La Corte Costituzionale ha mandato alla Consulta il Porcellum accogliendo i rilievi di un avvocato che ne contesta la legittimità
http://www.corriere.it/politica/13_maggio_17/legge-elettorale-cassazione-boccia-premio-maggioranza_4a6bb2ee-bee7-11e2-be2c-cd1fc1fbfe0c.shtml
Nessun stupore: una delle caratteristiche del regime publicitario in vigore da 20 anni in Italia è proprio quella di fare leggi infischiandosene del diritto e della Carta Costituzionale e della volontà dei cittadini.
Perchè? Intanto la legge va immediatamente in vigore e consente l'esercizio del potere in maniera prevaricatrice ed truffaldina. Specialmente se si prepara l'opinione pubblica con allarmismi del tipo "Siamo in emergenza" o cose del genere. Poi se dopo qualche anno viene abrogata chi se ne frega, nessuno ne risponde e i benefici immediati per gli esponenti del regime pubblicitario sono già stati goduti.
Sul Porcellum, in particolare gli strali della Corte Costituzionale riguardano "l'alterazione degli equilibri costituzionali" proprio quelle cose che impediscono di governare a chi vince se non prende la maggioranza in Senato in Lombardia, Campania, Sicilia.
Poi, scrive la Corte, forse ispirata dalle recenti vicende politiche, sul premio di maggioranza: «Si tratta - si legge nella sentenza - di un meccanismo premiale che, da un lato, incentivando (mediante una complessa modulazione delle soglie di accesso alle due Camere) il raggiungimento di accordi tra le liste al fine di accedere al premio, contraddice l'esigenza di assicurare la governabilità, stante la possibilità che, anche immediatamente dopo le elezioni, la coalizione beneficiaria del premio si sciolga o i partiti che ne facevano parte ne escano (con l'ulteriore conseguenza che l'attribuzione del premio, se era servita a favorire la formazione di un governo all'inizio della legislatura, potrebbe invece ostacolarla con riferimento ai governi successivi basati un coalizioni diverse).
Davvero che si poteva verificare questo caso? Cosa ha fatto Sel per la formazione del governo Letta? Lo hanno capito anche alla Corte Costituzionale!
Estremamente versiva la considerazione finale: esso provoca una alterazione degli equilibri istituzionali, tenuto conto che la maggioranza beneficiaria del premio è in grado di eleggere gli organi di garanzia che, tra l'altro, restano in carica per un tempo più lungo della legislatura (ovvero tengono sotto controllo il prima e il dopo, ndr)». Da qui la sua manifesta «irragionevolezza» in base all'art. 3 della Costituzione nonché la lesione «dei principi di uguaglianza del voto e di rappresentanza democratica».
Un golpe mascherato da legge dalle belle intenzioni. Ci avreste mai creduto se non fosse una sentenza della Corte Costituzionale?
Cominciate a comprendere cosa vuol dire Regime Pubblicitario?
L'importante è che la morte ci colga vivi (Marcello Marchesi)
"L'importante è che la morte ci colga vivi" (Marcello Marchesi)
venerdì 17 maggio 2013
MA SENTI STO PORCELLUM CHE SAREBBE ANTICOSTITUZIONALE!
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giovedì 16 maggio 2013
FONDAZIONE MPS - COME CONSERVARE IL POTERE
La versione 2.0 del celebre proverbio “Chi rompe, paga Siena e i cocci sono suoi” sta andando in scena nella città del Palio. Tutto grazie alla nuova versione impalpabile dello statuto della Fondazione MPS che trasferirà con modalità che non vengono spiegate, in nome di chissà quale trasparenza, dal sindaco che verrà a nuovi soggetti la nomina di gran parte della Deputazione. Per poi vedere prendere corpo a settembre la la parabola di un presidente che, come Giuseppe Mussari, col curriculum di dissestatore bancario avrà un incarico importante prima di essere fatto a pezzi dalle indagini giudiziarie. Dopo avergli lasciato il tempo di finire l’opera. Che democrazia è questa nella quale non possiamo imparare dai nostri errori, anzi dobbiamo aspettare le scadenze per rimediarvi? Il tutto col la foglia di fico che la modifica dello statuto è richiesta dal Ministero dell’Economia e dall’ Acri del superpolitico Giuseppe Guzzetti. Bellamente ignorate per 17 anni e ora scusa per imporre alla città un cambiamento che non cambierà nulla.
A questo punto non è più importante sapere chi vincerà le prossime elezioni. Il nuovo sindaco sarà una parte ininfluente del nuovo potere in Palazzo Sansedoni. Il pannello di controllo del potere economico del Pd, quello che ha barattato la conferma di Franco Bassanini alla presidenza di Cassa Depositi e Prestiti per consegnare il paese alla famiglia Letta e alla gestione bipartisan, ha vinto e sta completando l’opera di “punire” i senesi che non hanno amministrato bene la banca. La nomina del nuovo presidente della Cdp del 17 aprile era di competenza, guarda caso, del Ministero dell’Economia e delle Fondazioni bancarie. I grillini, nel racconto di Massimo Mucchetti, hanno tentato di far saltare il banco inutilmente. Però subito dopo è saltata la candidatura civetta di Marini, un improponibile vecchietto ottantenne con problemi di sordità che sarebbe ingeneroso ricordare se non lo avessero esposto al ridicolo candidandolo.
Adesso la fondazione annuncia di aver consultato in gran segreto alcuni soggetti economici e istituzionali locali, dove peraltro il dominio del partito è pressoché assoluto. Si vocifera di due soggetti esterni e indipendenti (forse la Fondazione Astrid?) ma sono segreti anche i loro nomi. Quindi anche vincesse le elezioni Valentini, candidato PD, la presa sulla Fondazione non sarebbe nelle mani dell’eletto che diventerebbe solo una tessera del mosaico e nonostante le sue velleità di rinnovamento del partito, dovrebbe adeguarsi alla linea del pannello di controllo romano. Le consultazioni non sono state pubblicizzate, gli esiti nemmeno, ai cittadini viene soltanto comunicato che a cose fatte, cioè quando il Ministero dell’Economia nella figura del ministro Saccomanni avrà firmato il benestare al nuovo Statuto, sapranno nelle mani di chi sarà finita la Fondazione, quello strumento principe che aveva affermato la senesità nelle parole vane di troppi politici locali, che di lasciare le scene proprio non vogliono saperne.
Ma secondo l’articolo 7 dello Statuto abiurato da Mancini & C. il 5 maggio scorso doveva essere spedita la richiesta agli enti nominanti di provvedere alle nomine della nuova Deputazione che entrerà in carica il prossimo mese di agosto. Saranno state spedite o si dovrà aspettare che la Magistratura apra una serie di verifiche, come quelle che la prossima Deputazione dovrà aprire sul rispetto della capacità statutaria di Palazzo Sansedoni di fare debiti e l’oculata gestione delle risorse? La Fondazione non ha specificato nulla nel comunicato stampa sull’argomento, che non ha un ruolo marginale. E poi se il ministro Saccomanni decidesse di non approvare il testo? Ci ritroveremmo in una situazione paradossale di una Deputazione scaduta che non oltre a dissipare un patrimonio di 11 miliardi non riesce nemmeno a organizzare la sua successione alla carica.
lunedì 13 maggio 2013
IUS SOLI, OVVERO COME MENARE IL CAN PER L'AIA ANCHE OGGI
Qualcuno crede che lo Ius soli avrebbe aiutato il ghanese Mada Kabobo ad evitare il momento di follia che lo ha portato a commettere una strage col piccone a Milano?
La storia è lastricata di belle intenzioni sbagliate esternate nel momento sbagliato.
Il ministro Cecile Kyenge non si è sottratta alla storia delle intenzioni sbagliate.
Pensi ad altro, in questo momento, a come evitare momenti di follia veramente tragici: oggi è toccato a un cittadino extracomunitario, ma le ragioni di difficoltà sociale, economica e culturale sono le stesse che potrebbero alimentare la follia di chiunque, nero o bianco, italiano o straniero, uomo o donna.
Si sappia dare le priorità giuste alla storia.
La storia è lastricata di belle intenzioni sbagliate esternate nel momento sbagliato.
Il ministro Cecile Kyenge non si è sottratta alla storia delle intenzioni sbagliate.
Pensi ad altro, in questo momento, a come evitare momenti di follia veramente tragici: oggi è toccato a un cittadino extracomunitario, ma le ragioni di difficoltà sociale, economica e culturale sono le stesse che potrebbero alimentare la follia di chiunque, nero o bianco, italiano o straniero, uomo o donna.
Si sappia dare le priorità giuste alla storia.
ANCHE ENRICO LETTA RACCONTA BENE LE BARZELLETTE!
Letta alla stampa:
«Fare spogliatoio. Ognuno paga per sé»
Poi lunedì si torna a Roma.
Chi controlla i rimborsi spese?
Fatemi sapere.
La disinformazione del regime pubblicitario è sempre attiva.
«Fare spogliatoio. Ognuno paga per sé»
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martedì 7 maggio 2013
GIUSTIZIA: INCEPPARE LA MACCHINA DEL TRIBUNALE SENESE OGGI PER NON FARE I PROCESSI DOMANI
Il rischio che l’inchiesta Antonveneta si impantani e finisca in una bolla di sapone per volontà politica è più forte che mai. Dietro la facciata delle dichiarazioni di rito e delle schermaglie dei partiti esiste in Italia una volontà bipartisan di non arrivare mai al compimento della ricostruzione dei fatti, delle responsabilità e delle pene, e questo vale per tutti i grandi processi in cui è implicata la politica: in questo caso basta non fare nulla. Il capro espiatorio c’è, verrà processato quanto prima. Ma già il primo sassolino nell’ingranaggio della macchina giudiziaria è stato gettato: il giudice Francesco Bagnai a settembre andrà via da Siena. Non si sa se sarà sostituito, ma chi ne prenderà il posto dovrà avere il tempo di studiarsi le carte da capo: se non avesse tentato la fuga a Londra oggi anche Baldassarri sarebbe a casa sua, peccato che non abbia confidato nella legislazione giudiziaria italiana! I grandi inquisiti Mussari e Vigni non vanno dentro perché collaborano con la giustizia, ma quello che dicono rimarrà segreto e, dopo la probabile prescrizione, secretato, inconoscibile e inutilizzabile.
Che la Procura di Siena, per la sua storia e la quantità del suo organico, non fosse adeguata a sostenere un terremoto politico-finanziario del valore di oltre 30 miliardi complessivi era ovvio fin da principio. Ingroia, specializzato in mafie e criminalità organizzata, ha buone ragioni per non voler andare ad Aosta, procura che nello specifico non ha mai avuto una storia di mafia da offrire. Eppure l’ex ministro “tecnico” Severino non ha ritenuto necessario rinforzare l’organico del Tribunale di Siena, almeno come hanno fatto i locali magistrati per le indagini, che hanno chiesto l’aiuto della Guardia di finanza di Roma, più numerosa e specializzata in reati finanziari di primo livello, affiancando la caserma di Via Curtatone. Così arriviamo alla querelle odierna, in cui un Gip, Ugo Bellini, si lascia così descrivere dal presidente del Tribunale Benini: “è ai limiti della sostenibilità e non v'è giorno in cui il collega chieda di essere sollevato da quelle funzioni. La demotivazione e il timore di non essere all'altezza del compito, quantitativamente e qualitativamente, sono evidenti". Timore di non essere all’altezza del compito che però non gli impedisce, criticatissimo, di respingere il decreto di sequestro preventivo per Nomura e per gli ex vertici del Monte.
Un ostacolo che rischia di compromettere l’intera impalcatura dell’indagine nel complesso filone dei derivati: non si tratta solo di due miliardi scarsi di euro che pure sarebbero linfa vitale per il Monte dei Paschi. Ma si va, con questo sequestro, ad intaccare la facoltà delle grandi strutture finanziarie mondiali di fare e disfare a piacere non ritenendosi sottoposta alle leggi degli stati nazionali, e di combinare affari illeciti fra sodali. Una questione complessa, ma è chiaro a tutti come navighino queste entità tra le pieghe delle legislazioni dei singoli paesi alla ricerca del profitto a tutti i costi. Immaginiamo a Roma le fortissime pressioni della lobby affaristica, se il Tribunale del Riesame dovesse ribaltare il giudizio di Bellini: la questione arriverebbe certo in Cassazione e si dovrebbe attendere una risposta che fatalmente arriverebbe alla fine di luglio. E così, grazie ai tempi tecnici dei tribunali, se ne riparlerà dopo metà settembre. E sono troppi i politici romani legati a doppio filo alle varie banche d’affari internazionali per evitare l’accumulo di sassolini nella macchina della giustizia senese, gente da Bocconi, Morgan Stanley, Goldman Sachs e via dicendo. Quello che si può nascondere dietro all’investigazione di una piccola procura di provincia potrebbe causare conseguenze da fare tremare il mondo della finanza.
