L'importante è che la morte ci colga vivi (Marcello Marchesi)

"L'importante è che la morte ci colga vivi" (Marcello Marchesi)

giovedì 21 marzo 2013

QUEI CINGHIALI RADIOATTIVI SENZA UN PERCHE'

Due settimane fa, in controllo casuale svolto su cinghiali abbattuti durante la scorsa stagione venatoria, sono stati riscontrati in 27 campioni un livello di cesio 137 superiore allo soglia indicata dal Regolamento 733 del 2008, come limite tollerabile in caso di incidente nucleare. Immediatamente il primo pensiero è andato a qualche sacca residuale sul territorio di sostanze radioattive arrivate dopo il disastro di Chernobyl. Gian Piero Godio, esperto in questioni nucleari di Legambiente Piemonte e Val d'Aosta, ne è stato abbastanza convinto da subito: “Non può essere altro che la ricaduta delle emissioni della centrale di Chernobyl. Altre spiegazioni non potrebbero esserci: il comprensorio della Valsesia non presenta alcuna sorgente radioattiva. La causa più probabile del contagio sono le sostanze emesse in seguito all'incidente nucleare dell'86. Anche se i livelli di Cesio 137 riscontrati negli animali abbattuti mi sembrano quasi inverosimili”. Tesi sposata dalle autorità, che hanno attivato controlli ulteriori per comprendere e circoscrivere il fenomeno. Noi invece avremmo dubbi, non giustificati scientificamente, ma dovuti all’esperienza passata con le “voci ufficiali” del governo. Il primo disinformatore del disastro di Fukushima è stato, come tutti ricorderanno, il governo giapponese. Nel paese del sol Levante non si riesce ancora a contabilizzare i danni accessori subiti dalle popolazioni che, data la negazione dell’ampiezza della tragedia, non sono state evacuate con la necessaria prontezza e non si è provveduto alla messa in sicurezza dei reattori che, sottostimati nei danni, hanno continuato per mesi a inquinare e distribuire radioattività.
 Elena Fantuzzi, responsabile dell'Istituto di Radioprotezione dell'Enea, aveva accennato a ipotesi alternative in un'intervista al Corriere della Sera: “Il cesio 137 è un radionuclide artificiale prodotto dalla fissione nucleare. Viene rilasciato da siti nucleari. Le ipotesi più immediate sono quelle secondo cui potrebbe essere stato rilasciato in seguito all'incidente nella centrale nucleare di Chernobyl del 1986. Ma bisogna considerare anche i siti nucleari nella zona, fra i quali la centrale di Trino Vercellese smantellata nel 1987 e il sito sperimentale dell'Enea, a Saluggia. Non è esclusa neppure la pista dei rifiuti tossici.  Bisognerebbe considerare anche il metabolismo dei cinghiali, capire se ha caratteristiche tali da favorire l'accumulo del cesio 137 al di sopra dei limiti considerati sicuri”.
Caso da non sottovalutare, e non per fare allarmismo. Lo spiega lo stesso ministero della salute: “I risultati hanno evidenziato la presenza di un numero consistente di campioni  con livelli di Cesio 137 superiori a 600 Bq/Kg (Becquerel per Kilo, unità di misura per il cesio 137). I valori dei campioni oscillano in un range tra 0 e 5621 Bq/Kg e 27 campioni presentano valori al di sopra dei 600 Bq/kg. Ad oggi dei 27 con valore superiore alla soglia ne sono stati inviati 10 al Centro di Referenza Nazionale per la Ricerca della Radioattività nel Settore Zootecnico Veterinario dell'IZS di Puglia e Basilicata; 9 sono stati confermati, con la metodica accreditata, con valori superiori ai 600 Bq/Kg. Il decimo campione ha un valore attorno ai 500 Bq/Kg. E' programmato l'invio dei 17 rimanenti campioni positivi allo screening al Centro di Referenza nazionale di Foggia. Il cesio 137 è un isotopo radioattivo rilasciato, tra l'altro, nel 1986 dalla centrale di Chernobyl”.
C’è da aggiungere che, almeno per quanto riguarda la Toscana, gli uffici regionali sono rimasti immobili, compresa l’agenzia Arpat. Eppure se la teoria delle scorie ucraine piovute dal cielo nel 1987 fosse vera ci sarebbe da preoccuparsi e fare controlli: le “sacche” di cesio ipotizzate in Valsesia potrebbero essere anche da noi e nessuno averle masi scoperte. Perché il controllo eseguito in Piemonte è stato casuale (si indagava sulla trichinellosi, una malattia parassitaria che colpisce i suini in genere) e gli abbattimenti anche da noi sono frequenti vista la eccessiva presenza degli ungulati sul territorio. Addirittura in Germania la caccia al cinghiale è vietata in alcune aree del paese e la legge tedesca sull'energia atomica risarcisce i cacciatori che abbattono animali troppo contaminati per poter essere mangiati. Ma non siamo nemmeno sicuri di come gli uomini non salvaguardino i territori dove vivono, visto che discariche abusive appaiono come funghi in tutta Italia: perché non seppellire materiale radioattivo là dove è terreno impervio buono solo per i cinghiali?

martedì 19 marzo 2013

MPS ANTONVENETA, IL RISCHIO DELLA PRESCRIZIONE

Il caso MPS-Antonveneta si è già trasformato in una corsa contro il tempo per la Procura di Siena. E le leggi attualmente in vigore, compreso l’andazzo in sede processuale che permette agli imputati l’adozione di ogni tattica dilatoria benedetta dal cosiddetto “garantismo”. I tempi, per gli eventuali reati ascrivibili agli indagati, a margine dell’operazione realizzata da Mussari e Botin, si devono calcolare a partire dal 30 maggio 2008, quando fu annunciato il closing della compravendita che era cominciato nel novembre 2007. Ostacolo alla vigilanza, falso in prospetto e manipolazione del mercato sono prescrivibili in sei anni + diciotto mesi quindi entro il 30 novembre 2015. Mentre il filone d’indagine sui derivati, per i quali l’ostacolo alla vigilanza si è consumato  almeno fino a ottobre 2012, quando sono stati rinvenuti i documenti nella cassaforte che fu di Antonio Vigni. Quindi, dopo Pasqua, ci si aspetta che i pm che hanno in mano l’indagine decidano se affrontare un maxiprocesso, che inevitabilmente si concluderà con la prescrizione in quanto è pura follia tecnica pretendere di arrivare in poco più di due anni e mezzo a una sentenza di Cassazione, logisticamente molto difficoltoso per il piccolo tribunale di Siena, oppure di dividere in due tronconi, prendendosi il tempo necessario per avere un quadro completo della galassia dei derivati. Già, perché forse non c’è solo Alexandria, Santorini Project, Nota Italia. Altre “spregiudicate operazioni finanziarie” tenute nascoste alla Banca d’Italia sembrano poter emergere dalle nebbie dell’Area Finanza di rocca Salimbeni.  
Il gip di Siena Ugo Bellini, nell'ordinanza con cui dispone nuovamente la custodia cautelare in carcere per Gianluca Baldassarri, ex capo dell'area finanza. Baldassarri, rileggiamo attentamente le parole scritte dal Gip, è stato "l'ideatore della operazione Alexandria-Nomura, ma anche di altre operazioni finanziarie strutturare poco chiare e al vaglio degli inquirenti, rivelatesi poco utili, se non dannose per i conti di MPS, tenute nascoste agli organi di vigilanza". E conseguentemente l'imponente passivo generato da queste complesse operazioni finanziarie sarebbe stato "fino a oggi solo parzialmente evidenziato in bilancio" da MPS. Le indagini sono dunque ben lontane dal vedere la parola fine e tutto ciò gioca a favore degli imputati e dell’avvicinarsi della prescrizione. E ancora francamente, della vendita non vendita della banca d’affari Interbanca non ci avevamo capito molto. Nella complessa vicenda dell’Opa e della divisione dei cespiti di ABn Amro tra Santander, Fortis e RBS Interbanca era stata oggetto di una partita di giro che aveva poi coinvolto Monte dei Paschi. Anche su questa storia i Pm vogliono vederci chiaro, e occorre altro tempo e altre carte. Nuovi possibili elementi che potrebbero essere aggiunti durante la fase processuale vera e propria. La verità dei fatti è ormai conosciuta da tutti, in città e nel paese. E forse emergeranno anche le responsabilità politiche dietro quelle degli uomini incompetenti messi alla guida della banca più antica del mondo. Sarebbe triste se tutti costoro la potessero fare franca grazie alle lungaggini burocratiche della legge davanti alla quale dovremmo tutti essere uguali.

domenica 17 marzo 2013

BERLUSKAZZ: VOTI SENZA POTERE, D'ALEMA SALVERA' DI NUOVO IL CAIMANO?

Il Pd aveva proposto di mettere a capo di Camera e Senato due dei suoi migliori APPARATCIKI :

DARIO FRANCESCHINI E ANNA FINOCCHIARO.

