L'importante è che la morte ci colga vivi (Marcello Marchesi)

"L'importante è che la morte ci colga vivi" (Marcello Marchesi)

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domenica 19 maggio 2013

"COLPO DI STATO" A SIENA

Le fortissime critiche piombate addosso alla Fondazione MPS hanno costretto presidente e provveditore a diramare un comunicato, tradendo così il tradizionale silenzio che ne ha ispirato le mosse per tutti questi anni. Silenzio da essi definito “riserbo”, ma che ha lasciato concretamente la città nell’ignoranza dei fatti e nella capacità critica di capire cosa ci veniva nascosto. E il comunicato dimostra fino in fondo la perversa coerenza di Gabriello Mancini, per quanto possa non piacere a molti. All’art 7 paragrafo 2 dello statuto (vecchio, il nuovo si saprà dopo l’approvazione del Ministero dell’Economia) si afferma che i deputati non rispondono agli enti nominanti del loro operato. E della sua autonomia la Deputazione è stata così gelosa da subire di tutto e di più, fino allo sfogo clamoroso di Mancini che diceva all’Hotel degli Ulivi di “aver ubbidito agli ordini”! E l’ubbidienza nonostante l’autonomia e la paura di poter non essere rinnovato l’anno seguente è stata caratteristica di questi amministratori così sagacemente messi dal sindaco Cenni, dal presidente della provincia Ceccherini e via dicendo, che tutti i nominati hanno un nominante che oggi non risponde delle azioni e delle scelte fatte. Altro che responsabilità! La Deputazione fece sapere di aver appreso dell’acquisto di Antonveneta “a cose fatte”: era novembre 2007 e la vendita si realizzò compiutamente il 30 maggio 2008. Contestare nell’interesse della città e bloccare una operazione irrealizzabile per le capacità del Monte dei Paschi era possibile ma nulla fecero. Nel luglio 2011 l’operazione aumento di capitale, nonostante fosse stata negata per mesi al punto di minacciare querele a destra e manca, si fece per non far cadere dalle poltrone Mussari e Vigni, non nell’interesse della città. Anche qui si dice che i consigliori del presidente (le varie banche d’affari Rothschild e Credit Suisse) “misero per iscritto le loro perplessità sull'entità e sulle modalità tecniche dell'operazione”. Queste carte però Mancini le tiene riservate (o nascoste, dipende dai punti di vista) forse, quando arriveranno i nuovi amministratori, rimarranno solo ipotesi giornalistiche passate nel tritacarte. Nell’interesse della città questo secondo aumento non si doveva proprio fare, si doveva mantenere le partecipazioni in Mediobanca, Cassa Depositi e Prestiti e F2i, che soddisfazioni ai loro soci ne hanno date nonostante sia crisi economica per tutti.
Perfino la gestazione del nuovo statuto avviene per l’impossibilità di Mancini di non ubbidire agli ordini, stavolta dell’Acri e di una sentenza della Corte Costituzionale intenzionalmente ignorata per dieci anni. Non hanno pensato in Palazzo Sansedoni all’interesse della città, altrimenti lo avrebbero scritto nel comunicato: rileggetelo e noterete che “l’interesse della città” nel comunicato di venerdì 17 non viene mai nominato. Né alla adeguatezza di questa Deputazione che ha certificato, nell’ultimo bilancio, di aver dilapidato con le proprie scelte infelici (che non si possono mai scaricare ad ordini superiori se nessuno ha la potestà di dare ordini alla Deputazione della Fondazione MPS) un patrimonio plurimiliardario. Riguardo alla presunzione di legittimità, pare che ci sia un fascicolo aperto in Procura: certo da quando si è capito che la querela porta la Magistratura a verificare se il querelante abbia o non commesso quello che gli viene attribuito, l’arma per zittire le critiche si è trasformata in un boomerang. Certamente, andando in scadenza il 5 maggio 2013 (quando Mancini è statutariamente obbligato a far indicare agli enti preposti i nominativi dei nuovi deputati designati), la Fondazione non poteva firmare l’impegno con l’Acri di modificare lo statuto entro il 30 giugno 2013, periodo in cui non aveva più i pieni poteri sul futuro. Mosse strumentali della Deputazione che ne affermano inadeguatezza gestionale e subalternità alla politica che vorrebbero fuori dalla porta. E infatti per rimediare all’ennesimo errore, Mancini ha dovuto chiedere al Ministero dell’Economia “in via eccezionale una disposizione transitoria” che, guarda caso, farebbe slittare l’inefficacia degli atti di questi signori di un mese.
Omertà carbonara. Nel comunicato si afferma che, per la gestazione del nuovo statuto, “incontri si sono poi svolti con i capigruppo della Provincia di Siena, con le categorie economiche presso la Camera di Commercio, con le organizzazioni sindacali, con la Consulta Provinciale del Volontariato, con i sindaci dei Comuni della nostra provincia, con il Magistrato delle Contrade”. Niente nomi di chi abbia partecipato agli incontri, nessuna pubblicità degli incontri stessi, nessun comunicato dei risultati di detti incontri, nessun incontrato che abbia dichiarato nulla in proposito. La Fondazione (la cosa più pubblica di Siena) è stata trattata come una società privata alla ricerca di nuovi amministratori, altro che senesità e interesse della città. In questo senso le critiche che abbiamo rivolto alla Fondazione già da un anno si sono confermate al 100%, e Palazzo Sansedoni ci conforta affermando che il nuovo statuto sarà disponibile alla pubblica lettura dopo l’autorizzazione del ministero dell’Economia, cioè quando non sarà più possibile alcuna contestazione e alcuna modifica. D’altra parte la giustificazione che la bozza sia stata disponibile è una burla grossolana, dato che in essa i passaggi qualificanti e determinanti sono stati omessi. Il fatto che il principale socio della Fondazione non potesse partecipare alla consultazione poi. È una ulteriore dichiarazione che è stato, in termini grillini, proprio “un colpo di stato”. Dal luglio 2012, quando si dice sia iniziato il processo di revisione statutaria, in Fondazione sapevano che il commissariamento del Comune impediva il processo democratico di scelta per mancanza del principale interlocutore. Oggi quali sono i risultati concreti delle scelte politiche di Mancini & C.?
Non c’è certezza ancora delle decisioni su chi nominerà i deputati. Pare che il Comune invece di otto ne nominerà quattro, e la nomina andrà agli equilibri politici interni al Consiglio Comunale: oltre il rischio di una maggiore lottizzazione il ruolo del nuovo sindaco verrà ridimensionato totalmente. Due deputati (invece che cinque) alla Provincia, ma stavolta li nominerà sempre un esponente del Pd, il presidente Bezzini. Camera di Commercio,  Consulta Provinciale del Volontariato e Sindacati sono enti controllati fortemente dalla politica, ma non sono soggetti alla volontà popolare che si manifesta con le elezioni amministrative. Per non parlare poi dei due posti riservati a enti esterni alla città di Siena che non si ha idea chi possano essere, di certo le lamentele che provengono da Grosseto indicano che le autonomie locali non sono state ascoltate. Risultato: il rischio che ci sia un travaso di potere da quello vecchio a uno nuovo formato dalle stesse persone e dagli stessi interessi è certezza. Infatti nel testo licenziato sembra che ci sia la rinuncia a obbligare la sede sociale e amministrativa della banca a Siena: davvero i padroni di banca MPS erano altrove da sempre, nascosti dietro il paravento della senesità.

venerdì 17 maggio 2013

MA SENTI STO PORCELLUM CHE SAREBBE ANTICOSTITUZIONALE!

