L'importante è che la morte ci colga vivi (Marcello Marchesi)

"L'importante è che la morte ci colga vivi" (Marcello Marchesi)

mercoledì 10 aprile 2013

PISA E LIVORNO, DISCARICHE NUCLEARI

Il presidente russo Putin ha affermato che un incidente nucleare militare in Corea del Nord “rende Chernobyl una fiaba per bambini”. In generale abbiamo guardato anche al disastro di Fukushima con pacato senso di lontananza, pensando che in qualche modo l’aver rifiutato il nucleare con due referendum sia uno scudo di protezione. Ma il nucleare è più vicino di quello che pensiamo, si trova a Pisa nel centro militare del Cisam di San Piero a Grado, che dal 1987 è sempre in via di dismissione e non si sa quando sarà completamente bonificato.
Inviato a Saluggia il materiale radioattivo a metà degli anni Ottanta, inviato nei primi anni del duemila il combustibile mai utilizzato in Francia, ora il decommissioning, il processo di bonifica dell’impianto, prevede lo svuotamento della piscina. E a Pisa e Livorno è scoppiato il panico. Il trattamento delle acque contaminate e il loro smaltimento prevedono il rilascio di 750.000 metri cubi di acqua nel canale dei Navicelli, a valle del depuratore di Pisa. Praticamente 750.000 litri di acqua trattata da scaricare nel fiume Arno e quindi nel mare, dopo il trattamento che dovrebbe abbatterne la radioattività entro i limiti di legge, eseguito come da gara pubblica esperita da una ditta spagnola specializzata, la Lainsa.
A Livorno si mette in discussione la capacità dell’agenzia regionale Arpat di procedere al controllo dell’opera di bonifica, vista la prontezza nell’intervento sui bidoni del cargo Venezia. Ci si domanda cosa vuol dire radioattività entro i limiti di legge, quando l’unico limite accettabile è zero. Zero perché qualsiasi radiazione comporta un rischio cancerogeno e genetico. E poi la trasparenza: di per sé l’argomento nucleare è sempre stato molto nebuloso, e in questo caso si tratta di materiale radioattivo utilizzato e conservato in una struttura militare. E non si sa se e cosa possa essere sepolto nella pineta di S. Piero a Gradi.
Dal comune di Pisa è arrivato un comunicato che dice “Per gli abitanti di Porta a Mare non sussiste alcun pericolo in quanto il canale ha una sua corrente. In caso di pioggia, i Navicelli ricevono l’acqua dal reticolo minore dei canali della piana di Pisa sud ed in questo caso l’acqua del canale scorre diretta verso il mare, fenomeno che si ripete anche durante le maree. Nei periodi in cui non ci sono queste condizioni, l’acqua del canale procede in modo rallentato pur arrivando meno acqua, ma continuo verso il mare. Inoltre, l’immissione delle acque trattate della ex piscina del reattore vengono inserite nel canale nella zona di Camp Darby, quindi lontano da Porta a Mare. L’amministrazione comunale seguirà con attenzione l’evolversi dell’attività attraverso monitoraggi programmati”. Che significa che le acque trattate del Cisam scorreranno verso lo Scolmatore e quindi il mare, ma senza garantire ai cittadini che esse siano realmente innocue per la salute pubblica. Ma se un carrozziere facesse altrettanto con i residui della verniciatura delle automobili, non se la caverebbe così a buon mercato. Eppure un po’ di vernice è poca cosa rispetto a 750.000 litri di acque contaminate.