L'impossibilità di arrivare alla loro nomina, per evitare da una parte di ammettere un inciucio con il Pdl (che li avrebbe appoggiati chiedendo in cambio la presidenza della Repubblica per il Berluskazz) e dall'altra di incassare il rifiuto dei 5 Stelle (che li avrebbe inevitabilmente bollati come "il vecchio che avanza")

li ha costretti a cercare candidature "nuove" e "credibili" che hanno rimescolato le carte della politica.

La nomina di Grasso dopo la Boldrini vede uscire sconfitti su tutta la linea la BB Banda Bassotti Berluskazz e Bersani, anche se il segretario Pd può far finta di essere un vincitore, visto che i due nuovi presidenti vengono dai suoi eletti. ride, a denti stretti.

Il centro destra, attraverso Il Giornale: "si è deciso di mettere al vertice del Senato un uomo che (pensa Berlusconi in privato, ndr) «nei fatti rappresenta il partito delle procure», lo stesso che «in questi ultimi mesi sta facendo di tutto per annientarmi»". Grillo, se ci pensa bene, ha vinto senza concedere nulla a nessuno e tocca al Pd non tentare di controllare i due nuovi presidenti con i sistemi della vecchia politica: tanto si andrà comunque al voto in autunno, con questi chiari di luna.

Davvero ora il Berluskazz è convinto di andare al Quirinale o di mandarci uno dei suoi? Il Movimento 5 Stelle ha la possibilità di fermare l'ultima "porcata" dell'armata Brancaberlusconiana.

Importante che non perda lo stile e i pezzi: Bersani non potrà mettere in campo il brontosauro D'Alema avendo bisogno, per ottenere un Presidente della Repubblica credibile dell'appoggio di M5S e Scelta Civica (che così farebbe fuori il Berluskazz proponendosi come l'unico centrodestra credibile in Italia).

DEUTSCHE BANK E MPS. STORIA DI UN DERIVATO TOSSICO

“Il derivato di Deutsche Bank (Santorini Project, ndr) aiutò Monte dei Paschi di Siena a mascherare le perdite” : con questo titolo e con l’accesso alla documentazione che il gigante bancario tedesco dovette consegnare alla Sec statunitense Deutsche Bank Bloomberg News sparò una notizia che costrinse il Tandem a uscire allo scoperto e ad agire giudizialmente contro al tribunale di Firenze nei giorni scorsi, parallelamente alla denuncia contro Nomura per il derivato Alexandria. La Sec è un ente di controllo che evidentemente fa il suo dovere, tanto da prendere sul serio le denunce di tre ex dipendenti della banca di Francoforte in relazione a un buco finanziario da 12 miliardi di euro che in Germania ha costretto le autorità a verificare l’ipotesi della nazionalizzazione di Deutsche Bank. Un’onta, un danno di immagine simile a quello che si è voluto evitare a MPS. Chissà se anche da quelle parti c’è da salvare un feudo partitico: non ci si dovrebbe stupire più di nulla, ormai.
Da Francoforte arrivano bellicose notizie di contrattacco contro Banca Monte dei Paschi per la richiesta di risarcimento danni da 700 milioni. Il gruppo tedesco afferma che "si difenderà vigorosamente contro la richiesta di risarcimento danni relativa a questa operazione, depositata dal cliente presso il Tribunale di Firenze, ritenendo assolutamente infondata tale richiesta". Ricorda l’istituto di credito di aver realizzato nel 2008 un'operazione finanziaria con il cliente Banca Monte dei Paschi: "L'operazione è stata soggetta ai rigorosi processi interni di approvazione di Deutsche Bank e ha ricevuto la necessaria autorizzazione di Banca MPS, a sua volta supportata da consulenti indipendenti". Ma questa affermazione (“necessaria autorizzazione”) è possibile solo in presenza di deliberazione del  Consiglio di Amministrazione di Rocca Salimbeni: per cui dal vicepresidente Caltagirone ai singoli consiglieri come Campaini, Gorgoni, De Courtois, Borghi, Alfredo Monaci, Pisaneschi e C. compresi i sindaci revisori Di Tanno, Serpi, Turchi e così via tutti dovrebbero essere stati al corrente di quello che faceva e disfaceva l’area finanza di Baldassarri e il DG Antonio Vigni (che però nega).
Chissà se qualcuno avrà voglia di farci sapere come stanno veramente le cose, ci vuole poco basta rendere pubblici alcuni documenti interni al CdA. Nell’attesa sarebbe meglio, prima di essere costretti dall’autorità giudiziaria, dimettersi da certi posti di comando dove si potrebbe operare per condizionare indagini e nascondere documenti.  Anche perché a Milano Deutsche Bank, insieme ad altri istituti, è già stata condannata per i derivati offerti al comune meneghino. Il Tandem non riesce a fare “moral suasion” per un rimpasto doloroso quanto necessario? Per ora l’unica cosa sicura è che le banche estere hanno guadagnato molti soldi dalle spericolate operazioni finanziarie realizzate da un pugno di persone all’interno di Rocca Salimbeni, mentre gli altri 31.000 colleghi cercavano di tenere in piedi la baracca. Gli algoritmi che regolano i derivati li definiscono i soggetti che prestano, ed è ovvio che li facciano a pro loro. La banca come la Fondazione erano dirette da persone talmente sprovvedute da farsi consigliare da chi gli prestava i soldi realizzando utili al limite dell’usura, come dovrà dimostrare l’azione giudiziaria avviata da Profumo e Viola. Non ci si può stupire adesso per tutto quello che è successo, ma si deve verificare che questo andazzo non continui ancora.

sabato 16 marzo 2013

LAURA BOLDRINI. FORSE SI PUO' CAMBIARE L'ITALIA

La nomina di Laura Boldrini a presidente della Camera è una significativa vittoria del Movimento 5 Stelle, e la sconfitta della Bossi-Fini e di tutto quello che ha rappresentato nella storia italiana DELL'ULTIMO VENTENNIO.

Sconfitto Bersani, emblema del potere diessino, che, seguendo le vecchie logiche interne del partito doveva candidare un consunto Dario Franceschini, emblema del potere margheritino privo di base elettorale.

Sconfitto l'inciucio degli accordi bipartisan che ha evitato l'elezione di un inutile "condiviso" presidente di retroguardia, qualunque nome fosse venuto fuori dal cilindro.

Sconfitta la destra che non è maggioranza nel paese, sconfitti i vari Gasparri, Storace, Bossi e Maroni che peggior nemico non potevano vedere eletto alla presidenza della Camera.

Poveri, esclusi, emarginati - con la parola nuova della lingua italiana esodati - sono usciti dall'oblio del regime pubblicitario per la seconda volta in pochi giorni, grazie a papa Francesco I e Laura Boldrini.

DI SPONSOR E DI FINANZIAMENTI SENESI

Da due giorni si è scoperto, grazie a uno scoop del Corriere dello Sport, che la Mens Sana Basket spa avrebbe presentato un esposto alla Fip contro l’ignoto estensore di un plico anonimo che raccoglie tutte le notizie che riguardano una discutibile operazione di marketing chiamata Brand Management. Il giornalismo italiano si è lanciato nella descrizione dei fatti, senza però aggiungere niente di nuovo a quanto vi avevamo già riferito nei mesi precedenti perché oggetto di attenzione da parte degli inquirenti. Stiamo parlando delle due maggiori operazioni di “lian loans” che il CdA del Monte dei Paschi operativo fino ad aprile 2012 avrebbe autorizzato. Il lian loans, nella terminologia finanziaria anglosassone, indica una operazione di finanziamento che consiste nell’erogare mutui a soggetti che si sa non saranno in grado di rimborsare il prestito. Anche questo faceva parte del cosiddetto “sistema Siena” per accontentare la pletora dei questuanti e mantenere il potere sulla città. La procura di Siena sta indagando anche sui finanziamenti nel settore immobiliare, che vede sempre il presidente Robur Mezzaroma e l’ex vicepresidente MPS Caltagirone sempre in prima fila a combinare affari con la banca senese.
 Il primo dei due finanziamenti, in ordine temporale, riguarda la Robur 1904. 25 milioni concessi a B&W Communication, società costituita nell’ottobre 2011, per rilevare il ramo d’azienda con la proprietà dei marchi calcistici senesi. Così che Mezzaroma ha potuto chiudere il bilancio 2012 in regola con le leggi. Per quanto riguarda il basket, con il solito schema operativo è stata finanziata una società riminese nata appositamente nel 2012, chiamata appunto Brand Management, che ha rilevato il 26 marzo dello stesso anno per 8 milioni il ramo d’azienda dei marchi Mens Sana, permettendo all’ex presidente Minucci di chiudere il bilancio con oltre 300.000,00 euro di utile e iscriversi regolarmente al campionato in corso (2012-13). Operazioni borderline (sempre per parlare con termini anglosassoni appropriati) simili a quanto si ritiene avvenga comunemente nell’ambito del professionismo sportivo a ogni latitudine.
Non sono in gioco in queste vicende i titoli sportivi delle due maggiori squadre cittadine. Gli inquirenti devono vagliare bene la correttezza formale e le garanzie offerte alla banca per ottenere l’erogazione dei prestiti: non è possibile, quindi, fare anticipazioni di alcun genere. Chiaro che, in questi tempi di vacche magre, quando gli istituti bancari negano con ogni mezzo il credito ai propri clienti fino al punto di mandarli alla concorrenza, 33 milioni di euro così prontamente e generosamente concessi lascino tutti interdetti. Ma c’è sicuramente un distinguo da fare. Nel caso del basket non risulta allo stato attuale alcuna correlazione tra Brand Management e Mens Sana Basket spa se non il rapporto venditore/acquirente, tra l’altro corroborato da congrua perizia sul valore degli asset ceduti come scrive La Gazzetta dello Sport. Quindi confermando la regolarità del bilancio della MSB spa stessa. Mentre la B&W Communication vede la sua compagine sociale costituita da una società che fa riferimento a Mezzaroma e a due soci persone fisiche che si dichiarano entrambi residenti in Piazza Salimbeni 3. Ovvero i soci abiterebbero dentro la banca, che in caso di azioni legali risarcitorie risulterebbe pignorabile … da se stessa!
Rimane solo una considerazione che riguarda la liceità di questo “doping amministrativo”. Alle due società sportive è stato concesso, attraverso la lecita vendita dei rami d’azienda, ottenere indirettamente un vantaggio non consentito. Senza gli 8 milioni di Brand Management, i soci della Mens Sana Basket avrebbero dovuto ripianare di tasca propria 5 milioni di passivo di bilancio per regolarizzare la posizione della società. Che invece pagherà 36 rate semestrali per riaffittare il proprio marchio dall’azienda riminese di Stefano Sammarini, antico partner della società senese e degli interessi commerciali della famiglia Minucci. Sarà con questo escamotage infranto il regolamento federale che pretende lealtà e correttezza?