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domenica 5 maggio 2013
ANTICORRUZIONE: IL PAESE DELLE BANANE (DI DESTRA E DI SINISTRA)
Tutta la stampa e l'opinione pubblica è presa nella considerazione dei massimi sistemi, nella forza stritolante dlle armi di DISTRAZIONE DI MASSA,
la costituente, ovvero la replica della enorme presa per i fiondelli che fu la bicamerale.
Avevamo avvertito che l'ennesima leggina ad personam, stavolta arrivata per mano del ministro dell'Ingiustizia Severino Paola
http://lexdc.blogspot.it/2012/10/lavvocato-severino-pensa-bene-al-suo.html
avrebbe creato un altro vulnus alla coesistenza degli italiani, contribuendo a distruggere il tessuto interconnettivo del senso della Patria (stiamo insieme per valori condivisi ma le leggine che creano italiani di serie A e di serie B ci dividono fino all'estremo).
L'ultima versione della legge anticorruzione targata Severino - che tutti dissero aver incassato nell'occasione la candidatura sicura alla successione di Napolitano, e non è detto che non ci riesca alla fine - vuole dimostrare che,
se il Princeps, il potente, il berluskazz di turno telefona al poliziotto che una ragazza marocchina deve uscire dalle mani della giustizia perchè "è nipote di Mubarak" (che è egiziano e non marocchino; e un presidente del coniglio, pardon consiglio non ha il potere di far uscire nessuno in ogni caso) il funzionario pubblico può scegliere solo se ubbidire o non ubbidire ma in entrambi i casi passerà un guaio lui.
LO DICE UNA RELAZIONE DELLA CASSAZIONE, MICA QUESTO BLOG!
IL FATTO QUOTIDIANO: “Già a una rapidissima lettura risulta evidente come, nel confronto delle disposizioni precedente ed attuali, non si è proceduto a una scissione pura e semplice; nell’attuale concussione è “scomparso” il riferimento, quale possibile soggetto attivo del reato, all’incaricato di pubblico servizio (per esempio Berlusconi, ndr); nella nuova ipotesi di induzione è “apparsa” la punibilità di quella che, fino al 28 novembre 2012, era soltanto la parte offesa del delitto (i poliziotti, ndr)”. Quindi è ben chiaro che se i protagonisti della storia hanno cambiato ruolo è la stessa storia che risulta modificata. E lo sarà probabilmente anche il finale. Perché i giudici devono interpretare leggi ed eventuali cambiamenti. In questo modo “le evidenti differenze delle norme incriminatici, in assenza di disposizioni transitorie, rimbalzano sull’interprete e sulla giurisprudenza” che avrà ” il compito di stabilire se le modifiche normative hanno modificato l’area del penalmente rilevante“. Questo il cuore del documento redatto dall’ex pm anticamorra Raffaele Cantone, che non cita altro che processi arrivati nella sede di piazza Cavour. Insomma questa disparità va valutata e giudicata con il rischio che non ci sia rilievo penale da contestare.
Scatta la punibilità per il concusso: chi prima era vitima ora è complice. Le conclusioni generali, arrivate dopo l’analisi di numerose sentenze, fanno intuire una prognosi infausta per il processo Ruby, che non viene mai citato. “Bisogna (…) prendere atto che il criterio adottato in passato per distinguere induzione e costrizione, fondato sul minore grado di coartazione morale, ha dato luogo a difficoltà interpretative e ha finito per ampliare la portata applicativa della precedente disposizione codicistica. Quel criterio oggi può essere rivisto alla luce del fatto nuovo introdotto dalla norma dell’art. 319 – quater e cioè la punibilità dell’indotto. E’ necessario, quindi, individuare una ragione ulteriore per spiegare perché colui che fino al 28 novembre era solo vittima oggi comunque diventa compartecipe del reato, sia pure con una pena ben diversa e minore di quella prevista per colui che induce ma anche per il corruttore”, si legge nella relazione. Il logico porta quindi a stabilire che chi subisce, a meno che non sia minacciato in maniera esplicita, possa rifiutare: “Tale ragione può essere reperita nella possibilità che egli ha di opporsi alla pretesa illegittima e tale possibilità va individuata nella conservazione di un margine di autodeterminazione, che esiste sia quando la pressione del pubblico agente è più blanda sia quando egli ha un interesse a soddisfare la pretesa del pubblico funzionario, perché ne consegue per lui un indebito beneficio”. I poliziotti che ricevettero la telefonata da Parigi delll’allora premier Berlusconi avevano quindi la possibilità di opporsi e certamente non hanno conseguito un beneficio nell’aver assecondato la richiesta del Cavaliere. E’ come se gli avessero fatto un favore che è cosa ben diversa da un reato. Ragionamento che sembrerebbe, quindi, far evaporare nel penalmente irrilevante l’ipotesi di concussione per Berlusconi.
Inoltre mentre le pene per la concussione per costrizione sono state inasprite le pene per l’induzione sono diminuite, anche la “la novità più rilevante di quest’ultima norma è, però, contenuta nel suo capoverso, laddove prevede che “nei casi previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità, è punito con la reclusione fino a tre anni”. I reati contestati a Berlusconi sono stati, naturalmente, commessi prima della sola ideazione della legge e il principio di irretroattività vieta l’applicazione di una norma penale a reati commessi prima della sua entrata in vigore, ma questo principio trova applicazione solo per quanto riguarda le norme penali in malam partem, cioè sfavorevoli all’imputato: se la legge penale varia in modo favorevole (e questo è un caso visto la riduzione della pena rispetto al passato, ndr), essa si applica anche in via retroattiva in ossequio al più ampio principio del favor rei. Come è accaduto due mesi fa quando la legge ha “salvato” le coop rosse nel procedimento sul “Sistema Sesto con la prescrizione.
la costituente, ovvero la replica della enorme presa per i fiondelli che fu la bicamerale.
Avevamo avvertito che l'ennesima leggina ad personam, stavolta arrivata per mano del ministro dell'Ingiustizia Severino Paola
http://lexdc.blogspot.it/2012/10/lavvocato-severino-pensa-bene-al-suo.html
avrebbe creato un altro vulnus alla coesistenza degli italiani, contribuendo a distruggere il tessuto interconnettivo del senso della Patria (stiamo insieme per valori condivisi ma le leggine che creano italiani di serie A e di serie B ci dividono fino all'estremo).
L'ultima versione della legge anticorruzione targata Severino - che tutti dissero aver incassato nell'occasione la candidatura sicura alla successione di Napolitano, e non è detto che non ci riesca alla fine - vuole dimostrare che,
se il Princeps, il potente, il berluskazz di turno telefona al poliziotto che una ragazza marocchina deve uscire dalle mani della giustizia perchè "è nipote di Mubarak" (che è egiziano e non marocchino; e un presidente del coniglio, pardon consiglio non ha il potere di far uscire nessuno in ogni caso) il funzionario pubblico può scegliere solo se ubbidire o non ubbidire ma in entrambi i casi passerà un guaio lui.
LO DICE UNA RELAZIONE DELLA CASSAZIONE, MICA QUESTO BLOG!
IL FATTO QUOTIDIANO: “Già a una rapidissima lettura risulta evidente come, nel confronto delle disposizioni precedente ed attuali, non si è proceduto a una scissione pura e semplice; nell’attuale concussione è “scomparso” il riferimento, quale possibile soggetto attivo del reato, all’incaricato di pubblico servizio (per esempio Berlusconi, ndr); nella nuova ipotesi di induzione è “apparsa” la punibilità di quella che, fino al 28 novembre 2012, era soltanto la parte offesa del delitto (i poliziotti, ndr)”. Quindi è ben chiaro che se i protagonisti della storia hanno cambiato ruolo è la stessa storia che risulta modificata. E lo sarà probabilmente anche il finale. Perché i giudici devono interpretare leggi ed eventuali cambiamenti. In questo modo “le evidenti differenze delle norme incriminatici, in assenza di disposizioni transitorie, rimbalzano sull’interprete e sulla giurisprudenza” che avrà ” il compito di stabilire se le modifiche normative hanno modificato l’area del penalmente rilevante“. Questo il cuore del documento redatto dall’ex pm anticamorra Raffaele Cantone, che non cita altro che processi arrivati nella sede di piazza Cavour. Insomma questa disparità va valutata e giudicata con il rischio che non ci sia rilievo penale da contestare.
Scatta la punibilità per il concusso: chi prima era vitima ora è complice. Le conclusioni generali, arrivate dopo l’analisi di numerose sentenze, fanno intuire una prognosi infausta per il processo Ruby, che non viene mai citato. “Bisogna (…) prendere atto che il criterio adottato in passato per distinguere induzione e costrizione, fondato sul minore grado di coartazione morale, ha dato luogo a difficoltà interpretative e ha finito per ampliare la portata applicativa della precedente disposizione codicistica. Quel criterio oggi può essere rivisto alla luce del fatto nuovo introdotto dalla norma dell’art. 319 – quater e cioè la punibilità dell’indotto. E’ necessario, quindi, individuare una ragione ulteriore per spiegare perché colui che fino al 28 novembre era solo vittima oggi comunque diventa compartecipe del reato, sia pure con una pena ben diversa e minore di quella prevista per colui che induce ma anche per il corruttore”, si legge nella relazione. Il logico porta quindi a stabilire che chi subisce, a meno che non sia minacciato in maniera esplicita, possa rifiutare: “Tale ragione può essere reperita nella possibilità che egli ha di opporsi alla pretesa illegittima e tale possibilità va individuata nella conservazione di un margine di autodeterminazione, che esiste sia quando la pressione del pubblico agente è più blanda sia quando egli ha un interesse a soddisfare la pretesa del pubblico funzionario, perché ne consegue per lui un indebito beneficio”. I poliziotti che ricevettero la telefonata da Parigi delll’allora premier Berlusconi avevano quindi la possibilità di opporsi e certamente non hanno conseguito un beneficio nell’aver assecondato la richiesta del Cavaliere. E’ come se gli avessero fatto un favore che è cosa ben diversa da un reato. Ragionamento che sembrerebbe, quindi, far evaporare nel penalmente irrilevante l’ipotesi di concussione per Berlusconi.
Inoltre mentre le pene per la concussione per costrizione sono state inasprite le pene per l’induzione sono diminuite, anche la “la novità più rilevante di quest’ultima norma è, però, contenuta nel suo capoverso, laddove prevede che “nei casi previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità, è punito con la reclusione fino a tre anni”. I reati contestati a Berlusconi sono stati, naturalmente, commessi prima della sola ideazione della legge e il principio di irretroattività vieta l’applicazione di una norma penale a reati commessi prima della sua entrata in vigore, ma questo principio trova applicazione solo per quanto riguarda le norme penali in malam partem, cioè sfavorevoli all’imputato: se la legge penale varia in modo favorevole (e questo è un caso visto la riduzione della pena rispetto al passato, ndr), essa si applica anche in via retroattiva in ossequio al più ampio principio del favor rei. Come è accaduto due mesi fa quando la legge ha “salvato” le coop rosse nel procedimento sul “Sistema Sesto con la prescrizione.
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venerdì 3 maggio 2013
BANCA E PD: L'INTRECCIO DEI FINANZIATORI
A Siena molti si domandavano come avrebbe fatto il Pd locale ad andare avanti senza le generose elargizioni di Giuseppe Mussari. L’ex presidente del Monte dei Paschi e dell’Abi, secondo i dati ufficiali della Camera dei Deputati, dal 27 febbraio del 2002, data del suo primo assegno al partito, fino al 6 febbraio dello scorso anno, aveva versato a titolo personale nelle casse del movimento ben 683.500 euro. Tanto da far vergognare il candidato-sindaco Bruno Valentini, come da dichiarazione dello scorso 17 aprile. Mentre sulla stampa nazionale compaiono gli elenchi dei finanziatori dei partiti italiani, si scopre che dietro il binomio banca-partito continua ad arrivare al numero 34 di Via Rosi un fiume di denaro. Frutto del solito intreccio che non vuol mollare la presa. Tra novembre 2012 e aprile 2013 infatti il Partito Democratico cittadino ha ricevuto 157.589,38 euro di contributi elettorali. In cui la politica è rappresentata dalla parlamentare Susanna Cenni (22mila euro) e dall’ex deputato ora presidente della società per la nettezza urbana Sienambiente, Fabrizio Vigni (7mila euro).