PAOLA SEVERINO E L'ANSIA DELLA GIUSTIZIA A SIENA

La sortita di Grillo, che voleva riaccendere l’attenzione (spentasi nel dopo elezioni) sul “caso Montepaschi” nelle  sue implicazioni politiche, ha avuto un effetto stravolto con il richiamo alla tragica fine di David Rossi. Subito l’arma della disinformazione di massa ha raggiunto l’opinione pubblica che è stata costretta a guardare il dito, anziché la luna con sortite ad effetto come quella del presidente della Provincia di Siena in una ansimante intervista in bicicletta che gira sul web. Invece di annunciare e affilare le armi per difendere i diritti dell’ente pubblico nella vicenda della banca dissestata, si preoccupa di dare dello sciacallo a Grillo. Peraltro il leader del M5S si era detto preoccupato dell’eventualità di altre “morti eccellenti” nella città del Palio e non di dare giudizi sul responsabile della comunicazione di Rocca Salimbeni.
Il Corriere della Sera ha sentenziato riguardo la tragica fine di Rossi che “dopo aver interrogato parenti, amici e colleghi, ma soprattutto dopo aver esaminato i contatti e gli incontri avuti dal manager nelle ultime settimane, gli inquirenti sembrano convinti che la sua morte non sia collegata all'inchiesta su Mps, piuttosto a vicende personali e ad uno stato di depressione che lo aveva colpito negli ultimi mesi”. Così fosse, le preoccupazioni di Grillo risulterebbero eccessive come le preoccupazioni di Bezzini su quanto siano scossi i senesi. Il sentimento principe che aleggia in città piuttosto è la rassegnazione dei vinti, come per un nuovo ingresso nelle mura delle truppe del Marignano.
Oggi 9 aprile il giornalista Alberto Brambilla scrive nel suo blog: “David Rossi aveva le vene tagliate quando giaceva supino sul selciato di un vicolo senza nome all’interno del comprensorio di Rocca Salimbeni, con i piedi rivolti verso il muro. Se ne sono accorti i paramedici, arrivati per soccorrerlo, quando hanno provato a sistemare gli elettrodi sui polsi per sentire il battito cardiaco, ormai assente (“era già ghiaccio”). Le due ambulanze sono arrivate sul posto circa un’ora dopo la morte del direttore della comunicazione e del marketing del Monte dei paschi di Siena, una banca sotto inchiesta. E’ caduto alle 19.49 del 6 marzo scorso da circa dieci metri d’altezza, dall’ultimo piano della sede di Mps, dalla finestra del suo ufficio. Dal momento che è stato trovato di schiena – posizione all’apparenza anomala per un suicida – ai soccorritori è bastato vedere le vene recise per escludere l’ipotesi di un omicidio (velenosa illazione che circolava anche quattro settimane fa per le strade di Siena, nei giorni subito successivi ai funerali di Rossi, e riperticata dai media con il megafono di Beppe Grillo domenica scorsa). Le due ambulanze si sono allontanate dal vicolo, nei pressi di via dei Rossi, per tornare in ospedale. Un’ambulanza però è stata subito richiamata per un’emergenza in via Garibaldi, alle porte della città toscana. Era per la madre di Rossi che si è sentita male. In quel momento nella casa della famiglia del manager di Mps, l’ultimo senese al vertice della banca, era in corso una perquisizione della polizia. Fuori, nel parcheggio, quattro utilitarie dei poliziotti in borghese (per non attirare l’attenzione). Dentro, gli agenti che hanno vinto la resistenza e la diffidenza del cognato di Rossi. Hanno sequestrato delle chiavette Usb e una macchina fotografica, dicono dei testimoni oculari”.
I Pm senesi non hanno l’abitudine di andare al bar e di parlare fra di sé ad alta voce per far involontariamente udire ai giornalisti presenti lo stato dell’arte delle loro indagini. La mancanza di novità a getto continuo può far pensare a un immobilismo della macchina della giustizia locale: anche da Roma rinforzi non sono arrivati, e l’inchiesta è veramente grossa tanto che il filone principale delle indagini è curato dalla Guardia di Finanza romana piuttosto che da quella locale. Magari la buona politica potrebbe intervenire sul Ministro della Giustizia Paola Severino e farle mandare qualche aiuto temporaneo in Procura. L’avvocato Severino è in corsa per diventare Presidente della Repubblica. Non se ne parla, e questo è già un buon motivo per metterla nei candidati. Si tratta di un professionista stimatissimo bipartisanamente, di grande spessore culturale, sufficientemente “tecnico” del governo Monti. Nel suo studio sono passati clienti del calibro di Romano Prodi, Francesco Gaetano Caltagirone, Giovanni Acampora (legale Fininvest), Cesare Geronzi, Gaetano Gifuni. Ha rappresentato nel processo Priebke l’Unione delle comunità ebraiche, ha difeso società come Eni e Telecom. In più è donna, il che non guasta di questi tempi.
Se Antonio Ingroia rilascia una dichiarazione come “Ritengo sia più utile la mia presenza in Sicilia alla guida di un ente pubblico rispetto all'incarico di giudice, tra l'altro in sovranumero, ad Aosta” vuol dire che, pur con tutti i problemi del funzionamento della macchina della giustizia in Italia, ci sono magistrati da spostare per qualche tempo a Siena per portare a conclusione una serie di indagini così numerosa che non si era mai vista da queste parti. Qualcuno ha fatto i conti e le prescrizioni, sia che si parli di Università o di Ampugnano, che si parli di derivati o di banda del 5%, sono sempre più vicine. Davvero il Movimento 5 Stelle e tutti i parlamentari che abbiano a cuore la ricerca della verità in tempi giusti si potrebbero adoperare per far muovere il Ministro della Giustizia in favore delle indagini senesi. Una mossa imprevista e spiazzante nello scacchiere della partita della corsa al Quirinale, col Guardasigilli costretto a dare una risposta che potrebbe non piacere ad altri partiti, a cui lo stesso leader dei grillini muove accuse pesanti sulla gestione politica passata e presente del Monte dei Paschi di Siena.  

lunedì 8 aprile 2013

MPS, FALSO IN BILANCIO E SOCI IMBROGLIATI

Grande stupore, oggi, sulla stampa italiana, che ha scoperto che Mussari e Vigni sono indagati anche per falso in bilancio relativamente agli anni 2009, 2010, 2011. Come se non fosse così ovvio: per amntenere la leadership bisogna distribuire utili alla corte dei plaudenti a ogni costo. Compreso quello di vedersi saltare il banco quando la situazione economica generale non vira più verso la crescita . Coi se non si fa la storia, ma bastavano appena cinque anni di progresso senza Bear Sterns e Lehmann Brothers per passare alla storia come il più grande presidente di Rocca Salimbeni. Per travolgere chissà chi nel 2030 al redde rationem dei derivati. Siamo alle ultime battute preparatorie per i tre Pm senesi che indagano sulla gestione del Monte dei Paschi prima di un rinvio a giudizio anche parziale, visto che alcuni dei reati contestati sono a rischio prescrizione e le indagini scaturite da Alexandria e Santorini promettono nuovi sviluppi. Non c’è in giro, e bisogna dirlo onestamente, grande fiducia nella magistratura locale che non filtra notizie a nessuno, non pubblica intercettazioni, non procede ad arresti: da Grillo alla stampa di destra c'è timore che alla lunga si sfianchi il cavallo delle indagini e si tenti di salvare la situazione politica complessiva che girerebbe intorno agli attuali accusati, dai capi romani del Partito Democratico, alla silenziosa presidente della Rai Tarantola, fino alla presidenza Bce di Bruxelles.