venerdì 15 marzo 2013

RAGU' DI CARNE E IPPODROMI

Il 30 gennaio 2013 è stato l’ultimo giorno di corse nell’ippodromo di Tor di Valle. Sulle ceneri dell’ippodromo sorgerà il nuovo stadio della Roma calcio da 55-60mila posti, nella periferia sud-ovest della città e sarà progettato dall'architetto di fama mondiale Dan Meis. Finisce così una delle storie più antiche dell’ippica italiana, un settore che dopo la fama mondiale dei tempi di Varenne e Ribot, quando l’ippica nazionale era seconda al mondo dietro l’Inghilterra, è precipitato in un declino che appare irreversibile.
Ma adesso serve la volontà di salvare il salvabile: come quella di salvare i cavalli dalla macellazione. (Qui si apre la parentesi della carne equina trovata al posto di quella bovina in ragù e lasagne ... che cavalli sono stati macellati di nascosto, forse equini dopati per le corse legali e illegali?)
“Noi non lo faremo mai - avverte Fabio Carnevali, presidente di Assogaloppo - Ma quando siamo costretti a regalarli, come facciamo a sapere che fine faranno?”  Aggiungiamo noi che, prima di procedere sulla strada della macellazione, i cavalli venduti potrebbero finire nel giro delle corse clandestine notturne che in varie parti d’Italia organizzazioni criminali gestiscono per lucrare sul mercato delle scommesse clandestine. Senza garanzie sulla salute dei poveri animali, ovviamente.
Il silenzio degli animalisti alla Michela Brambilla, distratti evidentemente dalla scarsa risonanza mediatica dell’ippica rispetto al Palio di Siena, è assordante . Ben altri sono i problemi che si devono dibattere ed affrontare a Siena, con la crisi della banca. Ma un appunto così sferzante sulla pochezza degli amici degli animali a gettone non poteva mancare.

BER... COSA? NON CI RESTA CHE IL QUIRINALE!

LA DISINFORMAZIONE AL TEMPO DI SIENA, CITTA'-BANCA

I senesi credevano di essere padroni di una banca. Arringapopolo pontificavano sulla senesità del Monte, concetto fumoso mutuato dal nazionalismo più becero per distrarre il popolo dall’essenza delle cose. Perché sopra le teste degli ignari cittadini era la politica dei partiti romani che decideva chi, come, quando e riusciva a imporre sul ponte di comando delle istituzioni locali uomini all’altezza solo di ubbidire agli ordini, yes men e passacarte. Dura da raccontare per il nostro orgoglio ma, superate le elezioni nazionali, con la ripresa in forze delle indagini della Magistratura, si arriverà piano piano a scoperchiare il pentolone della politica. Scrive il Corriere della Sera che “Nella primavera del 2009 Silvio Berlusconi organizzò riunioni ad Arcore per designare i membri del Consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi in quota Pdl”. Il che significa che esistevano membri in quota Pd. Segue un elenco di nomi sconosciuti alle cronache cittadine, dal faccendiere Luigi Bisignani a tale Sergio Lupinacci, da Gianni Letta a Giulio Andreotti passando attraverso una certa “Madre Tekla, badessa generale dell'Ordine del SS. Salvatore di santa Brigida con sede a Roma, in piazza Farnese”. Il quotidiano milanese cita come fonte indagini svolte dalla magistratura di Napoli che, per la verità, indagava su collusioni tra politica e camorra in Campania, e si è trovata di fronte a una massa di intercettazioni che riguardavano Siena e MPS. Pare che il Lupinacci, non essendo poi riuscito a farsi eleggere nel CdA di Rocca Salimbeni, abbia avuto incontri con Giuseppe Mussari al fine di ottenere un posto in una società controllata dalla banca. Nella partita entrano anche gli onorevoli Pdl Angelo Pollina e Deborah Bergamini che infittiscono il sottobosco degli inciuci e attribuiscono al povero Mussari la promessa di trovare un posto al loro protetto in Fondazione (dove non arriverà, peraltro).  
Segue chiosa finale: “l'ascolto dei colloqui rivela anche «il disinteresse in merito da parte del ministro dell'Economia Giulio Tremonti». È Pollina, parlando con Lupinacci l'8 maggio 2009, a riferirgli quanto gli avrebbe raccontato Mussari nei giorni precedenti. Il contenuto della conversazione è riportato nel brogliaccio di quel giorno. Annotano i finanzieri: «Pollina precisa che il presidente del Monte dei Paschi gli ha riferito cose estremamente importanti, tra l'altro affermando che "il ministro Tremonti su Siena non ha messo bocca perché lui si è preso Unicredit"». Nella primavera del 2009 il dominus di Unicredit è ancora Alessandro Profumo, che non si deve essere accorto che sulla sua testa stia arrivando l’ex ministro dell’Economia. Ma queste intercettazioni saranno vere o solo chiacchiere di politici che cercano di darsi importanza uno con l’altro? E, all’interno della compagine sociale del Monte, chi era il socio che poteva garantire l’elezione di un esponente politico del centrodestra nel board dell’istituto? Le ricostruzioni dell’architettura del controllo politico del Monte si complicano: il foglietto senza firma che propaganda la commistione tra Ceccuzzi e Verdini voleva attribuire ad altri politici del centrodestra la capacità di incidere nell’organo di governo della Rocca.
Anche La Stampa getta benzina sulla “pax senese” tra i due schieramenti che volevano il bipolarismo in Italia: “L’accordo per la spartizione degli incarichi del Monte – scrive La Stampa – risale a circa dieci anni prima, quando l’allora sindaco Pierluigi Piccini e l’allora segretario provinciale di Forza Italia, Fabrizio Felici, strinsero un accordo per ‘allargare la rappresentanza negli organi della Fondazione’ al centrodestra. Fu così che Felici nel 2001 divenne membro della deputazione della Fondazione Mps. Mentre nel 2003, con il rinnovo del consiglio di Montepaschi, Andrea Pisaneschi entra nel consiglio di amministrazione della banca in quota Forza Italia. Nel 2008 diverrà presidente di Antonveneta, in virtù di quella stessa pax senese che garantiva posti e prebende alla politica di entrambe le sponde”.
Tutto questo deve far riflettere sugli errori commessi dall’opinione pubblica senese. E’ chiaro che chi ha la disponibilità dei soldi degli altri (come gli amministratori di una banca) tende naturalmente a prenderli per sé e i propri sodali. Lo faranno direttamente o attraverso dei prestanome che si prenderanno le colpe, dopo aver raggranellato la loro parte. Questo è successo a Siena e non solo qui. E la colpa è del nostro permissivismo, dell’incuria nel pretendere le regole e da tutti il loro rispetto. L’incompatibilità voluta dal ministro Vincenzo Visco nel 2001 che impedì a Piccini di traslocare dalla poltrona di sindaco a quella di presidente della Fondazione perché in pratica era lui che eleggeva se stesso (logico conflitto di interessi) valeva allo stesso modo per il presidente della Fondazione che traslocava in Piazza del Monte (conflitto di interessi identico). Invece tutti a ridere delle disgrazie politiche di Piccini (che da allora non se l’è passata male al Monte a Parigi) e delle diatribe interne al Pd, senza accorgersi del pessimo servizio che si faceva alla città e che convinse una classe locale dirigente di essere quasi onnipotente, con i risultati che ognuno può vedere con i suoi occhi.

mercoledì 13 marzo 2013

A COSA SERVE IL CDA DI UNA BANCA?

