la senatrice PAOLA NUGNES– “abbiamo i colossi del gioco d’azzardo Sisal e Lottomatica; per energia e ambiente abbiamo Enel, Eni, Edison; per i trasporti Autostrade per l’Italia; per il settore alimentare Nestlè”. Paola Nugnes ha anche elencato le personalità politiche appartenenti all’associazione: oltre ad Enrico Letta, anche Angelino Alfano, Andrea Orlando, Maurizio Lupi, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Corrado Passera, Laura Ravetto, fino ad esponenti di centrosinistra come Francesco Boccia, Giovanni Melandri, Deborah Serracchiani, Matteo Renzi, Michele Emiliano, Luigi De Magistris (che poche ore fa ha seccamente smentito sulla sua pagina facebook). “Ma anche tanti giornalisti illustri” – ha aggiunto l’esponente del M5S – “come Curzio Maltese, Filippo Facci, David Parenzo e Giuseppe Cruciani, tutti impegnati in un legittimo disegno politico comune che ci inquieta“. “Tra gli sponsor della fondazione, vera unione del governo Pd-Pdl” – ha denunciato la senatrice – “abbiamo i colossi del gioco d’azzardo Sisal e Lottomatica; per energia e ambiente abbiamo Enel, Eni, Edison; per i trasporti Autostrade per l’Italia; per il settore alimentare Nestlè”. Paola Nugnes ha anche elencato le personalità politiche appartenenti all’associazione: oltre ad Enrico Letta, anche Angelo Alfano, Andrea Orlando, Maurizio Lupi, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Corrado Passera, Laura Ravetto, fino ad esponenti di centrosinistra come Francesco Boccia, Giovanni Melandri, Deborah Serracchiani, Matteo Renzi, Michele Emiliano, Luigi De Magistris (che poche ore fa ha seccamente smentito sulla sua pagina facebook). “Ma anche tanti giornalisti illustri” – ha aggiunto l’esponente del M5S – “come Curzio Maltese, Filippo Facci, David Parenzo e Giuseppe Cruciani, tutti impegnati in un legittimo disegno politico comune che ci inquieta“.
Cruciani e Parenzo, che conducono "La Zanzara" su Radio 24 pare se la siano presa molto a male. Ma purtroppo ce la siamo presa a male pure noi, tanto da far venire grossi dubbi sulla vera natura dell'irriverenza del duo verso la politica che sterzi, nel mondo del regime pubblicitario, verso una precisa educazione politica del radioascoltatore blandito dall'apparente qualunquismo e pressapochismo da bar finto ingenuo del duo. Facci è politicamente apertamente impegnato, se lo leggi sai come prenderlo e interpretarlo, mentre Cruciani non è quel cane sciolto che vuol far credere di essere. A meno che non confessi la leggerezza di non aver capito che iscrivendosi a una fondazione politica non faceva altro che aderire a quel mondo che vorrebbe prendere in giro.
D.P.R. 10.02.2000 n° 361 , G.U. 07.12.2000
che fu fatta da Massimo D'Alema, presidente del consiglio nel 2000 e dal ministro della funzione pubblica di allora Franco Bassanini. Guarda caso due dei primi e più tosti esponenti della lobby, il primo con la fondazione "Italianieuropei" e il secondo con la fondazione "Astrid".
Di quale anonimato si parla? Nei loro siti internet ci sono molte informazioni, ma quelle fondamentali mancano. Manca l'elenco dei benefattori, quelli che versano soldi e quanti soldi versano. Queste fondazioni, probabilmente non per caso, non sono costrette dalla legge a pubblicare l'elenco. Così in nome di una privacy pelosa e disinformante, non possiamo renderci conto se la loro proposta politica nasce dai bisogni dei cittadini o dall'affarismo dei finanziatori.
Al Parlamento, poco dopo il nostro articolo
una senatrice di M5S ha presentato un illuminante intervento in proposito:
Cruciani e Parenzo, che conducono "La Zanzara" su Radio 24 pare se la siano presa molto a male. Ma purtroppo ce la siamo presa a male pure noi, tanto da far venire grossi dubbi sulla vera natura dell'irriverenza del duo verso la politica che sterzi, nel mondo del regime pubblicitario, verso una precisa educazione politica del radioascoltatore blandito dall'apparente qualunquismo e pressapochismo da bar finto ingenuo del duo. Facci è politicamente apertamente impegnato, se lo leggi sai come prenderlo e interpretarlo, mentre Cruciani non è quel cane sciolto che vuol far credere di essere. A meno che non confessi la leggerezza di non aver capito che iscrivendosi a una fondazione politica non faceva altro che aderire a quel mondo che vorrebbe prendere in giro.
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venerdì 31 maggio 2013
BANCA D'ITALIA-MPS: SAPERE E TACERE NON PORTANO MAI DA NESSUNA PARTE
Questa mattina la Banca d’Italia ha pubblicato un documento in cui si ripercorrono le tappe della storia della banca Monte dei Paschi di Siena dal 2008 (acquisto di Antonveneta dal gruppo spagnolo Santander) ad oggi. Palazzo Koch rivendica che “l’azione di vigilanza negli ultimi anni è stata continua e di intensità crescente”. Visti i risultati che sono sotto gli occhi di tutti, si deve desumere due cose: che gli interventi sono comunque stati tardivi e che la legislazione in materia è alquanto carente, se davvero in Banca d’Italia tutti possono affermare di aver svolto tempestivamente e correttamente il proprio ruolo. Segue alla dichiarazione di principio salvifica una ricostruzione cronologica degli avvenimenti. Dapprima si conferma che l’impegno per l’istituto di credito senese è di 18,5 miliardi (9 di acquisto + 9,5 di restituzione ad Amro di linee di credito concesse ad Antonveneta) e che Mussari e Vigni abbiano ottemperato alle prescrizioni richieste. Ma non è così, scrive Palazzo Koch e a maggio 2008 si avvia “un’approfondita analisi dello schema contrattuale dell’operazione FRESH”. Ciò presuppone che il perfezionamento dell’acquisto, essendo subordinato agli esiti della verifica, si debba intendere sospeso. Invece il 30 maggio MPS dichiara di aver chiuso con Santander l’esecuzione del contratto. Mentre l’analisi arriva a fine ottobre, quando i suoi effetti sarebbero già completamente nulli: chi riporterebbe indietro i soldi volati a Londra e in Spagna? E’ ovvio che Banca d’Italia, anche in assenza delle carte che verranno scoperte più recentemente, può solo dire di si, anzi salomonicamente “ne prende atto” che non vuol dire si ma è solo un timido tentativo di sgravio di responsabilità.
Dalla seconda metà del 2009 per la Vigilanza è chiaro che i problemi di liquidità del Monte sono enormi e in crescita continua e convoca ripetutamente i vertici della Rocca all’inizio del 2010. “La situazione della banca viene giudicata di scarsa chiarezza e potenzialmente critica” ma evidentemente non ci sono i poteri per allontanare gli scadenti amministratori e nemmeno per comunicarlo ai soci della banca, dediti a santificare il buon governo con la Fondazione a distribuire a pioggia (clientelismo localistico?) gli utili prodotti dal depauperamento del capitale sociale. Quando saranno accessibili le carte, si chiariranno eventuali connivenze e omissioni della Deputazione o la sua totale ignoranza della situazione, benché i campanelli d’allarme in città e nella continua perdita di valore del titolo in Borsa suggerivano. Ma Banca d’Italia è lenta: solo nell’agosto capisce l’origine dei problemi: “l’irrigidimento degli investimenti in titoli pubblici, il cui valore risulta assai cospicuo (circa 25 mld). In particolare la condizione di liquidità, caratterizzata da elevata volatilità dei saldi, risente soprattutto di due operazioni di repo strutturati su titoli di Stato effettuate rispettivamente con Deutsche Bank e Nomura per un valore nominale complessivo di circa 5 miliardi di euro, con profili di rischio non adeguatamente controllati e valutati dalla struttura di MPS né compiutamente riferiti all’Organo Amministrativo”. Si riporta il passaggio preciso del documento, perché sembra di capire che nell’agosto 2010 la banca d’Italia abbia scoperto al reale portata di Alexandria e Santorini e non quando sono stati ritrovate, due anni dopo, le carte nella cassaforte “dimenticata” di Vigni.
In effetti Palazzo Koch si prende un anno di tempo per verificare meglio Santorini: “Fermo restando che la Banca d’Italia non ha poteri in materia di valutazioni di bilancio, in considerazione della complessità dell’operazione e dei possibili spazi interpretativi concessi dalle regole contabili IAS, la Banca d’Italia decide nel novembre del 2011 di sottoporre la questione a specifici approfondimenti contabili in collaborazione con le altre Autorità di settore anche al fine di predisporre una nota di chiarimenti all’intero sistema bancario”. Solo però averne parlato nel 2010 poteva servire a cambiare e salvare il salvabile, invece di dare opportunità al vertice della Rocca di continuare nell’opera di imboscamento e di ideazione di spericolate manovre (come l’aumento di capitale del luglio 2011 che la stessa Banca d’Italia ha approvato!) per tentare di nascondere la situazione a tutti. Quell’aumento di capitale che ha condannato a morte la Fondazione.