La Corte Costituzionale ha mandato alla Consulta il Porcellum accogliendo i rilievi di un avvocato che ne contesta la legittimità

http://www.corriere.it/politica/13_maggio_17/legge-elettorale-cassazione-boccia-premio-maggioranza_4a6bb2ee-bee7-11e2-be2c-cd1fc1fbfe0c.shtml

Nessun stupore: una delle caratteristiche del regime publicitario in vigore da 20 anni in Italia è proprio quella di fare leggi infischiandosene del diritto e della Carta Costituzionale e della volontà dei cittadini.

Perchè? Intanto la legge va immediatamente in vigore e consente l'esercizio del potere in maniera prevaricatrice ed truffaldina. Specialmente se si prepara l'opinione pubblica con allarmismi del tipo "Siamo in emergenza" o cose del genere. Poi se dopo qualche anno viene abrogata chi se ne frega, nessuno ne risponde e i benefici immediati per gli esponenti del regime pubblicitario sono già stati goduti.

Sul Porcellum, in particolare gli strali della Corte Costituzionale riguardano "l'alterazione degli equilibri costituzionali" proprio quelle cose che impediscono di governare a chi vince se non prende la maggioranza in Senato in Lombardia, Campania, Sicilia.

Poi, scrive la Corte, forse ispirata dalle recenti vicende politiche, sul premio di maggioranza: «Si tratta - si legge nella sentenza - di un meccanismo premiale che, da un lato, incentivando (mediante una complessa modulazione delle soglie di accesso alle due Camere) il raggiungimento di accordi tra le liste al fine di accedere al premio, contraddice l'esigenza di assicurare la governabilità, stante la possibilità che, anche immediatamente dopo le elezioni, la coalizione beneficiaria del premio si sciolga o i partiti che ne facevano parte ne escano (con l'ulteriore conseguenza che l'attribuzione del premio, se era servita a favorire la formazione di un governo all'inizio della legislatura, potrebbe invece ostacolarla con riferimento ai governi successivi basati un coalizioni diverse).

Davvero che si poteva verificare questo caso? Cosa ha fatto Sel per la formazione del governo Letta? Lo hanno capito anche alla Corte Costituzionale!

Estremamente versiva la considerazione finale: esso provoca una alterazione degli equilibri istituzionali, tenuto conto che la maggioranza beneficiaria del premio è in grado di eleggere gli organi di garanzia che, tra l'altro, restano in carica per un tempo più lungo della legislatura (ovvero tengono sotto controllo il prima e il dopo, ndr)». Da qui la sua manifesta «irragionevolezza» in base all'art. 3 della Costituzione nonché la lesione «dei principi di uguaglianza del voto e di rappresentanza democratica».

Un golpe mascherato da legge dalle belle intenzioni. Ci avreste mai creduto se non fosse una sentenza della Corte Costituzionale?

Cominciate a comprendere cosa vuol dire Regime Pubblicitario?

venerdì 3 maggio 2013

BANCA E PD: L'INTRECCIO DEI FINANZIATORI

A Siena molti si domandavano come avrebbe fatto il Pd locale ad andare avanti senza le generose elargizioni di Giuseppe Mussari. L’ex presidente del Monte dei Paschi e dell’Abi, secondo i dati ufficiali della Camera dei Deputati, dal 27 febbraio del 2002, data del suo primo assegno al partito, fino al 6 febbraio dello scorso anno, aveva versato a titolo personale nelle casse del movimento ben 683.500 euro. Tanto da far vergognare il candidato-sindaco Bruno Valentini, come da dichiarazione dello scorso 17 aprile. Mentre sulla stampa nazionale compaiono gli elenchi dei finanziatori dei partiti italiani, si scopre che dietro il binomio banca-partito continua ad arrivare al numero 34 di Via Rosi un fiume di denaro. Frutto del solito intreccio che non vuol mollare la presa. Tra novembre 2012 e aprile 2013 infatti il Partito Democratico cittadino ha ricevuto 157.589,38 euro di contributi elettorali. In cui la politica è rappresentata dalla parlamentare Susanna Cenni (22mila euro) e dall’ex deputato ora presidente della società per la nettezza urbana Sienambiente, Fabrizio Vigni (7mila euro).
Poi vengono solo figure legate a doppio filo con la banca e le società locali. In testa alla lista del periodo c’è Alessandro Piazzi con 24mila euro versati. Protagonista della vita cittadina di basso profilo, ma non figura secondaria in città: Piazzi è l’amministratore delegato di Estra, la multiutility locale dell’energia e delle telecomunicazioni, oltre che membro della Deputazione amministratrice della Fondazione MPS (di cui periodicamente viene indicato come successore di Gabriello Mancini, che a sua volta partecipa al finanziamento con 5.000,00 euro) ancora oggi primo azionista della banca, consigliere di amministrazione di Sansedoni Spa, membro del comitato esecutivo di Confservizi Cispel Toscana, oltre ad aver girato negli ultimi 18 anni gran parte dei CdA della galassia Monte (Ticino vita, Consum.it, Banca Toscana, Monte Paschi Banque)e dell’Università.  
La lista dei finanziatori locali del Pd prosegue, ed è composta da nomi, anche storici per il partito, che occupano o hanno occupato posizioni di rilievo nell’istituto di credito senese. Ad esempio con 8.000,00 c’è Francesco Saverio Carpinelli, già ai vertici di Mps Capital Services, con 8mila euro e dagli attuali vice presidenti della stessa banca per le imprese: Fabio Ceccherini (10mila euro) e Paolo Capelli (5mila euro). Il presidente di Mps Leasing & Factoring ed ex consigliere del gruppo nonché esponente sindacale di primo piano Fabio Borghi ha versato al Pd 6mila euro, mentre 8mila euro sono arrivati da Graziano Costantini, che porta lo stesso nome dell’imprenditore già amministratore di Mps, mentre di altri deputati della Fondazione Paolo Mazzini ha versato 5.000,00 euro e Paolo Fabbrini, componente anche del board di Siena Biotech, 7.000,00. La storica presidente del collegio sindacale di Palazzo Sansedoni, Luciana Granai, ha sborsato  11.000,00 euro. Il presidente della società comunale Siena Parcheggi, Roberto Paolini, è più munifico: 14.789,00 euro. Ha avuto molto dalla banca, il ragioniere: nel suo curriculum si legge della partecipazione al Collegio dei Revisori della Fondazione, di Sansedoni e di Siena Biotech spa e al collegio sindacale di Axa Montepaschi Vita. Al contrario il vicepresidente di Rocca Salimbeni nonché sindaco revisore nel vecchio CdA, Marco Turchi, non è molto generoso: soltanto 5mila euro.
La signora Linda Lanzillotta, che sembra estranea ai giochi della politica senese in quanto eletta in Umbria con Scelta Civica, ha avuto tra i suoi sostenitori Ducci Astaldi. Il presidente del consiglio di gestione della società italiana per Condotte d’acqua ha finanziato con 10.000,00 euro la campagna della signora Lanzillotta. Che è la moglie del presidente del consiglio di sorveglianza della sua stessa azienda, Franco Bassanini, già deputato eletto proprio a Siena. Quel Bassanini che è stato riconfermato in extremis alla presidenza della Cassa Depositi e Prestiti che pare in pole position per intervenire nel Monte dei Paschi uando risulterà evidente e incontrovertibile l’impossibilità di restituire i Monti bond. Ricordare che Bassanini, insieme a Giuliano Amato e Luigi Berlinguer (soci fondatori di Astrid), è considerato il padrino politico più importante dell’ex presidente del Monte, Giuseppe Mussari, è come chiudere il cerchio.

lunedì 22 aprile 2013

L'ITALIA NON E' UN PAESE PER GIOVANI

Conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che l'Italia non è un paese per giovani.