Anzi di lunedì mattina il Tribunale del Riesame di Firenze procede all'udienza relativa all'istanza di scarcerazione dell'ex capo dell'Area Finanza, Gianluca Baldassarri, richiesta dal suo legale Filippo Dinacci.
Secondo l’agenzia Asca “per la Fondazione Mps, guardando all'articolo 2393 bis del codice civile 2393 bis, arriva un nuovo assist che aprirebbe la strada per un'azione diretta di responsabilità senza dover passare per l'assemblea dei soci. Si tratta dell'azione esercitata da una minoranza qualificata di soci nei confronti degli amministratori per far ottenere alla società il risarcimento del danno che loro comportamenti inadempienti abbiano provocato al suo patrimonio. Per le società' quotate, i soci che si ritengono danneggiati devono essere titolari, salvo disposizioni diverse dello statuto, di almeno 1/20 (5%) del capitale sociale. Inoltre con l'articolo 2393 bis, il singolo socio o il terzo possono anche agire contro gli amministratori per ottenere il risarcimento dei danni subiti, indipendentemente dalle azioni di responsabilità che siano state intraprese dalla società. Questa forma di azione è prevista nei casi in cui il socio abbia subito un danno diretto, ad esempio la partecipazione ad aumento di capitale caratterizzato da falso in prospetto o bilanci falsi”.
In effetti, l'ipotesi di falso in prospetto sussisterebbe per l'aumento di capitale del 2008, quella di falso bilancio (e prevedibilmente anche quella di falso in prospetto)per l'aumento di capitale del 2011. La prima volta il conto salato per la Fondazione fu di 3 miliardi (490 poi il debito del Fresh collegato), la seconda volta i 600 milioni del debito attuale. Oltre ad aver venduto, in barba alla legge e alla buona amministrazione,  tutte le partecipazioni che diversificavano il portafoglio titoli. “L'azione del socio – prosegue l’Asca - può essere esercitata entro i cinque anni dal compimento dell'atto pregiudizievole. Per l'eventuale danno diretto sull'aumento di capitale del 2008 la Fondazione potrebbe avere solo una manciata di giorni a disposizione: il prospetto, l'atto pregiudizievole verso il socio, fu pubblicato sui quotidiani intorno al 25 aprile 2008, tre giorni dopo venne avviata la ricapitalizzazione. Potremmo dunque essere a ridosso del termine quinquennale”. Forse se invece di pensare al nuovo statuto la deputazione si fosse mossa con più incisività alla caccia dei “cattivi” che l’hanno ridotta all’inania, sarebbe stato meglio.
Solo il Tandem è partito con le azioni di responsabilità, ben comprendendo che l’inazione gli si sarebbe rivolta contro domani. Ma da Palazzo Sansedoni tutto tace: socio imbrogliato o socio connivente? All’assemblea del 29 aprile ne sapremo certamente di più e fin d’ora Alessandro Profumo immagina che, rispetto all’ordine del giorno, molti soci della banca, soprattutto quelli cittadini di Siena, pretenderanno in quella sede ono proprio ortodossa spiegazioni da Mancini che non si potrà limitare al solito compitino e alla solita inerzia. “Un comportamento diverso da quello della Fondazione Banca Marche” scrive l’Asca “che, proprio nei giorni scorsi, si è resa promotrice di una azione di responsabilità nei confronti di alcuni ex amminstratori di Banca Marche chiedendone espressamente l'inclusione nei punti all'ordine del giorno dell'assemblea di bilancio”.

LA DEPUTAZIONE DEI NOMINATI

Questa Deputazione di nominati al vertice della Fondazione MPS il prossimo 11 aprile deciderà impunemente di completare l’opera di distruzione avviata dopo la metà degli anni Duemila con un nuovo statuto autoreferenziale, come lo statuto precedente era. Una congrega che non deve rispondere a nessuno, capace di distruggere molti miliardi di valore che non ci stupiremmo se, dopo una attenta contabilità che si potrà eseguire solo quando questi signori se ne saranno andati via, arriverà a sfiorare i dieci miliardi di euro. Centoottantacinquemila euro a testa per ogni abitante del comune di Siena. Complimenti a tutti, anche a chi ha usufruito a suo tempo del potere di nomina e oggi si guarda bene dal chiedere spiegazioni e invocare provvedimenti o dimissioni, dal presidente della Provincia alla Curia senese, alla Regione Toscana e via dicendo.
Così questa deputazione, che parla con una sola voce (e quindi sono tutti d’accordo al suo interno), dopo aver fatto finta di condividere una bozza di statuto che non spiega e cambia nulla con la città tirerà le sue conclusioni. Conclusioni che ha già preparato. Al posto del Sindaco di Siena ci saranno altri soggetti che nomineranno i nuovi amministratori, per togliere il potere alla politica. Ma se vediamo che dall’associazionismo invocato si esprimono possibili candidati del Pd per le prossime amministrative (come l’Udi per Francesca Vannozzi, come Gianni Castagnini o Piero Ricci in queste ore) si capisce che si sta solo rigirando la frittata e che le maglie del vecchio potere senese sono ancora stringenti.
D’altra parte, la Deputazione che pensa oggi di diversificare gli investimenti patrimoniali è la stessa che negli ultimi anni li ha svenduti (le minusvalenze registrate nei conti significano proprio quello) per concentrarsi sul titolo di Rocca Salimbeni. La Deputazione che caccia la politica dalla porta è la stessa che è stata nominata dalla politica del partito di maggioranza assoluta dal secondo dopoguerra ad oggi, per questo non può fare altro che farla rientrare dalla finestra. Il tema della cattiva politica è sempre stringente, attuale. Non c’è bisogno di cambiare le regole, ma di applicarle correttamente (anche con qualche modifica) e di vegliare e di punire. Perché nella vicenda Fondazione sembra che chi ha sbagliato non debba pagare. Né personalmente né come portatore di interessi diversi e mai chiariti. Mancini il 3 dicembre 2011 aveva chiaramente affermato che “i consigli comunale e provinciale erano al corrente della situazione, conoscevano esattamente la capacità finanziaria della Fondazione e ci hanno ordinato lo stesso di procedere sulla strada dell’aumento di capitale nella scorsa primavera”.
Eppure in vario modo tutti questi amministratori pubblici, che non hanno mai smentito le parole di Mancini, sono protagonisti delle prossime elezioni comunali. Così si sta facendo strada un’ipotesi  di alternativa radicale, cioè che lo Stato assuma “il controllo temporaneo di una Fondazione che ha così palesemente fallito la propria missione: sarebbe la logica conseguenza del fatto che il solo cespite di rilievo della Fondazione è una banca che senza lo Stato sarebbe affondata”  come già scritto dal Corriere della Sera. Ma il tempo stringe e ogni esitazione potrebbe rovinare i piani portati avanti da Alessandro Profumo. Verso una strada ancora più ignota di quella che ha condotto banca e città fino a qui.