E’ proprio la Vigilanza a chiedere l’aumento di capitale “che sia elevato per tenere conto dell’esposizione al rischio sovrano e dell’esigenza di rafforzare la tenuta della banca in occasione degli esercizi di stress test da condurre a livello europeo” e che stima in 3,2 miliardi di euro, di cui due materialmente versati dai soci. Che erano o no al corrente di quanto faceva e disfaceva la Direzione Generale? “MPS dichiara che i repo strutturati in titoli di Stato trovano ratio economica nel sostegno alle strategie di carry trade e nell’intenzione di assumere profili di rischio-rendimento mitigati nell’ambito della complessiva posizione della banca. Per tali ragioni e in considerazione del rispetto dei limiti operativi in essere, le stesse non erano state sottoposte all’organo amministrativo, ma approvate in sede di Comitato Finanza e dal Direttore Generale”: dopo questa dichiarazione fatta alla Vigilanza, che significa semplicemente che operazioni della grandezza finanziaria superiore alla capitalizzazione della banca stessa possono essere sottratte alla conoscenza, verifica e approvazione degli Amministratori, per la Banca d’Italia è normale che i soci tirino fuori i soldi della ricapitalizzazione senza essere veramente a conoscenza del perché: è solo carenza di legislazione, questa?
A settembre 2011 la posizione della banca e del DG Antonio Vigni è sempre più indifendibile anche per gli organi di controllo. Cause sono il peggioramento delle condizioni di mercato e l’aggravio dei costi generati dal sempre più massiccio acquisto di titoli di Stato italiani. I Tremonti bond, la scusa presentata da Mussari per giustificare l’aumento di capitale, non vengono restituiti e, inspiegabilmente, di essi nel documento odierno non se ne fa neanche cenno. La Banca d’Italia oggi viene dipinta così da se stessa come un moloch dai piedi d’argilla che vede il castello della finanza senese crollare dalle fondamenta nel periodo 2008-2012 senza alcuna capacità di intervento sanatorio, strutturale, perfino informativo perché al di là di poche voci, tra cui la nostra orgogliosa, tutto è rigorosamente segreto in barba al fatto che MPS è una società quotata in borsa. Può solo e in gran segreto organizzare “operazioni di prestito titoli: a fronte della costituzione di idonee garanzie, sono prestati titoli altamente liquidi, utilizzati da MPS per finanziarsi sul mercato mediante operazioni di repurchase agreement”. Solo il 15 novembre 2011 viene ufficialmente chiesta al CdA “una rapida, netta discontinuità nella conduzione aziendale”.
Tutto il resto è storia conosciuta, dall’arrivo di Fabrizio Viola e quello successivo di Alessandro Profumo, delle prescrizioni faticosamente soddisfatte per l’Eba, della promozione carrieristica di Giuseppe Mussari. Il cerchio si chiude il 10 ottobre 2012 con il ritrovamento del contratto originario con Nomura data 31 luglio 2009. E Santorini esce fuori, come Nota Italia: ma siamo già nel 2013 e un guardiano che chiude la stalla dopo la fuga dei buoi non serve più a nessuno. Come funziona la Banca d’Italia? Come si possa permettere che il controllo pubblico di un bene fondamentale e di così grande incidenza sulla vita dei cittadini di una Nazione possa essere acriticamente essere messo nelle mani di una associazione privata, che tale è Palazzo Koch, i cui soci sono le stesse banche che dovrebbe controllare, è un mistero della politica contemporanea, che così succede anche in altri stati. Tra i soci c’è naturalmente anche il Monte dei Paschi di Siena …
http://www.bancaditalia.it/media/chiarimenti/Interventi_MPS_maggio_2013.pdf
mercoledì 22 maggio 2013
CHE PENA PENATI!
I giovani d'oggi mi chiedono perchè il PD non ha mai fatto la legge sul conflitto di interessi e spezzato le catene del malaffare. Adesso che si leggono gli esiti delle vicende giudiziarie di Penati, che gode della prescrizione che fino a ieri spergiurava di non voler usufruire, di domande non ne fanno più.
Ragazzi intelligenti, vero?
La legge è nuova di zecca, varata dal governo Monti e chiamata pomposamente con le solite definizioni del regime pubblicitario "legge anticorruzione", mentre in realtà serve solo a togliere dai processi oggi Penati, domani il berluskazz e i suoi scherani.
Grande protagonista l'avvocato-ministro Paola Severino, che avrà grandi ringraziamenti dai suoi clienti e da quelli dei suoi colleghi, che vincono sempre facile contro lo Stato a cui cambiano continuamente le carte in mano passandogli le scartine.
Gli investitori stranieri staranno ancora più lontani dall'Italia, facile profezia.
Ragazzi intelligenti, vero?
La legge è nuova di zecca, varata dal governo Monti e chiamata pomposamente con le solite definizioni del regime pubblicitario "legge anticorruzione", mentre in realtà serve solo a togliere dai processi oggi Penati, domani il berluskazz e i suoi scherani.
Grande protagonista l'avvocato-ministro Paola Severino, che avrà grandi ringraziamenti dai suoi clienti e da quelli dei suoi colleghi, che vincono sempre facile contro lo Stato a cui cambiano continuamente le carte in mano passandogli le scartine.
Gli investitori stranieri staranno ancora più lontani dall'Italia, facile profezia.
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venerdì 17 maggio 2013
MA SENTI STO PORCELLUM CHE SAREBBE ANTICOSTITUZIONALE!
La Corte Costituzionale ha mandato alla Consulta il Porcellum accogliendo i rilievi di un avvocato che ne contesta la legittimità
http://www.corriere.it/politica/13_maggio_17/legge-elettorale-cassazione-boccia-premio-maggioranza_4a6bb2ee-bee7-11e2-be2c-cd1fc1fbfe0c.shtml
Nessun stupore: una delle caratteristiche del regime publicitario in vigore da 20 anni in Italia è proprio quella di fare leggi infischiandosene del diritto e della Carta Costituzionale e della volontà dei cittadini.
Perchè? Intanto la legge va immediatamente in vigore e consente l'esercizio del potere in maniera prevaricatrice ed truffaldina. Specialmente se si prepara l'opinione pubblica con allarmismi del tipo "Siamo in emergenza" o cose del genere. Poi se dopo qualche anno viene abrogata chi se ne frega, nessuno ne risponde e i benefici immediati per gli esponenti del regime pubblicitario sono già stati goduti.
Sul Porcellum, in particolare gli strali della Corte Costituzionale riguardano "l'alterazione degli equilibri costituzionali" proprio quelle cose che impediscono di governare a chi vince se non prende la maggioranza in Senato in Lombardia, Campania, Sicilia.
Poi, scrive la Corte, forse ispirata dalle recenti vicende politiche, sul premio di maggioranza: «Si tratta - si legge nella sentenza - di un meccanismo premiale che, da un lato, incentivando (mediante una complessa modulazione delle soglie di accesso alle due Camere) il raggiungimento di accordi tra le liste al fine di accedere al premio, contraddice l'esigenza di assicurare la governabilità, stante la possibilità che, anche immediatamente dopo le elezioni, la coalizione beneficiaria del premio si sciolga o i partiti che ne facevano parte ne escano (con l'ulteriore conseguenza che l'attribuzione del premio, se era servita a favorire la formazione di un governo all'inizio della legislatura, potrebbe invece ostacolarla con riferimento ai governi successivi basati un coalizioni diverse).
Davvero che si poteva verificare questo caso? Cosa ha fatto Sel per la formazione del governo Letta? Lo hanno capito anche alla Corte Costituzionale!
Estremamente versiva la considerazione finale: esso provoca una alterazione degli equilibri istituzionali, tenuto conto che la maggioranza beneficiaria del premio è in grado di eleggere gli organi di garanzia che, tra l'altro, restano in carica per un tempo più lungo della legislatura (ovvero tengono sotto controllo il prima e il dopo, ndr)». Da qui la sua manifesta «irragionevolezza» in base all'art. 3 della Costituzione nonché la lesione «dei principi di uguaglianza del voto e di rappresentanza democratica».
Un golpe mascherato da legge dalle belle intenzioni. Ci avreste mai creduto se non fosse una sentenza della Corte Costituzionale?
Cominciate a comprendere cosa vuol dire Regime Pubblicitario?
http://www.corriere.it/politica/13_maggio_17/legge-elettorale-cassazione-boccia-premio-maggioranza_4a6bb2ee-bee7-11e2-be2c-cd1fc1fbfe0c.shtml
Nessun stupore: una delle caratteristiche del regime publicitario in vigore da 20 anni in Italia è proprio quella di fare leggi infischiandosene del diritto e della Carta Costituzionale e della volontà dei cittadini.
Perchè? Intanto la legge va immediatamente in vigore e consente l'esercizio del potere in maniera prevaricatrice ed truffaldina. Specialmente se si prepara l'opinione pubblica con allarmismi del tipo "Siamo in emergenza" o cose del genere. Poi se dopo qualche anno viene abrogata chi se ne frega, nessuno ne risponde e i benefici immediati per gli esponenti del regime pubblicitario sono già stati goduti.
Sul Porcellum, in particolare gli strali della Corte Costituzionale riguardano "l'alterazione degli equilibri costituzionali" proprio quelle cose che impediscono di governare a chi vince se non prende la maggioranza in Senato in Lombardia, Campania, Sicilia.
Poi, scrive la Corte, forse ispirata dalle recenti vicende politiche, sul premio di maggioranza: «Si tratta - si legge nella sentenza - di un meccanismo premiale che, da un lato, incentivando (mediante una complessa modulazione delle soglie di accesso alle due Camere) il raggiungimento di accordi tra le liste al fine di accedere al premio, contraddice l'esigenza di assicurare la governabilità, stante la possibilità che, anche immediatamente dopo le elezioni, la coalizione beneficiaria del premio si sciolga o i partiti che ne facevano parte ne escano (con l'ulteriore conseguenza che l'attribuzione del premio, se era servita a favorire la formazione di un governo all'inizio della legislatura, potrebbe invece ostacolarla con riferimento ai governi successivi basati un coalizioni diverse).