Ma nemmeno per gente di mezza età come il sottoscritto.

Napolitano viene riconfermato presidente della Repubblica alla veneranda età di 87 anni e nessuno può immaginare se arriverà a fine mandato, quando ne avrà presumibilmente 94 e la maggior parte dei suoi coetanei ringrazia Dio per ogni giorno di vita in più.

Secondo Istat gli italiani che hanno da 50 a 70 anni sono circa 14.000.000. Gente dall'età minima costituzionale per essere nominati presidenti della Repubblica fino a una età compatibile con gli impegni di una carica difficile e impegnativa. Possibile che tra 14 milioni di italiani non ce ne sia uno in grado di fare quello che solo un novantenne sembra in grado di ottemperare?

mercoledì 10 aprile 2013

PAOLA SEVERINO E L'ANSIA DELLA GIUSTIZIA A SIENA

La sortita di Grillo, che voleva riaccendere l’attenzione (spentasi nel dopo elezioni) sul “caso Montepaschi” nelle  sue implicazioni politiche, ha avuto un effetto stravolto con il richiamo alla tragica fine di David Rossi. Subito l’arma della disinformazione di massa ha raggiunto l’opinione pubblica che è stata costretta a guardare il dito, anziché la luna con sortite ad effetto come quella del presidente della Provincia di Siena in una ansimante intervista in bicicletta che gira sul web. Invece di annunciare e affilare le armi per difendere i diritti dell’ente pubblico nella vicenda della banca dissestata, si preoccupa di dare dello sciacallo a Grillo. Peraltro il leader del M5S si era detto preoccupato dell’eventualità di altre “morti eccellenti” nella città del Palio e non di dare giudizi sul responsabile della comunicazione di Rocca Salimbeni.
Il Corriere della Sera ha sentenziato riguardo la tragica fine di Rossi che “dopo aver interrogato parenti, amici e colleghi, ma soprattutto dopo aver esaminato i contatti e gli incontri avuti dal manager nelle ultime settimane, gli inquirenti sembrano convinti che la sua morte non sia collegata all'inchiesta su Mps, piuttosto a vicende personali e ad uno stato di depressione che lo aveva colpito negli ultimi mesi”. Così fosse, le preoccupazioni di Grillo risulterebbero eccessive come le preoccupazioni di Bezzini su quanto siano scossi i senesi. Il sentimento principe che aleggia in città piuttosto è la rassegnazione dei vinti, come per un nuovo ingresso nelle mura delle truppe del Marignano.
Oggi 9 aprile il giornalista Alberto Brambilla scrive nel suo blog: “David Rossi aveva le vene tagliate quando giaceva supino sul selciato di un vicolo senza nome all’interno del comprensorio di Rocca Salimbeni, con i piedi rivolti verso il muro. Se ne sono accorti i paramedici, arrivati per soccorrerlo, quando hanno provato a sistemare gli elettrodi sui polsi per sentire il battito cardiaco, ormai assente (“era già ghiaccio”). Le due ambulanze sono arrivate sul posto circa un’ora dopo la morte del direttore della comunicazione e del marketing del Monte dei paschi di Siena, una banca sotto inchiesta. E’ caduto alle 19.49 del 6 marzo scorso da circa dieci metri d’altezza, dall’ultimo piano della sede di Mps, dalla finestra del suo ufficio. Dal momento che è stato trovato di schiena – posizione all’apparenza anomala per un suicida – ai soccorritori è bastato vedere le vene recise per escludere l’ipotesi di un omicidio (velenosa illazione che circolava anche quattro settimane fa per le strade di Siena, nei giorni subito successivi ai funerali di Rossi, e riperticata dai media con il megafono di Beppe Grillo domenica scorsa). Le due ambulanze si sono allontanate dal vicolo, nei pressi di via dei Rossi, per tornare in ospedale. Un’ambulanza però è stata subito richiamata per un’emergenza in via Garibaldi, alle porte della città toscana. Era per la madre di Rossi che si è sentita male. In quel momento nella casa della famiglia del manager di Mps, l’ultimo senese al vertice della banca, era in corso una perquisizione della polizia. Fuori, nel parcheggio, quattro utilitarie dei poliziotti in borghese (per non attirare l’attenzione). Dentro, gli agenti che hanno vinto la resistenza e la diffidenza del cognato di Rossi. Hanno sequestrato delle chiavette Usb e una macchina fotografica, dicono dei testimoni oculari”.
I Pm senesi non hanno l’abitudine di andare al bar e di parlare fra di sé ad alta voce per far involontariamente udire ai giornalisti presenti lo stato dell’arte delle loro indagini. La mancanza di novità a getto continuo può far pensare a un immobilismo della macchina della giustizia locale: anche da Roma rinforzi non sono arrivati, e l’inchiesta è veramente grossa tanto che il filone principale delle indagini è curato dalla Guardia di Finanza romana piuttosto che da quella locale. Magari la buona politica potrebbe intervenire sul Ministro della Giustizia Paola Severino e farle mandare qualche aiuto temporaneo in Procura. L’avvocato Severino è in corsa per diventare Presidente della Repubblica. Non se ne parla, e questo è già un buon motivo per metterla nei candidati. Si tratta di un professionista stimatissimo bipartisanamente, di grande spessore culturale, sufficientemente “tecnico” del governo Monti. Nel suo studio sono passati clienti del calibro di Romano Prodi, Francesco Gaetano Caltagirone, Giovanni Acampora (legale Fininvest), Cesare Geronzi, Gaetano Gifuni. Ha rappresentato nel processo Priebke l’Unione delle comunità ebraiche, ha difeso società come Eni e Telecom. In più è donna, il che non guasta di questi tempi.
Se Antonio Ingroia rilascia una dichiarazione come “Ritengo sia più utile la mia presenza in Sicilia alla guida di un ente pubblico rispetto all'incarico di giudice, tra l'altro in sovranumero, ad Aosta” vuol dire che, pur con tutti i problemi del funzionamento della macchina della giustizia in Italia, ci sono magistrati da spostare per qualche tempo a Siena per portare a conclusione una serie di indagini così numerosa che non si era mai vista da queste parti. Qualcuno ha fatto i conti e le prescrizioni, sia che si parli di Università o di Ampugnano, che si parli di derivati o di banda del 5%, sono sempre più vicine. Davvero il Movimento 5 Stelle e tutti i parlamentari che abbiano a cuore la ricerca della verità in tempi giusti si potrebbero adoperare per far muovere il Ministro della Giustizia in favore delle indagini senesi. Una mossa imprevista e spiazzante nello scacchiere della partita della corsa al Quirinale, col Guardasigilli costretto a dare una risposta che potrebbe non piacere ad altri partiti, a cui lo stesso leader dei grillini muove accuse pesanti sulla gestione politica passata e presente del Monte dei Paschi di Siena.  

giovedì 21 marzo 2013

FONDAZIONE MPS: AZIONI DI RESPONSABILITA'?