mercoledì 3 aprile 2013

LE MEZZE VERITA' DI PROFUMO

Le mezze verità di Profumo, lo scandalo derivati, il bilancio con oltre 3 miliardi di perdite. I motivi per gettare alle ortiche il titolo MPS nella prima giornata di borsa dopo Pasqua erano tanti e tutti così importanti che il fatto è successo immediatamente. Sospeso più volte il titolo, alla fine la ciambella di salvataggio è venuta dalla Consob che ha vietato la vendita allo scoperto dell’azione MPS, pur assistita dalla disponibilità dei titolo, ieri e oggi. Rafforzando così il divieto in vigore delle vendite allo scoperto nude, e permettendo di contenere le perdite per Rocca Salimbeni: il titolo ha chiuso con -2,81% a euro 0,1798 e portando la capitalizzazione di borsa ad appena 2 miliardi. Titolo così più appetibile che mai, se non ci fosse dietro la longa manus della politica che ha sempre l’asso nella manica della nazionalizzazione, per fermare l’intervento di qualche raider spacchettatore.
E di “cavalieri bianchi” parla l’Associazione piccoli azionisti della banca senese in relazione all’andamento di Piazza Affari: “L'inaspettata dimensione delle perdite contabilizzate, invece di tranquillizzare il mercato sulla chiusura di una stagione e la ripresa dell'azienda, vede oggi reazioni largamente negative sulla quotazione del titolo, innescate anche da impietosi giudizi degli analisti finanziari. Ai piccoli azionisti sorge il dubbio che questo non sia altro che la preparazione di un ingresso a buon mercato di cavalieri bianchi. Occorre tenere alta l'attenzione su quanto avviene nella nostra banca, che il mercato valuta oggi 1,9 miliardi”. Profumo ha sempre da giocarsi il jolly dell’aumento di capitale da 1 miliardo comprensivo di rinuncia della Fondazione a sottoscriverlo, da destinare a suo piacere: non ha mai palesato quale potrebbe essere l’investitore giusto, secondo lui.
L'associazione plaude per l’avvio delle procedure per l’azione di responsabilità verso il vecchio management mentre accusa di immobilismo quello attuale, mettendo in rilievo che “in una strategia di ridimensionamento e riposizionamento societario, il management non ritiene ancora necessaria la definizione di un processo di revisione statutaria, da noi auspicata e sollecitata. Su questo verifichiamo anche la miopia della Fondazione nell'amministrazione del proprio patrimonio, utile oggi solo alla nomina degli amministratori”. E plaude all’iniziativa di dare “la possibilità per tutti i clienti di richiedere la certificazione di possesso azionario direttamente dalle procedure di PasKey Internet Banking: e' un primo segnale in Italia di rimozione di inutili ostacoli burocratici, per l'ampliamento della partecipazione assembleare dei piccoli azionisti, e delle loro associazioni di rappresentanza”.
Ha scritto la banca senese che i derivati “hanno evidenziato elementi e circostanze di assoluta gravità e illegittimità che hanno determinato, e continuano a determinare, danni di ingentissimo ammontare" per MPS. In particolare, "l'emersione del carattere illecito delle operazioni in esame e delle loro conseguenze patrimoniali ha esposto la banca a un danno reputazionale che si è immediatamente tradotto in pregiudizi di ordine patrimoniale, tra cui in particolare il ritiro di depositi per alcuni miliardi, successivamente alla comunicazione al mercato e sulla stampa delle rivelazioni relative alle due operazioni con Nomura e Deutsche Bank". L’avevamo già riportato, e il -11% che il titolo faceva a metà mattinata di ieri non era che la giusta conseguenza. Ma tanti si chiedono quanti miliardi di depositi siano usciti da Rocca Salimbeni, quale percentuale sul totale amministrato: le mezze verità, appunto, di Profumo che non rendono servizio ad alcuno e contribuiscono ad alimentare indiscrezioni e sospetti.
Un modo di fare che all’estero non sarebbe approvato. In Germania su Commerzbank hanno agito con prontezza, in Francia su Dexia altrettanto. Perfino in Spagna con Banxia. Da noi, riguardo all’istituto senese, possiamo contare già su tre interventi pubblici non risolutivi: 1,9 miliardi Tremonti bond, 2 miliardi di Banca d’Italia a dicembre 2011, 4 miliardi di Monti bond. Definiti “nuovi strumenti finanziari” nuovi, appunto, creati ad hoc per una situazione alquanto oscura sul futuro della governance di MPS. Abbiamo scritto in tempi non sospetti della presenza della politica, non solo locale, dietro l’istituto. E gli aiuti in maniera non convenzionale sono venuti proprio dalla politica italiana, guarda caso. E si ritorna alle mezze verità di Profumo, che sta creando le condizioni per far accettare a tutti, dai cittadini senesi alla comunità finanziaria, il nuovo assetto societario del Monte dei Paschi che riporterà in auge il controllo della politica nella banca. Con i soldi pubblici, però, e godendo del fatto che l’interlocutore che potrebbe fermare tutto in nome della città di Siena oggi non esiste; in favore di una lobby e non dei cittadini. E si corre il rischio che non ci sarà nei prossimi due anni, se il commissario Laudanna non avrà le risposte che la Corte dei Conti ha chiesto e che sono indispensabili per poter svolgere la tornata elettorale amministrativa di fine maggio. C’è dunque grande interesse a che non si elegga un nuovo sindaco a Siena.