Fino ad oggi le responsabilità del Consiglio di amministrazione della banca Monte dei Paschi di Siena nel periodo 2006-2012 sono state ignorate dai media e, apparentemente, anche dalle indagini giudiziarie. Per questo anche dalla conferma della custodia cautelare in carcere per Gianluca Baldassarri il focus si è concentrato più sui vari Mussari, Vigni e per fino la banda del “5%”: sul complesso degli amministratori non si sono levate voci o insinuazioni. Tuttavia il Gip di Siena Ugo Bellini scrive che aver nascosto agli organi di vigilanza "la interconnessione esistente tra la operazione Alexandria e la 'structured repo' con Nomura", fa risultare "alterata e non correttamente rappresentata al mercato la struttura e la finalita' della stessa, determinando al contempo seri interrogativi circa l'impatto sulla situazione economica, finanziaria e patrimoniale della banca e di riflesso sulla correttezza dei dati di bilancio resi pubblici al mercato dal 2009 ad oggi".
"Bilanci falsi?" è la domanda del lettore attonito.
Non contento, il Gip spiega che si tratta di "reato proprio, che deve pertanto essere realizzato dagli amministratori, direttori generali, dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, dai sindaci e liquidatori di società o enti o chiunque sia comunque sottoposto per legge alle autorità pubbliche di vigilanza. A questo proposito la condotta tipica dell'occultamento 'con altri mezzi fraudolenti' e' senz'altro riferibile agli intranei Mussari e Vigni i quali fin dal 7 luglio 2009, partecipando alla conference call con Nomura" avevano in pratica "fornito conferma di attuazione della ristrutturazione del veicolo Alexandria sulla base degli schemi in precedenza discussi e preparati da Baldassarri". Corre voce che nel 2010 Antonio Vigni riscosse un bonus di 800.000 euro, per la chiusura in positivo del bilancio 2009, ottenuta grazie ai trucchi contabili di Alexandria.  E la Fondazione un dividendo sulle sue azioni di risparmio, (mente quelle ordinarie rimanevano a zero utili) allontanando di un anno l’esplosione del bubbone e dando la colpa alla cattiva congiuntura economica.
Spiegando la questione, ci sembra di aver capito che gli amministratori fossero a conoscenza dello stato di crisi che le operazioni finanziarie passate e presenti avevano provocato – il sasso nello stagno era appunto l’affare Antonveneta – e avessero affidato a Baldassarri il compito di predisporre le contromisure finanziarie a qualunque costo. Il sindaco revisore Di Tanno, piazzato in Rocca Salimbeni, si dice, dal socio Caltagirone non ricorda “se un'informativa su questo punto sia mai stata portata in consiglio”. Ma sa che “varie discussioni sul tema Alexandria ci furono, anche se non formalizzate”. Torniamo su un punto di cui avevamo parlato lo scorso gennaio. Secondo Report, che ha copia del documento di Audit n. 460 del 2009 che “vede” Alexandria e ne segnala i rischi reali e potenziali, la situazione è già degenerata: “si fa esplicito riferimento a «un eccessivo ricorso a consulenze esterne» così come alla necessità di potenziare la registrazione delle telefonate nelle sale operative dove i contratti si chiudevano troppo spesso al cellulare, quindi impedendo l'effettuazione dei controlli”. Il Cda del 14 gennaio 2009 scrive che sia necessario prevedere un «nuovo assetto organizzativo» dell'area finanza del Gruppo. Perché Baldassarri non riscuoteva più la fiducia degli amministratori? Da notare che, nonostante con quel verbale qualcuno potrebbe asserire di aver messo le mani avanti, il responsabile dell’area finanza è stato lasciato al suo posto fino all’arrivo di Viola che in un mese l’ha cacciato.

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA: DIVERTITEVI A IMMAGINARE SE...

NEL LUGLIO 2010, grande clamore suscitò la scoperta, con l'arresto dei responsabili, di una associazione mafiosa radicata in Lombardia, tra Milano e Pavia.

NEL NOVEMBRE 2011, ho scritto che in 16 mesi da un blitz delle forze dell'ordine chiamato "Infinito" si arrivò a una sentenza di condanna di primo grado di una cupola mafiosa in Lombardia. Scrissi che allora in Italia la giustizia certa e veloce poteva esistere.

NEL GENNAIO 2013 "I sostituti pg di Milano, Laura Barbaini e Felice Isnardi, hanno chiesto alla Corte d’Appello di Milano di confermare le 110 condanne emesse in primo grado, fino a 16 anni di reclusione, per altrettanti imputati nel maxiprocesso contro le cosche della ‘ndrangheta radicate in Lombardia. Le infiltrazioni della mafia calabrese vennero svelate con l’operazione “Infinito” del luglio 2010, coordinata dalla Dda, guidata da Ilda Boccassini" (omicronweb.it)

LA SENTENZA è PREVISTA PER IL MESE DI MARZO (meno di tre anni ...)

In Italia si è discusso, seguendo le regole imposte dal regime pubblicitario, di epocali riforme della giustizia e di separazione delle carriere improrogabili perché la gente distogliesse l'attenzione dalla vere, piccole e non costose riforme che potrebbero far funzionare con effetto immediato la macchina processuale, e quindi restituire a tutti la necessaria fiducia nella giustizia.

Le piccole cose a costo zero che si dovrebbero fare:

1- MOLTIPLICARE PER TRE IL NUMERO DEGLI ANNI OCCORRENTI PER LA PRESCRIZIONE DI OGNI REATO CHE LA PREVEDA.
l'accusato a quel punto non avrebbe interesse a portare il processo alle calende greche

2- SANZIONARE IL GIUDICE CHE IN DUE ANNI NON RIESCA AD ARRIVARE A SENTENZA CON RETROCESSIONE DI CARRIERA E TRASFERIMENTO
la camarilla con l'accusato potente non arriverebbe a nulla se non a far male al giudice infedele - impossibilità di errore giudiziario verso il giudice sanzionato indicando due date precise di "prima" e "dopo". Fra le altre cose, con i rinvii da un anno a un altro come fa onestamente un giudice a ricordarsi i termini della causa? Solo la rilettura ogni 365 giorni degli atti processuali è una gran perdita di tempo e comprensione dei fatti

3- COLLEGIO DI AVVOCATI DIFENSORI
obbligo nomina unico referente con la giustizia "primus inter pares" togliendo il diritto al rinvio dell'udienza per impossibilità di presenza del difensore quando sono più di uno e dando l'obbligo delle notifiche del tribunale solo al primus, che si incaricherà di informare tempestivamente i colleghi che, in caso di controversia tra loro, la potranno chiarire in separato procedimento legale senza rallentare quello in corso verso il loro cliente: si ristabilirà, tra l'altro, la parità tra chi ha i soldi per prendersi molti legali e chi se ne può permettere solo uno.

Solo con questi tre piccoli cambiamenti a costo zero per l'Amministrazione, un processo, ad esempio, come quello che a Siena vede il giudice Ugo Bellini incapace ANCORA OGGI di svolgere l'udienza di rinvio a giudizio per il dissesto dell'Università nato da una inchiesta avviata nel 2008 - e che in questi giorni ha ulteriormente rinviato a maggio 2013 per cui 5+2,5 anni significa che qualsiasi inquisito venisse condannato ne uscirebbe con la prescrizione prima del giudizio di appello - sarebbe già terminato in Cassazione.
aH! NON sono laureato in giurisprudenza, ovviamente ... per il buon senso non occorrono lauree.

Divertitevi a immaginare, con queste modifiche al Codice quanti processi sospesi sarebbero già terminati senza ledere i diritti di difesa, accusa e sistema giudiziario ...

 TRIBUNALE DI SIENA

lunedì 11 marzo 2013

DUE ANNI DOPO ANCORA A FUKUSHIMA


Alla profondità di 30 km, al largo delle coste del Giappone settentrionale e alle ore 14:46 locali un terremoto cambiò, l’11 marzo di due anni fa, la storia del mondo. Forse è ancora presto per comprendere la portata di quella scossa che provocò un maremoto sconvolgente. L’acqua camminò sulla terra del Sol Levante per chilometri distruggendo tutto, tra cui la centrale nucleare di Fukushima. Ieri dopo due anni, decine di migliaia di persone hanno manifestato in tutto il Giappone per chiedere l'abbandono immediato dell'energia nucleare. Già lo stato nipponico ha limitato se non fermato la produzione di energia elettrica attraverso l’atomo che valeva nel paese il 50% di fabbisogno. Recentemente, il neo primo ministro Shinzo Abe aveva parlato di una ripresa del nucleare civile nel paese. Troppo grossi gli interessi economici che si nascondono dietro, fatti di aiuti di Stato senza fine alle società che lavorano nel settore. Ma a Tokyo, i manifestanti si sono diretti diretto verso il Parlamento per consegnare una petizione ai deputati dove si chiede lo smantellamento di tutte le centrali nucleari del Paese. In Italia l’ampia eco suscitata dalla notizia uccise nella culla il tentativo del governo Berlusconi di aprire una seconda era nucleare italiana.