Poi vengono solo figure legate a doppio filo con la banca e le società locali. In testa alla lista del periodo c’è Alessandro Piazzi con 24mila euro versati. Protagonista della vita cittadina di basso profilo, ma non figura secondaria in città: Piazzi è l’amministratore delegato di Estra, la multiutility locale dell’energia e delle telecomunicazioni, oltre che membro della Deputazione amministratrice della Fondazione MPS (di cui periodicamente viene indicato come successore di Gabriello Mancini, che a sua volta partecipa al finanziamento con 5.000,00 euro) ancora oggi primo azionista della banca, consigliere di amministrazione di Sansedoni Spa, membro del comitato esecutivo di Confservizi Cispel Toscana, oltre ad aver girato negli ultimi 18 anni gran parte dei CdA della galassia Monte (Ticino vita, Consum.it, Banca Toscana, Monte Paschi Banque)e dell’Università.
La lista dei finanziatori locali del Pd prosegue, ed è composta da nomi, anche storici per il partito, che occupano o hanno occupato posizioni di rilievo nell’istituto di credito senese. Ad esempio con 8.000,00 c’è Francesco Saverio Carpinelli, già ai vertici di Mps Capital Services, con 8mila euro e dagli attuali vice presidenti della stessa banca per le imprese: Fabio Ceccherini (10mila euro) e Paolo Capelli (5mila euro). Il presidente di Mps Leasing & Factoring ed ex consigliere del gruppo nonché esponente sindacale di primo piano Fabio Borghi ha versato al Pd 6mila euro, mentre 8mila euro sono arrivati da Graziano Costantini, che porta lo stesso nome dell’imprenditore già amministratore di Mps, mentre di altri deputati della Fondazione Paolo Mazzini ha versato 5.000,00 euro e Paolo Fabbrini, componente anche del board di Siena Biotech, 7.000,00. La storica presidente del collegio sindacale di Palazzo Sansedoni, Luciana Granai, ha sborsato 11.000,00 euro. Il presidente della società comunale Siena Parcheggi, Roberto Paolini, è più munifico: 14.789,00 euro. Ha avuto molto dalla banca, il ragioniere: nel suo curriculum si legge della partecipazione al Collegio dei Revisori della Fondazione, di Sansedoni e di Siena Biotech spa e al collegio sindacale di Axa Montepaschi Vita. Al contrario il vicepresidente di Rocca Salimbeni nonché sindaco revisore nel vecchio CdA, Marco Turchi, non è molto generoso: soltanto 5mila euro.
La signora Linda Lanzillotta, che sembra estranea ai giochi della politica senese in quanto eletta in Umbria con Scelta Civica, ha avuto tra i suoi sostenitori Ducci Astaldi. Il presidente del consiglio di gestione della società italiana per Condotte d’acqua ha finanziato con 10.000,00 euro la campagna della signora Lanzillotta. Che è la moglie del presidente del consiglio di sorveglianza della sua stessa azienda, Franco Bassanini, già deputato eletto proprio a Siena. Quel Bassanini che è stato riconfermato in extremis alla presidenza della Cassa Depositi e Prestiti che pare in pole position per intervenire nel Monte dei Paschi uando risulterà evidente e incontrovertibile l’impossibilità di restituire i Monti bond. Ricordare che Bassanini, insieme a Giuliano Amato e Luigi Berlinguer (soci fondatori di Astrid), è considerato il padrino politico più importante dell’ex presidente del Monte, Giuseppe Mussari, è come chiudere il cerchio.
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giovedì 2 maggio 2013
DEL GATTO E DELLA VOLPE, PROFUMO E MANCINI
”Sarete chiamati presto a deliberare sull'eliminazione del tetto statutario al diritto di voto” ha detto Alessandro Profumo agli azionisti nel corso dell’assemblea del 29 aprile: “ce lo ha chiesto la Banca d'Italia e ce lo chiede anche Bruxelles”. Gabriello Mancini entrando in assemblea "prende atto" che la proposta fatta dall'amministratore delegato Fabrizio Viola (in una intervista a Il Sole 24 Ore tre giorni prima, ndr) sull'eliminazione del vincolo statutario del 4% del capitale per i soci della banca, esclusa la Fondazione, è "una opinione personale". Il tempo stringe: come più volte dichiarato entro metà maggio Viola dovrà presentare l’ennesimo piano industriale alla Bce che ha acconsentito all’emissione dei Nuovi Strumenti Finanziari per il salvataggio dell’istituto di credito senese. Non aver messo all’ordine del giorno insieme all’approvazione del bilancio anche l’abolizione del vincolo potrebbe essere una mossa infelice, se veramente la Bce ritenesse fondamentale questo passaggio societario, mettendo a repentaglio l’approvazione. Però non abbiamo trovato un documento ufficiale della banca Centrale Europea che faccia obbligo a MPS di provvedere in merito. La trasparenza per una società quotata in borsa richiederebbe l’accessibilità e la pubblicità degli atti; se Profumo ne fosse in possesso, potrebbe farcene avere una copia.
Al contrario, il parere scritto della Bce del 17 dicembre 2012 (CON/2012/109) non tratta assolutamente della composizione societaria della banca senese, non parla direttamente all’istituto di credito, ma invita il governo italiano (attraverso il Ministero dell’Economia, che aveva richiesto il parere) ad agire in merito agli obiettivi che l’emissione dei NSF dovrebbe permettere di raggiungere. Chi dirà il vero nel consueto gioco del gatto e della volpe tra Profumo e Mancini?
Sembra proprio che Profumo abbia solo in mente di spianare la strada al suo segretissimo socio da un miliardo di euro che arriverà nel 2014 o nel 2015 quando gli scogli più perigliosi saranno stati doppiati: “Stiamo lavorando perché la banca resti indipendente e basata a Siena: per questo, il rimborso dei Monti bond è la sfida più importante”. Un socio (indipendente da chi?) che ai valori attuali con un miliardo si prenderà il 51% delle azioni – più o meno – garantendo forse la sopravvivenza della Fondazione MPS la cui capitalizzazione è oramai interamente costituita dalle azioni della banca. Scontro apicale in arrivo tra Palazzo Sansedoni e Rocca Salimbeni? Eppure Profumo è stato nominato presidente del Monte su indicazione della Fondazione, dunque di Mancini: tutti ricordano le febbrili discussioni che portarono alla scelta del manager ex-Unicredit.
Fra i due in teoria ci dovrebbe essere maggiore comunanza di intenti. Ma l’avvicinarsi della competizione elettorale amministrativa potrebbe costringerli a tattiche contrastanti. Tra un presidente che vuole allontanare da sé la macchia della nomina politica nonostante la Fondazione sia un ente politico per eccellenza e un altro presidente organico al sistema degli ultimi 18 anni attento agli umori cittadini e alla ricostruzione dell’imene virgineo di un centrosinistra compromesso con la distruzione verticale della banca, i cittadini sono presi tra due fuochi. Schermaglie sull’assetto proprietario del Monte dei Paschi in questo momento sono vere armi di distrazione di massa dall’obbiettivo che si persegue a quattro mani da un anno a questa parte; ma la rivendicazione della senesità della banca è pur sempre un atout a cui nessun candidato alla poltrona di sindaco può rinunciare, tantomeno se del centrosinistra locale, laboratorio in piccolo dei problemi del Pd nazionale.
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UNICOOP FIRENZE: PESANTI PASSIVI CON I DEPOSITI DEI SOCI
Colpo di scena. All’assemblea straordinaria del 25 gennaio scorso Unicoop Firenze, come da verbale del notaio Zanchi, si era presentata in assemblea forte della sua partecipazione del 2,73% pari a 381.591.373 azioni possedute. Il verbale era attivato il 6 febbraio ed era stato inserito prontamente nel sito della banca MPS. Dopo l’assemblea ordinaria del 29 aprile, Maurizio Bologni su La Repubblica si fa due conti e scopre che stavolta Unicoop Firenze si presenta con “111 milioni di azioni Mps in più rispetto a quanto era noto fino ad oggi. E si scopre, così, che la partecipazione del colosso della grande distribuzione alimentare nella Banca senese sfiora il 3,7% invece del 2,7%, si avvicina a quella degli Aleotti (col 4%, secondi soci dietro la Fondazione Mps), e tinge di maggiore "toscanità" Rocca Salimbeni. Nel suo complesso Unicoop Firenze valuta quella in Mps una partecipazione strategica, con rose e, recentemente, tante spine: il gruppo della grande distribuzione si è convinto ad un'importante svalutazione del pacchetto azionario Mps, acquistato negli anni a caro costo rispetto al deprezzamento che nel frattempo ha subito il titolo, svalutazione che gli specialisti stanno calcolando in questi giorni e che spingerà verso il deficit di bilancio 2012 di Unicoop in approvazione nelle prossime settimane.
«La svalutazione è un'operazione di trasparenza - fanno sapere da Unicoop - e occorre chiedersi quante altre aziende che hanno in portafoglio azioni Mps si comportano allo stesso modo, svalutando. I conti si fanno alla fine, ai valori che il titolo avrà quando la partecipazione verrà venduta. E comunque - si ripete da settimane - i soci devono stare tranquilli, la società è solida ed ha un patrimonio florido e abbondante.» E sulla trasparenza siamo tutti d’accordo: chissà cosa ne pensa la Consob, però, che doveva essere informata e invece nulla sapeva. A Siena il rappresentante del colosso della distribuzione alimentare ha presentato il primo pacchetto di 318 milioni di azioni, che hanno generato una minusvalenza di 335 milioni, e un secondo pacchetto di 111 milioni di azioni, depositate presso una banca milanese. Azioni, viene a conoscenza Bologni, “acquistate a luglio del 2012 dal comitato di gestione presieduto da Golfredo Biancalani, una delle due teste dell'azienda (l'altra è il comitato di sorveglianza presieduto da Turiddo Campaini). Comunicate nei tempi di legge alla Banca, mai alla Consob, mai portate prima di ora in assemblea”.
Sperando che si riveli un buon affare, l'acquisto delle azioni nel luglio 2012. Il 24 luglio fu toccata la quotazione più bassa nella storia borsistica dell’istituto di credito: 0,1568 euro. Sicuramente, visto che sarebbero stati presi in carico a circa 18 centesimi, si alleggerisce il peso della partecipazione-macigno sul bilancio di Unicoop. Cosmesi finanziaria per diluire l’impatto emozionale per i moltissimi soci, che di finanza poco ci masticano e ancor meno ne vogliono sapere. Oggi il titolo MPS quota intorno ai 20 centesimi, forse aver venduto i 111 milioni a gennaio 2013 (15 gennaio, 0,30 euro) sarebbe stato un affare migliore, visto che nessuno lo sapeva. A Pasqua perfino Matteo Renzi si era scagliato contro l’immobilismo del vertice Unicoop (Campaini “è su quella poltrona dal 1973, quando il presidente Usa era Richard Nixon”) in una resa dei conti di rottamazione tutta fiorentina interna al Pd. Altro che trasparenza!
L'ECCELLENZA VOLA VIA, L'UNIVERSITA' ITALIANA E' SOLO BARONIA
Tratteggiamo un esemplare profilo di storia italiana - cervelli in fuga - chiusi dalla solita solfa dei raccomandati. Il primo articolo è di attualità di queste ore, un trapianto di trachea costruita con plastica e staminali del paziente. Il secondo una intervista che racchiude tutti i mali dell'Università nazionale, di cui la contro-riforma Gelmini è l'ultima puntata pro-baronie.