Davvero che si poteva verificare questo caso? Cosa ha fatto Sel per la formazione del governo Letta? Lo hanno capito anche alla Corte Costituzionale!
Estremamente versiva la considerazione finale: esso provoca una alterazione degli equilibri istituzionali, tenuto conto che la maggioranza beneficiaria del premio è in grado di eleggere gli organi di garanzia che, tra l'altro, restano in carica per un tempo più lungo della legislatura (ovvero tengono sotto controllo il prima e il dopo, ndr)». Da qui la sua manifesta «irragionevolezza» in base all'art. 3 della Costituzione nonché la lesione «dei principi di uguaglianza del voto e di rappresentanza democratica».
Un golpe mascherato da legge dalle belle intenzioni. Ci avreste mai creduto se non fosse una sentenza della Corte Costituzionale?
Cominciate a comprendere cosa vuol dire Regime Pubblicitario?
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lunedì 13 maggio 2013
ANCHE ENRICO LETTA RACCONTA BENE LE BARZELLETTE!
Letta alla stampa:
«Fare spogliatoio. Ognuno paga per sé»
Poi lunedì si torna a Roma.
Chi controlla i rimborsi spese?
Fatemi sapere.
La disinformazione del regime pubblicitario è sempre attiva.
«Fare spogliatoio. Ognuno paga per sé»
Poi lunedì si torna a Roma.
Chi controlla i rimborsi spese?
Fatemi sapere.
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martedì 7 maggio 2013
GIUSTIZIA: INCEPPARE LA MACCHINA DEL TRIBUNALE SENESE OGGI PER NON FARE I PROCESSI DOMANI
Il rischio che l’inchiesta Antonveneta si impantani e finisca in una bolla di sapone per volontà politica è più forte che mai. Dietro la facciata delle dichiarazioni di rito e delle schermaglie dei partiti esiste in Italia una volontà bipartisan di non arrivare mai al compimento della ricostruzione dei fatti, delle responsabilità e delle pene, e questo vale per tutti i grandi processi in cui è implicata la politica: in questo caso basta non fare nulla. Il capro espiatorio c’è, verrà processato quanto prima. Ma già il primo sassolino nell’ingranaggio della macchina giudiziaria è stato gettato: il giudice Francesco Bagnai a settembre andrà via da Siena. Non si sa se sarà sostituito, ma chi ne prenderà il posto dovrà avere il tempo di studiarsi le carte da capo: se non avesse tentato la fuga a Londra oggi anche Baldassarri sarebbe a casa sua, peccato che non abbia confidato nella legislazione giudiziaria italiana! I grandi inquisiti Mussari e Vigni non vanno dentro perché collaborano con la giustizia, ma quello che dicono rimarrà segreto e, dopo la probabile prescrizione, secretato, inconoscibile e inutilizzabile.
Che la Procura di Siena, per la sua storia e la quantità del suo organico, non fosse adeguata a sostenere un terremoto politico-finanziario del valore di oltre 30 miliardi complessivi era ovvio fin da principio. Ingroia, specializzato in mafie e criminalità organizzata, ha buone ragioni per non voler andare ad Aosta, procura che nello specifico non ha mai avuto una storia di mafia da offrire. Eppure l’ex ministro “tecnico” Severino non ha ritenuto necessario rinforzare l’organico del Tribunale di Siena, almeno come hanno fatto i locali magistrati per le indagini, che hanno chiesto l’aiuto della Guardia di finanza di Roma, più numerosa e specializzata in reati finanziari di primo livello, affiancando la caserma di Via Curtatone. Così arriviamo alla querelle odierna, in cui un Gip, Ugo Bellini, si lascia così descrivere dal presidente del Tribunale Benini: “è ai limiti della sostenibilità e non v'è giorno in cui il collega chieda di essere sollevato da quelle funzioni. La demotivazione e il timore di non essere all'altezza del compito, quantitativamente e qualitativamente, sono evidenti". Timore di non essere all’altezza del compito che però non gli impedisce, criticatissimo, di respingere il decreto di sequestro preventivo per Nomura e per gli ex vertici del Monte.
Un ostacolo che rischia di compromettere l’intera impalcatura dell’indagine nel complesso filone dei derivati: non si tratta solo di due miliardi scarsi di euro che pure sarebbero linfa vitale per il Monte dei Paschi. Ma si va, con questo sequestro, ad intaccare la facoltà delle grandi strutture finanziarie mondiali di fare e disfare a piacere non ritenendosi sottoposta alle leggi degli stati nazionali, e di combinare affari illeciti fra sodali. Una questione complessa, ma è chiaro a tutti come navighino queste entità tra le pieghe delle legislazioni dei singoli paesi alla ricerca del profitto a tutti i costi. Immaginiamo a Roma le fortissime pressioni della lobby affaristica, se il Tribunale del Riesame dovesse ribaltare il giudizio di Bellini: la questione arriverebbe certo in Cassazione e si dovrebbe attendere una risposta che fatalmente arriverebbe alla fine di luglio. E così, grazie ai tempi tecnici dei tribunali, se ne riparlerà dopo metà settembre. E sono troppi i politici romani legati a doppio filo alle varie banche d’affari internazionali per evitare l’accumulo di sassolini nella macchina della giustizia senese, gente da Bocconi, Morgan Stanley, Goldman Sachs e via dicendo. Quello che si può nascondere dietro all’investigazione di una piccola procura di provincia potrebbe causare conseguenze da fare tremare il mondo della finanza.
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domenica 5 maggio 2013
ANTICORRUZIONE: IL PAESE DELLE BANANE (DI DESTRA E DI SINISTRA)
Tutta la stampa e l'opinione pubblica è presa nella considerazione dei massimi sistemi, nella forza stritolante dlle armi di DISTRAZIONE DI MASSA,
la costituente, ovvero la replica della enorme presa per i fiondelli che fu la bicamerale.
Avevamo avvertito che l'ennesima leggina ad personam, stavolta arrivata per mano del ministro dell'Ingiustizia Severino Paola
http://lexdc.blogspot.it/2012/10/lavvocato-severino-pensa-bene-al-suo.html
avrebbe creato un altro vulnus alla coesistenza degli italiani, contribuendo a distruggere il tessuto interconnettivo del senso della Patria (stiamo insieme per valori condivisi ma le leggine che creano italiani di serie A e di serie B ci dividono fino all'estremo).
L'ultima versione della legge anticorruzione targata Severino - che tutti dissero aver incassato nell'occasione la candidatura sicura alla successione di Napolitano, e non è detto che non ci riesca alla fine - vuole dimostrare che,
se il Princeps, il potente, il berluskazz di turno telefona al poliziotto che una ragazza marocchina deve uscire dalle mani della giustizia perchè "è nipote di Mubarak" (che è egiziano e non marocchino; e un presidente del coniglio, pardon consiglio non ha il potere di far uscire nessuno in ogni caso) il funzionario pubblico può scegliere solo se ubbidire o non ubbidire ma in entrambi i casi passerà un guaio lui.
LO DICE UNA RELAZIONE DELLA CASSAZIONE, MICA QUESTO BLOG!
IL FATTO QUOTIDIANO: “Già a una rapidissima lettura risulta evidente come, nel confronto delle disposizioni precedente ed attuali, non si è proceduto a una scissione pura e semplice; nell’attuale concussione è “scomparso” il riferimento, quale possibile soggetto attivo del reato, all’incaricato di pubblico servizio (per esempio Berlusconi, ndr); nella nuova ipotesi di induzione è “apparsa” la punibilità di quella che, fino al 28 novembre 2012, era soltanto la parte offesa del delitto (i poliziotti, ndr)”. Quindi è ben chiaro che se i protagonisti della storia hanno cambiato ruolo è la stessa storia che risulta modificata. E lo sarà probabilmente anche il finale. Perché i giudici devono interpretare leggi ed eventuali cambiamenti. In questo modo “le evidenti differenze delle norme incriminatici, in assenza di disposizioni transitorie, rimbalzano sull’interprete e sulla giurisprudenza” che avrà ” il compito di stabilire se le modifiche normative hanno modificato l’area del penalmente rilevante“. Questo il cuore del documento redatto dall’ex pm anticamorra Raffaele Cantone, che non cita altro che processi arrivati nella sede di piazza Cavour. Insomma questa disparità va valutata e giudicata con il rischio che non ci sia rilievo penale da contestare.
Scatta la punibilità per il concusso: chi prima era vitima ora è complice. Le conclusioni generali, arrivate dopo l’analisi di numerose sentenze, fanno intuire una prognosi infausta per il processo Ruby, che non viene mai citato. “Bisogna (…) prendere atto che il criterio adottato in passato per distinguere induzione e costrizione, fondato sul minore grado di coartazione morale, ha dato luogo a difficoltà interpretative e ha finito per ampliare la portata applicativa della precedente disposizione codicistica. Quel criterio oggi può essere rivisto alla luce del fatto nuovo introdotto dalla norma dell’art. 319 – quater e cioè la punibilità dell’indotto. E’ necessario, quindi, individuare una ragione ulteriore per spiegare perché colui che fino al 28 novembre era solo vittima oggi comunque diventa compartecipe del reato, sia pure con una pena ben diversa e minore di quella prevista per colui che induce ma anche per il corruttore”, si legge nella relazione. Il logico porta quindi a stabilire che chi subisce, a meno che non sia minacciato in maniera esplicita, possa rifiutare: “Tale ragione può essere reperita nella possibilità che egli ha di opporsi alla pretesa illegittima e tale possibilità va individuata nella conservazione di un margine di autodeterminazione, che esiste sia quando la pressione del pubblico agente è più blanda sia quando egli ha un interesse a soddisfare la pretesa del pubblico funzionario, perché ne consegue per lui un indebito beneficio”. I poliziotti che ricevettero la telefonata da Parigi delll’allora premier Berlusconi avevano quindi la possibilità di opporsi e certamente non hanno conseguito un beneficio nell’aver assecondato la richiesta del Cavaliere. E’ come se gli avessero fatto un favore che è cosa ben diversa da un reato. Ragionamento che sembrerebbe, quindi, far evaporare nel penalmente irrilevante l’ipotesi di concussione per Berlusconi.