martedì 2 aprile 2013

IMPIANTO BIOGAS SVERSA IN PROVINCIA DI SIENA

Nella zona industriale del piano del Sentino, comune di Rapolano Terme, sorge tra le fabbriche e qualche abitazione un impianto a biogas. Nei giorni scorsi si è verificato uno sversamento di liquami tale da creare problemi a chi nell’area vive e lavora. Era il 27 marzo, e tutto si sarebbe verificato verso le 6:30 del mattino. Anche se il personale dell’impianto cercava di provvedere al recupero del materiale sversato e al lavaggio del piazzale asfaltato, sono stati allertati i Carabinieri che hanno richiesto l’intervento di Arpat. Intervento, sostiene in una nota l’agenzia regionale, non necessario “essendo le forze in campo sufficienti alla corretta ed immediata gestione dell'incidente”.  Il piazzale risulta dotato “di un sistema di raccolta delle acque che le convoglia nelle vasche di stoccaggio del digestato. I CC hanno inoltre riferito che non vi era traccia di sversamento all'esterno del piazzale in cemento” prosegue la nota Arpat.
Il sito produttivo situato nel Sentino è un impianto di coogenerazione  con capacità di generazione inferiore a 1 megawatt elettrico. La legge prevede (LR 39/2005 art. 16  comma 3 punto g) una procedura semplificata da presentare al Comune e non  una  Autorizzazione esplicita, necessaria invece per impianti di maggiore potenzialità. Nell'ambito di tali procedure non è previsto un parere Arpat; tuttavia nel 2011 il Comune sottopose ad una richiesta di parere il progetto  presentato dall'azienda. In quell'occasione Arpat rilasciò un parere  di massima in cui si ricordava la necessità per l'azienda di osservare quanto previsto dalla normativa per quanto riguarda le emissioni in atmosfera.
L’attività dell’agenzia non si sarebbe fermata all’attesa di una relazione dell’azienda sull’accaduto. Nella nota si ricorda ancora che “Operatori del Dipartimento di Siena - indipendentemente dall'episodio di ieri - hanno recentemente effettuato una verifica presso l'impianto a seguito di alcuni esposti  di cittadini relativi ad emissioni odorigene  e acustiche provenienti dallo stesso. Nel corso dell'accertamento non sono state rilevate emissione odorigene, anche se è stata riscontrata  una modalità di stoccaggio delle biomasse che alimentano l'impianto diversa rispetto a quella dichiarata dal gestore nella relazione di progetto inviata al  Comune. In tale relazione infatti è previsto un turnover giornaliero, mentre nel corso della verifica è stato accertato  un tempo di permanenza più lungo sul piazzale a ciò adibito”. I rischi per l’ambiente e la salute esistono sempre e comunque, e non possono essere sottovalutati da una legge che distingue la quantità e qualità delle prescrizioni tecniche in base alla grandezza di un impianto a biogas.


POLITICA, MONTEPASCHI E POPOLARE SPOLETO

“I rapporti erano ottimi con i precedenti amministratori, con Profumo poi sono precipitati. E forse per una vecchia ruggine tra noi. Una storia di 15 anni fa. La Popolare di Spoleto faceva parte del Credito italiano da dove a un certo punto uscimmo contro la volontà di chi la voleva acquisire, cioè Profumo. Ne uscimmo con una plusvalenza di 25 miliardi perché comprai le quote di Bps nel Ci a 70 miliardi e la rivendetti una settimana dopo a MPS a 95. Un'operazione straordinaria per lo sviluppo futuro della Popolare di Spoleto e per il mantenimento della sua autonomia. Da quel giorno, però, Profumo non mi sopporta. Sarà un caso, ma col suo arrivo MPS si è immediatamente sfilata”. Senza peli sulla lingua, Giovanni Antonini, ex presidente della Banca Popolare di Spoleto prima, ex presidente del socio di maggioranza Spoleto Crediti e Servizi poi, due volte commissariato dalla Banca d’Italia, nell’attribuire ad Alessandro Profumo, presidente in Rocca Salimbeni, la titolarità delle manovre che gli stanno portando via dalle mani la banca che ha guidato negli ultimi dieci anni.
“Qualcuno vuole mettere le mani sul gioiello del credito che in dieci anni ho creato e plasmato, passando dai 35 sportelli del 2001 agli oltre 100 di oggi, con 150mila clienti e anche ricca, con 3 miliardi di depositi e 3 di impieghi: per questo è appetibile. E alla fine ce l'hanno fatta. Ma io non mollo. Combatto”: così Antonini, un passato certamente non di sinistra, dichiara a Il Giornale l’esistenza di una manovra che vorrebbe mettere la Coop umbra Centro Italia al suo posto, liquidando la storia di Scs, una cooperativa con 19.000 iscritti che agisce attraverso il braccio armato della banca nell’erogazione al credito a famiglie e imprese, specie piccole, come le grandi banche nazionali non fanno più. L’apriscatole sarebbe l’ispezione della Banca d’Italia che non è stata tenera con l’istituto spoletino.
“Abbiamo 30 milioni di rosso, verissimo. Chi non li ha? Ci sono istituti con 500 o 900 milioni, e non si fa niente, per non parlare dei miliardi del solito Monte dei Paschi. Nell'ultima ispezione il capo degli ispettori mi disse chiaro e tondo: O ti dimetti subito oppure farò una relazione molto pesante. Io non mi sono dimesso, e lui è stato di parola”. Secondo la ricostruzione giornalistica, il 31 gennaio 2011 Giorgio Raggi, presidente della CoopCI, si dimette dal Cda spoletino “dimissioni con effetto immediato dal momento che non esistono le condizioni per realizzare il progetto dell’azionista di minoranza Coop Centro Italia”. Per poi mettere insieme una cordata chiamata Clitumnus per rilevare la banca dalla Scs che detiene più dei 51% del capitale. MPS rompe a sua volta con Antonini, decide che quell’investimento non è più strategico e forza la vendita del suo 26%.
Per chi vive e lavora a Siena, questa è una storia apparentemente marginale, da subire con distacco. Ma raccontata così è una prova ulteriore che la politica non sta lontano dalla banca senese, come Profumo cerca di far credere. E questo è un problema che ci riguarda. Come l’investimento fatto a suo tempo nella Popolare di Spoleto. Era il luglio 1998, la piccola banca umbra diventò importante per la grande banca toscana, stipulando accordi di collaborazione e con la partecipazione azionaria. Questa alleanza ha permesso alla Popolare di diventare un istituto importante con 100 sportelli aperti al pubblico e 2 uffici di Tesoreria, dove si vendono i prodotti finanziari di MPS. Che al momento di raccogliere i frutti del lavoro ultradecennali l’investimento perda di importanza per raccogliere pochi milioni di euro che non spostano i bilanci di Rocca Salimbeni, ci suona abbastanza strano. Eppure nell’estate 2012, dopo aver approvato l’aumento di capitale dell’istituto, i quattro consiglieri espressi da Siena si dimettono dal CdA e la Banca d’Italia massacra con ispezioni e commissariamento la gestione Antonini. Tra lo sconcerto degli spoletini, che critiche al vecchio presidente non ne lesinano bipartisanamente. Curiosamente, visto l’approccio politico alla questione, più che bancario, si deve registrare non abbiamo trovato prese di posizione da parte del sindaco Pd di Spoleto né della Regione. E che poco si parla delle reali condizioni di salute della banca umbra, alle prese con problemi di redditività e liquidità di non semplice soluzione. La Popolare di Spoleto era nata nel 1895 come risposta al dissesto fallimentare di ben 5 istituti cittadini. I tanti piccoli soci della banca oggi temono di dover subire la stessa sorte dei loro avi.   