Per la prima volta una trachea 'bioartificiale',
realizzata con le cellule del ricevente, e' stata trapiantata in una bambina di due anni e mezzo. A effettuare l'operazione presso il Children's Hospital of Illinois, la sesta di questo genere ma la prima su un soggetto cosi' piccolo, e' stato l'italiano Paolo Macchiarini, l'inventore della tecnica La bimba, Hannah Warren, e' nata senza trachea, una condizione rarissima che e' fatale nel 99% dei casi. L'organo trapiantato, riferisce il New York Times, e' stato realizzato a partire da un tubo di materiale plastico immerso in una soluzione delle cellule staminali della piccola paziente. L'intervento, effettuato lo scorso nove aprile, e' durato circa nove ore, e la bimba sta bene a parte qualche piccola complicazione post operatoria: ''La bambina e' stata quasi sconcertata quando ha visto che non c'era piu' il tubo che aveva in bocca per respirare - afferma Macchiarini al quotidiano - e' stato molto bello''. Il chirurgo potrebbe iniziare un vero e proprio test clinico sulla tecnica, se l'ospedale dell'Illinois otterra' il via libera dall'Fda. Professore a contratto al Karolinska Institute di Stoccolma, Macchiarini ha ottenuto anche un contratto triennale all'ospedale di Careggi di Firenze. Dallo scorso ottobre e' oggetto di un'indagine della magistratura fiorentina per le accuse di alcuni pazienti di aver suggerito ricoveri in cliniche private o straniere invece che nella struttura pubblica.
3 agosto 2010 . L'Unità
L’altra settimana, dopo aver effettuato (primo al mondo) un doppio trapianto di trachea con cellule staminali all’ospedale di Careggi di Firenze, Macchiarini ha annunciato che il suo sì all’offerta di una cattedra universitaria del Karolinska Institutet di Stoccolma. Perché là ha trovato aperta quella porta che il mondo accademico italiano gli ha sempre fatto trovare sbarrata. Fin da quando, brillante ricercatore laureatosi a Pisa, se ne era dovuto andare prima negli Usa, poi in Inghilterra e infine a Barcellona. Da dove era tornato, dopo 18 anni, solo un paio d’anni fa e solo grazie all’intervento diretto di Enrico Rossi, ora presidente della Toscana e allora assessore regionale alla sanità.
Professore perché ha deciso di accettare l’offerta dell’università di Stoccolma?
«Perché a Firenze non si è concretizzato il progetto che avevamo concordato. Doveva esserci una chiamata per “chiara fama”. È per questo che avevo lasciato tutto per tornare in Italia. Se mi avessero detto che non era così, che c’erano dei concorsi forse non avrei fatto la stessa scelta. Dopo due anni non è successo niente e non posso più perdere tempo e permettermi di ritardare la ricerca e bloccare tutto quello che sto facendo sia a livello assistenziale che clinico».
Come considera la sua vicenda: un caso emblematico ma limite o l’esempio di una situazione costante nell’università italiana?
«Penso che sia una vicenda che si ripeta. Speriamo che ora con la legge Gelmini che le cose cambino».
Qual è, a suo avviso, il blocco che va spezzato?
«Serve un cambio generazionale. Non può essere che coloro che sono al potere degli atenei non capiscano quali siano le esigenze dei giovani».
Che servirebbe all’Italia?
«Un garante dell’educazione dei nostri figli. Noi cittadini paghiamo le tasse, dobbiamo pagare le strutture universitarie. I fondi di finanziamento dove cavolo vanno? Possibile che non possa essere utilizzato un sistema di valutazione universale?»
Il rettore dell’Università di Firenze, Alberto Tesi, però fa notare come le procedure per una cattedra vadano osservate anche per garantire trasparenza. Che risponde?
«Sono d’accordo. Dico solo che se due anni e mezzo fa mi avessero detto “guardi lei non può venire se non dopo aver fatto una serie di concorsi etc. etc...” ci avrei potuto pensare. Nonostante che io abbia già l’equipollenza europea, acquisita in tre paesi diversi, per essere ordinario. Teoricamente ho tutti i requisiti. E che mi avrebbero chiamato per “chiara fama” il preside della facoltà di medicina ( Gensini ndr) non l’ha detto solo a me, ma anche in riunioni, presenti pure vari esponenti politici, e pure pubblicamente davanti a decine di giornalisti. Il rettore ha ragione, fa benissimo a dire che servono i concorsi. Se me lo avessero detto allora probabilmente non sarei venuto».
Insomma se l’avesse saputo sarebbe rimasto a Barcellona?
«Certo che sarei rimasto a Barcellona. I tempi brurocratici dei concorsi sono immani. Per di più i concorsi sono bloccati. Se avessi saputo che la situazione a Firenze era così, che c’erano ricercatori in attesa, mai e poi mai mi sarei permesso di avanzare rispetto a loro. Avrei detto: “prima loro e poi se c’è posto vengo io”. Ma questo non toglie valore al lavoro che abbiamo fatto sotto il profilo assistenziale perché al di là del ruolo accademico per un medico la soddisfazione più grande resta quella di poter salvare la vita delle persone».
L’altra questione sollevata è che all’università italiana mancano i soldi. A Firenze nel 2011 potrebbero mancare ben 50 milioni, un quinto di tutto il suo bilancio. I continui tagli la impoveriscono e, appunto, impediscono anche di fare concorsi. Così il turn-over è di fatto bloccato. Lei che ha conosciuto i sistemi universitari anche di altri paesi che opinione s’è fatto del nostro?
«Che sono almeno 10 anni più avanti anche rispetto alla stessa riforma approvata dal Senato. C’è massima trasparenza. Ci sono dei garanti indipendenti e autonomi. In Italia è una catastrofe, la meritocrazia, purtroppo, non è ancora italiana. Ci sono sì isole felici ma dovrebbe essere un’isola felice tutta l’Italia. Al nord, al sud, al centro, per i più poveri, per i figli di nessuno e per quelli dei baroni».
Cosa si augura?
«Che il sistema cambi. A me fa piacere che la riforma sia stata approvata col sostegno non solo della maggioranza. Se poi riusciremo, anche grazie alla mia piccola testimonianza, a scardinare all’interno di un feudo come è quello universitario, le regole sarei l’uomo più felice della terra».
Lei continuerà a operare all’ospedale Careggi di Firenze?
«Penso di sì, se naturalmente sarà possibile rimanere e convivere con l’università. Perché vorrei poter lavorare tranquillamente senza essere attaccato quotidianemente. Se reggo bene, se no valuterò se andarmene. Anche se andando via finirei per dare ragione a coloro che fanno dell’Italia un paese corrotto»
A Firenze, dal punto di vista delle strutture, come s’è trovato?
«A Careggi lavoro solo da circa cinque mesi eppure anche in questo poco tempo abbiamo fatto cose fantastiche di cui i due trapianti sono solo la punta dell’iceberg. Fra un po’ usciremo con altri interventi unici al mondo. Perché il bello dell’Italia, nonostante tutto, è che è un paese di divini creatori ed è questo che mi fa arrabbiare più di tutto. Che nonostante i suoi geni poi ci sia questo malore che avvolge il Paese e non lo dico da professore, ma da cittadino. Le posso fare un esempio che non c’entra nulla con la mia storia?».
Prego.
«Il Vaticano ha attaccato il via libera Usa ai test sull’uomo con cellule staminali embrionali. Capisco le questioni di fede sull’embrione, ma qui si tratta di salvare delle vite umane con la ricerca. Perché nessuno in Italia ha alzato la voce?».
Che consiglio darebbe a un giovane ricercatore italiano?
Ma per un giovane è meglio impegnarsi nel lavoro e nello studio o nel costruire relazioni con chi ha potere?
«Purtroppo in Italia se uno non ha relazioni finisce nel dimanticatoio. Però non è giusto. Con me a Firenze lavorano persone con età media di 30 anni. E il nostro lavoro dovrebbe essere anche quello di poter trasmettere ai più giovani quello che abbiamo imparato. Invece ..."
Per la prima volta una trachea 'bioartificiale',
realizzata con le cellule del ricevente, e' stata trapiantata in una bambina di due anni e mezzo. A effettuare l'operazione presso il Children's Hospital of Illinois, la sesta di questo genere ma la prima su un soggetto cosi' piccolo, e' stato l'italiano Paolo Macchiarini, l'inventore della tecnica La bimba, Hannah Warren, e' nata senza trachea, una condizione rarissima che e' fatale nel 99% dei casi. L'organo trapiantato, riferisce il New York Times, e' stato realizzato a partire da un tubo di materiale plastico immerso in una soluzione delle cellule staminali della piccola paziente. L'intervento, effettuato lo scorso nove aprile, e' durato circa nove ore, e la bimba sta bene a parte qualche piccola complicazione post operatoria: ''La bambina e' stata quasi sconcertata quando ha visto che non c'era piu' il tubo che aveva in bocca per respirare - afferma Macchiarini al quotidiano - e' stato molto bello''. Il chirurgo potrebbe iniziare un vero e proprio test clinico sulla tecnica, se l'ospedale dell'Illinois otterra' il via libera dall'Fda. Professore a contratto al Karolinska Institute di Stoccolma, Macchiarini ha ottenuto anche un contratto triennale all'ospedale di Careggi di Firenze. Dallo scorso ottobre e' oggetto di un'indagine della magistratura fiorentina per le accuse di alcuni pazienti di aver suggerito ricoveri in cliniche private o straniere invece che nella struttura pubblica.
3 agosto 2010 . L'Unità
L’altra settimana, dopo aver effettuato (primo al mondo) un doppio trapianto di trachea con cellule staminali all’ospedale di Careggi di Firenze, Macchiarini ha annunciato che il suo sì all’offerta di una cattedra universitaria del Karolinska Institutet di Stoccolma. Perché là ha trovato aperta quella porta che il mondo accademico italiano gli ha sempre fatto trovare sbarrata. Fin da quando, brillante ricercatore laureatosi a Pisa, se ne era dovuto andare prima negli Usa, poi in Inghilterra e infine a Barcellona. Da dove era tornato, dopo 18 anni, solo un paio d’anni fa e solo grazie all’intervento diretto di Enrico Rossi, ora presidente della Toscana e allora assessore regionale alla sanità.
Professore perché ha deciso di accettare l’offerta dell’università di Stoccolma?
«Perché a Firenze non si è concretizzato il progetto che avevamo concordato. Doveva esserci una chiamata per “chiara fama”. È per questo che avevo lasciato tutto per tornare in Italia. Se mi avessero detto che non era così, che c’erano dei concorsi forse non avrei fatto la stessa scelta. Dopo due anni non è successo niente e non posso più perdere tempo e permettermi di ritardare la ricerca e bloccare tutto quello che sto facendo sia a livello assistenziale che clinico».
Come considera la sua vicenda: un caso emblematico ma limite o l’esempio di una situazione costante nell’università italiana?
«Penso che sia una vicenda che si ripeta. Speriamo che ora con la legge Gelmini che le cose cambino».
Qual è, a suo avviso, il blocco che va spezzato?
«Serve un cambio generazionale. Non può essere che coloro che sono al potere degli atenei non capiscano quali siano le esigenze dei giovani».
Che servirebbe all’Italia?
«Un garante dell’educazione dei nostri figli. Noi cittadini paghiamo le tasse, dobbiamo pagare le strutture universitarie. I fondi di finanziamento dove cavolo vanno? Possibile che non possa essere utilizzato un sistema di valutazione universale?»
Il rettore dell’Università di Firenze, Alberto Tesi, però fa notare come le procedure per una cattedra vadano osservate anche per garantire trasparenza. Che risponde?
«Sono d’accordo. Dico solo che se due anni e mezzo fa mi avessero detto “guardi lei non può venire se non dopo aver fatto una serie di concorsi etc. etc...” ci avrei potuto pensare. Nonostante che io abbia già l’equipollenza europea, acquisita in tre paesi diversi, per essere ordinario. Teoricamente ho tutti i requisiti. E che mi avrebbero chiamato per “chiara fama” il preside della facoltà di medicina ( Gensini ndr) non l’ha detto solo a me, ma anche in riunioni, presenti pure vari esponenti politici, e pure pubblicamente davanti a decine di giornalisti. Il rettore ha ragione, fa benissimo a dire che servono i concorsi. Se me lo avessero detto allora probabilmente non sarei venuto».
Insomma se l’avesse saputo sarebbe rimasto a Barcellona?
«Certo che sarei rimasto a Barcellona. I tempi brurocratici dei concorsi sono immani. Per di più i concorsi sono bloccati. Se avessi saputo che la situazione a Firenze era così, che c’erano ricercatori in attesa, mai e poi mai mi sarei permesso di avanzare rispetto a loro. Avrei detto: “prima loro e poi se c’è posto vengo io”. Ma questo non toglie valore al lavoro che abbiamo fatto sotto il profilo assistenziale perché al di là del ruolo accademico per un medico la soddisfazione più grande resta quella di poter salvare la vita delle persone».