Fukushima è una storia fatta di morti dimenticati, di paure per la radioattività che attraverso acque e venti si propagò in giro per il mondo, di sfollati che per generazioni non potranno tornare a vivere in quelle lande, delle accortezze e della disperazione che ogni giorno devono sopportare coloro che vivono appena fuori dall’area proibita, una fascia che comincia a 30 km di raggio intorno alla centrale e ai suoi reattori distrutti. Una storia fatta di disinformazione ai massimi livelli, con lo scopo di non allarmare la popolazione e di minimizzare i danni, alla quale nessuno nel mondo ha creduto e che centinaia di operatori indipendenti ha sbugiardato. E’ venuto fuori che per salvaguardare il conto economico tutte le spese di controllo della sicurezza dell’impianto erano state tagliate, che i piani di sicurezza erano vacui e inutili, e che minimizzare la portata dell’incidente ha ritardato gli interventi che erano necessari. Tanto che perfino i 50 volontari dipendenti della Tepco che rimasero nella centrale dopo il disastro per cercare di fermare la macchina a rischio della loro vita tra esplosioni e collasso degli impianti vogliono rimanere nascosti all’opinione pubblica per non essere additati come corresponsabili del disastro.
Ci vorranno quaranta anni, dopo 18 mila morti in tre prefetture, decine di migliaia di sfollati, 50 edifici rasi al suolo, decine di migliaia di capi di bestiame morti o abbattuti, miliardi di euro di danni, per tentare di ipotizzare il ritorno degli uomini nei villaggi della zona proibita. Ma la situazione, come a L’Aquila tanto per fare un triste paragone, rimane impossibile anche nelle aree devastate dallo tsunami ma salve dalle radiazioni della centrale di Daichi. Il simbolo delle difficoltà della ricostruzione è la nave di Kesennuma. Si tratta di una nave trasportata dalle onde sulla terraferma in mezzo a questa città di 64.000 abitanti che due anni fa fu immortalata dalle foto di tutti gli inviati del mondo.  Un peschereccio che pesa centinaia di tonnellate che dopo due anni fa ancora bella mostra di sé nel centro della città, dove era stato fotografato. Il sindaco di Kesennuma è tranquillamente fatalista: “Finché rimarrà lì, non avremo alcuna speranza di avviare la ricostruzione”.

domenica 10 marzo 2013

OLTRE LE APPARENZE: BANKIA E MONTE DEI PASCHI DI SIENA

Il 6 marzo El Pais ha riportato delle conclusioni fatte in un report dalla comunità europea. Il rapporto sul tavolo di Bruxelles afferma che non vi sia alcuna probabilità che Bankia, quarto istituto di credito della Spagna nazionalizzato e levato dai listini di borsa, possa restituire il 22,4 miliardi di euro ricevuti come aiuti indispensabili per la sua sopravvivenza dalle istituzioni europee. Ci sono molte affinità tra Bankia e Monte dei Paschi di Siena, anche se l’origine dei problemi è differente. Bankia sconta principalmente la perdita del 70% di valore dei suoi investimenti nel mattone, mentre a Siena si paga il conto dell’acquisizione della banca Antonveneta. Ma la necessità di rinforzare il capitale di fronte alla assoluta mancanza di fondamentali e liquidità operativa tali da rendere obbligato l’intervento dei governi è la stessa. Così le considerazioni che valgono per la banca iberica si possono riportare su quella toscana. Bruxelles è convinta che, alla luce del piano industriale presentato, tutto “fa pensare che il gruppo Banco Financiero y de Ahrros ha poche possibilità di restituire tutti gli aiuti pubblici ricevuti”. Spiegando nella nota interna alla Commissione che questa “scarsa possibilità” sia dovuta alla “problematica situazione attuale del gruppo” e al “grande ammontare stesso degli aiuti ricevuti”. Bankia ha chiuso i conti del 2012 con un passivo di circa 19 miliardi di euro, il buco più grande mai registrato nella storia bancaria spagnola. Sembra enorme e diversa dalla storia finanziaria senese, ma solo in apparenza. Diverso è il modo di calcolare le perdite, che secondo le stime del Tandem sarebbero per quest’anno sopra i 2 miliardi, mentre nel 2011 si portarono a bilancio altri 4,69 miliardi. Ma il costo acclarato di Antonveneta è di 17 miliardi, quindi le dimensioni del buco delle due banche sono estremamente vicine. Non è differenza a favore di Rocca Salimbeni il fatto che l’istituto padovano potrebbe essere fonte reddituale appena comincerà una ripresa economica nel nostro paese: non si sa quando ricomincerà la fase espansiva, e anche il mattone iberico ne gioverebbe. E’ solo diverso il modo con cui le autorità abbiano affrontato il problema. In Spagna è stato presentato un conto salatissimo a investitori (l’azione dovrebbe valere 0,01 centesimo di euro) e ai dipendenti (6000 licenziamenti con 3000 sportelli chiusi) e, adesso si teme, anche al contribuente europeo che è certo non rivedrà i generosi quattrini della Comunità europea tornare indietro e la banca è stata nazionalizzata. In Italia ci siamo organizzati con un prestito forzoso quanto oneroso (Monti bond, un escamotage giuridico-finanziario) e il robusto finanziamento della Ue (29 miliardi di euro al 30 ottobre 2012) per evitare il ricorso alla nazionalizzazione. Molta della considerazione di Bruxelles dipende ora dal piano industriale che Fabrizio Viola dovrà presentare entro metà maggio. Come sempre siamo nelle mani della politica, sperando che il nuovo governo arrivi con le giuste approvazioni dei mercati e lo spread (che con l’uveite si può anche non vedere, ma esiste) ritorni ai livelli pre-sondaggi elettorali.

IL MONDO AL CONTRARIO, MPS INSEGNI

Un tizio di nome Marco Imarisio ha pubblicato un articolo oggi sul Corriere della Sera:  

http://ilsensodellamisura.files.wordpress.com/2013/03/corrsera8marzo2013.pdf

senza capo né coda in cui ci sembra voglia far credere che il capo della comunicazione della banca MPS David Rossi si sia suicidato per colpa dei blog cattivi che scrivevano male della banda di dissennati che ha distrutto una banca dalla storia plurisecolare.

A parte il trascurabile fatto che era tutto vero, ovviamente, visti i risultati. 

"C'eravamo così tanto odiati che neppure la morte apre uno spiraglio alla compassione umana" scrive a proposito del fatto che siccome il Rossi è morto, uno si debba dimenticare tutte le prevaricazioni di anni. Imarisio avrà chiesto ai bloggers se davvero "odiavano" il Rossi? (con me non lo ha fatto) E ci saprebbe raccontare quando l'esponente della banca gli avrebbe confessato di "odiarci"?

"Ascheri (uno dei blogger con nome e cognome che ha subito querele e danneggiamenti, ndr) almeno ci mette la faccia. Gli altri blog, altrettanto duri, in alcuni casi insultanti, sono tutti anonimi, anche se in città quasi tutti sanno chi c'è dietro, non sono disponibili al mea culpa, anzi (contraddizione: sono anonimi o si sa chi sono? velata minaccia "de che?"). Simone Bezzini, presidente della Provincia, esponente di quel Pd senese alle prese con scossoni locali e nazionali, parla di un «clima di odio» che è in città è stato coltivato «anche attraverso il vergognoso utilizzo dell'anonimato» continua l'articolista.

Mica che a Imarisio gli sfiorasse il fatto che tutte le contestazioni fatte dai blogger dicessero solo la verità come poi gli avvenimenti hanno ampiamente dimostrato: quisquilie, d'altra parte il Corriere della Sera è in gravi difficoltà finanziarie e abbisogna dell'aiuto di Stato concesso attravero i partiti politici.

Questo il dato di fatto fondamentale che però non si deve nemmeno accennare, caro disinformatore. Di quale mea culpa dovrei rendermi disponibile?

Il caro sig. Rossi ben si è guardato dal replicare in nome del CdA che ha comprato Antonveneta alle contestazioni che venivano mosse. anzi silenzio assoluto e speriamo che passi tutto liscio. Aveva un gruppo di lavoro ("ufficio stampa") che si leggeva i post dei bloggers nella speranza di trovare un errore di forma -che sulla sostanza non potevano intervenire- un periodo ipotetico declinato con leggerezza all'indicativo che permettesse di sporgere querela con i soldi della banca.

Ci ha colpito la pietistica retorica di una certa Gaia Tancredi. La signora scrive per il Corriere di Siena, la massima espressione del regime pubblicitario locale. Questo quotidiano negli ultimi 5 anni ha pubblicato per il novanta per cento dei casi articoli che riguardavano il Monte dei Paschi di Siena che provenivano esclusivamente dall'ufficio stampa della banca. Mai una critica, mai un corsivo. Le dimissioni di Mussari dall'Abi? Relegate nelle pagine interne in trafiletti. La morte di Rossi? Nemmeno degna del lancio sulle locandine delle edicole come notizia principale. L'arresto di Baldassarri? sorvoliamo ...

http://ilsensodellamisura.files.wordpress.com/2013/03/corrsiena8mar2013.pdf

La signora Tancredi scrive di blog offensivi, ben lungi da entrare nel merito delle cosiddette "accuse". Si rifugia nella foglia di fico del danno di immagine per Siena:
"Dispiace leggere commenti intrisi di tanto risentimento, dispiace per la famiglia che li leggerà, dispiace per l'immagine che alcuni
senesi rimandano all'esterno: una, città incapace di raccogliersi in silenzio nel momento del dolore e di riflettere su se stessa, facendosi qualche sano esame di coscienza."