lunedì 1 aprile 2013

MPS: I BANDITI ERANO DENTRO - 2

Il punto 4 all’ordine del giorno dell’Assemblea Ordinaria del 29 aprile 2013 è un atto di accusa chiaro e inconfutabile contro la gestione Mussari della Banca Monte dei Paschi di Siena. Tanto da risultare coinvolto direttamente nella gestione finanziaria dell’istituto, benché privo delle deleghe necessarie per farlo. Insieme all’approvazione del bilancio 2012 (negativo per 3,17 miliardi di euro) i soci di Rocca Salimbeni  saranno chiamati ad approvare anche l’azione di responsabilità contro l’ex presidente.  L’analisi degli eventi è precisa: “l’ex presidente si è anzitutto ingerito direttamente nella gestione della banca pur non avendo ricevuto delega dal consiglio e ha violato il canone della diligenza richiesta dall’articolo 2392 del codice civile – tenuto oltretutto conto dello standard di condotta esigibile da un avvocato con vasta esperienza nel settore bancario e finanziario”. Prima di passare ad esaminare la posizione dell’ex Direttore Generale Antonio Vigni la relazione per l’assemblea precisa che “l’ex presidente ha agito perseguendo interessi estranei e contrari a quelli della società – tra cui quello di preservare la propria leadership -, contribuendo decisivamente a realizzare l’operazione con Nomura, allo scopo di occultare la perdita sulle notes Alexandria, che si sarebbe altrimenti riflessa sul risultato dell’esercizio 2009, in misura tale da impedire il conseguimento di un utile d’esercizio”.
Al contrario di quanto da lui stesso affermato ai pm e alla stampa, Vigni sarebbe il responsabile massimo di tutta l’ideazione e gestione dei derivati di MPS per cui, come ritengono gli attuali amministratori, a lui spetta rendere conto di tutti i danni subiti. Riguardo l’operazione Santorini Project, pensata e strutturata con l’aiuto di Deutsche Bank, certamente Antonio Vigni ne ha definito “tutti i termini essenziali e ha inoltre sottoscritto i documenti contrattuali principali – gli originari total return swap del dicembre 2008 -. Tali circostanze sono espressive del suo diretto e fattivo coinvolgimento nell’operazione … considerati i profili di anomalia, abnormità ed illegittimità dell’operazione in parola, è chiamato a rispondere di tutti i danni subiti e subendi dalla banca in conseguenza dell’operazione medesima … anche in questo caso l’ex direttore generale ha assunto sia una responsabilità personale, avendo contribuito a porre in essere un’operazione illecita e dannosa per la banca (parimenti per mantenere la propria posizione apicale e i connessi benefici economici), sia una responsabilità per non aver vigilato sui dirigenti che a lui riportavano (direttamente o indirettamente) e che, a vario titolo, hanno anch’essi preso parte all’operazione in questione”.
E’ evidente (col senno di poi e per carenza di veri controlli interni indipendenti) che le operazioni derivati con Nomura e Deutsche Bank “non avrebbero mai dovuto essere realizzate”. Il giudizio dell’attuale CdA è assolutamente tranchant: “Il carattere illecito delle operazioni poste in essere nell’estate 2009 e nel dicembre 2008 e i loro evidenti profili di irrazionalità, anomalia e carenza di qualsivoglia giustificazione economica, dimostrano che queste operazioni non avrebbero mai dovuto essere realizzate. E che, conseguentemente, tutti i costi, gli oneri e i pregiudizi di qualunque natura sofferti e che saranno sofferti da banca per effetto delle stesse rappresentano un danno risarcibile”. Non sappiamo se sia stato verificato se e quanto il vecchio Consiglio di Amministrazione fosse a conoscenza di quanto si realizzava nella DG e nell’area finanza: forse per questo che i magistrati hanno sentito più volte Valentino Fanti (ex capo della segreteria di Mussari e attuale segretario del CdA) l’unico che potrebbe ricordare anche quello che non risultasse dagli atti ufficiali e, visto che ancora non si procede contro di loro, su cosa controllassero i vecchi sindaci revisori. Tra i quali uno ha fatto il salto di tavolo e ha firmato l’azione di responsabilità contro Mussari e Vigni.