Il bilancio 2011 della Fondazione MPS è stato commentato, forse discusso, ma sempre cercando di non scrostare più di tanto la patina superficiale: sembra quasi che contasse, agli occhi di tanti, soltanto sapere che la festa era finita, che di soldi non ce ne erano più e pazienza per chi verrà. "RagaSSi" direbbe Crozza "abbiamo munto la mucca così bene che non fa più latte".
Visto in quest’ottica la Deputazione Generale e il suo Presidente hanno ben ragione nel non volersi dimettere: tutti al loro posto, nemmeno uno che agisca d'anticipo per distinguersi, visto che fra qualche mese sarà nominata una nuova Deputazione. Gran parte degli attuali inquilini sa già che non ne farà parte: meglio vendere un pugno di azioni per navigare a vista e raccogliere le ultime briciole della grandeur che fu di Siena. Però hanno già lasciato un bilancio che parla chiaro, forse fin troppo. Non se ne sono accorti, quando lo hanno approvato, ma qualcuno potrebbe rendergliene conto.
A pagina 36 del bilancio consuntivo si descrive (a firma Gabriello Mancini e Claudio Pieri, ovviamente) che per sottoscrivere l’aumento di capitale varato da MPS nel luglio 2011 sono stati fatti debiti per 600 milioni. L’articolo 3 al punto 4 dello Statuto obbliga gli amministratori al fatto che la Fondazione “non può contrarre debiti per un importo complessivo superiore al 20% del proprio patrimonio”. Poche righe più in basso della pagina 39, si dichiara che il valore del patrimonio netto al 31/12/2011 è di 1.331.100.000,00 euro, per cui il limite massimo da non superare sarebbe stato di 267 milioni. E siamo già fuori dal consentito, anche senza aggiungere i 490 milioni del Fresh 2008 che abbiamo scoperto essere un vecchio finanziamento mascherato di JP Morgan. Tanto che non ci spiegavamo perché la Fondazione avesse preso 600 milioni in prestito e ne dovesse rendere 1,2 miliardi al netto degli interessi, come alla fine venne confessato.
E’ scritto nel bilancio che il patrimonio netto risultante l’anno precedente fosse di 5,407 miliardi. Partendo da questa cifra, il 20% è 1,8 miliardi quindi Mancini e la deputazione sarebbero rientrati nei limiti consentiti. Peccato che al 30 giugno (quando sono andati a fare i debiti) non fosse più cifra vera: come racconta lo stesso bilancio era già stata alienata la partecipazione in Intesa San Paolo (maggio 2011) e si sarebbero vendute, per completare il reperimento dei soldi per coprire l’aumento di capitale, altre partecipazioni in CDP, Mediobanca, F2i, Fontanafredda, 100 milioni di azioni di MPS. Ovvero si sapeva che il patrimonio netto non sarebbe mai più stato quello di inizio 2011. E la tanto decantata diligenza del buon padre di famiglia avrebbe dovuto far riflettere che quell’aumento di capitale non si sarebbe dovuto sottoscrivere, mancando i mezzi fisici come è certificato dalla stessa Deputazione nero su bianco.
Obtorto collo, alla fine il CdA di Rocca Salimbeni ha dovuto avviare l’azione di responsabilità nei confronti dei suoi ex dirigenti e delle banche complici nell’affare dei derivati. Certamente nel prossimo luglio ci sarà a Palazzo Sansedoni una nuova Deputazione che dovrà prendere in esame il problema e fare le opportune valutazioni. Perché perdere nel giro di un anno (2010-2011) 4,075 miliardi di patrimonio netto, vendendo gli asset buoni e indebitandosi fuori portata non sono atti che possano passare inosservati. Ma oggi, una azione risarcitoria per la pessima gestione fallimentare acclarata da questo bilancio 2011, chi la deve fare? Una domanda molto importante perché in proposito lo Statuto è assolutorio nei confronti dei suoi amministratori. Però ci sono  danni rilevanti per tutti gli enti che avevano potere di nomina in Fondazione. I due più importanti sono Comune e Provincia che hanno dovuto derubricare dai loro attivi le generose elargizioni della Fondazione e che con il nuovo statuto in elaborazione vedranno ridurre la loro influenza sulla composizione della Deputazione e la destinazione delle erogazioni.
Ma il commissario Laudanna (in comune) e il presidente Bezzini (in provincia) si guardano bene da muoversi in proposito. Eppure presto ci sarà, visto che il dissesto non sembra di tale portata da far saltare le prossime amministrative, un nuovo sindaco. Che potrebbe contestare al dottor Laudanna l’inattività di questi lunghi mesi a tutela dei diritti del comune, quindi della città di Siena. E anche il presidente della Provincia andrà in scadenza nella primavera del 2014, e al suo posto potrebbe arrivare un nuovo amministratore che gli potrebbe presentare il conto per non aver agito in tutela del bene comune. Una azione legale contro la cattiva amministrazione di Palazzo Sansedoni  e contro le banche che, pur conoscendo i conti reali della Fondazione (tanto da pretendere la garanzia accessoria del covenant), l’hanno finanziata lo stesso, spolpandola irreversibilmente. Qui però i fatti sono del 2011 e la prescrizione è ancora lontana: se qualcuno si muove si può fare ancora il bene di Siena e salvare il salvabile.

martedì 26 febbraio 2013

ESITI ELETTORALI DA BRUXELLES A SIENA

Come prevedibile, l'esito delle elezioni politiche italiane ha affossato piazza Affari. Le contrattazioni si sono chiuse con il Ftse Mib che ha perso il 4,89% a 1552 punti. L'ipotesi che i mercati paventavano, come gli esponenti politici europei che osservavano l’evoluzione dei dati di voto italiani, cioè la possibile situazione di  ingovernabilità è divenuta reale. L’ultimo anno di legislatura sotto guida tecnica di Monti era scivolato senza riuscire a fare la riforma elettorale; il Partito democratico per diversi mesi ha pensato che sarebbe stato ininfluente, visto il vantaggio che gli veniva accreditato. Invece è andata così con un Senato senza maggioranza e quasi senza prospettiva, dal momento che il Movimento 5 Stelle può attendere sotto le Forche Caudine chiunque avvii colloqui per la formazione di un governo, che deve passare attraverso l’approvazione di Grillo & C. A meno che dopo tutti gli stracci che sono volati in questi 45 giorni non si ritorni a un secondo governo tecnico, con quale premier tecnico non si sa, in attesa di votare il ministro Paola Severino (l’avvocato di Prodi, Acampora, Geronzi, Caltagirone, Gifuni, Enel, Telecom tra i tanti clienti dello studio) nuovo Presidente della Repubblica e andare a elezioni autunnali sperando di aver logorato i grillini.
Ne consegue che tutti i titoli bancari hanno avuto difficoltà ad aprire, e quando ci sono riusciti è stato rosso fuoco. Poi è arrivata l’asta dei Bot: il Tesoro ha collocato 8,75 mld euro di Bot a 6 mesi con un rendimento sui massimi da fine ottobre all'1,237%, contro lo 0,731% precedente e un bid-to-cover in calo a 1,44. Avranno le loro buone ragioni Berlusconi per un verso e Grillo per un altro a dire che lo spread non conta o che non si mangia. Fatto sta che gli interessi passivi per l’Italia sono quasi raddoppiati nello spazio di un giorno, e finché il debito pubblico italiano rimarrà sui livelli a cui i due ultimi governi l’hanno portato sarà bene che la politica ne tenga conto. MPS non ha fatto eccezione al trend negativo con -5,84% a euro 0,2129. Lo spread sul decennale Btp/Bund è salito a 354 punti base, seminando incertezza a mani basse. In particolare colpisce, però, la performance di banca Carige che ha ceduto il 7,8% a 0,65 euro, in linea sì con i cali del settore, ma che la banca ha approvato le linee guida di un adeguamento della struttura patrimoniale del gruppo, che prevede interventi sul patrimonio, sulla struttura dei costi e sulla rete distributiva.
Si preannuncia un periodo deprimente per i titoli bancari, al punto che la Fondazione MPS non potrà alienare altre azioni di Rocca Salimbeni come più volte preannunciato. Mercoledì 27 febbraio la Deputazione Generale discuterà nel segreto delle stanze la bozza di nuovo statuto studiata dall'avvocato Angelo Benessia, legale storico dell'ente. L’uscita di scena del candidato sindaco del Pd Ceccuzzi rischia però di sparigliare ulteriormente le carte, aumentando la fronda interna: potrebbero arrivare perfino dimissioni a catena, anche se il presidente Gabriello Mancini, secondo indiscrezioni raccolte da Milano Finanza, sembrerebbe intenzionato a mantenere l'incarico fino alla scadenza naturale, prevista per il prossimo mese di luglio. Le grandi manovre anticipate, vedono già in corsa per la poltrona che fu di Mussari fino al 2006, alcuni nomi conosciuti in città ma forse sono voci solo per bruciare candidature. L’esito delle prossime amministrative di maggio è abbastanza incerto per formulare previsioni attendibili, e il commissario Lauadanna in comune si sta distinguendo per un’azione prudente quasi priva di iniziativa. Tuttavia “il consenso delle principali correnti politiche starebbe a poco a poco confluendo su due candidati per la successione a Mancini” scrive MF. Che spiega: “il primo sarebbe Alessandro Piazzi, attuale ad della multiutility Estra Energia, nonché consigliere della Fondazione Mps. L'altro nome che i ben informati danno in pole position per il dopo Mancini sarebbe quello di Pier Luigi Fabrizi, storico presidente del Monte dei Paschi dal 1998 fino al 2006 e vicino all'ex primo cittadino di Siena, Maurizio Cenni”.