L’altra questione sollevata è che all’università italiana mancano i soldi. A Firenze nel 2011 potrebbero mancare ben 50 milioni, un quinto di tutto il suo bilancio. I continui tagli la impoveriscono e, appunto, impediscono anche di fare concorsi. Così il turn-over è di fatto bloccato. Lei che ha conosciuto i sistemi universitari anche di altri paesi che opinione s’è fatto del nostro?
«Che sono almeno 10 anni più avanti anche rispetto alla stessa riforma approvata dal Senato. C’è massima trasparenza. Ci sono dei garanti indipendenti e autonomi. In Italia è una catastrofe, la meritocrazia, purtroppo, non è ancora italiana. Ci sono sì isole felici ma dovrebbe essere un’isola felice tutta l’Italia. Al nord, al sud, al centro, per i più poveri, per i figli di nessuno e per quelli dei baroni».
Cosa si augura?
«Che il sistema cambi. A me fa piacere che la riforma sia stata approvata col sostegno non solo della maggioranza. Se poi riusciremo, anche grazie alla mia piccola testimonianza, a scardinare all’interno di un feudo come è quello universitario, le regole sarei l’uomo più felice della terra».
Lei continuerà a operare all’ospedale Careggi di Firenze?
«Penso di sì, se naturalmente sarà possibile rimanere e convivere con l’università. Perché vorrei poter lavorare tranquillamente senza essere attaccato quotidianemente. Se reggo bene, se no valuterò se andarmene. Anche se andando via finirei per dare ragione a coloro che fanno dell’Italia un paese corrotto»
A Firenze, dal punto di vista delle strutture, come s’è trovato?
«A Careggi lavoro solo da circa cinque mesi eppure anche in questo poco tempo abbiamo fatto cose fantastiche di cui i due trapianti sono solo la punta dell’iceberg. Fra un po’ usciremo con altri interventi unici al mondo. Perché il bello dell’Italia, nonostante tutto, è che è un paese di divini creatori ed è questo che mi fa arrabbiare più di tutto. Che nonostante i suoi geni poi ci sia questo malore che avvolge il Paese e non lo dico da professore, ma da cittadino. Le posso fare un esempio che non c’entra nulla con la mia storia?».
Prego.
«Il Vaticano ha attaccato il via libera Usa ai test sull’uomo con cellule staminali embrionali. Capisco le questioni di fede sull’embrione, ma qui si tratta di salvare delle vite umane con la ricerca. Perché nessuno in Italia ha alzato la voce?».
Che consiglio darebbe a un giovane ricercatore italiano?
Ma per un giovane è meglio impegnarsi nel lavoro e nello studio o nel costruire relazioni con chi ha potere?
«Purtroppo in Italia se uno non ha relazioni finisce nel dimanticatoio. Però non è giusto. Con me a Firenze lavorano persone con età media di 30 anni. E il nostro lavoro dovrebbe essere anche quello di poter trasmettere ai più giovani quello che abbiamo imparato. Invece ..."
mercoledì 1 maggio 2013
ANCORA DISASTRI AMBIENTALI A FUKUSHIMA
Un giornalista americano ha scritto che nemmeno se il presidente della Tepco fosse stato lo sfortunatissimo Wile E. Coyote le cose sarebbero andate peggio a Fukushima. Dopo che la società elettrica nipponica aveva giurato che tutto fosse sotto controllo, una violenta infiltrazione d’acqua (da 280 a 350 litri al minuto) continua a penetrare nei reattori da una falda sotterranea e diventa fortemente radioattiva; nei piazzali della centrale sono saturati gli spazi per ospitare cisterne di raccolta di questa acque inquinate e presto si dovrà decidere di far scorrere l’acqua nell’oceano, con i risultati che tutti si possono immaginare da soli. L’acqua flitra dalle montagne circostanti, e per risparmiare la Tepco non ha costruito un muro di contenimento che vada abbastanza in profondità per impedire le infiltrazioni. Questione di risparmio economico, avallata dal governo giapponese che ora si ritrova in mano una patata bollente quanto micidiale. La popolazione mondiale, perché le acque marine interessate sono quelle dell’oceano Pacifico da cui, come si è visto con i relitti dello tsunami, si possono disperdere in tutto il mondo, viene tenuta all’oscuro di ciò che accade a Fukushima negli ultimi giorni.
Appena una settimana fa il ministro giapponese dell’industria, Toshimitsu Motegi, aveva previsto il riavvio dal prossimo autunno di una parte dei reattori nucleari presenti sull’arcipelago, contro la volontà dei cittadini nipponici. In questo momento, per la verifica delle norme di sicurezza, 48 dei 50 siti sono fermi, ma il ministro, in linea con la svolta politica del governo Abe, ha dichiarato: “Le nuove norme stabilite dall’Autorità di controllo nucleare saranno varate il 18 luglio. Se la sicurezza dei reattori sarà confermata, verranno riavviati”. Intanto fonti locali (l'informazione sui fatti attuali è quasi tutta in lingua giapponese) hanno confermato che la prefettura di Fukushima ha mandato un gruppo di esperti a fare un sopralluogo nella centrale nucleare. Essi sono stati spaventati da ciò che hanno visto e sostengono che, comportandosi in modo meno dilettantesco, sarebbe stato possibile evitare le perdite di acqua radioattiva. Disastro ambientale ancora più grave quello che attende il giappone, mentre rimangono inimmaginabili le conseguenze di un nuovo terremoto nell’area, non necessariamente della stessa intensità di quello del marzo 2011. Ma Shinzo Abe pensa solo ai guadagni per le industrie e a risolvere nel modo più veloce e semplicistico la fame di energia del paese, senza rendersi conto che presto potrebbe non rimanergliene uno da governare.
martedì 30 aprile 2013
UNICOOP FIRENZE: AFFARI FALLIMENTARI
Certo è che ai piani alti di Rocca Salimbeni non hanno molta fortuna nello scegliersi i nuovi amministratori. Senza clamore, però nel silenzio assordante di Unicoop Firenze che non riesce a regolare i suoi conti interni, Turiddo Campaini si era dimesso lo scorso gennaio dalla carica di Vicepresidente di MPS. La società che rappresenta sembra che debba sistemare nei suoi bilanci 400 milioni di euro di minusvalenze causate dall’investimento azionario nella banca senese oltre che da dubbie posizioni su investimenti a rischio fatti con i soldi raccolti dai soci. Domenica sera Report ha raccontato di una possibile mega-truffa legalizzata da un miliardo di euro fatta dalla Menarini di Firenze a danno del sistema sanitario con sovrafatturazioni sui principi attivi dei farmaci che l’azienda acquista all’estero. La fotocopia in salsa medica dei reati contestati a Mediatrade sull’acquisto di diritti televisivi e cinematografici. Lunedì con perfetto tempismo, in quanto la famiglia Aleotti proprietaria della casa farmaceutica è anche socia in MPS con il 4% delle azioni acquistate nella svendita del 2012 per 150 milioni, il manager della Menarini Pietro Giovanni Corsa, già consigliere di amministrazione, viene nominato da Alessandro Profumo vicepresidente dell’istituto di credito senese.
Senza clamore. Lavoratori-unicoop.blogspot.it ha ripreso un libro scritto da Campaini nel 2010 (Un'altra vita è possibile) in cui lo storico presidente scriveva: “Per quanto mi riguarda, sono del parere che la Borsa sia assolutamente incompatibile con la società cooperativa, sono due cose agli antipodi”. Ne è nata l’occasione per criticare il suo operato nel mondo dell’alta finanza: forse la prima voce che viene dal mondo della cooperazione in tal senso, e che riprende critiche che vi avevamo già raccontato. Dura l’analisi dei lavoratori: “Campaini dovrebbe aver avuto le idee più chiare e forse anche essere meglio consigliato. Non si va in borsa se siamo una Coop. Se ci si va si perde qualcosa di profondo della nostra natura mutualistica, dato che Borsa è sinonimo di speculazione, si sta alle regole di un gioco che non hanno nulla a che fare con l'oggetto sociale della Coop. A questo punto la frittata è tale che Campaini si rifiuta di rispondere ai giornalisti, ai soci, ai dipendenti. A chiunque.
Il disastro è triplice: da una parte si immola una quantità enorme di risorse, dall'altra il sacrificio risulterà vano, mancando l'obiettivo strategico di vincolare la Banca al territorio, infine il ritorno d'immagine legato a Mps è tale da dover seriamente riflettere se Unicoop debba in qualche misura vincolare il proprio nome a quello dell'istituto senese. Le conclusioni. Campaini deve rispondere del disastro, anche perché con i suoi 40 anni di presidenza di Unicoop Firenze è un simbolo per tutto il mondo cooperativo, deve riconoscere gli errori e assumersi la sua parte di responsabilità con un atto forte e deciso. E' tempo che lasci che la sua creatura cammini con le sue gambe e affronti i marosi con altri capitani. Se farà questo gesto, e insieme a lui quelli della prima ora che lo circondano, lo rispetteremo e lo ricorderemo con stima e affetto”.
Il disastro è triplice: da una parte si immola una quantità enorme di risorse, dall'altra il sacrificio risulterà vano, mancando l'obiettivo strategico di vincolare la Banca al territorio, infine il ritorno d'immagine legato a Mps è tale da dover seriamente riflettere se Unicoop debba in qualche misura vincolare il proprio nome a quello dell'istituto senese. Le conclusioni. Campaini deve rispondere del disastro, anche perché con i suoi 40 anni di presidenza di Unicoop Firenze è un simbolo per tutto il mondo cooperativo, deve riconoscere gli errori e assumersi la sua parte di responsabilità con un atto forte e deciso. E' tempo che lasci che la sua creatura cammini con le sue gambe e affronti i marosi con altri capitani. Se farà questo gesto, e insieme a lui quelli della prima ora che lo circondano, lo rispetteremo e lo ricorderemo con stima e affetto”.
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domenica 28 aprile 2013
ULTIME VESTIGIA DELLA FONDAZIONE MPS
Proprio due anni fa esatti, il 28 aprile 2011, la Fondazione MPS per bocca del suo presidente Mancini si avviava sulla strada dell’autodistruzione finanziaria: “La Deputazione Amministratrice della Fondazione Monte dei Paschi di Siena ha valutato positivamente nei giorni scorsi l’aumento di capitale annunciato da Banca Monte dei Paschi ed avviato l’iter per l’autorizzazione relativa da parte del Ministero dell’Economia. La Fondazione farà quindi la propria parte per sostenere la Banca, per garantirne la non scalabilità e continuare ad assicurare il suo legame con il territorio di riferimento”. Scelte che avrebbero provocato l’insostenibile indebitamento che ne conseguì e le cui conseguenze, oggi, sono la presa di coscienza dello stesso presidente che la Fondazione non potrà più perseguire alcun ruolo di riferimento nella banca in favore del territorio. Si discute, a Siena, se questa deputazione che ha completamente fallito nella propria mission societaria dell’ultimo quadriennio sia autorevole nel proporre le modifiche dello statuto di cui ha completato la messa a punto, curata da Angelo Benessia, avvocato torinese esperto di corporate governance ed ex presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo. Un uomo legato a doppio filo con Siena, benché quasi nessuno in città lo conosca: “è stato tra i consulenti dell’acquisizione di Antonveneta, operazione che si rivelò un autentico capestro per le casse di Rocca Salimbeni. Successivamente, da presidente della Compagnia, chiamò sotto la Mole in qualità di direttore di Intesa San Paolo Paolo Morelli, oggi tra i principali indagati per concorso in bancarotta”. Un nome, quello di Angelo Benessia, che ritorna più volte nelle cronache finanziarie della banca senese e nell’attenzione della magistratura. A fine gennaio, Il Giornale scriveva: “Lo studio Benassia - ci conferma lo stesso avvocato - è stato perquisito dalla Gdf nell'ambito dell'inchiesta su Antonveneta in quanto advisor, come altri studi legali che si sono occupati della vicenda. Abbiamo fornito il materiale che cercavano, siamo assolutamente sereni”.