BANCA MPS: I BANDITI ERANO DENTRO - 1

La lettura dell’analisi tecnica delle operazioni Santorini ed Alexandria fatta dai consulenti di MPS Giovanni Petrella e Andrea Resti , anche da parte di un profano dell’economia, è sconvolgente. La descrizione di contratti finanziari chiaramente onerosi per la banca al solo scopo di nascondere perdite rilevanti, ma che non minavano all’inizio la solidità dell’istituto ma solo la competenza di alcuni suoi dirigenti, lascia esterrefatti. Eppure i vari passaggi e le ristrutturazioni dei due complessi derivati dovevano accendere campanelli di allarme in più organi di Rocca Salimbeni, mentre l’ufficio stampa si premurava di imbellettare tutto con la pubblicità su “una storia italiana”. Anche perché, al contrario dei Fresh 2008, le operazioni non erano nate per supportare illecitamente l’acquisizione di Antonveneta ed erano state originate prima che Mussari e Vigni occupassero le poltrone di Presidente e Direttore Generale, essendo state stipulate Santorini nel 2002, Alexandria nel 2005: i CdA successivi hanno dovuto deliberare sulle conseguenze negative dei risultati economici generati dai due mostri.
Nonostante 2,1 miliardi di Tremonti bond all’inizio del 2011 i problemi di liquidità e di redditività erano enormi, ma sembra che il CdA di allora si accontentasse delle spiegazioni semplicistiche sulla crisi economica mondiale. Una classica foglia di fico. Il prodotto Casaforte si era rivelato la ricerca di una plusvalenza facile vendendo ai clienti della banca un prodotto di cartolarizzazione con rendimento inferiore a un titolo privo di rischio: lo avevamo raccontato qui a suo tempo. Ancora Vigni presentava con toni euforici, a fine agosto 2011, la semestrale convinto di avere una “robusta liquidità e posizione di capitale”. Invece oggi ci scrivono nella relazione presentata per l’Assemblea del 29 aprile: “Fino ad oggi la Banca ha dovuto vincolare, a garanzia dei propri obblighi di pagamento in caso di risoluzione dei contratti derivati per cui è causa, importi pari ad 17 Euro 2,1 miliardi alla data del 30 novembre 20 11 e ad Euro 1,6 miliardi alla data del 31 gennaio 2013”.
Segretamente la Banca d’Italia di Draghi aveva fornito liquidità per 2 miliardi di euro a Vigni a fine 2011, finanziamento delle cui ragioni siamo ancora all’oscuro: ci permetterebbe di capire cosa veramente sapessero a Roma. Appena cinque mesi dopo che erano arrivati 2,4 dall’aumento di capitale e pochi giorni dopo che la Bce aveva rifornito MPS con 10 miliardi al tasso dell’1% (cosiddetto tampone Ltro). Cifre enormi, finanziamenti ingentissimi, cifre con cui si crea da zero una grande banca, ma che non servono a tenere a galla la banca più antica del mondo. Di cui questa storia dei derivati è solo uno dei buchi più grossi. Comprendiamo l’assenza di alcuni consiglieri nella straordinaria del 25 gennaio (che facevano parte del CdA precedente): ci poteva essere qualcuno degli intervenuti che avrebbe potuto rivolgere domande impertinenti sulla loro capacità di capire quello che succedeva nelle segrete stanze della Rocca. Verranno a dire qualcosa ai soci che li hanno nominati a fine aprile?
Ci stupisce che il Tandem non abbia colto l’occasione dell’Assemblea Ordinaria per farsi approvare anche la querela sulla presunta distrazione di beni immobiliari accertata dalla magistratura con l’operazione Millevini. Il tempo stringe anche su quel fronte. E quali azioni legali siano in preparazione contro JP Morgan che accettò di far passare il prestito da 1 miliardo denominato Fresh 2008 per partecipazione all’aumento di capitale. Oltre a costare 82 milioni alla banca, permise a Mussari di far credere che c’erano i soldi e le condizioni richieste per poter comprare Antonveneta. Sarebbe stata una brutta figura per l’ex numero uno di Rocca Salimbeni dover confessare ai mercati e ai padrini politici e finanziari di non poter procedere ad onorare l’impegno sottoscritto nel novembre 2007 con Emilio Botin, ma oggi avremmo forse la banca più solida d’Europa.