Risentimento? Il mio personale è solo verso gli estensori degli ignobili articoli come questo che si inventano un risentimento verso la vicenda umana di una persona che ha compiuto un gesto estremo.

E senza nemmeno chiedermi un'opinione sulla cosa prima di andare in stampa!

Ovviamente la disinformazione del regime pubblicitario ha bisogno proprio di questo, di raccontare quello che non c'è, di immaginare l'inverosimile: io cito loro, loro lanciano accuse generiche senza citare nessuno.

La delazione con nome e cognome, la velina con le gambe, la falsità assunta a persona protetta dal regime. Ma cervello spento.


F 35 FINE DI UNA LEGGENDA DELLA DISINFORMAZIONE

IL GIORNALISMO ITALIANO D'ASSALTO OGGI RACCOGLIE TRIONFALE UN NUOVO INSUCCESSO MEDIATICO, SVEGLIANDOSI FUORI TEMPO MASSIMO.

SUL WEB CENTINAIA E CENTINAIA DI ITALIANI, TRA CUI CI ONORIAMO DI APPARTENERE, PROTESTANO DA ANNI SULL'ACQUISTO DI CERTI AEREI DA GUERRA DA PARTE DELL'ITALIA.

SI E' ARGOMENTATO CHE :

-L'ITALIA RIPUDIA LA GUERRA NELLA SUA COSTITUZIONE PER CUI NON HA BISOGNO DI AEREI D'ATTACCO, CHE NON S'HA D'ATTACCAR NESSUNO;

-LA SPESA, VISTA ANCHE LA CONGIUNTURA ECONOMICA, E' INSOSTENIBILE PER I CONTI PUBBLICI ITALIANI;

-LA SPESA NON COMPORTA UN AUMENTO DI PIL NAZIONALE, PER CUI AL PAESE NON ANDREBBE COMUNQUE ALCUN VANTAGGIO ECONOMICO.

IL GIORNALISMO DISINFORMATIVO HA SEMPRE GLISSATO SULL'ARGOMENTO, DI CUI NON SE NE POTEVA PROPRIO PARLARE PER NON DISTURBARE LA LOBBY DELLE ARMI!

IERI GRANDE TITOLO DE "LA STAMPA"

“Il nuovo F-35 verrebbe abbattuto
dai caccia che volano da 30 anni”

SEGUE ARTICOLO DISINFORMATIVO CHE PUNTA A RACCONTARE I DIFETTI GRAVISSIMI DELL'AEREO DELLA LOCKHEED MARTIN CHE LO RENDONO UN PROGETTO SBAGLIATO DA ABBANDONARE.
 SENZA INFORMARE CHE SE L'AEREO IN QUESTIONE FOSSE UN ALTRO, SAREBBE INUTILE IL SUO ACQUISTO VISTO CHE NON AVREBBE UTILIZZO ALCUNO DA PARTE DELLE NOSTRE FORZE ARMATE.
LA STAMPA RIMARCA ANCHE LA MISERIA DEI 100 POSTI DI LAVORO NELLA FABBRICHETTA DI CAMERI A NOVARA ELEMOSINA MEDIATICA SULLA RICADUTA POSITIVA PER L'ECONOMIA NAZIONALE.
IL COSTO COMPLESSIVO ELL'OPERAZIONE F35 E' STIMATO INTORNO A 40 MILIARDI DI EURO: TAGLIARE COMPLETAMENTE QUESTA OPERAZIONE EQUIVALE A UNA MANOVRA ECONOMICA PAUROSA. OGGI LA GENTE HA BISOGNO DI MENO TASSE E QUESTO E' IL MODO PIU' SEMPLICE PER CONTRIBUIRE A RIEQUILIBRARE LA VITA QUOTIDIANA DEGLI ITALIANI.
LA LOBBY DELLE ARMI PUO' ASPETTARE UN ALTRO GIRO.

sabato 9 marzo 2013

LE FONDAZIONI BANCARIE E LA POLITICA

CERTAMENTE IL RAPPORTO AMBIGUO CHE LA POLITICA INTRATTIENE CON TUTTI I SOGGETTI PRESENTI NELLA VITA PUBBLICA PER AMMALIARLI, SOGGIOGARLI E PIEGARLI AL PROPRIO VOLERE E' IL CANCRO DELLA NOSTRA VITA SOCIALE ITALIANA.

IL BELLO E' CHE GLI STESSI POLITICI LO AMMETTONO, SALVO POI TENTARE DI PIEGARE AI PROPRI INTERESSI LA DISCUSSIONE CHE NE SCATURISCE. E INVIANO I LORO MEDIA DISINFORMATORI A SPIEGARE, PINZILLACCHERARE, DIVIDERE.

RIPORTIAMO OGGI UN ESTRATTO DI UN CONVEGNO TENUTO A FIRENZE SULLA COSA.

"La questione del rapporto tra fondazioni bancarie e banche italiane e' tutt'altro che nuova. Si trascina, infatti, da ormai quasi un quarto di secolo; da quando, cioe', si inizio' il processo di privatizzazione con la "legge Amato" nel 1990 (legge n. 218 del 1990). Come nella migliore tradizione delle grandi riforme italiane, a tutt'oggi questo processo e' incompiuto. Il tema, latente appunto da quasi 25 anni, e' esploso in modo caotico a fine gennaio quando sono venuti al pettine i nodi del caso piu' emblematico di commistione tra banche e politica, il caso Monte dei Paschi di Siena (MPS). La reazione delle forze politiche, in piena campagna elettorale, allo scoppio del bubbone MPS, e' stata a dir poco patetica. Avendo tutti quanti (ad eccezione delle forze politiche emergenti, per forza di cose) le mani nella marmellata senese o in altre specialita' regionali da Lodi a Cagliari passando per Catanzaro, o temendo di pestare calli sensibili, i piu' hanno taciuto e chi ha parlato si e' limitato a balbettare qualcosa sulla necessita' di rivedere il rapporto tra banche e fondazioni. Tranne poi far finta di dimenticarsene, confidando nella smemoratezza (questa vera, purtroppo) del popolo italiano".


NEL CONVEGNO SI TRATTANO E SI DISCUTONO TEMI CHE NOI STESSI SU QUESTI BLOG ABBIAMO RIBADITO

Si veda, per tutte, la reazione di Giuseppe Guzzetti (con intervista su Avvenire il 30 gennaio scorso e una risposta pubblicata su nFA), 80 anni l'anno prossimo, gia' presidente DC della Regione Lombardia dal 1979 al 1987, poi senatore per due legislature, poi presidente della Fondazione Cariplo dal 2000 a tutt'oggi presidente dell'Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio (ACRI), un esempio di carriera politico-bancaria senza soluzione di continuita' piuttosto comune in Italia.
La prima e' la teoria della mela marcia, secondo la quale quello di MPS sarebbe un caso isolato di mala gestione. Noi crediamo invece che MPS non sia affatto un caso isolato ma la manifestazione di una chiara questione sistemica nella governance delle banche (chiaramente emersa al convegno, si veda oltre). Incidentalmente, se Guzzetti e' oggi convinto che la Fondazione MPS ha commesso errori cruciali non si capisce perche', ieri, si era scelto (o aveva concorso a scegliere) in sequenza come due ultimi vicepresidenti Giuseppe Mussari (Fondazione MPS, allora) e Gabriello Mancini (Fondazione MPS, a tutt'oggi).
La seconda e' le teoria del complotto contro le fondazioni bancarie. Nessuno, in realta', mette in dubbio l'utilita' delle fondazioni private filantropiche. Al contrario. Di tali fondazioni ve ne sono dappertutto in giro per il mondo e svolgono certamente un importante ruolo nelle comunita' di riferimento. Le fondazioni bancarie italiane, per esempio, forniscono sostegno finanziario alla ricerca, alla sanita' locale, e alle iniziative artistiche e culturali. Quest'attivita' e' certamente di grande valore per la societa'. Va notato pero' che questo si puo' fare (e anzi, si fa tipicamente meglio) senza avere un interesse significativo, o senza evere interesse alcuno, nel sistema bancario. Non c'e' motivo di perseguire quest'ultimo. Si veda oltre l'interessante caso della Fondazione Roma. Il patto per cui tu accetti che chi siede nei consigli delle fondazioni bancarie eserciti un'influenza determinante sul sistema del credito in cambio di un po' di erogazioni al territorio e' scellerato.
Si, perche' tutte le maggiori banche italiane sono controllate da fondazioni "di origine bancaria", e una buona parte di queste ultime detiene una quota significativa del capitale azionario sulla loro banca di origine, in violazione del principio basilare di differenziazione del portafoglio (che detto in termini di economia domestica significa, semplicemente, che non devi mettere tutte le uova -- ma neppure una parte significativa delle stesse -- nello stesso paniere). Raccomandiamo la lettura dello studio "Italian Banking Foundations" di Andrea Filtri e Antonio Guglielmi, che contiene interessanti dati su questo e altri aspetti (Andrea Filtri era stato invitato al convegno e sarebbe venuto volentieri, ma vivendo a Londra purtroppo non ce l'ha fatta ad organizzarsi. Lo ringraziamo, di nuovo, lo stesso). Il dato riportato nella figura sotto, prodotto da Filtri e Guglielmi e utilizzato anche da Tito Boeri durante il suo intervento, mostra che solo il 18% delle fondazioni bancarie italiane ha abbandonato l'azionariato bancario. Il 15%, invece, possiede oltre il 50% delle azioni della banca di riferimento. Oltre la meta' delle fondazioni bancarie italiane hanno oltre il 5% delle azioni della banca di riferimento. Considerando quanto e' frammentato l'azionariato delle grandi banche questo significa una forte presa delle fondazioni (cioe', quasi sempre, dei politici che le controllano direttamente o le influenzano) sul sistema del credito.