Inoltre mentre le pene per la concussione per costrizione sono state inasprite le pene per l’induzione sono diminuite, anche la “la novità più rilevante di quest’ultima norma è, però, contenuta nel suo capoverso, laddove prevede che “nei casi previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità, è punito con la reclusione fino a tre anni”. I reati contestati a Berlusconi sono stati, naturalmente, commessi prima della sola ideazione della legge e il principio di irretroattività vieta l’applicazione di una norma penale a reati commessi prima della sua entrata in vigore, ma questo principio trova applicazione solo per quanto riguarda le norme penali in malam partem, cioè sfavorevoli all’imputato: se la legge penale varia in modo favorevole (e questo è un caso visto la riduzione della pena rispetto al passato, ndr), essa si applica anche in via retroattiva in ossequio al più ampio principio del favor rei. Come è accaduto due mesi fa quando la legge ha “salvato” le coop rosse nel procedimento sul “Sistema Sesto con la prescrizione.
la costituente, ovvero la replica della enorme presa per i fiondelli che fu la bicamerale.
Avevamo avvertito che l'ennesima leggina ad personam, stavolta arrivata per mano del ministro dell'Ingiustizia Severino Paola
http://lexdc.blogspot.it/2012/10/lavvocato-severino-pensa-bene-al-suo.html
avrebbe creato un altro vulnus alla coesistenza degli italiani, contribuendo a distruggere il tessuto interconnettivo del senso della Patria (stiamo insieme per valori condivisi ma le leggine che creano italiani di serie A e di serie B ci dividono fino all'estremo).
L'ultima versione della legge anticorruzione targata Severino - che tutti dissero aver incassato nell'occasione la candidatura sicura alla successione di Napolitano, e non è detto che non ci riesca alla fine - vuole dimostrare che,
se il Princeps, il potente, il berluskazz di turno telefona al poliziotto che una ragazza marocchina deve uscire dalle mani della giustizia perchè "è nipote di Mubarak" (che è egiziano e non marocchino; e un presidente del coniglio, pardon consiglio non ha il potere di far uscire nessuno in ogni caso) il funzionario pubblico può scegliere solo se ubbidire o non ubbidire ma in entrambi i casi passerà un guaio lui.
LO DICE UNA RELAZIONE DELLA CASSAZIONE, MICA QUESTO BLOG!
IL FATTO QUOTIDIANO: “Già a una rapidissima lettura risulta evidente come, nel confronto delle disposizioni precedente ed attuali, non si è proceduto a una scissione pura e semplice; nell’attuale concussione è “scomparso” il riferimento, quale possibile soggetto attivo del reato, all’incaricato di pubblico servizio (per esempio Berlusconi, ndr); nella nuova ipotesi di induzione è “apparsa” la punibilità di quella che, fino al 28 novembre 2012, era soltanto la parte offesa del delitto (i poliziotti, ndr)”. Quindi è ben chiaro che se i protagonisti della storia hanno cambiato ruolo è la stessa storia che risulta modificata. E lo sarà probabilmente anche il finale. Perché i giudici devono interpretare leggi ed eventuali cambiamenti. In questo modo “le evidenti differenze delle norme incriminatici, in assenza di disposizioni transitorie, rimbalzano sull’interprete e sulla giurisprudenza” che avrà ” il compito di stabilire se le modifiche normative hanno modificato l’area del penalmente rilevante“. Questo il cuore del documento redatto dall’ex pm anticamorra Raffaele Cantone, che non cita altro che processi arrivati nella sede di piazza Cavour. Insomma questa disparità va valutata e giudicata con il rischio che non ci sia rilievo penale da contestare.
Scatta la punibilità per il concusso: chi prima era vitima ora è complice. Le conclusioni generali, arrivate dopo l’analisi di numerose sentenze, fanno intuire una prognosi infausta per il processo Ruby, che non viene mai citato. “Bisogna (…) prendere atto che il criterio adottato in passato per distinguere induzione e costrizione, fondato sul minore grado di coartazione morale, ha dato luogo a difficoltà interpretative e ha finito per ampliare la portata applicativa della precedente disposizione codicistica. Quel criterio oggi può essere rivisto alla luce del fatto nuovo introdotto dalla norma dell’art. 319 – quater e cioè la punibilità dell’indotto. E’ necessario, quindi, individuare una ragione ulteriore per spiegare perché colui che fino al 28 novembre era solo vittima oggi comunque diventa compartecipe del reato, sia pure con una pena ben diversa e minore di quella prevista per colui che induce ma anche per il corruttore”, si legge nella relazione. Il logico porta quindi a stabilire che chi subisce, a meno che non sia minacciato in maniera esplicita, possa rifiutare: “Tale ragione può essere reperita nella possibilità che egli ha di opporsi alla pretesa illegittima e tale possibilità va individuata nella conservazione di un margine di autodeterminazione, che esiste sia quando la pressione del pubblico agente è più blanda sia quando egli ha un interesse a soddisfare la pretesa del pubblico funzionario, perché ne consegue per lui un indebito beneficio”. I poliziotti che ricevettero la telefonata da Parigi delll’allora premier Berlusconi avevano quindi la possibilità di opporsi e certamente non hanno conseguito un beneficio nell’aver assecondato la richiesta del Cavaliere. E’ come se gli avessero fatto un favore che è cosa ben diversa da un reato. Ragionamento che sembrerebbe, quindi, far evaporare nel penalmente irrilevante l’ipotesi di concussione per Berlusconi.
Inoltre mentre le pene per la concussione per costrizione sono state inasprite le pene per l’induzione sono diminuite, anche la “la novità più rilevante di quest’ultima norma è, però, contenuta nel suo capoverso, laddove prevede che “nei casi previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità, è punito con la reclusione fino a tre anni”. I reati contestati a Berlusconi sono stati, naturalmente, commessi prima della sola ideazione della legge e il principio di irretroattività vieta l’applicazione di una norma penale a reati commessi prima della sua entrata in vigore, ma questo principio trova applicazione solo per quanto riguarda le norme penali in malam partem, cioè sfavorevoli all’imputato: se la legge penale varia in modo favorevole (e questo è un caso visto la riduzione della pena rispetto al passato, ndr), essa si applica anche in via retroattiva in ossequio al più ampio principio del favor rei. Come è accaduto due mesi fa quando la legge ha “salvato” le coop rosse nel procedimento sul “Sistema Sesto con la prescrizione.
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giovedì 25 aprile 2013
QUELLO CHE NON SA DEBORA SERRACCHIANI SUL SUO PARTITO
Le domande di Debora Serracchiani, neo governatore del Friuli Venezia Giulia, a Pierluigi Bersani sono state: “Perché si è scelto Marini? Perché è saltato Prodi? Perché no a Rodotà? Perché siamo al governissimo quando si era votato due volte di no?” La risposta-non-risposta del segretario dimissionario rende chiaramente lo stato dell’arte. Ovvero gran parte dei componenti del Pd non è a conoscenza dell’attività del partito a 360 gradi, e la gestione del potere materiale è concentrata in alcune persone che si auto-perpetuano ad ogni cambio di sigla. Purtroppo il 17 aprile c’era una scadenza che colpiva al cuore l’apparato politico economico del gruppo dirigente. Si doveva rinnovare nell’assemblea di approvazione del bilancio 2012 il vertice della Cassa Depositi e Prestiti . Franco Bassanini l’ha ben condotta in questi anni, come da risultati sciorinati ai soci e ai mercati. Per la capogruppo Cdp l'esercizio si chiude con un utile in crescita del 77%, a 2.853 milioni di euro. Lo scorso anno la Cdp ha iniettato nell'economia, sotto forma di finanziamenti e investimenti, risorse complessive per oltre 22 miliardi di euro, quasi l'1,5% del pil italiano. Si tratta del massimo livello mai toccato da Cdp Spa con una crescita del 35% rispetto ai 16,5 miliardi di euro impiegati nel 2011. La Cdp ha quindi quasi raggiunto con un anno di anticipo gli obiettivi del Piano triennale 2011-2013, che prevedevano l'immissione nell'economia di nuove risorse superiori complessivamente a 40 miliardi di euro. Previsione che, alla luce dei risultati 2012, è stata rivista a oltre 50 miliardi di euro in tre anni, più del 3% del PIL, a conferma del ruolo anticiclico di Cassa. Il risultato consente di distribuire dividendi per circa 1 miliardo di euro.