L’ultima e attuale deputazione nominata per Palazzo Sansedoni si insediò il 3 agosto 2009. Quindi secondo lo Statuto (articolo 12, comma 3)il prossimo 2 agosto saranno decaduti dall’incarico. Entro il 5 maggio Gabriello Mancini deve inviare agli enti nominanti la richiesta di provvedere alle nomine di competenza. Entro il 3 luglio 2013 dovranno pervenire i nominativi scelti, con tutti gli allegati richiesti. Questo è lo stato dei fatti. La Deputazione si riunisce il 30 aprile, a sole 24 ore dall’assemblea MPS, per deliberare il nuovo statuto, di cui ha fatto circolare una bozza e su cui ha chiesto pareri non vincolanti ad alcune associazioni e enti definiti nella richiesta stessa. Tra le varie proposte, ha fatto notizia la richiesta di rappresentatività arrivata da Grosseto e provincia formulata dal sindaco di Grosseto. Per l’approvazione del nuovo statuto, tuttavia rimangono tempi tecnici strettissimi, perciò teoricamente a rischio di non dare i risultati immediati che vorrebbe Mancini, e consegnare la rappresentatività della Fondazione al sindaco che uscirà vincitore della tornata elettorale amministrativa di fine maggio. Lo scoglio viene dalla necessaria approvazione del Ministero dell’Economia, come già successo per la modifica introdotta il 25 luglio 2012. Cesare Peruzzi, su Il Sole 24 Ore, aveva scritto nello scorso marzo di una “norma transitoria per consentire il cambio dello statuto prima che parta l' iter del rinnovo degli organi di governo della Fondazione Mps. Messo a punto d' intesa con il ministero dell' Economia, il dispositivo che introduce la norma transitoria è stato votato venerdì sera (1 marzo 2013, ndr) dalla deputazione generale dell' Ente senese presieduto da Gabriello Mancini e prevede, nel caso in cui sia approvata la riforma dello statuto, la possibilità di ridurre sensibilmente i tempi della procedura. In concreto, è sufficiente che il nuovo statuto ottenga il via libera entro maggio”. Dalla lettura della bozza di statuto che Palazzo Sansedoni ha fatto circolare in questo periodo, però, di questa norma transitoria non vi è traccia. Sarà la solita forzatura (poco) legale, di gran moda in questi tempi di confusione istituzionale? Certo con l’assistenza del ministro uscente, Vittorio Grilli, ottenere questa velocità istituzionale era cosa facile. Fabrizio Saccomanni, che per prendere possesso del dicastero di via XX settembre lascerà la poltrona di Direttore Generale della Banca d’Italia, anche se organico al sistema potrebbe non essere d’accordo benché la richiesta avvenga con i buoni uffici dell’Acri.
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giovedì 25 aprile 2013
QUELLO CHE NON SA DEBORA SERRACCHIANI SUL SUO PARTITO
Le domande di Debora Serracchiani, neo governatore del Friuli Venezia Giulia, a Pierluigi Bersani sono state: “Perché si è scelto Marini? Perché è saltato Prodi? Perché no a Rodotà? Perché siamo al governissimo quando si era votato due volte di no?” La risposta-non-risposta del segretario dimissionario rende chiaramente lo stato dell’arte. Ovvero gran parte dei componenti del Pd non è a conoscenza dell’attività del partito a 360 gradi, e la gestione del potere materiale è concentrata in alcune persone che si auto-perpetuano ad ogni cambio di sigla. Purtroppo il 17 aprile c’era una scadenza che colpiva al cuore l’apparato politico economico del gruppo dirigente. Si doveva rinnovare nell’assemblea di approvazione del bilancio 2012 il vertice della Cassa Depositi e Prestiti . Franco Bassanini l’ha ben condotta in questi anni, come da risultati sciorinati ai soci e ai mercati. Per la capogruppo Cdp l'esercizio si chiude con un utile in crescita del 77%, a 2.853 milioni di euro. Lo scorso anno la Cdp ha iniettato nell'economia, sotto forma di finanziamenti e investimenti, risorse complessive per oltre 22 miliardi di euro, quasi l'1,5% del pil italiano. Si tratta del massimo livello mai toccato da Cdp Spa con una crescita del 35% rispetto ai 16,5 miliardi di euro impiegati nel 2011. La Cdp ha quindi quasi raggiunto con un anno di anticipo gli obiettivi del Piano triennale 2011-2013, che prevedevano l'immissione nell'economia di nuove risorse superiori complessivamente a 40 miliardi di euro. Previsione che, alla luce dei risultati 2012, è stata rivista a oltre 50 miliardi di euro in tre anni, più del 3% del PIL, a conferma del ruolo anticiclico di Cassa. Il risultato consente di distribuire dividendi per circa 1 miliardo di euro.
La nomina del nuovo presidente per il prossimo triennio è nelle mani dei due soci Ministero dell’Economia e Fondazioni bancarie: quindi un atto di natura squisitamente politica. Il governo Monti è dimissionario e non dovrebbe occuparsene, ma si è dovuta far cadere la possibilità di spostare l’assemblea dei soci in quanto attraverso l’approvazione del bilancio è legato lo sblocco dei debiti della pubblica amministrazione. Le trattative politiche sottotraccia possiamo facilmente immaginare quanto siano serrate: la fonte principale di potere e influenza in mano al Pd non deve essere perduta. Al punto di essere più importante di Marini, l’ottantenne ex-sindacalista che pare tra l’altro male in arnese, Prodi e Rodotà: gli ultimi due candidati solo per contrattare uno scambio rispettivamente con Berlusconi e Monti per le conseguenze per loro negative sulla formazione del nuovo governo. Astrid, la fondazione di Bassanini, Amato e Berlinguer viene gratificata con la conferma del suo presidente alla guida di Cdp. Quanto sia centrale il ruolo di Cdp lo dimostra la presenza nel suo CdA di esponenti di massimo livello come Maria Cannata, dirigente del Tesoro definita “la zarina del debito pubblico italiano”. Garante di tutti gli accordi – che non si possono mettere per scritto, ovviamente – il presidente Napolitano. Ma tutto questo non si può spiegare ai giornali, al popolo dei partiti, al web. Tanto che i grandi elettori di sinistra si dividono, senza aver chiaro cosa stia succedendo. La serie di contraddizioni che ne emergono viene pagata, disciplinatamente, da Bersani e Bindi, che si dimettono di loro volontà: si recupereranno tra un po’ di tempo, niente di grave.
Ma davvero Cdp è così centrale nella mappa del potere politico-economico nazionale? Pensiamo solo che in scadenza, in questi giorni, c’erano anche i vertici di Finmeccanica e Ferrovie dello Stato. Ebbene, questi sono stati rinviati a giugno. Cdp, oltre alla liquidità imponente dovuta alla gestione del risparmio postale degli italiani, ha in mano partecipazioni strategiche come Eni, Terna, Snam, Sace, Simest e Fintecna. Per Siena, nell’ottica di una soluzione di proprietà stabile per la banca MPS in modo che rimanga referente alla politica come negli ultimi 17 anni, la galassia Cdp è diventata fondamentale. In fondo Franco Bassanini è riconosciuto unanimemente da tutti i commentatori “tra i padrini politici piddini dell’ex numero uno del Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari”. Ognuno è libero di credere che Alessandro Profumo sia stato scelto dalla Fondazione e dal sindaco di Siena Ceccuzzi, anche se Mancini ha sempre vantato l’aver “ubbidito agli ordini”. Forse voleva raccontare questa storia Beppe Grillo quando ha detto: “E’ avvenuto uno scambio. Per salvare il culo a Berlusconi e a MPS”. Il Tandem ha ricevuto un incarico di traghettare al 2015 Rocca Salimbeni. Per comporre i tasselli che porteranno Cdp a inglobare MPS nella sua galassia si devono completare una serie di operazioni, la prima delle quali avverrà il 30 aprile. Per sostenere la battaglia, 4,1 miliardi di munizioni: i monti bond. Un castello politico finanziario che nessun speculatore al mondo può pensare di attaccare. E infatti nessuno ci prova nonostante la debolezza della governance.
Due sono gli scopi della revisione dello statuto della Fondazione MPS. Il primo eliminare l’influenza del prossimo sindaco di Siena, che arriverà a giugno, nelle vicende della banca. In quanto si prevede che possa essere un esponente dell’opposizione (di qualsiasi segno) oppure un piddino non allineato e non al corrente dei fatti, in gergo non cooptato. Il secondo eliminare il vincolo assembleare del 4% agli altri soci della banca in favore della posizione di potere di Palazzo Sansedoni. Così che nessuno a Siena possa creare i presupposti per bloccare o condizionare i movimenti futuri. Nel frattempo continuerà la cura dimagrante dei costi del personale e di gestione, sfruttando al meglio il riposizionamento dello spread in basso e la naturale diminuzione dei titoli di Stato in portafoglio, che piano piano andranno in scadenza. Sappiamo già – è un semplice calcolo matematico, niente palla di vetro - che alla fine del mandato di Profumo (2015, appunto) non ci sarà la capacità di restituire i finanziamenti allo Stato. Ovviamente la Bce chiederà di risolvere in ogni caso questa anomalia finanziaria che non ha eguali in tutto il mondo. E che probabilmente fa inorridire tutti i custodi delle teorie sul libero mercato. E a quel punto sarà abbastanza facile convincere l’opinione pubblica che la cosa più conveniente risulterà trasformare i monti bond in azioni ordinarie e darle in affidamento alla Cdp, braccio armato del Ministero dell’Economia. Chissà se Debora Serracchiani sa cosa si nasconde dietro una domanda senza risposta al segretario del Pd Bersani.
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RAPPORTI COMPLESSI DI POTERE: CALTAGIRONE, MUSSARI E MPS
E alla fine Francesco Gaetano Caltagirone una sua verità sulla fuga improvvisa e inopinata da Siena nel gennaio 2012 l'ha dovuta raccontare. Almeno ai soci della sua Caltagirone Spa, e così la storia ha fatto il giro d'Italia in pochi minuti. Il Fatto Quotidiano riporta così il pensiero del costruttore: "mentre Mps è una banca unicamente italiana e l’Italia era entrata nel tunnel di questa crisi, Unicredit ha il 70% delle attività all’estero. Così abbiamo spostato l’investimento e privilegiato una banca che ha la maggior parte delle attività all’estero, che poi sono quelle che vanno meglio”. Una scelta tattica effettuata al volo: “Lo abbiamo deciso in quel momento”, conclude sottolineando che il tempo gli ha dato ragione dal momento che oggi “abbiamo sensibili plusvalenze” su Piazza Cordusio".
Nessun accenno del costruttore al fatto che fosse stato costretto, il 26 gennaio 2012, a dimettersi dal CdA di MPS a causa di una condanna in primo grado a tre anni e sei mesi di reclusione nell'ambito del processo della fallita scalata di Unipol a Bnl nella quale era coinvolto l'ex governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio. Una storia strana, se non ambigua che ben descrive il disordine della giustizia italiana di oggi. Infatti a maggio 2012, nel processo alla Corte di appello di Milano, Fazio, Caltagirone e gli altri imputati (i famosi "furbetti del quartierino") vengono tutti assolti perchè IL FATTO NON SUSSISTE. Vengono condannati solo gli ex vertici di Unipol, Consorte e Sacchetti. Il pg Vito D'Ambrosio ricorre in Cassazione perchè "Secondo la pubblica accusa di Piazza Cavour la sentenza d’appello che, ribaltando la decisione di primo grado, aveva accordato 11 assoluzioni dall’accusa di aggiotaggio “perché il fatto non sussiste” è una ”sentenza strabica perché racconta come si sono svolti i fatti e poi dice che manca la prova del patto parasociale”.
All'inizio di dicembre 2012 la Cassazione dispone che si faccia un nuovo processo presso la Corte d'Appello di Milano annullando l'assoluzione degli 11 imputati. Sentenza sacrosanta quanto inutile, perchè il nuovo processo non si farà. Infatti il 19 dicembre dello stesso anno i reati ascritti agli imputati finiscono in prescrizione, per cui tutti salvi e marameo alla giustizia. Poi si chiedono perchè gli investitori mondiali stanno alla larga dall'Italia ... basterebbe raddoppiare i tempi della prescrizione per rendere inutili tutti gli escamotage per rinviare l'esecuzione dei processi per anni lasciando troppa discrezionalità ai magistrati per tenere aperti fascicoli senza procedere a formalizzare i processi e agli avvocati per inventarsi impedimenti di ogni genere. Però certamente il giudice che secondo la Cassazione ha preso l'abbaglio dell'assoluzione, avrà fatto carriera.