 

venerdì 8 marzo 2013

CONSIDERAZIONI IN MORTE DI DAVID ROSSI

Avvertenza. non avendo mai scritto personalmente di questo signor Davide Rossi in questo blog né in alcuna altra sede, siete pregati di non coinvolgermi in stucchevoli e ridicole polemiche di responsabilità.

La mia educazione cristiana mi fa terminare l'esercizio della pietas che è d'obbligo in certe occasioni alla fine della prima frase. D'altra parte il sommo poeta Dante nel XIII canto sa dove ha messo i suicidi, e la sua cristianità è indiscutibile come la sua pietas.

L'esercizio del potere è affascinante, e porta uomini normali a fare ed avere comportamenti e atteggiamenti nella vita lavorativa che quasi mai trasferiscono nella sfera privata. Per cui persone che in privato possono essere godibilissime, in pubblico cambiano perchè inseriti in altre logiche e situazioni.

Per ora si dice che David Rossi si sia suicidato gettandosi dalla finestra del suo ufficio. Dopo un biglietto semicancellato gettato nel cestino, dopo una lunga telefonata che potrebbe averlo sconvolto. Come si fa a sconvolgere una persona che amministrava centinaia di milioni di euro in pubblicità? Una persona che occupava quel posto da più di dodici anni? Una persona che era usa a gratificare la stampa accondiscendente alle logiche di Mussari & C. e scrafiare chi aveva l'ardire di schierasi contro o semplicemente criticare?

Il web è pieno di queste critiche, i soliti soloni che NON NE VOLEVANO SAPERE NEMMENO DI APRIRE UNA DISCUSSIONE SULL'OPERATO DEI BANCHIERI SENESI CHE HANNO PORTATO SIENA ALLA ROVINA hanno girato il capo o sono accorsi a difendere la bella fine che ha fatto il Monte. Davide Rossi era il generale della comunicazione del potere e a modo suo l'ha fatto bene. Al punto che la gente che avesse voluto denunciare le malefatte del sistema Siena ha dovuto scegliere l'anonimato per salvarsi dalle ritorsioni (non era da tutti essere impiegati in banca, se lo eri hai dovuto ingoiare non so quanti rospi da questi padroni che si legavano anche i sindacalisti alla ruota della promozione facile) e chi si è personalmente esposto come il Santo di Siena ... andate a leggerlo nel suo blog: minacciato e lasciato morire d'inedia, c'è ancora scritto.

http://ilsantodisiena.wordpress.com/

E a quanti dicono che Rossi fosse una persona per bene, vorrei ricordare di non confondere una sfera privata a me sconosciuta con quella lavorativa che tarsudava una verità differente.
Questo signore era puntello importante dell'ingranaggio di un regime che ha distrutto la banca più vecchia del mondo con un danno patrimoniale superiore complessivamente a 25 miliardi di euro. Ne curava uno degli aspetti più inquietanti, il consenso pubblicitario. Non solo nei jingle dei vari Tornatore & C. ma anche nella sponsorizzazione di certe corse di bicicletta, di certi sport che a Siena vanno per la maggiore, nella pubblicità concessa al giornalino della disinformazione locale che non ha avuto il coraggio, nel giorno del suicidio di Rossi, nemmeno di metterlo come prima notizia nella locandina davanti alle edicole. Troppe volte la stampa locale veniva rifornita di comunicati stampa che venivano pubblicati senza una contestazione, senza una inchiesta, senza un punto di doamda informativo che nascevano dalla parzialità delle inofrmazioni date. Sempre relegate in trafiletti nelle pagine interne: che anche essere servi richiede un esercizio di stile. E le pagine cartacee stanno lì a ricordare questo servilismo di massa che ha distrutto tutto e tutti. E che ieri si è portato via uno dei suoi protagonisti.

giovedì 7 marzo 2013

FONDAZIONE MPS, IL BUIO OLTRE L'ANNUNCIO

Sette giorni fa la Fondazione MPS ha emesso un comunicato in cui approvava “la bozza di Statuto dell’Ente, con modifiche e commenti, da proporre quale “Documento in Pubblica Consultazione”, prima fase del processo di revisione statutaria, da avviarsi mediante pubblicazione, che avverrà quanto prima, sul sito internet della Fondazione, e da svolgersi con l’osservanza delle regole che, nello stesso sito, saranno contestualmente pubblicate”. Una settimana è passata, ma del documento niente. E’ pronto o non è pronto il documento? Sarà possibile leggerlo, digerirlo discuterlo ed, eventualmente rifiutarlo? Forse c’è un problema di rappresentatività statutaria, come emerge dalle indiscrezioni cavate a forza alla Deputazione. Il comunicato stampa del 1 marzo è sempre lì sul sito della Fondazione, naturalmente.
Il consiglio dell'Acri del 7 febbraio ha sollecitato un adeguamento entro il 30 giugno dei vari statuti alla Carta delle Fondazioni, in particolare laddove si chiede "discontinuità in ingresso e in uscita tra incarichi politici e incarichi in Fondazione". Le Fondazioni, per sgomberare il campo dalle apparenza, sono veri apparati politici nominati dalla politica. Il presidente Acri, Giuseppe Guzzetti, è un navigato politico di lungo corso. Il 25 gennaio 2013 ha dichiarato che “lo statuto della Fondazione Mps è illegittimo, perché il presidente è eletto da un consiglio nominato per 14 sedicesimi da Comune, Provincia e Regione Toscana: un'influenza politica eccessiva perfino per gli standard molto elastici delle fondazioni. Eppure ciò non ha impedito allo stesso Guzzetti di cooptare entusiasticamente Mussari (allora presidente della Fondazione Mps) come suo vicepresidente nel 2001”. E, aggiungiamo, l’ex democristiano presidente della regione Lombardia, non ché senatore, è talmente potente che non si trova giornalista che gli possa chiedere come e perché, in regime di conclamata illegalità dello statuto di Palazzo Sansedoni, abbia tenuto accanto a sé per ancor più anni come vicepresidente anche Gabriello Mancini, che della Fondazione senese è l’emblema della più squallida lottizzazione politica.
Ovvero: finché conveniva, anche per Guzzetti il rispetto delle regole è rimasto un optional. Se ciò gli abbia procurato vantaggi – tanto da rimanere dal 2000 ad oggi presidente Acri alla bella età di 79 anni, confermando che l’Italia non è un paese per giovani – non è dato saperlo. Ma visto che anche la Fondazione Carige, con il suo 44,06% di azioni dell’omonimo gruppo bancario ligure risulta in quota centrodestra (vicepresidente Alessandro Scajola, fratello dell’ex ministro Claudio) non rispetterebbe l’articolo 6.3 del DL 17 maggio 1999, n. 153, l’equilibrio della politica si rende evidente per il cittadino costretto dagli avvenimenti ad aprire gli occhi. Ora questo nuovo statuto in gestazione per Palazzo Sansedoni sembra che voglia togliere il potere di nomina della Deputazione al sindaco di Siena per trasferirlo a non precisati enti del territorio. Enti come sindacati e associazioni professionali che, diligentemente, il PD ha occupato a Siena in questi anni manu militari. Ovvero chissenenfrega se il prossimo sindaco sarà piddino o meno, tanto il potere (che sembra oggi piccola cosa, ma che potrebbe essere rivitalizzato proprio dalla politica) nel frattempo sarà stato trasferito altrove, vincano Grillo o Tucci o Neri, rimarranno con un palmo di naso.
scorcio di Piazza del Campo in occasione del Palio dell'Assunta 2012 - non di solo Palio vive Siena.