La nomina del nuovo presidente per il prossimo triennio è nelle mani dei due soci Ministero dell’Economia e Fondazioni bancarie: quindi un atto di natura squisitamente politica. Il governo Monti è dimissionario e non dovrebbe occuparsene, ma si è dovuta far cadere la possibilità di spostare l’assemblea dei soci in quanto attraverso l’approvazione del bilancio è legato lo sblocco dei debiti della pubblica amministrazione. Le trattative politiche sottotraccia possiamo facilmente immaginare quanto siano serrate: la fonte principale di potere e influenza in mano al Pd non deve essere perduta. Al punto di essere più importante di Marini, l’ottantenne ex-sindacalista che pare tra l’altro male in arnese, Prodi e Rodotà: gli ultimi due candidati solo per contrattare uno scambio rispettivamente con Berlusconi e Monti per le conseguenze per loro negative sulla formazione del nuovo governo. Astrid, la fondazione di Bassanini, Amato e Berlinguer viene gratificata con la conferma del suo presidente alla guida di Cdp. Quanto sia centrale il ruolo di Cdp lo dimostra la presenza nel suo CdA di esponenti di massimo livello come Maria Cannata, dirigente del Tesoro definita “la zarina del debito pubblico italiano”. Garante di tutti gli accordi – che non si possono mettere per scritto, ovviamente – il presidente Napolitano. Ma tutto questo non si può spiegare ai giornali, al popolo dei partiti, al web. Tanto che i grandi elettori di sinistra si dividono, senza aver chiaro cosa stia succedendo. La serie di contraddizioni che ne emergono viene pagata, disciplinatamente, da Bersani e Bindi, che si dimettono di loro volontà: si recupereranno tra un po’ di tempo, niente di grave.
Ma davvero Cdp è così centrale nella mappa del potere politico-economico nazionale? Pensiamo solo che in scadenza, in questi giorni, c’erano anche i vertici di Finmeccanica e Ferrovie dello Stato. Ebbene, questi sono stati rinviati a giugno. Cdp, oltre alla liquidità imponente dovuta alla gestione del risparmio postale degli italiani, ha in mano partecipazioni strategiche come Eni, Terna, Snam, Sace, Simest e Fintecna. Per Siena, nell’ottica di una soluzione di proprietà stabile per la banca MPS in modo che rimanga referente alla politica come negli ultimi 17 anni, la galassia Cdp è diventata fondamentale. In fondo Franco Bassanini è riconosciuto unanimemente da tutti i commentatori “tra i padrini politici piddini dell’ex numero uno del Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari”. Ognuno è libero di credere che Alessandro Profumo sia stato scelto dalla Fondazione e dal sindaco di Siena Ceccuzzi, anche se Mancini ha sempre vantato l’aver “ubbidito agli ordini”. Forse voleva raccontare questa storia Beppe Grillo quando ha detto: “E’ avvenuto uno scambio. Per salvare il culo a Berlusconi e a MPS”. Il Tandem ha ricevuto un incarico di traghettare al 2015 Rocca Salimbeni. Per comporre i tasselli che porteranno Cdp a inglobare MPS nella sua galassia si devono completare una serie di operazioni, la prima delle quali avverrà il 30 aprile. Per sostenere la battaglia, 4,1 miliardi di munizioni: i monti bond. Un castello politico finanziario che nessun speculatore al mondo può pensare di attaccare. E infatti nessuno ci prova nonostante la debolezza della governance.
Due sono gli scopi della revisione dello statuto della Fondazione MPS. Il primo eliminare l’influenza del prossimo sindaco di Siena, che arriverà a giugno, nelle vicende della banca. In quanto si prevede che possa essere un esponente dell’opposizione (di qualsiasi segno) oppure un piddino non allineato e non al corrente dei fatti, in gergo non cooptato. Il secondo eliminare il vincolo assembleare del 4% agli altri soci della banca in favore della posizione di potere di Palazzo Sansedoni. Così che nessuno a Siena possa creare i presupposti per bloccare o condizionare i movimenti futuri. Nel frattempo continuerà la cura dimagrante dei costi del personale e di gestione, sfruttando al meglio il riposizionamento dello spread in basso e la naturale diminuzione dei titoli di Stato in portafoglio, che piano piano andranno in scadenza. Sappiamo già – è un semplice calcolo matematico, niente palla di vetro - che alla fine del mandato di Profumo (2015, appunto) non ci sarà la capacità di restituire i finanziamenti allo Stato. Ovviamente la Bce chiederà di risolvere in ogni caso questa anomalia finanziaria che non ha eguali in tutto il mondo. E che probabilmente fa inorridire tutti i custodi delle teorie sul libero mercato. E a quel punto sarà abbastanza facile convincere l’opinione pubblica che la cosa più conveniente risulterà trasformare i monti bond in azioni ordinarie e darle in affidamento alla Cdp, braccio armato del Ministero dell’Economia. Chissà se Debora Serracchiani sa cosa si nasconde dietro una domanda senza risposta al segretario del Pd Bersani.
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lunedì 22 aprile 2013
LA POLITICA E LA BANCA SENESE 2
“Il Pd fa il Pd, le banche fanno le banche” DISSE bERSANI. Una precisazione di Profumo, magari, ci starebbe bene, ma il silenzio è d’oro. Affaccendati sulle primarie cittadine nemmeno dai candidati delle primarie dei democratici è arrivata una qualche smentita. Grillo però potrebbe essere più preciso nelle accuse di inciucio che salvano MPS. Potrebbe farlo raccontare a qualche suo onorevole, così da evitare per se stesso e per i giornalisti gli strali della querela, visto che le opinioni dei parlamentari sono insindacabili e protette dall’immunità perenne. Quello che la combine istituzionale avrebbe salvato, tra i tanti salvataggi del sistema politico intrecciato italiano, è la supervisione del Partito Democratico sulla banca così che D’Alema e Bassanini possano dormire sonni più tranquilli nell’attesa che Alessandro Profumo scopra le carte dell’aumento di capitale, di cui si glisserà nella prossima assemblea del 29 aprile.
Il 10% della forza lavoro di Rocca Salimbeni è già uscito dai libri paga e ancora c’è da realizzare la complessa partita delle esternalizzazioni. Il contributo degli incolpevoli dipendenti, che dal basso delle loro stanze nemmeno potevano immaginare le ardite costruzioni dei derivati Alexandria e Santorini che si edificavano nell’Area Finanza, è chiaro e pesante compreso la decurtazione di stipendi. Ma una azienda di 28.000 persone merita attenzione come una Fiat o deve essere massacrata come l’industria chimica che fece grande Raul Gardini? Già “lasciatela fallire” non è un concetto che nel mondo sembra facilmente applicabile ai grandi istituti di credito. MPS non è andata in default da nazionalizzazione (più o meno mascherato dai monti bond) per la sua cattiva gestione interna. E’ scoppiata per tutti gli intrecci politici e burocratici che, fin dal governatore Fazio che voleva difendere l’italianità delle banche a costo di finire condannato a due anni e mezzo di galera, hanno manovrato per fini che con l’esercizio della professione bancaria niente hanno a che vedere. E che il conto lo hanno scaricato allo Stato nel tentativo di mantenere la presa sull’istituto.
Emblematico ieri sera a Report il contributo di Profumo che cercava di smarcarsi dalla evidenza di essere stato il grande elettore di Mussari all’Abi per ben due volte. Anche quando sarebbe stato opportuno, di fronte ai miliardi del passivo del bilancio 2011, che l’avvocato calabrese fosse messo in naftalina. In cambio ne ha preso, (casualmente?) il posto. Mezze risposte per negare la complessità del rapporto fra i due e i personaggi che, dall’alto dei loro incarichi romani, benedicevano gli avvicendamenti mentre a Siena si continuava a raccontare la favola della senesità del Monte, che non c’era mai stata e di cui gli esponenti senesi erano solo il paravento. La dottoressa Buscalferri ha ammesso che forse la Deputazione di Palazzo Sansedoni potrebbe essere accusata di incompetenza. Reato per cui non sono previste pene, ma lo scarico della responsabilità verso chi l’ha nominata. Però entro fine mese questa Deputazione è cocciuta nel voler fare una riforma del suo statuto, riforma che sarà da incompetenti e su questo, visti i risultati dell’ultimo bilancio, siamo tutti d’accordo. Grillo, che ha una forza politica consistente e innovativa, dia sostanza al suo j’accuse. Blocchi questa azione che contribuirà a trasferire ad altri, ma sempre della stessa area degli attuali amministratori, il controllo della banca e del territorio. La Deputazione che verrà avrà i titoli per farlo, visto che i candidati a sindaco dovranno spiegare prima del voto come intendono agire e quali figure mettere al posto di Mancini & C. Perché è ormai chiaro che JP Morgan ha aiutato Mussari e Vigni nell’imbrogliare i mercati e gli organi di vigilanza sul famoso finto aumento di capitale riservato del 2008. Senza il quale MPS non avrebbe potuto pagare Santander, ingannando anche la Fondazione: senza acquisto non si sarebbe svenata una prima volta. Mancini non agisce, e il sospetto che fosse al corrente di tutto è legittimo. Da vittima a complice, però, è una storia tutta da verificare prima di scriverla. Chissà dai documenti conservati in Palazzo Sansedoni cosa risulta.
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L'ITALIA NON E' UN PAESE PER GIOVANI
Conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che l'Italia non è un paese per giovani.
Ma nemmeno per gente di mezza età come il sottoscritto.
Napolitano viene riconfermato presidente della Repubblica alla veneranda età di 87 anni e nessuno può immaginare se arriverà a fine mandato, quando ne avrà presumibilmente 94 e la maggior parte dei suoi coetanei ringrazia Dio per ogni giorno di vita in più.
Secondo Istat gli italiani che hanno da 50 a 70 anni sono circa 14.000.000. Gente dall'età minima costituzionale per essere nominati presidenti della Repubblica fino a una età compatibile con gli impegni di una carica difficile e impegnativa. Possibile che tra 14 milioni di italiani non ce ne sia uno in grado di fare quello che solo un novantenne sembra in grado di ottemperare?
Ma nemmeno per gente di mezza età come il sottoscritto.