Caltagirone, oggi, racconta che nel periodo settembre-dicembre 2011 ci furono forti tensioni all'interno del CdA senese. Insieme al rappresentante francese di Axa, De Courtois, aveva improvvisamente scoperto che nel portafoglio della banca c'erano troppi titoli di Sato italiani. Se avessero letto le cronache di alcuni giornali lo avrebbero saputo senza l'aria stupefatta che ne viene fuori. Dai verbali delle riunioni del board risulta che "Caltagirone e l’azionista francese Axa, rappresentato da Francois de Courtois, erano preoccupati per l’esposizione ai titoli di Stato italiani di Mps. “Quanti Btp abbiamo in portafoglio?”, chiedeva Francesco Gaetano Caltagirone, vicepresidente e azionista con il 4%, al consiglio dell’8 settembre 2011. “La situazione non è ulteriormente sostenibile – dichiarava il costruttore nello stesso verbale – sia come rischiosità che come conseguenze di conto economico, si devono prendere opportuni provvedimenti per alleggerire queste posizioni”. Chissà se ha chiesto il perchè a Mussari e Vigni di una simile raccolta di titoli ... che ancora non si parla dei derivati Santorini e Alexandria.
Tra il 16 e il 22 dicembre 2011, avendo da qualche giorno in mano un rapporto interno che quantificava l'esposizione della banca in titoli di Stato italiani, Caltagirone vendeva un pacchetto da 35,7 milioni di azioni MPS per un controvalore di 8 milioni: banca di cui era ancora vicepresidente e di cui, secondo gli aggiornamenti Consob, deteneva il 3,923%. In particolare l'imprenditore romano aveva ceduto, fra il 16 e il 21 dicembre, 22,5 milioni di titoli attraverso la Caltagiorne Editore per oltre 5,8 milioni di euro; altri 13,2 milioni di azioni vendute attraverso la Soficos per piu' di 3,4 milioni. Altro che occasione Unicredit: la grande fuga era già cominciata. Caltagirone aveva annusato aria brutta e aveva deciso di mollare la baracca per tempo. Un pò ammaccato, dovendo contabilizzare 400 milioni di minusvalenze, all'incirca come la Unicoop firenze di Turiddo Campaini che a differenza non ha mollato nulla, se non la vicepresidenza nel board targato Profumo nel 2013. Ma davvero sono state contabilizzate solo minusvalenze? L'elenco degli affari immobiliari che il costruttore romano ha svolto sotto l'ombrello della banca senese è impressionante. Non è possibile conosere l'esposizione complessiva della banca con la galassia Caltagirone perchè le regole si sono fatte stringenti solo a partire dal 2008. Si tratta comunque di "un flusso di denaro che non ha trovato, evidentemente, grandi ostacoli nella procedura prevista dall’articolo 136 del Testo unico bancario (voto favorevole unanime del cda e dei sindaci per le operazioni sulle operazioni della banca che hanno come controparti amministratori)".
Con i soldi della senesità si finanziavano le imprese del costruttore più liquido del panorama nazionale. Più di 500 milioni di euro, secondo una stima fatta da linkiesta.it: "Nell’ottobre 2008 Mussari ha erogato mutui fondiari alla Immobiliare Caltagirone (la “ICal”), controllata dalla capofila (non quotata) Fgc spa, per 120 milioni di euro. Ical: altri 30 milioni nel febbraio 2010. Aprile 2009, la quotata Cementir Holding, invece, è destinataria di «nuove concessioni creditizie di 49,5 milioni», mentre alla fine dello stesso anno una controllata del gruppo senese, la Antonveneta Immobiliare decide di vendere «alcuni immobili di proprietà situati in Roma alla società Immo 2006 srl al prezzo complessivo di 37.580.000». La società in questione è «è parte correlata di Banca Mps in quanto il vice presidente Ing. Francesco Gaetano Caltagirone controlla indirettamente Immo 2006 srl». La vendita dei singoli immobili verrà poi effettuata nel corso del 2010 e del 2011, e sarà assistita dalla contestuale erogazione di mutui fondiari. A gennaio 2010 «in occasione della revisione ordinaria di posizioni appartenenti al Gruppo facente capo all’ing. Francesco Gaetano Caltagirone sono state deliberate proroghe a linee di credito ordinarie, di diversa forma tecnica, per complessivi 198 milioni di euro circa». Maggio 2010: il cda di Mps delibera un «incremento delle linee di credito ordinarie con utilizzo secondo varie forme tecniche per 175 milioni di euro a favore di Acea S.p.A», poi seguite da altri 15 milioni. La multiutility romana è ovviamente una partecipata da Caltagirone (allora al 13%, oggi al 15).
Nessun accenno del costruttore al fatto che fosse stato costretto, il 26 gennaio 2012, a dimettersi dal CdA di MPS a causa di una condanna in primo grado a tre anni e sei mesi di reclusione nell'ambito del processo della fallita scalata di Unipol a Bnl nella quale era coinvolto l'ex governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio. Una storia strana, se non ambigua che ben descrive il disordine della giustizia italiana di oggi. Infatti a maggio 2012, nel processo alla Corte di appello di Milano, Fazio, Caltagirone e gli altri imputati (i famosi "furbetti del quartierino") vengono tutti assolti perchè IL FATTO NON SUSSISTE. Vengono condannati solo gli ex vertici di Unipol, Consorte e Sacchetti. Il pg Vito D'Ambrosio ricorre in Cassazione perchè "Secondo la pubblica accusa di Piazza Cavour la sentenza d’appello che, ribaltando la decisione di primo grado, aveva accordato 11 assoluzioni dall’accusa di aggiotaggio “perché il fatto non sussiste” è una ”sentenza strabica perché racconta come si sono svolti i fatti e poi dice che manca la prova del patto parasociale”.
All'inizio di dicembre 2012 la Cassazione dispone che si faccia un nuovo processo presso la Corte d'Appello di Milano annullando l'assoluzione degli 11 imputati. Sentenza sacrosanta quanto inutile, perchè il nuovo processo non si farà. Infatti il 19 dicembre dello stesso anno i reati ascritti agli imputati finiscono in prescrizione, per cui tutti salvi e marameo alla giustizia. Poi si chiedono perchè gli investitori mondiali stanno alla larga dall'Italia ... basterebbe raddoppiare i tempi della prescrizione per rendere inutili tutti gli escamotage per rinviare l'esecuzione dei processi per anni lasciando troppa discrezionalità ai magistrati per tenere aperti fascicoli senza procedere a formalizzare i processi e agli avvocati per inventarsi impedimenti di ogni genere. Però certamente il giudice che secondo la Cassazione ha preso l'abbaglio dell'assoluzione, avrà fatto carriera.
Caltagirone, oggi, racconta che nel periodo settembre-dicembre 2011 ci furono forti tensioni all'interno del CdA senese. Insieme al rappresentante francese di Axa, De Courtois, aveva improvvisamente scoperto che nel portafoglio della banca c'erano troppi titoli di Sato italiani. Se avessero letto le cronache di alcuni giornali lo avrebbero saputo senza l'aria stupefatta che ne viene fuori. Dai verbali delle riunioni del board risulta che "Caltagirone e l’azionista francese Axa, rappresentato da Francois de Courtois, erano preoccupati per l’esposizione ai titoli di Stato italiani di Mps. “Quanti Btp abbiamo in portafoglio?”, chiedeva Francesco Gaetano Caltagirone, vicepresidente e azionista con il 4%, al consiglio dell’8 settembre 2011. “La situazione non è ulteriormente sostenibile – dichiarava il costruttore nello stesso verbale – sia come rischiosità che come conseguenze di conto economico, si devono prendere opportuni provvedimenti per alleggerire queste posizioni”. Chissà se ha chiesto il perchè a Mussari e Vigni di una simile raccolta di titoli ... che ancora non si parla dei derivati Santorini e Alexandria.
Tra il 16 e il 22 dicembre 2011, avendo da qualche giorno in mano un rapporto interno che quantificava l'esposizione della banca in titoli di Stato italiani, Caltagirone vendeva un pacchetto da 35,7 milioni di azioni MPS per un controvalore di 8 milioni: banca di cui era ancora vicepresidente e di cui, secondo gli aggiornamenti Consob, deteneva il 3,923%. In particolare l'imprenditore romano aveva ceduto, fra il 16 e il 21 dicembre, 22,5 milioni di titoli attraverso la Caltagiorne Editore per oltre 5,8 milioni di euro; altri 13,2 milioni di azioni vendute attraverso la Soficos per piu' di 3,4 milioni. Altro che occasione Unicredit: la grande fuga era già cominciata. Caltagirone aveva annusato aria brutta e aveva deciso di mollare la baracca per tempo. Un pò ammaccato, dovendo contabilizzare 400 milioni di minusvalenze, all'incirca come la Unicoop firenze di Turiddo Campaini che a differenza non ha mollato nulla, se non la vicepresidenza nel board targato Profumo nel 2013. Ma davvero sono state contabilizzate solo minusvalenze? L'elenco degli affari immobiliari che il costruttore romano ha svolto sotto l'ombrello della banca senese è impressionante. Non è possibile conosere l'esposizione complessiva della banca con la galassia Caltagirone perchè le regole si sono fatte stringenti solo a partire dal 2008. Si tratta comunque di "un flusso di denaro che non ha trovato, evidentemente, grandi ostacoli nella procedura prevista dall’articolo 136 del Testo unico bancario (voto favorevole unanime del cda e dei sindaci per le operazioni sulle operazioni della banca che hanno come controparti amministratori)".
Con i soldi della senesità si finanziavano le imprese del costruttore più liquido del panorama nazionale. Più di 500 milioni di euro, secondo una stima fatta da linkiesta.it: "Nell’ottobre 2008 Mussari ha erogato mutui fondiari alla Immobiliare Caltagirone (la “ICal”), controllata dalla capofila (non quotata) Fgc spa, per 120 milioni di euro. Ical: altri 30 milioni nel febbraio 2010. Aprile 2009, la quotata Cementir Holding, invece, è destinataria di «nuove concessioni creditizie di 49,5 milioni», mentre alla fine dello stesso anno una controllata del gruppo senese, la Antonveneta Immobiliare decide di vendere «alcuni immobili di proprietà situati in Roma alla società Immo 2006 srl al prezzo complessivo di 37.580.000». La società in questione è «è parte correlata di Banca Mps in quanto il vice presidente Ing. Francesco Gaetano Caltagirone controlla indirettamente Immo 2006 srl». La vendita dei singoli immobili verrà poi effettuata nel corso del 2010 e del 2011, e sarà assistita dalla contestuale erogazione di mutui fondiari. A gennaio 2010 «in occasione della revisione ordinaria di posizioni appartenenti al Gruppo facente capo all’ing. Francesco Gaetano Caltagirone sono state deliberate proroghe a linee di credito ordinarie, di diversa forma tecnica, per complessivi 198 milioni di euro circa». Maggio 2010: il cda di Mps delibera un «incremento delle linee di credito ordinarie con utilizzo secondo varie forme tecniche per 175 milioni di euro a favore di Acea S.p.A», poi seguite da altri 15 milioni. La multiutility romana è ovviamente una partecipata da Caltagirone (allora al 13%, oggi al 15).
Poi c'è Fabrica Immobiliare. In teoria, la società non ha un socio di controllo: Caltagirone, framite la Fincal, detiene il 49,9%, e così pure Mps, mentre la parte restante è di Alessandro Caltagirone, figlio dell’ingegnere romano. Grazie a questo assetto proprietario, nessuno è tenuto a consolidare la sgr sui propri bilanci. proroga di linee di credito ordinarie per rilascio di fideiussioni finanziarie per 4,64 milioni alle nuove concessioni creditizie per 19,241 a favore di Fabrica Immobiliare e di fondi dalla stessa gestiti (aprile 2009). Due mesi dopo, è la volta di del Fondo Forma Urbis: mutuo da 14 milioni. Altri due mesi, e ancora il cda di Mps delibera una «nuova concessione di linee di credito utilizzabili in varie forme tecniche per 39,4 milioni a favore di Fabrica Immobiliare e dei fondi Pitagora, Etrusca Distribuzione e Socrate. Tutti gestiti da Fabrica Immobiliare. L’annata, però, è buona: così tre mesi dopo, a novembre, arriva una«concessione a favore del fondo Socrate, gestito da di Fabrica Immobiliare, di affidamenti a carattere ordinario per 35,1 milioni». L’ultima erogazione di cui si ha notizia è della primavera 2010: «Concessione di una linea di credito fondiaria/edilizia per 36,5 milioni a favore di Fabrica Immobiliare in qualità di gestore del fondo immobiliare chiuso Seneca». Guarda caso proprio nel fondo Seneca gestito da Fabbrica Immobiliare venne ceduta l'area di Tor Pagnotta, a Roma, dove era prevista la costruzione della Residenza Cartesio già offerta (senza che l'affare si fosse mai realizzato) a Generali. Area poi girata a un altro fondo immobiliare gestito da Investire Immobiliare Sgr. Nonostante i rilievi agli investimenti di portafoglio e la decisione di riallocare i propri investimenti dal Montepaschi a Generali e UniCredit, l'intreccio di affari e relazioni tra Mps e il gruppo Caltagirone non si è interrotto mai del tutto.