venerdì 22 febbraio 2013

IL PD SENESE NEI GUAI FINO AL COLLO: INDAGATO CECCUZZI

LA FRETTA DI FARE LE PRIMARIE SEMBRA CHE NON ABBIA PORTATO FORTUNA AL PD SENESE: IL CANDIDATO VINCITORE DELLA KERMESSE-FARSA DI GENNAIO E' STATO RAGGIUNTO DA UN AVVISO DI GARANZIA PER UNA STORIACCIA ACCADUTA A SALERNO.
Sembra che sia arrivato a toccare il livello politico più alto lo scandalo del pastificio Amato che da mesi occupa le prime pagine locali di Salerno e impegna la procura campana fino a Siena. Per Giuseppe Mussari si tratterà solo di una grana in più l’avviso di garanzia che, secondo Il Mattino di Napoli, gli è stato recapitato, come per  Marco Morelli, numero uno di Merrill Lynch ed ex vicedirettore generale e Cfo di Mps . La novità sarebbe nell’iscrizione nel registro degli indagati dell'ex-sindaco di Siena Franco Ceccuzzi. Nel luglio dello scorso anno vi avevamo dato conto di una cena d’affari a Sorrento a cui avrebbero partecipato (e la notizia non è mai stata smentita) Mussari e Ceccuzzi insieme al titolare del pastificio salernitano Giuseppe Amato, noto per aver sponsorizzato anche la Nazionale di calcio, e all’ex deputato del Pd Paolo Del Mese, che a quel tempo presiedeva la sesta Commissione Finanze della Camera dei Deputati di cui faceva parte lo stesso Ceccuzzi in cui si sarebbero gettate le basi per un finanziamento speculativo:  http://www.ilcittadinoonline.it/news/151217/Crac_Amato__galeotta_la_cena_con_Mussari_e_Ceccuzzi_.html 
Della cena sarebbe stato partecipe anche il primo cittadino di Salerno, Vincenzo De Luca, esponente del Pd, che avrebbe dovuto rilasciare le concessioni edilizie per realizzare la trasformazione dell’ex pastificio della famiglia Amato in un complesso residenziale. Tuttavia l’azienda campana era a un passo dal fallimento e le sue richieste di finanziamento erano già state bocciate da altri istituti bancari, che le avevano giudicate eccessivamente rischiose; in più la società creata per l’operazione vedeva coinvolti gli Amato con una finanziaria off shore con sede a Malta. E sarebbero proprio le indebite pressioni esercitate dall'allora deputato Ceccuzzi sui vertici di MPS per la concessione di un finanziamento da circa 20 milioni, tra l’altro, ad aver creato lo stralcio di indagine senese per una inchiesta-madre sul crac da 100 milioni ha già portato a ventotto rinvii a giudizio e quattro patteggiamenti. Decisiva sarebbe risultata la cena di presentazione nella penisola sorrentina, che avrebbe fruttato poi a Del Mese e a Simone Labonia, ex esponente Udeur, un incasso dalla società decotta di centinaia di migliaia di euro, senza prestazioni professionali. L’accusa formalizzata con gli avvisi di garanzia, quattro perché uno sarebbe stato recapitato anche a Del Mese, è molto grave sotto il profilo dell’immagine: concorso in bancarotta per dissipazione. I quattro sotto inchiesta sono stati invitati a comparire la prossima settimana per gli interrogatori con il Pm salernitano Vincenzo Senatore.

LA QUERELA FACILE: VENDOLA E IL RICATTO DEI POLITICI


DA IL FATTO QUOTIDIANO:

Secondo il sito del settimanale Panorama, Panorama.it, il governatore della Puglia, Nichi Vendola, partecipò ad una tavolata assieme al giudice Susanna De Felice. Magistrato che assolse il presidente di Regione lo scorso 31 ottobre 2012 dall’accusa di abuso d’ufficio. Vendola, sempre secondo il settimanale Mondadori, aveva negato di conoscere quel giudice e metteva in dubbio l’esistenza stessa della foto pubblicata oggi da Panorama.it. Il leader di Sinistra Ecologia e Libertà durante un convegno a Roma alla domanda de ilfattoquotidiano risponde seccato: “Panorama risponderà in tribunale e sarà una delle ragioni per cui avrò una vecchiaia ricca e serena, non vorrei portare anche lei in tribunale, ci interrompiamo qui su questa questione, punto” di Manolo Lanaro

MA QUESTO SIG. VENDOLA PROPRIO NON NE VUOL SAPERE, COME TUTTI I POLITICI, DI RISPONDERE ALLE DOMANDE. NESSUNO SI RICORDERA' TRA UNA SETTIMANA SE LA QUERELA A PANORAMA SARA' VERAMENTE PRESENTATA, MA NEL FRATTEMPO LA MINACCIA E' UTILE A ZITTIRE TUTTI E A GLISSARE.

PATETICO.

D'ALTRA PARTE, COME GOVERNATORE DELLA PUGLIA DA BEN 8 ANNI, NON E' RIUSCITO A COSTRINGERE I RIVA A METTERE A NORMA L'ACCIAIERIA DI TARANTO, SALVO POI NASCONDERSI DIETRO LA MAGISTRATURA CHE NON SI E' PRESA LA RESPONSABILITA' DI CONTINUARE A FAR FINTA DI NIENTE!

La foto di Panorama.it la foto di Panorama La foto con il giudice: Vendola perde le staffe, minacca querele e non risponde

mercoledì 20 febbraio 2013

IL MIO SONDAGGIO ELETTORALE? 5STELLE. PERCHE'

IiL PREZZO DEI CARBURANTI IN iTALIA STA SALENDO DA OLTRE UNA SETTIMANA NELL'INDIFFERENZA SOSTANZIALE DELLA POLITICA NAZIONALE, CHE NEMMENO LO MENZIONA NEI COMIZI E NELLE COMPARSATE TELEVISIVE.

Luca Squeri, presidente Figisc, commentando i dati dell'Osservatorio settimanale sui prezzi, ha sottolineato che per i prossimi giorni si prevede un ulteriore aumento dei prezzi: "La quotazione del greggio, aggiornata alla chiusura di ieri, è ancora risalita rispetto allo scorso fine settimana, con una fase di deprezzamento del cambio euro/dollaro, attestandosi sugli 89 euro/barile rispetto agli 86 dello scorso venerdì. A determinare i prezzi alla pompa sono, tuttavia, le quotazioni internazionali del Mediterraneo dei prodotti 'finiti' (benzina e gasolio), le cui dinamiche hanno registrato nell'arco della settimana, dopo alcuni ribassi un brusco aumento, con un +3,1 cent/litro per la benzina ed un +1,6 cent/litro per il gasolio.