Napolitano viene riconfermato presidente della Repubblica alla veneranda età di 87 anni e nessuno può immaginare se arriverà a fine mandato, quando ne avrà presumibilmente 94 e la maggior parte dei suoi coetanei ringrazia Dio per ogni giorno di vita in più.
Secondo Istat gli italiani che hanno da 50 a 70 anni sono circa 14.000.000. Gente dall'età minima costituzionale per essere nominati presidenti della Repubblica fino a una età compatibile con gli impegni di una carica difficile e impegnativa. Possibile che tra 14 milioni di italiani non ce ne sia uno in grado di fare quello che solo un novantenne sembra in grado di ottemperare?
lunedì 15 aprile 2013
CDP E ASTRID, LA LOBBY DEL POTERE DEI SOCIALCOMUNISTI
Una guerra politica romana lontana, eppure così vicina a Siena. Si tratta del rinnovo dei vertici della Cassa Depositi e Prestiti, che ancora oggi è accreditata a diventare il primo socio di MPS appena le condizioni operative lo permetteranno. Al di là di cene secretate nella Rocca con banchieri russi, voci sull’arrivo di Deutsche Bank e quanto altro la fantasia umana riesce a partorire credendo di interpretare segni e segnali. Il ministro dell’Economia, quel Vittorio Grilli che nel 2007 occupava posti di comando da cui doveva vigilare, insieme a Draghi e Tarantola adesso rispettivamente presidente di Bce e Rai, sulle azioni di Mussari e Vigni al Monte dei Paschi è dimissionario come il governo Monti. Eppure si è arrogato il diritto, insieme alle Fondazioni bancarie del politico Guzzetti, di compilare e depositare la lista dei candidati che verrà sottoposta all'assemblea degli azionisti per il rinnovo del Cda, convocata per mercoledì 17 aprile. Confermati i vertici: Franco Bassanini presidente e Giovanni Gorno Tempini amministratore delegato.
Facendo arrabbiare parecchio gli onorevoli del M5S, unici in Parlamento (oltre a Sel) ad aver chiesto un rinvio di 45 giorni per lo svolgimento dell’assemblea di CDP. Secondo la portavoce alla Camera Roberta Lombardi "Il Governo non ha dato motivazioni . Siamo rimasti basiti: per noi il Governo commette un abuso, è un Governo dimissionario, ma quando gli conviene, a fasi alterne". Lombardi aggiunge che la CDP è da considerare la "cassaforte d'Italia" e sostiene che la legge consente "in casi particolari" il rinvio dell'assemblea e contesta la motivazione, resa la settimana scorsa dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, circa l'impossibilità di posporre la data dell'assemblea una volta redatto il bilancio societario. Il centro di potere economico a cui fa riferimento un’area importante del PD attraverso la fondazione Astrid, quella che oltre Bassanini vede in prima fila personaggi come Giuliano Amato, Luigi Berlinguer, Tiziano Treu, lo stesso ministro Piero Giarda (come è piccolo il mondo), Dario Franceschini, Vannino Chiti, Luisa Torchia (Ampugnano e CDP), Augusto Fantozzi, Tania Groppi (CdA MPS), Valerio Onida e Luciano Violante (due dei Saggi di Napolitano), Stefano Rodotà, Linda Lanzillotta (che uscendo dall'Api ha decretato la fine di Rutelli) per tacere di tanti altri non meno importanti.
Una lobby importante che non può perdere la poltrona di comando nella Cassa Depositi e Prestiti, se non a prezzo del declino politico definitivo di una classe di governo di sinistra che vive di politica da troppi anni. Sembra che domani Grilli darà alla Conferenza dei Capigruppo alla Camera (ma in forma non pubblica) i motivi per cui il governo ha deciso di non rimandare l’appuntamento societario, che confermerà Franco Bassanini per i prossimi tre anni alla guida dell’istituto di via Goito a Roma. Gli italiani non devono sapere. Si pensa che il piano industriale di MPS che fra non molto tempo Fabrizio Viola dovrà presentare alle autorità monetarie europee preveda il ritorno all’utile di Rocca Salimbeni nel 2015. Per riconsegnare l’istituto di credito senese, una volta fatto il “lavoro sporco” di tagli e licenziamenti (non ultimi quelli in corso contro i lavoratori delle aziende subappaltanti dell’area informatica) nelle mani dell’area politica social-comunista che ha fatto e disfatto nella città di Siena da diciassette anni a questa parte. Poi ci penserà la leggina ad hoc già in vigore, su semplice richiesta di Alessandro Profumo, a trasformare i Monti bond in azioni dello Stato da conferire alla massima agenzia governativa in campo finanziario. La CDP, appunto.
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martedì 26 marzo 2013
SE VOI SIETE TECNICI (E POLITICI) NOI SIAMO MEGLIO
LEXDC E' USO AD ASCOLTARE INTERVENTI PARLAMENTARI. OGGI QUELLO DI ALESANDRO DI BATTISTA DI M5S E' STATO IL MIGLIORE UDITO DA MOLTISSIMO TEMPO A QUESTA PARTE. ALL'ORDINE DEL GIORNO LA VICENDA DEI DUE MARO' ITALIANI IN INDIA.
"Noi siamo nuovi e per questo poco esperti delle vostre abitudini e dei vostri modi cavillosi. Pretendiamo di essere informati in maniera chiara e trasparente. Abbiamo ascoltato le vostre argomentazioni, ma non siamo soddisfatti. Non ci bastano le dimissioni, vogliamo capire e capire bene. Una vicenda criticata da tutti, definita una pagliacciata. C'è dentro un Paese come l'India al quale ci siamo relazionati con arroganza e poi con arrendevolezza. Pertanto, ribadiamo che siamo insoddisfatti. La trasparenza è un dovere verso il vostro datore di lavoro: il popolo Italiano che vi paga lautamente. Vogliamo conoscere i dettagli della vicenda, vogliamo che sia tutto online a disposizione dei cittadini. Vogliamo sapere se al centro della restituzione dei militari vi sia uno scambio per qualche commessa commerciale. Vogliamo sapere chi ha avallato questa strategia di promesse fatte e non mantenute, sacrificando due militari. Comportamenti del genere mettono a serio rischio la vita di tanti connazionali che operano all'estero. Chi ha avallato questa strategia ha messo in pericolo l'ambasciatore Mancini. Se voi siete i tecnici, i cittadini nelle istituzioni sapranno fare molto meglio".
"Noi siamo nuovi e per questo poco esperti delle vostre abitudini e dei vostri modi cavillosi. Pretendiamo di essere informati in maniera chiara e trasparente. Abbiamo ascoltato le vostre argomentazioni, ma non siamo soddisfatti. Non ci bastano le dimissioni, vogliamo capire e capire bene. Una vicenda criticata da tutti, definita una pagliacciata. C'è dentro un Paese come l'India al quale ci siamo relazionati con arroganza e poi con arrendevolezza. Pertanto, ribadiamo che siamo insoddisfatti. La trasparenza è un dovere verso il vostro datore di lavoro: il popolo Italiano che vi paga lautamente. Vogliamo conoscere i dettagli della vicenda, vogliamo che sia tutto online a disposizione dei cittadini. Vogliamo sapere se al centro della restituzione dei militari vi sia uno scambio per qualche commessa commerciale. Vogliamo sapere chi ha avallato questa strategia di promesse fatte e non mantenute, sacrificando due militari. Comportamenti del genere mettono a serio rischio la vita di tanti connazionali che operano all'estero. Chi ha avallato questa strategia ha messo in pericolo l'ambasciatore Mancini. Se voi siete i tecnici, i cittadini nelle istituzioni sapranno fare molto meglio".
domenica 17 marzo 2013
BERLUSKAZZ: VOTI SENZA POTERE, D'ALEMA SALVERA' DI NUOVO IL CAIMANO?
Il Pd aveva proposto di mettere a capo di Camera e Senato due dei suoi migliori APPARATCIKI :
DARIO FRANCESCHINI E ANNA FINOCCHIARO.
L'impossibilità di arrivare alla loro nomina, per evitare da una parte di ammettere un inciucio con il Pdl (che li avrebbe appoggiati chiedendo in cambio la presidenza della Repubblica per il Berluskazz) e dall'altra di incassare il rifiuto dei 5 Stelle (che li avrebbe inevitabilmente bollati come "il vecchio che avanza")
li ha costretti a cercare candidature "nuove" e "credibili" che hanno rimescolato le carte della politica.
La nomina di Grasso dopo la Boldrini vede uscire sconfitti su tutta la linea la BB Banda Bassotti Berluskazz e Bersani, anche se il segretario Pd può far finta di essere un vincitore, visto che i due nuovi presidenti vengono dai suoi eletti. ride, a denti stretti.
Il centro destra, attraverso Il Giornale: "si è deciso di mettere al vertice del Senato un uomo che (pensa Berlusconi in privato, ndr) «nei fatti rappresenta il partito delle procure», lo stesso che «in questi ultimi mesi sta facendo di tutto per annientarmi»". Grillo, se ci pensa bene, ha vinto senza concedere nulla a nessuno e tocca al Pd non tentare di controllare i due nuovi presidenti con i sistemi della vecchia politica: tanto si andrà comunque al voto in autunno, con questi chiari di luna.
Davvero ora il Berluskazz è convinto di andare al Quirinale o di mandarci uno dei suoi? Il Movimento 5 Stelle ha la possibilità di fermare l'ultima "porcata" dell'armata Brancaberlusconiana.
Importante che non perda lo stile e i pezzi: Bersani non potrà mettere in campo il brontosauro D'Alema avendo bisogno, per ottenere un Presidente della Repubblica credibile dell'appoggio di M5S e Scelta Civica (che così farebbe fuori il Berluskazz proponendosi come l'unico centrodestra credibile in Italia).