Mussari e Vigni avevano un disperato bisogno di vendere immobili per mantenere i dividendi che garantivano loro potere e consenso, Caltagirone era un interlocutore perfetto, per di più socio/amministratore e al diavolo conflitti di interessi e amenità del genere. L'amicizia con Fazio, il governatore della Banca d'Italia, garantiva un occhio di riguardo e la legge 215 del 2004 del governo Berlusconi l'impunità legale. Un fiume di denaro in piena mentre si muovevano miliardi per parare i colpi della pessima acquisizione di Antonveneta e si imbellettavano i bilanci mussariani con spericolate quanto dannose operazioni con i derivati. Caltagirone non si era accorto del proliferare di acquisti di titoli di stato (almeno fino a settembre 2011), nè si era chiesto con quali soldi una banca da 12 miliardi di capitalizzazione comprava per più di 28 soprattutto fatti di italianissimi Btp, mentre la liquidità per la clientela composta da Pmi e famiglie scemava sempre più. Si era appena realizzato un aumento di capitale da 2,2 miliardi di euro (luglio 2011) e in appena due mesi - presentazione della semestrale fine agosto 2011 - era già chiaro che il principale motivo per cui veniva richiesto l'aumento ovvero la restituzione dei Tremonti bond sarebbe stato disatteso. Forse conveniva girare lo sguardo altrove? O per curare gli affari pregressi si era già girato? E' difficile dirlo.
mercoledì 24 aprile 2013
CON I SOLDI PUBBLICI BELSITO REGALAVA LO YACHT AL FIGLIO DI BOSSI
E l'Umberto voleva fare la secessione dalla Lega ... depositando un nuovo simbolo ...
MA VAI A RISTRONCARTELO NEL C..O FALSARIO! BABBO, FIGLIOLO E TESORIERE
MA VAI A RISTRONCARTELO NEL C..O FALSARIO! BABBO, FIGLIOLO E TESORIERE
lunedì 22 aprile 2013
LA POLITICA E LA BANCA SENESE 2
“Il Pd fa il Pd, le banche fanno le banche” DISSE bERSANI. Una precisazione di Profumo, magari, ci starebbe bene, ma il silenzio è d’oro. Affaccendati sulle primarie cittadine nemmeno dai candidati delle primarie dei democratici è arrivata una qualche smentita. Grillo però potrebbe essere più preciso nelle accuse di inciucio che salvano MPS. Potrebbe farlo raccontare a qualche suo onorevole, così da evitare per se stesso e per i giornalisti gli strali della querela, visto che le opinioni dei parlamentari sono insindacabili e protette dall’immunità perenne. Quello che la combine istituzionale avrebbe salvato, tra i tanti salvataggi del sistema politico intrecciato italiano, è la supervisione del Partito Democratico sulla banca così che D’Alema e Bassanini possano dormire sonni più tranquilli nell’attesa che Alessandro Profumo scopra le carte dell’aumento di capitale, di cui si glisserà nella prossima assemblea del 29 aprile.
Il 10% della forza lavoro di Rocca Salimbeni è già uscito dai libri paga e ancora c’è da realizzare la complessa partita delle esternalizzazioni. Il contributo degli incolpevoli dipendenti, che dal basso delle loro stanze nemmeno potevano immaginare le ardite costruzioni dei derivati Alexandria e Santorini che si edificavano nell’Area Finanza, è chiaro e pesante compreso la decurtazione di stipendi. Ma una azienda di 28.000 persone merita attenzione come una Fiat o deve essere massacrata come l’industria chimica che fece grande Raul Gardini? Già “lasciatela fallire” non è un concetto che nel mondo sembra facilmente applicabile ai grandi istituti di credito. MPS non è andata in default da nazionalizzazione (più o meno mascherato dai monti bond) per la sua cattiva gestione interna. E’ scoppiata per tutti gli intrecci politici e burocratici che, fin dal governatore Fazio che voleva difendere l’italianità delle banche a costo di finire condannato a due anni e mezzo di galera, hanno manovrato per fini che con l’esercizio della professione bancaria niente hanno a che vedere. E che il conto lo hanno scaricato allo Stato nel tentativo di mantenere la presa sull’istituto.
Emblematico ieri sera a Report il contributo di Profumo che cercava di smarcarsi dalla evidenza di essere stato il grande elettore di Mussari all’Abi per ben due volte. Anche quando sarebbe stato opportuno, di fronte ai miliardi del passivo del bilancio 2011, che l’avvocato calabrese fosse messo in naftalina. In cambio ne ha preso, (casualmente?) il posto. Mezze risposte per negare la complessità del rapporto fra i due e i personaggi che, dall’alto dei loro incarichi romani, benedicevano gli avvicendamenti mentre a Siena si continuava a raccontare la favola della senesità del Monte, che non c’era mai stata e di cui gli esponenti senesi erano solo il paravento. La dottoressa Buscalferri ha ammesso che forse la Deputazione di Palazzo Sansedoni potrebbe essere accusata di incompetenza. Reato per cui non sono previste pene, ma lo scarico della responsabilità verso chi l’ha nominata. Però entro fine mese questa Deputazione è cocciuta nel voler fare una riforma del suo statuto, riforma che sarà da incompetenti e su questo, visti i risultati dell’ultimo bilancio, siamo tutti d’accordo. Grillo, che ha una forza politica consistente e innovativa, dia sostanza al suo j’accuse. Blocchi questa azione che contribuirà a trasferire ad altri, ma sempre della stessa area degli attuali amministratori, il controllo della banca e del territorio. La Deputazione che verrà avrà i titoli per farlo, visto che i candidati a sindaco dovranno spiegare prima del voto come intendono agire e quali figure mettere al posto di Mancini & C. Perché è ormai chiaro che JP Morgan ha aiutato Mussari e Vigni nell’imbrogliare i mercati e gli organi di vigilanza sul famoso finto aumento di capitale riservato del 2008. Senza il quale MPS non avrebbe potuto pagare Santander, ingannando anche la Fondazione: senza acquisto non si sarebbe svenata una prima volta. Mancini non agisce, e il sospetto che fosse al corrente di tutto è legittimo. Da vittima a complice, però, è una storia tutta da verificare prima di scriverla. Chissà dai documenti conservati in Palazzo Sansedoni cosa risulta.
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L'ITALIA NON E' UN PAESE PER GIOVANI
Conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che l'Italia non è un paese per giovani.
Ma nemmeno per gente di mezza età come il sottoscritto.
Napolitano viene riconfermato presidente della Repubblica alla veneranda età di 87 anni e nessuno può immaginare se arriverà a fine mandato, quando ne avrà presumibilmente 94 e la maggior parte dei suoi coetanei ringrazia Dio per ogni giorno di vita in più.
Secondo Istat gli italiani che hanno da 50 a 70 anni sono circa 14.000.000. Gente dall'età minima costituzionale per essere nominati presidenti della Repubblica fino a una età compatibile con gli impegni di una carica difficile e impegnativa. Possibile che tra 14 milioni di italiani non ce ne sia uno in grado di fare quello che solo un novantenne sembra in grado di ottemperare?
Ma nemmeno per gente di mezza età come il sottoscritto.
Napolitano viene riconfermato presidente della Repubblica alla veneranda età di 87 anni e nessuno può immaginare se arriverà a fine mandato, quando ne avrà presumibilmente 94 e la maggior parte dei suoi coetanei ringrazia Dio per ogni giorno di vita in più.
Secondo Istat gli italiani che hanno da 50 a 70 anni sono circa 14.000.000. Gente dall'età minima costituzionale per essere nominati presidenti della Repubblica fino a una età compatibile con gli impegni di una carica difficile e impegnativa. Possibile che tra 14 milioni di italiani non ce ne sia uno in grado di fare quello che solo un novantenne sembra in grado di ottemperare?
LA POLITICA E LA BANCA SENESE
La politica si confonde con le vicende della città, anche se certe dichiarazioni non vengono riprese né tantomeno discusse, ma lasciate cadere nel silenzio sperando che passi ancora una volta la nottata. E forse a Siena tanti si cominciano a rendere conto come la città sia stata solo un paravento, un prestanome (anche ben pagato) di un potere che con la città nulla aveva a che spartire. Beppe Grillo sull’elezione del presidente della Repubblica: “Si sono riuniti i leader dei partiti e hanno deciso di rieleggere Napolitano. Mai nessuno però è stato in carica per 14 anni, nemmeno Chavez. Napolitano era molto stanco e convinto di mollare. E’ avvenuto uno scambio”. Lo scopo, dice chiaramente, è “quello di salvare il culo a Berlusconi e a Mps”. Del primo poco ci interessa, tranne che per i famosi affidamenti che Rocca Salimbeni gli ha concesso fin da quando riusciva a far deviare l’atterraggio degli aerei a Linate dai campi paludosi dove avrebbe edificato Milano 2 e il San Raffaele sulla testa degli abitanti di Segrate: che non vadano perduti in qualche pilotato contenzioso.
Del secondo, che ci dovrebbe appartenere (nel senso della comunità dei senesi), abbiamo aspettato per tutta la domenica che qualcuno si degnasse di spiegare a Grillo che la politica sta fuori la banca, anche solo ripetendo la formula bersaniana “il Pd fa il Pd, le banche fanno le banche”. Una precisazione di Profumo, magari. Grillo però potrebbe essere più preciso. Potrebbe farlo raccontare a qualche suo onorevole, così da evitare per se stesso e per i giornalisti gli strali della querela, visto che le opinioni dei parlamentari sono insindacabili e protette dall’immunità perenne.
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venerdì 19 aprile 2013
CIPRO NELLE MANI DELLA SPECULAZIONE DELLA BCE
Venerdì 12 aprile il prezzo dell'oro crolla rapidamente sotto una incontrollata spinta di vendita di 100 tonnellate, seguito a ruota da quella di altre 200 fino a un 25% in meno. Mario Draghi non aveva ancora accennato che Cipro avrebbe potuto mettere in vendita l'oro nei suoi forzieri per salvare l'economia del paese dalla bancarotta.
Lunedì pomeriggio a Boston avviene alla maratona un attentato che distrae l'opinione pubblica da molti avvenimenti, tra cui quello della caduta del prezzo dell'oro, un fatto di per sè inspiegabile visto che, con la decisione di Giappone e USA di stampare moneta l'oro come bene rifugio dovrebbe avere un apprezzamento ulteriore.
Cipro vende il suo oro per un controvalore di 400 milioni di euro, che aiuteranno solo in parte a salvare prestiti ed economia. Si dice che le banche - origine di tutti i mali economici - potrebbero come conseguenza espropriare tutti i clienti proprietari di casa con un mutuo acceso.
La Bce dovrebbe essere l'organismo di garanzia dei singoli stati della Ue, invece si dimostra lo strumento che affamerà un popolo intero.
Speculazione, finanza, banca: di cosa stiamo parlando?
Lunedì pomeriggio a Boston avviene alla maratona un attentato che distrae l'opinione pubblica da molti avvenimenti, tra cui quello della caduta del prezzo dell'oro, un fatto di per sè inspiegabile visto che, con la decisione di Giappone e USA di stampare moneta l'oro come bene rifugio dovrebbe avere un apprezzamento ulteriore.
Cipro vende il suo oro per un controvalore di 400 milioni di euro, che aiuteranno solo in parte a salvare prestiti ed economia. Si dice che le banche - origine di tutti i mali economici - potrebbero come conseguenza espropriare tutti i clienti proprietari di casa con un mutuo acceso.
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