domenica 3 marzo 2013

IL DISSESTO DEL COMUNE DI SIENA

La situazione starebbe precipitando nel Comune di Siena al punto da costringere le Contrade a frugarsi in tasca per poter correre il prossimo Palio di Luglio. Il Commissario Laudanna è stato a lungo alle prese con gli ispettori ministeriali, perché alla fine anni di richiami e bastonature della Corte dei Conti contro la leggerezza dei bilanci senesi hanno costretto Roma ad alzare il velo sulle miserie della gestione di Palazzo Pubblico. Verificati secondo i lanci delle agenzie tutti i bilanci dal 2002 ad oggi, ma particolare attenzione sarebbe stata messa sugli ultimi due (2009, 2010) e su quello bocciato al sindaco dimissionario Ceccuzzi (2011). Ora la Corte dei Conti fiorentina dovrebbe cominciare la prossima settimana esaminando proprio i risultati dei controlli in Palazzo Pubblico sugli ultimi atti. Si parla di dichiarazione di dissesto del Comune o, ultima possibilità, l’ancora dello sforamento del patto di stabilità. Il prefetto ha lanciato un segnale positivo, dopo tanto tempo che nella bacheca dell’Albo Pretorio non veniva pubblicato nulla, con la scelta degli artisti che dipingeranno i Palii di quest’anno.  Seguito dalla determina di pagamento degli straordinari fatti dal personale per il Palio di agosto 2012.
Con l’Imu più cara d’Italia, le tasse locali più pesanti che si possano mettere compresi i parcheggi per chi deve recarsi al lavoro nelle Ztl più redditizie del Bel Paese, il bisturi dovrà andare a colpire indefettibilmente i conti delle spese dell’ente locale. La misura più temuta è la riduzione del personale (esagerato per un comune di 54.000 abitanti scarsi). Personale aumentato a dismisura nell’era dei quattrini facili della Fondazione per aumentare il consenso politico. E una bella sforbiciata dovrebbe toccare anche agli stipendi generosi dei dirigenti che rimarranno al loro posto. Gli incarichi e le consulenze esterne saranno tutte da eliminare, dove non si sia già provveduto. Inoltre saranno cassate le spese straordinarie e, appunto il Palio è una di quelle. Perciò, qualunque sia la bontà del programma che i vari candidati a sindaco presenteranno per le prossime amministrative, il margine di movimento di ognuno di loro sarà ancora più ristretto.
Ma non c’è da stupirsi di nulla. Anche la storia del dissesto del Comune l’avevamo già scritta un anno fa, il 18 aprile 2012, carpendola dalle mezze parole di Ceccuzzi sindaco e da alcune considerazione fatte da Il Sole 24 Ore: http://www.ilcittadinoonline.it/news/147744/Comune__il_dissesto_dietro_l_angolo_.html  Con straordinario tempismo Franco Ceccuzzi si dimise da sindaco il 21 maggio 2012, giusto un giorno prima che la Corte dei Conti mettesse nero su bianco le sue risultanze sul bilancio che il consiglio comunale non gli aveva approvato (deliberazione 22 maggio 2011, n. 111): “la Sezione Toscana, premesso un breve riferimento alle concrete finalità del controllo nonché ai criteri seguiti dalla stessa Sezione per il concreto esperimento dello stesso, rileva, all’esito dell’esame della relazione e dei prospetti allegati, l’emergenza di criticità e/o irregolarità gravi e delibera  “specifiche pronunce” da segnalare all’organo elettivo poiché inerenti a comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria e/o violazioni degli obiettivi della finanza pubblica allargata e/o  a irregolarità contabili e/o a squilibri strutturali del bilancio dell’Ente locale. Inoltre, nell’ottica collaborativa del controllo e alla luce dei nuovi compiti assegnati dall’art. 6, co. 2, D.Lgs. n. 149/2011, la Sezione  demanda al Magistrato istruttore / relatore la richiesta di ulteriore documentazione per una verifica documentale prodromica alle valutazioni sulla effettiva sussistenza delle condizioni di dissesto o pre-dissesto emergenti dall’esame della relazione e dei documenti allegati”.
Il dissesto non ce lo siamo inventato noi, è una risultanza dell’organo di controllo sui bilanci pubblici.


sabato 2 marzo 2013

MPS, GLI AFFARI CON LIGRESTI E DEGORTES

Avendo aperto la questione della responsabilità, non solo morale ma economica del dissesto di banca Monte dei Paschi di Siena, con l’apertura dell’azione contro Mussari e Vigni, ora il Tandem non ha più scuse e deve andare in profondità a colpire coloro che la Magistratura sta individuando come collegati del sistema che ha generato questo mostro che si è divorato la città. Non vi piacerebbe recuperare i 40 milioni che hanno sequestrato a Baldassarri e Tognaccini? Poca cosa, rispetto ai miliardi sperperati nella difesa del potere e nell’incapacità finanziaria, mentre nelle filiali decine di migliaia di dipendenti portavano in utile gli euro come le formichine operose. Ma sempre tanti soldi. Ci sarebbe da indagare meglio su certe operazioni immobiliari romane a suo tempo denunciate dall’onorevole Lannutti, che abbiamo riferito ai nostri lettori e sulle quali da Rocca Salimbeni non si è mai levata una voce a smentirle. Per rinfrescare la memoria, dal resoconto stenografico del senato del 28/3/2012: “Gli intrecci senesi talvolta sfiorano il paradosso. Può una banca essere al tempo stesso creditrice e debitrice di se stessa e autopignorarsi? La risposta è alla periferia nord di Roma dove si sta realizzando una grande operazione immobiliare. Il progetto della Eurocity Sviluppo Edilizio prevede la costruzione di un quartiere residenziale con 4 torri da 16 piani alte 61 metri più altre tre torri minori e 7 edifici; 253 mila metri cubi su un'area di 65mila metri quadrati. Eurocity apparteneva a una società della famiglia Ligresti, la Im.Co., indebitata (80 milioni) con Mps e Intesa Sanpaolo. All'inizio del 2010, con i Ligresti già in difficoltà, Eurocity viene rilevata per 110 milioni (debito compreso) da una newco, la Casal Boccone, che si fa carico di onorare un vecchio (2007) preliminare d'acquisto della Sansedoni (braccio immobiliare di Fondazione Mps). A quel punto il finanziamento passa di mano e tutte le garanzie rinnovate: terreni ipotecati e pignorato il 100% della Casal Boccone, nuova proprietaria dell'area. Le banche, si sa, vogliono garanzie. Solo che in questo caso è un circolo vizioso. La Casal Boccone, beneficiaria del finanziamento da 80 milioni (euribor a 6 mesi +1,75%, Mps banca agente), altro non è che un veicolo controllato al 67% dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena e al 22% direttamente dalla sua banca. Resta l'11% in capo all'Unieco di Reggio Emilia. Sembrava un assetto provvisorio, ma oggi è ancora così. E in caso di inadempienza di Eurocity-Casal Boccone, ovvero di Fondazione e banca? All'articolo 12 del contratto si dice che Banca Mps può "intraprendere ogni azione giudiziaria...". Per tutelarsi sarà inesorabile contro se stessa”. Chissà chi ha approvato tutte le manovre che sono state raccontate!
Il Tribunale del Riesame di Firenze, due giorni fa, ha respinto il ricorso di Antonio Degortes teso a ottenere la restituzione di materiale sequestrato nel corso dell’inchiesta chiamata “Millevini” dal nome del ristorante che il fratello ha in affidamento dall’Enoteca Italiana in Fortezza. Un affidamento che, secondo la procura, presenterebbe dubbi di legalità e che avrebbe dato origine a un nuovo filone di indagini riguardante la cessione, da parte della banca attraverso la società Valorizzazioni Immobiliari (VIM), di unità immobiliari sparse per la Toscana a prezzi di favore a società che farebbero riferimento all’imprenditore, figlio di un celebre fantino del Palio. "Si tratta di una decina di appartamenti e garage - ebbe a specificare in un’intervista rilasciata a un quotidiano fiorentino lo stesso Degortes - a Castiglione della Pescaia, Follonica, Campagnatico, Ribolla, Lucca, Massa Marittima. Tre-quattro li ho ancora in carico e se li vendessi ora chiuderei in perdita l’operazione complessiva da due milioni". Ora è vero che Siena è una città bizzarra, che può mandare a fare il banchiere un avvocato, a presiedere una Fondazione un ragioniere senza curriculum adeguato, un gestore di discoteche a fare il consigliere di amministrazione in terra di Francia. E’ vero anche che, secondo Profumo, la musica sarebbe cambiata e la politica deve stare fuori dalla banca. E’ gravissimo, non solo moralmente, fare affari propri a danno del patrimonio della comunità. Se a danno ce lo dirà la Procura, ma certo lo stesso Degortes ha ammesso di averli fatti. In volgare si tratta di conflitto di interessi. Ora il personaggio in questione è vicepresidente di una controllata del Monte, MPS Leasing & Factoring. Chissà se da quella posizione sia in grado di agire per ostacolare le inchieste dei Pm senesi. Forse sarebbe ora che una “moral suasion” cittadina gli imponga la necessità e l’onestà di un passo indietro in attesa che tutto si chiarisca. Un segnale forte di Profumo, che dimostri che oltre le parole ci siano anche i fatti.