DARIO FRANCESCHINI E ANNA FINOCCHIARO.
L'impossibilità di arrivare alla loro nomina, per evitare da una parte di ammettere un inciucio con il Pdl (che li avrebbe appoggiati chiedendo in cambio la presidenza della Repubblica per il Berluskazz) e dall'altra di incassare il rifiuto dei 5 Stelle (che li avrebbe inevitabilmente bollati come "il vecchio che avanza")
li ha costretti a cercare candidature "nuove" e "credibili" che hanno rimescolato le carte della politica.
La nomina di Grasso dopo la Boldrini vede uscire sconfitti su tutta la linea la BB Banda Bassotti Berluskazz e Bersani, anche se il segretario Pd può far finta di essere un vincitore, visto che i due nuovi presidenti vengono dai suoi eletti. ride, a denti stretti.
Il centro destra, attraverso Il Giornale: "si è deciso di mettere al vertice del Senato un uomo che (pensa Berlusconi in privato, ndr) «nei fatti rappresenta il partito delle procure», lo stesso che «in questi ultimi mesi sta facendo di tutto per annientarmi»". Grillo, se ci pensa bene, ha vinto senza concedere nulla a nessuno e tocca al Pd non tentare di controllare i due nuovi presidenti con i sistemi della vecchia politica: tanto si andrà comunque al voto in autunno, con questi chiari di luna.
Davvero ora il Berluskazz è convinto di andare al Quirinale o di mandarci uno dei suoi? Il Movimento 5 Stelle ha la possibilità di fermare l'ultima "porcata" dell'armata Brancaberlusconiana.
Importante che non perda lo stile e i pezzi: Bersani non potrà mettere in campo il brontosauro D'Alema avendo bisogno, per ottenere un Presidente della Repubblica credibile dell'appoggio di M5S e Scelta Civica (che così farebbe fuori il Berluskazz proponendosi come l'unico centrodestra credibile in Italia).
sabato 16 marzo 2013
LAURA BOLDRINI. FORSE SI PUO' CAMBIARE L'ITALIA
La nomina di Laura Boldrini a presidente della Camera è una significativa vittoria del Movimento 5 Stelle, e la sconfitta della Bossi-Fini e di tutto quello che ha rappresentato nella storia italiana DELL'ULTIMO VENTENNIO.
Sconfitto Bersani, emblema del potere diessino, che, seguendo le vecchie logiche interne del partito doveva candidare un consunto Dario Franceschini, emblema del potere margheritino privo di base elettorale.
Sconfitto l'inciucio degli accordi bipartisan che ha evitato l'elezione di un inutile "condiviso" presidente di retroguardia, qualunque nome fosse venuto fuori dal cilindro.
Sconfitta la destra che non è maggioranza nel paese, sconfitti i vari Gasparri, Storace, Bossi e Maroni che peggior nemico non potevano vedere eletto alla presidenza della Camera.
Poveri, esclusi, emarginati - con la parola nuova della lingua italiana esodati - sono usciti dall'oblio del regime pubblicitario per la seconda volta in pochi giorni, grazie a papa Francesco I e Laura Boldrini.
Sconfitto Bersani, emblema del potere diessino, che, seguendo le vecchie logiche interne del partito doveva candidare un consunto Dario Franceschini, emblema del potere margheritino privo di base elettorale.
Sconfitto l'inciucio degli accordi bipartisan che ha evitato l'elezione di un inutile "condiviso" presidente di retroguardia, qualunque nome fosse venuto fuori dal cilindro.
Sconfitta la destra che non è maggioranza nel paese, sconfitti i vari Gasparri, Storace, Bossi e Maroni che peggior nemico non potevano vedere eletto alla presidenza della Camera.
Poveri, esclusi, emarginati - con la parola nuova della lingua italiana esodati - sono usciti dall'oblio del regime pubblicitario per la seconda volta in pochi giorni, grazie a papa Francesco I e Laura Boldrini.
mercoledì 13 marzo 2013
RIFORMA DELLA GIUSTIZIA: DIVERTITEVI A IMMAGINARE SE...
NEL LUGLIO 2010, grande clamore suscitò la scoperta, con l'arresto dei responsabili, di una associazione mafiosa radicata in Lombardia, tra Milano e Pavia.
NEL NOVEMBRE 2011, ho scritto che in 16 mesi da un blitz delle forze dell'ordine chiamato "Infinito" si arrivò a una sentenza di condanna di primo grado di una cupola mafiosa in Lombardia. Scrissi che allora in Italia la giustizia certa e veloce poteva esistere.
NEL GENNAIO 2013 "I sostituti pg di Milano, Laura Barbaini e Felice Isnardi, hanno chiesto alla Corte d’Appello di Milano di confermare le 110 condanne emesse in primo grado, fino a 16 anni di reclusione, per altrettanti imputati nel maxiprocesso contro le cosche della ‘ndrangheta radicate in Lombardia. Le infiltrazioni della mafia calabrese vennero svelate con l’operazione “Infinito” del luglio 2010, coordinata dalla Dda, guidata da Ilda Boccassini" (omicronweb.it)
LA SENTENZA è PREVISTA PER IL MESE DI MARZO (meno di tre anni ...)
Le piccole cose a costo zero che si dovrebbero fare:
1- MOLTIPLICARE PER TRE IL NUMERO DEGLI ANNI OCCORRENTI PER LA PRESCRIZIONE DI OGNI REATO CHE LA PREVEDA.
l'accusato a quel punto non avrebbe interesse a portare il processo alle calende greche
2- SANZIONARE IL GIUDICE CHE IN DUE ANNI NON RIESCA AD ARRIVARE A SENTENZA CON RETROCESSIONE DI CARRIERA E TRASFERIMENTO
la camarilla con l'accusato potente non arriverebbe a nulla se non a far male al giudice infedele - impossibilità di errore giudiziario verso il giudice sanzionato indicando due date precise di "prima" e "dopo". Fra le altre cose, con i rinvii da un anno a un altro come fa onestamente un giudice a ricordarsi i termini della causa? Solo la rilettura ogni 365 giorni degli atti processuali è una gran perdita di tempo e comprensione dei fatti
3- COLLEGIO DI AVVOCATI DIFENSORI
obbligo nomina unico referente con la giustizia "primus inter pares" togliendo il diritto al rinvio dell'udienza per impossibilità di presenza del difensore quando sono più di uno e dando l'obbligo delle notifiche del tribunale solo al primus, che si incaricherà di informare tempestivamente i colleghi che, in caso di controversia tra loro, la potranno chiarire in separato procedimento legale senza rallentare quello in corso verso il loro cliente: si ristabilirà, tra l'altro, la parità tra chi ha i soldi per prendersi molti legali e chi se ne può permettere solo uno.
Solo con questi tre piccoli cambiamenti a costo zero per l'Amministrazione, un processo, ad esempio, come quello che a Siena vede il giudice Ugo Bellini incapace ANCORA OGGI di svolgere l'udienza di rinvio a giudizio per il dissesto dell'Università nato da una inchiesta avviata nel 2008 - e che in questi giorni ha ulteriormente rinviato a maggio 2013 per cui 5+2,5 anni significa che qualsiasi inquisito venisse condannato ne uscirebbe con la prescrizione prima del giudizio di appello - sarebbe già terminato in Cassazione.
aH! NON sono laureato in giurisprudenza, ovviamente ... per il buon senso non occorrono lauree.
TRIBUNALE DI SIENA
NEL NOVEMBRE 2011, ho scritto che in 16 mesi da un blitz delle forze dell'ordine chiamato "Infinito" si arrivò a una sentenza di condanna di primo grado di una cupola mafiosa in Lombardia. Scrissi che allora in Italia la giustizia certa e veloce poteva esistere.
NEL GENNAIO 2013 "I sostituti pg di Milano, Laura Barbaini e Felice Isnardi, hanno chiesto alla Corte d’Appello di Milano di confermare le 110 condanne emesse in primo grado, fino a 16 anni di reclusione, per altrettanti imputati nel maxiprocesso contro le cosche della ‘ndrangheta radicate in Lombardia. Le infiltrazioni della mafia calabrese vennero svelate con l’operazione “Infinito” del luglio 2010, coordinata dalla Dda, guidata da Ilda Boccassini" (omicronweb.it)
LA SENTENZA è PREVISTA PER IL MESE DI MARZO (meno di tre anni ...)
In Italia si è discusso, seguendo le regole imposte dal regime pubblicitario, di epocali riforme della giustizia e di separazione delle carriere improrogabili perché la gente distogliesse l'attenzione dalla vere, piccole e non costose riforme che potrebbero far funzionare con effetto immediato la macchina processuale, e quindi restituire a tutti la necessaria fiducia nella giustizia.
Le piccole cose a costo zero che si dovrebbero fare:
1- MOLTIPLICARE PER TRE IL NUMERO DEGLI ANNI OCCORRENTI PER LA PRESCRIZIONE DI OGNI REATO CHE LA PREVEDA.
l'accusato a quel punto non avrebbe interesse a portare il processo alle calende greche
2- SANZIONARE IL GIUDICE CHE IN DUE ANNI NON RIESCA AD ARRIVARE A SENTENZA CON RETROCESSIONE DI CARRIERA E TRASFERIMENTO
la camarilla con l'accusato potente non arriverebbe a nulla se non a far male al giudice infedele - impossibilità di errore giudiziario verso il giudice sanzionato indicando due date precise di "prima" e "dopo". Fra le altre cose, con i rinvii da un anno a un altro come fa onestamente un giudice a ricordarsi i termini della causa? Solo la rilettura ogni 365 giorni degli atti processuali è una gran perdita di tempo e comprensione dei fatti
3- COLLEGIO DI AVVOCATI DIFENSORI
obbligo nomina unico referente con la giustizia "primus inter pares" togliendo il diritto al rinvio dell'udienza per impossibilità di presenza del difensore quando sono più di uno e dando l'obbligo delle notifiche del tribunale solo al primus, che si incaricherà di informare tempestivamente i colleghi che, in caso di controversia tra loro, la potranno chiarire in separato procedimento legale senza rallentare quello in corso verso il loro cliente: si ristabilirà, tra l'altro, la parità tra chi ha i soldi per prendersi molti legali e chi se ne può permettere solo uno.