OVVIAMENTE SI DEVE LEGGERE:

APPROFITTIAMO DELLA DISTRAZIONE GENERALE PER RACCATTARE QUATTRINI ALLE POMPE: IL GETTITO PER LO STATO E' IN DIMINUZIONE, LA GENTE CIRCOLA MENO IN AUTO MOBILE E PRESTO ARRIVERA' LA CRISI NEGLI OUTLET  E NEI MEGA CENTRI DELLE PERIFERIE USUFRUIBILI SOLO CON AUTOMOBILE! 

IL PERICOLO PER LE INDUSTRIE PETROLIFERE CHE IL PD ABBIA BISOGNO DOPO IL VOTO DI ACCORDARSI SU SINGOLI TEMI CON IL MOVIMENTO 5 STELLE PER TROVARE UNA MAGGIORANZA E CHE PER CERTE INDUSTRIE NON CI SARANNO PIU' QUEI MARGINI DI SPECULAZIONE CHE LA POLITICA BIPARTISANAMENTE HA LORO SEMPRE OFFERTO.

MEGLIO DI UN SONFAGGIO ELETTORALE. VEDREMO TRA UNA SETTIMANA ...

sabato 16 febbraio 2013

PALAZZI POLITICI SENESI

Finalmente sembra che sia chiaro a tutti quello di cui chiedevamo il rendiconto il 29 novembre 2011: i debiti segreti della Fondazione. L’articolo di Cesare Peruzzi del 15 febbraio titolato “Quando la Fondazione MPS si indebitò per restare al 51% del Monte” spiega bene come fin dall’aumento di capitale del 2008 Palazzo Sansedoni avesse fatto debiti per 490 milioni che non aveva per partecipare all’acquisto di Antonveneta. Debiti segreti per i cittadini senesi ma probabilmente palesi a chi dirigeva la baracca (tale era diventato il glorioso complesso delle istituzioni senesi), a meno che Gabriello Mancini non spieghi che fu tutto parto della sua fervida fantasia. Peruzzi cala impietosamente un coltello affilato per spiegarci i trucchi contabili e finanziari impliciti nel Fresh “per non rischiare una diluizione futura … decise di farsi finanziare l’operazione da Credit Suisse e Mediobanca con la stipula degli ormai famosi contratti Tror, che di fatto erano un debito”. Chissà se la delibera della Deputazione Amministratrice al riguardo è carente di informazione per la Deputazione Generale: segreti di palazzo invece della trasparenza: la città non doveva sapere, non doveva giudicare. Nei mesi seguenti all’accordo col Santander ci fu una capillare campagna di informazione tesa a proclamare la giustezza dell’operato di Banca e Fondazione senza fornire alcun elemento utile alla riflessione al punto che perfino i bene informati delle Liste Civiche Senesi (tra cui c’era un ex sindaco) scoprirono solamente il 3 giugno (tre giorni dopo il closing del contratto Antonveneta) che “la Fondazione ha stipulato un debito di 580 milioni”. La stampa dell’epoca ne fa fede, come i verbali del Consiglio comunale. Borsa Italiana fa fede che il 18 febbraio 2008 il titolo MPS valeva 2,132 euro mentre oggi parte da 0,2359: esattamente il contrario di quanto aveva previsto Mussari nell’annunciare l’affare padovano: come meravigliarsi se le scommesse finanziarie chiamate derivati siano state tutte padellate?
Nel 2011, poi, il pallone avvelenato si fa imparabile visto che si vuole aderire al nuovo aumento di capitale. Parlangeli salta come il tappo di uno champagne scaduto, firma Pieri. Firmano anche Mancini e la Deputazione Amministratrice, mentre il resto degli amministratori stanno in silenzio. Firma anche il ministro Tremonti, distratto forse al punto di non leggere i due numeri messi nel provvedimento. Perché da buon commercialista avrebbe dovuto farsi due conti semplici per sapere che non si doveva fare: mancavano i requisiti di cui all’art. 3 dello Statuto della Fondazione. Così invece di chiederne conto a chi ha firmato, girano per la città geniali cultori del pubblico interesse che vorrebbero modificare lo statuto insieme a chi lo ha infranto. Grazie alle illuminate scelte della Deputazione Amministratrice e al ferreo controllo di Banca d’Italia, Consob, Ministero dell’Economia la Fondazione si ritrovò con debiti superiori al miliardo. Il pool di banche finanziatrici conosce l’incapacità della Fondazione di creare reddito. Non ha una propria attività economica, dipende in tutto e per tutto dai dividendi della banca (quella che chiede l’aumento di capitale) e in più viene finanziata in base a un piano economico che prevede la dismissione delle partecipazioni come Cassa Depositi e Prestiti che dividendi ne hanno sempre dati. C’è chi ha l’opinione che il covenant che proteggeva i creditori dal possibile rischio di default della banca sia alla stregua di un patto leonino, una cosa che assomiglia parecchio allo strozzinaggio, ma anche questo sarà di pubblica discussione quando sarà troppo tardi come per tutto il resto della vicenda.  
Una considerazione finale amara: le ispezioni della Banca d’Italia nel 2010 hanno dato qualche risultato dopo tre anni, ma quasi solo per parare le critiche all’operato dei Vigilanti e non alla salvaguardia del patrimonio dell’istituto bancario. Oggi gli ispettori romani stanno spulciando tutto quello che possono trovare dentro Rocca Salimbeni: corriamo il rischio che quanto possa emergere adesso nelle loro mani diventi di dominio pubblico fra altri tre anni, quando la banca sarà altrove e cinquecento anni di gloria bancaria sfumati nel ricordo del tempo che fu.

domenica 13 gennaio 2013

L'AFORISMA DEL BERLUSKAZZ

"CONDANNATI A VINCERE" (le prossime elezioni)

Che strano, sarebbe la prima volta che il berluskazz accetti una condanna!

giovedì 20 dicembre 2012

COMIECO E IL REGIME PUBBLICITARIO

MERCOLEDI' 19 DICEMBRE-

ITALIA UNO, DOPO LE 11 DEL MATTINO, TRA UN FILM POLIZIESCO E UNA PUNTATA SUCCESSIVA DELLO STESSO, PASSA LA PUBBLICITA' DI COMIECO


COSI' SEMPLICEMENTE.

COMIECO NON VENDE NULLA, NON CHIEDE AL TELESPETTATORE UNA ADESIONE AD ALCUNCHE'.

COMIECO E' SOLO UN CONSORZIO NAZIONALE CHE NON OPERA SUI MERCATI E CHE NON HA CONCORRENZA. NON CHIEDE NEMMENO AL TELESPETTATORE DI CURARE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA.

"Il Consorzio Comieco ha come compito istituzionale il raggiungimento degli obiettivi di riciclo fissati dalla normativa comunitaria e recepiti dalla legislazione nazionale. A Comieco aderiscono circa 3.400 imprese della filiera cartaria dell’imballaggio. Per realizzare questi obiettivi il Consorzio ha sottoscritto convenzioni sulla raccolta differenziata che coinvolgono l’80% dei Comuni e oltre 52 milioni di Italiani".

E' SOLO LO SPONSOR DEL FILM.

PUBBLICITA' INUTILE ... O UTILE SOLTANTO PER L'OBOLO VERSATO ALLE TASCHE DELLA PUBBLICITARIA DEL BERLUSKAZZ?