Solo con questi tre piccoli cambiamenti a costo zero per l'Amministrazione, un processo, ad esempio, come quello che a Siena vede il giudice Ugo Bellini incapace ANCORA OGGI di svolgere l'udienza di rinvio a giudizio per il dissesto dell'Università nato da una inchiesta avviata nel 2008 - e che in questi giorni ha ulteriormente rinviato a maggio 2013 per cui 5+2,5 anni significa che qualsiasi inquisito venisse condannato ne uscirebbe con la prescrizione prima del giudizio di appello - sarebbe già terminato in Cassazione.
aH! NON sono laureato in giurisprudenza, ovviamente ... per il buon senso non occorrono lauree.
Divertitevi a immaginare, con queste modifiche al Codice quanti processi sospesi sarebbero già terminati senza ledere i diritti di difesa, accusa e sistema giudiziario ...
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sabato 9 marzo 2013
LE FONDAZIONI BANCARIE E LA POLITICA
CERTAMENTE IL RAPPORTO AMBIGUO CHE LA POLITICA INTRATTIENE CON TUTTI I SOGGETTI PRESENTI NELLA VITA PUBBLICA PER AMMALIARLI, SOGGIOGARLI E PIEGARLI AL PROPRIO VOLERE E' IL CANCRO DELLA NOSTRA VITA SOCIALE ITALIANA.
IL BELLO E' CHE GLI STESSI POLITICI LO AMMETTONO, SALVO POI TENTARE DI PIEGARE AI PROPRI INTERESSI LA DISCUSSIONE CHE NE SCATURISCE. E INVIANO I LORO MEDIA DISINFORMATORI A SPIEGARE, PINZILLACCHERARE, DIVIDERE.
RIPORTIAMO OGGI UN ESTRATTO DI UN CONVEGNO TENUTO A FIRENZE SULLA COSA.
"La questione del rapporto tra fondazioni bancarie e banche italiane e' tutt'altro che nuova. Si trascina, infatti, da ormai quasi un quarto di secolo; da quando, cioe', si inizio' il processo di privatizzazione con la "legge Amato" nel 1990 (legge n. 218 del 1990). Come nella migliore tradizione delle grandi riforme italiane, a tutt'oggi questo processo e' incompiuto. Il tema, latente appunto da quasi 25 anni, e' esploso in modo caotico a fine gennaio quando sono venuti al pettine i nodi del caso piu' emblematico di commistione tra banche e politica, il caso Monte dei Paschi di Siena (MPS). La reazione delle forze politiche, in piena campagna elettorale, allo scoppio del bubbone MPS, e' stata a dir poco patetica. Avendo tutti quanti (ad eccezione delle forze politiche emergenti, per forza di cose) le mani nella marmellata senese o in altre specialita' regionali da Lodi a Cagliari passando per Catanzaro, o temendo di pestare calli sensibili, i piu' hanno taciuto e chi ha parlato si e' limitato a balbettare qualcosa sulla necessita' di rivedere il rapporto tra banche e fondazioni. Tranne poi far finta di dimenticarsene, confidando nella smemoratezza (questa vera, purtroppo) del popolo italiano".
IL BELLO E' CHE GLI STESSI POLITICI LO AMMETTONO, SALVO POI TENTARE DI PIEGARE AI PROPRI INTERESSI LA DISCUSSIONE CHE NE SCATURISCE. E INVIANO I LORO MEDIA DISINFORMATORI A SPIEGARE, PINZILLACCHERARE, DIVIDERE.
RIPORTIAMO OGGI UN ESTRATTO DI UN CONVEGNO TENUTO A FIRENZE SULLA COSA.
"La questione del rapporto tra fondazioni bancarie e banche italiane e' tutt'altro che nuova. Si trascina, infatti, da ormai quasi un quarto di secolo; da quando, cioe', si inizio' il processo di privatizzazione con la "legge Amato" nel 1990 (legge n. 218 del 1990). Come nella migliore tradizione delle grandi riforme italiane, a tutt'oggi questo processo e' incompiuto. Il tema, latente appunto da quasi 25 anni, e' esploso in modo caotico a fine gennaio quando sono venuti al pettine i nodi del caso piu' emblematico di commistione tra banche e politica, il caso Monte dei Paschi di Siena (MPS). La reazione delle forze politiche, in piena campagna elettorale, allo scoppio del bubbone MPS, e' stata a dir poco patetica. Avendo tutti quanti (ad eccezione delle forze politiche emergenti, per forza di cose) le mani nella marmellata senese o in altre specialita' regionali da Lodi a Cagliari passando per Catanzaro, o temendo di pestare calli sensibili, i piu' hanno taciuto e chi ha parlato si e' limitato a balbettare qualcosa sulla necessita' di rivedere il rapporto tra banche e fondazioni. Tranne poi far finta di dimenticarsene, confidando nella smemoratezza (questa vera, purtroppo) del popolo italiano".
INTERVENTO DI NOISE FROM AMERIKA
http://noisefromamerika.org/articolo/fondazioni-bancarie-sistema-bancario-riassunto-convegno
http://noisefromamerika.org/articolo/fondazioni-bancarie-sistema-bancario-riassunto-convegno
NEL CONVEGNO SI TRATTANO E SI DISCUTONO TEMI CHE NOI STESSI SU QUESTI BLOG ABBIAMO RIBADITO
Si veda, per tutte, la reazione di Giuseppe Guzzetti (con intervista su Avvenire il 30 gennaio scorso e una risposta pubblicata su nFA), 80 anni l'anno prossimo, gia' presidente DC della Regione Lombardia dal 1979 al 1987, poi senatore per due legislature, poi presidente della Fondazione Cariplo dal 2000 a tutt'oggi presidente dell'Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio (ACRI), un esempio di carriera politico-bancaria senza soluzione di continuita' piuttosto comune in Italia.
La prima e' la teoria della mela marcia, secondo la quale quello di MPS sarebbe un caso isolato di mala gestione. Noi crediamo invece che MPS non sia affatto un caso isolato ma la manifestazione di una chiara questione sistemica nella governance delle banche (chiaramente emersa al convegno, si veda oltre). Incidentalmente, se Guzzetti e' oggi convinto che la Fondazione MPS ha commesso errori cruciali non si capisce perche', ieri, si era scelto (o aveva concorso a scegliere) in sequenza come due ultimi vicepresidenti Giuseppe Mussari (Fondazione MPS, allora) e Gabriello Mancini (Fondazione MPS, a tutt'oggi).
La seconda e' le teoria del complotto contro le fondazioni bancarie. Nessuno, in realta', mette in dubbio l'utilita' delle fondazioni private filantropiche. Al contrario. Di tali fondazioni ve ne sono dappertutto in giro per il mondo e svolgono certamente un importante ruolo nelle comunita' di riferimento. Le fondazioni bancarie italiane, per esempio, forniscono sostegno finanziario alla ricerca, alla sanita' locale, e alle iniziative artistiche e culturali. Quest'attivita' e' certamente di grande valore per la societa'. Va notato pero' che questo si puo' fare (e anzi, si fa tipicamente meglio) senza avere un interesse significativo, o senza evere interesse alcuno, nel sistema bancario. Non c'e' motivo di perseguire quest'ultimo. Si veda oltre l'interessante caso della Fondazione Roma. Il patto per cui tu accetti che chi siede nei consigli delle fondazioni bancarie eserciti un'influenza determinante sul sistema del credito in cambio di un po' di erogazioni al territorio e' scellerato.
Si, perche' tutte le maggiori banche italiane sono controllate da fondazioni "di origine bancaria", e una buona parte di queste ultime detiene una quota significativa del capitale azionario sulla loro banca di origine, in violazione del principio basilare di differenziazione del portafoglio (che detto in termini di economia domestica significa, semplicemente, che non devi mettere tutte le uova -- ma neppure una parte significativa delle stesse -- nello stesso paniere). Raccomandiamo la lettura dello studio "Italian Banking Foundations" di Andrea Filtri e Antonio Guglielmi, che contiene interessanti dati su questo e altri aspetti (Andrea Filtri era stato invitato al convegno e sarebbe venuto volentieri, ma vivendo a Londra purtroppo non ce l'ha fatta ad organizzarsi. Lo ringraziamo, di nuovo, lo stesso). Il dato riportato nella figura sotto, prodotto da Filtri e Guglielmi e utilizzato anche da Tito Boeri durante il suo intervento, mostra che solo il 18% delle fondazioni bancarie italiane ha abbandonato l'azionariato bancario. Il 15%, invece, possiede oltre il 50% delle azioni della banca di riferimento. Oltre la meta' delle fondazioni bancarie italiane hanno oltre il 5% delle azioni della banca di riferimento. Considerando quanto e' frammentato l'azionariato delle grandi banche questo significa una forte presa delle fondazioni (cioe', quasi sempre, dei politici che le controllano direttamente o le influenzano) sul sistema del credito.
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