IL REGIME PUBBLICITARIO NON E' MAI FINITO, QUESTO CHE CHI PENSAVA CHE IL GOVERNO MONTI NON FOSSE SOLO L'IMMAGINE PRESENTABILE DEL REGIME STESSO.

sabato 3 novembre 2012

DISASTRO EVITATO PER POCO: ALTRO CHE MARATONA DI NEW YORK!

I cambiamenti climatici dovuti al surriscaldamento terrestre non sono entrati nelle discussioni tra i due candidati alla presidenza degli Usa per il prossimo quadriennio: un argomento scomodo per entrambi. Però la natura si è prontamente vendicata, mettendo in agenda l’attualità della supertempesta Sandy, ribattezzata da Greenpeace Usa "Unnatural disaster", e la forzata rinuncia del sindaco Bloomberg a far disputare la famosissima Maratona di New York: la prima volta dal 1970! Una decisione sofferta: è stato stimato che l’indotto della manifestazione genera un giro d’affari di 340 milioni di dollari. La paralisi dell’intera East Coast degli Stati Uniti ha così svelato al mondo l'estrema vulnerabilità delle infrastrutture di trasporto e dell'energia elettrica di New York City. Metropolitane, tunnel, strade e centrali elettriche dovranno essere ripensate perché le tempeste estreme del sud del paese raggiungono aree prima intangibili, provocando l'innalzamento del livello del mare e causando danni senza precedenti, ben evidenziati dalle innumerevoli immagini diffuse dai media. L’assenza elementare della corrente elettrica in interi quartieri è all’origine dell’annullamento della Maratona, quando migliaia di partecipanti sono già arrivati nella Grande Mela. Nonostante che l’allarme sia stato lanciato in tempo (e la tragedia si è rivelata un aiuto prezioso per Obama, che ha saputo gestire anche mediaticamente l’emergenza), Sandy si è lasciata dietro di sé una cinquantina di morti ed una costa orientale, da ricca e avanzata che era, devastata e fragile: l’esempio sarà per molti anni l’immagine di distruzione di Atlantic City, la città sul mare capitale del gioco e del divertimento dell’East Coast.
                                 
Andrew Cuomo, governatore dello stato di New York, pensa alla costruzione di un argine per proteggere Manhattan dall’innalzamento del mare: “Le inondazioni nel centro di Manhattan sono state davvero straordinarie e diverso da qualsiasi cosa che avevo visto; c'è stata una serie di episodi meteorologici estremi. Questa non è una dichiarazione politica. Questa è una constatazione di fatto. Chi dice che non c'è un drastico cambiamento dei modelli climatici, secondo me nega la realtà”. La presa di realismo del governatore Cuomo è quasi senza precedenti; una corretta discussione potrebbe costringere i politici statunitensi a non ascoltare più le sirene della grande industria che, come la vicenda Ilva a Taranto insegna, tendono a privatizzare gli utili e pubblicizzare i disastri. Si potrebbero riaprire in termini più stringenti le misure che nei summit ecologisti mondiali sono state rinviate?
Di fronte all’arrivo della supertempesta, le aziende elettriche dell’area interessata, memori della tragedia dello scorso anno in Giappone a Fukushima, sono state costrette a intervenire sulle loro centrali nucleari, spegnendole. E’ toccato a Greenpeace Usa fare il punto della situazione con le poche notizie fatte circolare attraverso i rapporti della Nuclear regulatory commission (Nrc) Usa, peraltro molto approssimativi, come di norma (in Giappone accadde lo stesso). La situazione nel New Jersey, lo Stato più colpito e danneggiato da Sandy, è la seguente: il reattore 1 della centrale nucleare di Salem è stato fermato manualmente ed “Ha perso la circolazione in una parte dell'impianto a causa delle complicazioni causate dall'elevato livello delle acque e dei detriti causati dall'uragano. Il reattore 2 di Salem 2 reattore era già stato fermato, così come la centrale di Oyster Creek, dove è stato dichiarato un  "unusual event" a causa dell'alto livello delle acque del reattore”. Nello Stato di New York, il reattore 3 della centrale nucleare di Indian Point 3 (a sole 24 miglia a nord di Manhattan), è stato bloccato per un guasto alla rete elettrica che fornisce energia all'impianto. Fino a ieri Indian Point 2 era ancora in funzione al 100 per cento di potenza. Ancora il reattore 1 di Nine Mile Point, vicino ad Oswego, si è spento automaticamente perché non era più rifornire la rete elettrica. Nel reattore 2 di Nine Mile Point si è verificato un calo di potenza a causa di forti venti e l'energia esterna per la centrale viene fornita da generatori diesel di emergenza. Pennsylvania: i due reattori nucleari vicino a Limerick Philadelphia hanno ridotto in modo significativo la produzione di energia, rispettivamente del 48 e del 27%.
                                                    hanckock bridge - salem - USA                                                 
La morale che ne trae Greenpeace Usa: “Il cambiamento climatico sta mutando il clima. Tutti gli eventi meteorologici sono influenzati dai cambiamenti climatici, perché l'ambiente in cui si verificano è più caldo e più umido di quanto non lo fosse prima. Gli ultimi anni sono stati segnati da caratteristiche atmosferiche estreme di cambiamenti climatici insolitamente gravi”. Il problema è che quello che è successo con l'acqua nell'East Coast viene dopo la terribile siccità che ha devastato il Midwest. Non si tratta più di rare coincidenze ed anomalie; ma di tendenza futura che partendo dalle mutazioni climatiche investe le priorità energetiche, tecnologiche ed economiche degli Usa e del pianeta Terra. La paura di perdere le elezioni ha fatto sparire dal dibattito politico americano il tema del cambiamento climatico e della protezione dai problemi dell’energia nucleare. Decine di morti, miliardi di dollari di distruzioni materiali, New York con milioni di abitanti senza energia elettrica hanno riportato in luce un problema che non potrà più essere sottovalutato: la prossima volta potrebbe essere veramente un disastro.

giovedì 1 novembre 2012

LA MULTA DELLA SIGNORA BERSANI

"Ma è vero che, quando la vigilessa le ha consegnato il verbale, da una piccola folla si è alzato un applauso polemico nei suoi confronti?
«Sì, è stato molto antipatico. Ho avuto la netta sensazione che in quel paese, alla faccia del "lei non sa chi sono io", mi conoscessero invece fin troppo bene e che qualcuno mi abbia teso un piccolo agguato per montare il caso. Non mi spiego altrimenti il fatto che, non appena presa la multa, attorno alla mia auto si sia formata una piccola folla, con gente che mi sibilava frasi del tipo "vergognati", "torna a casa tua".
(Francesco Alberti, Corriere della Sera 1 novembre 2012)

Signora Bersani, signora Bersani ...

ma come è che quando i politici e affini sbagliano gridano subito al complotto!

AGGUATO: vorrebbe farci credere che esiste gente che escogita un piano per farle fare una pessima figura, la pedina (per quanto tempo? e con quale budget a disposizione?) fino a che decide di mettere l'auto in divieto di sosta e "prezzola" velocemente il vigile urbano locale perchè faccia il suo dovere ... e non si sono portati dietro neanche un fotografo per immortalare la scena?

NON SARA' CHE LA MACCHINA BLOCCAVA DAVVERO IL TRAFFICO PERCHE' ERA PARCHEGGIATA IN MANIERA DICIAMO "SPORTIVA"?

martedì 10 aprile 2012

LE RUBERIE LEGALIZZATE DEI RIMBORSI ELETTORALI

COME VOLEVASI DIMOSTRARE, IL CONTEGGIO DE IL FATTO QUOTIDIANO CONFERMA CIO' CHE ANDIAMO SCRIVENDO DA ANNI SUL COSTO DEI RIMBORSI ELETTORALI:

"Oltre 2 miliardi e 253 milioni di euro per le tornate elettorali dal 1994 al 2008. Le elezioni del 2008 sono costate allo Stato oltre 503 milioni di euro, mentre i partiti hanno sostenuto spese accertate di poco più di un quinto, circa 110 milioni. La differenza, evidentemente, è rimasta nelle loro casse". 

LA FINTA OPERAZIONE TRASPARENZA SERVE SOLO AI SEGRETARI DI PD, PDL E UDC PER DISTOGLIERE L'ATTENZIONE DAL FATTO CHE VENGONO CONSEGNATI IN MANO AI PARTITI TROPPI PIU' SOLDI RISPETTO A QUELLI VERAMENTE SPESI. E SICCOME LE SPESE SONO SOSTENUTE DALLE SINGOLE SEGRETERIE PROVINCIALI A CUI NON VIENE RITORNATO NULLA INDIETRO, I BOSS DEI PARTITI SI MANGIANO VERAMENTE TUTTO IL BEN DI DIO CHE SI SONO REGALATI CON LA LORO LEGGE TRUFFA.

Con la trasparenza vorranno fare come con le fondazioni: avere in mno uno strumento legale con cui non dover rendere conto a nessuno dei soldi che si rubano e di come li spendono. Chiaro?

sabato 7 aprile 2012

FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI? COSA STAI DICENDO?

Le ultime vicende di Lusi e della Lega dimostrano che i soldi che i partiti si sono attribuiti come rimborsi spese elettorali sono troppi e non servono a coprire i costi sostenuti nelle campagne elettorali. La solita ipocrisia di Casini e C. chiede una legge di trasparenza delle spese che i partiti sostengono, ma è pura disinformazione. Che ci importa di come spedono soldi che non gli appartengono solo perchè si sono fatti una legge truffa per aggirare il referendum che gli aveva già tolto le passate prebende? Se i rimborsi elettorali vengono usati per acquistare appartamenti, porche, titoli di studio vuol dire che non servono, se non in minima parte, a rimborsare costi di sopravvivenza di chi si impegna in una campagna elettorale. fine della corsa, Casini!

venerdì 6 aprile 2012

VERONESI NON MOLLA, E SUBITO DUE INCIDENTI NUCLEARI IN FRANCIA

Certo è che il vecchietto terribile Umberto Veronesi appena ha provato a rialzare la testa sull’argomento “nucleare” non è stato assistito dalla fortuna. Non pago della delusione dell’abortita agenzia che doveva guidare, grazie agli italiani  che col referendum hanno decretato la chiusura ingloriosa dell’avventura della seconda era atomica italiana, pochi giorni fa se ne è uscito fuori con l’Associazione “Galileo 2001 per la libertà e la dignità della scienza”. Un centinaio di cervelloni suoi amici hanno firmato una lettera-appello per riaprire la partita del nucleare in base a considerazioni di sviluppo energetico e di liberazione dai pregiudizi antinuclearisti. Evocando un bilancio “senza connotazioni emotive” che ridimensioni la portata del disastro di Fukushima che peraltro, come tutti sanno, potrà vedersi calcolato l’importo totale dei danni provocati solo fra 50 anni. Quindi il nucleare è pulito e sicuro, secondo il Veronesi, che dell’associazione ne è naturalmente presidente onorario. Puntuale come una condanna a morte, dalla Francia sono subito venute due cattive notizie per lui e il suo club della morte. Ecco il comunicato del colosso francese Edf (quello che voleva costruire quattro reattori nel belpaese insieme a Belusconi): “La fuga da un giunto del circuito di raffreddamento del reattore 2 della centrale nucleare  di  Penly (Seine-Maritime)  è stata colmata dalle 4,00 di questa mattina. L'incidente non ha avuto alcuna conseguenza sull'ambiente. Dalle ore 4 di questa mattina non c'è più una fuga al livello del giunto di quella pompa. Questo ritorno alla normalità sul circuito di raffreddamento ha permesso di togliere il piano di mobilitazione interna alle 5,15”. Preceduto appena 24 ore prima da un’altro comunicato, sempre di Edf, che raccontava di un’altra procedura di urgenza per il reattore di un'altra centrale nucleare, quella di Saint-Laurent-des-Eaux (centro), che si è spento automaticamente dopo un «Problema minore» al sistema idraulico. Tanto lavoro e oneri per l’agenzia Asn che dovrà verificare tutto, e che, dopo gli avvenimenti giapponesi, ha decretato lo stop di alcuni investimenti in centrali nucleari sul suolo francese. Oltretutto è tempo di elezioni tra Sarkozy, nuclearista convinto, e il più morbido Hollande, che ha promesso una via d’uscita francese dall’atomo in un tempo che non si riesce a calcolare (sono troppo grandi gli interessi economici che ci girano intorno!).  I comunicati ufficiali sono, come sempre, rassicuranti su eventuali rischi di contaminazione della popolazione residente nell’area. Ma secondo Yannick Rousselet, un esperto di nucleare di Greenpeace France, la situazione non è affatto tranquilla: “Il circuito primario è quello che circola nel serbatoio (del reattore), quello che raffredda direttamente il combustibile. Una fuga dal primario è evidentemente molto importante. E' una cosa seria. E' evidente che per il momento non si può dire che sia grave a livello di conseguenze ambientali o di salute esterne perché per il momento non c'è niente. Al contrario, in termini di tipo di incidente, è un incidente grave nel senso della sicurezza . Spero che l'Asn esiga un controllo di tutte le pompe delle centrali nucleari». Non resta a Veronesi e al comitato che spende invano il nome di Galilei che rimettere i sogni nel cassetto e lasciarci godere di una vita senza la spada di Damocle del nucleare penzolare sopra le nostre teste.

domenica 6 novembre 2011

AAA. ATTENDIAMO BUONE NOTIZIE DALLA MARATONA DI NEW YORK!

Vi partecipa Maurizio Lupi, che non c'è bisogno di spiegare chi è. Noi speriamo che si avverino i presagi funesti di Cicchitto «Ma che sei matto? Ti sembra il momento?».  No, non siamo così acttivi: ci basta un semplice ricovero di qualche giorno in ospedale Niente catastrofismi: ci basta un semplice ricovero in ospedale per qualche giorno, giusto in tempo per perdere di uno alla ennesima richiesta di fiducia alla Camera e vedere il Berluskazz rimandato a casa, fora di ball da Palazzo Chigi.

Non avendo i soldi per comprare parlamentari, nè l'invidia verso chi quei soldi ce li ha, non ci resta che sperare in tutte le situazioni negative per il presidente del coniglio e augurare a Lupi un pronto rientro in Italia, in perfetta forma.

venerdì 4 novembre 2011

PER NON MOLLARE LA POLTRONA! ADDIO PRESIDENTE DEL CONIGLIO

Il Berluskazz si è fatto commissariare dalla Comunità Europea pur di non lasciare la poltrona di Palazzo Chigi, visto che Denis Verdini lo ha avvertito che non esiste più la maggioranza di governo e alla prossima votazione la strada verso casa è bell'e spianata!



I giornali greci intitolano Game Over! per Papandreu, che ha giocato col fuoco pur di non lasciare la sua poltrona, inventandosi un referendum che lo ha messo spalle al muro.



Il presidente del coniglio si è tirato fuori dal cilindro del prestigiatore, ma non gli servirà a nulla questo tentativo di salvare la pelle facendosi scudo dell'Europa sputtanando una nazione intera.





Presto, come per Gheddafi, arriverà il suo Game Over!