sabato 30 marzo 2013

L'AZIONE DI RESPONSABILITA' PER INCHIODARE MUSSARI

Il punto 4 all’ordine del giorno dell’Assemblea Ordinaria del 29 aprile 2013 è un atto di accusa chiaro e inconfutabile contro la gestione Mussari della Banca Monte dei Paschi di Siena. Tanto da risultare coinvolto direttamente nella gestione finanziaria dell’istituto, benché privo delle deleghe necessarie per farlo. Insieme all’approvazione del bilancio 2012 (negativo per 3,17 miliardi di euro) i soci di Rocca Salimbeni  saranno chiamati ad approvare anche l’azione di responsabilità contro l’ex presidente.  L’analisi degli eventi è precisa: “l’ex presidente si è anzitutto ingerito direttamente nella gestione della banca pur non avendo ricevuto delega dal consiglio e ha violato il canone della diligenza richiesta dall’articolo 2392 del codice civile – tenuto oltretutto conto dello standard di condotta esigibile da un avvocato con vasta esperienza nel settore bancario e finanziario”. Prima di passare ad esaminare la posizione dell’ex Direttore Generale Antonio Vigni la relazione per l’assemblea precisa che “l’ex presidente ha agito perseguendo interessi estranei e contrari a quelli della società – tra cui quello di preservare la propria leadership -, contribuendo decisivamente a realizzare l’operazione con Nomura, allo scopo di occultare la perdita sulle notes Alexandria, che si sarebbe altrimenti riflessa sul risultato dell’esercizio 2009, in misura tale da impedire il conseguimento di un utile d’esercizio”.
Al contrario di quanto da lui stesso affermato ai pm e alla stampa, Vigni sarebbe il responsabile massimo di tutta l’ideazione e gestione dei derivati di MPS per cui, come ritengono gli attuali amministratori, a lui spetta rendere conto di tutti i danni subiti. Riguardo l’operazione Santorini Project, pensata e strutturata con l’aiuto di Deutsche Bank, certamente Antonio Vigni ne ha definito “tutti i termini essenziali e ha inoltre sottoscritto i documenti contrattuali principali – gli originari total return swap del dicembre 2008 -. Tali circostanze sono espressive del suo diretto e fattivo coinvolgimento nell’operazione … considerati i profili di anomalia, abnormità ed illegittimità dell’operazione in parola, è chiamato a rispondere di tutti i danni subiti e subendi dalla banca in conseguenza dell’operazione medesima … anche in questo caso l’ex direttore generale ha assunto sia una responsabilità personale, avendo contribuito a porre in essere un’operazione illecita e dannosa per la banca (parimenti per mantenere la propria posizione apicale e i connessi benefici economici), sia una responsabilità per non aver vigilato sui dirigenti che a lui riportavano (direttamente o indirettamente) e che, a vario titolo, hanno anch’essi preso parte all’operazione in questione”.
E’ evidente (col senno di poi e per carenza di veri controlli interni indipendenti) che le operazioni derivati con Nomura e Deutsche Bank “non avrebbero mai dovuto essere realizzate”. Il giudizio dell’attuale CdA è assolutamente tranchant: “Il carattere illecito delle operazioni poste in essere nell’estate 2009 e nel dicembre 2008 e i loro evidenti profili di irrazionalità, anomalia e carenza di qualsivoglia giustificazione economica, dimostrano che queste operazioni non avrebbero mai dovuto essere realizzate. E che, conseguentemente, tutti i costi, gli oneri e i pregiudizi di qualunque natura sofferti e che saranno sofferti da banca per effetto delle stesse rappresentano un danno risarcibile”. Non sappiamo se sia stato verificato se e quanto il vecchio Consiglio di Amministrazione fosse a conoscenza di quanto si realizzava nella DG e nell’area finanza: forse per questo che i magistrati hanno sentito più volte Valentino Fanti (ex capo della segreteria di Mussari e attuale segretario del CdA) l’unico che potrebbe ricordare anche quello che non risultasse dagli atti ufficiali e, visto che ancora non si procede contro di loro, su cosa controllassero i vecchi sindaci revisori. Tra i quali uno ha fatto il salto di tavolo e ha firmato l’azione di responsabilità contro Mussari e Vigni.

venerdì 29 marzo 2013

DISSESTO, DISSESTO, DISSESTO: LA SIENA DEL PD ALLA RESA TOTALE

A INIZIO MARZO AVEVAMO ANTICIPATO IL DISSESTO DEL COMUNE DI SIENA
http://lexdc.blogspot.it/2013/03/il-dissesto-del-comune-di-siena.html

LA CORTE DEI CONTI DI FIRENZE, CON DELIBERA N. 22/2013 DEL 26 MARZO 2013, CERTIFICA CHE E' COSI'. ORA LA PROCEDURA TECNICO/BUROCRATICA IMPLICA UN ULTERIORE PASSAGGIO VERSO LA CERTIFICAZIONE DEL DISASTRO.

INFATTI E' CONCESSO UN TEMPO DI SESSANTA GIORNI AL COMMISSARIO PREFETTIZIO CHE GESTISCE L'ORDINARIA AMMINISTRAZIONE COMUNALE PER TROVARE 6,5 MILIONI DI EURO ED EVITARE QUESTA NUOVA ONTA ALLA CITTA'.

LE DISMISSIONI DI BENI PUBBLICI IN QUESTI ANNI NON HANNO SORTITO RISULTATI APPREZZABILI.

LE TASSE COMUNALI SONO ALLE ALIQUOTE PIU' ELEVATE, NON C'E' MARGINE.

I DIPENDENTI COMUNALI IERI HANNO CHIESTO PUBBLICAMENTE DI NON FAR DISPUTARE I DUE PALII DEL 2013 PER SALVAGUARDARE I FINANZIAMENTI DEL SOCIALE.

ANCORA LA PROPAGANDA DEL PARTITO UNICO SENESE VUOLE NEGARE, SMINUIRE, DELEGGITTIMARE LA VERITA': I SERVI DELL'INFORMAZIONE LOCALI SONO ALL'OPERA.

BUONA PASQUA A TUTTI.

MPS, POLITICA E POPOLARE DI SPOLETO

Alessandro Profumo aveva dichiarato di essere arrivato a Siena per togliere la politica dalla banca MPS. Apprezzabile, se non fosse lui stesso espressione della politica che ha governato la banca senese negli ultimi quindici anni. Suo malgrado, e nonostante l’attenzione dell’Amministratore Delegato Fabrizio Viola a chiamarsi fuori da ogni coinvolgimento, sembra che il Tandem si sia imbarcato in una operazione dal sapore dichiaratamente politico denominata Banca Popolare di Spoleto. Istituto di credito che attraversa un momento societario (non quindi la gestione economico-finanziaria in leggera perdita) difficile, con ispezioni e commissariamento da parte di Banca d’Italia e inchiesta della Procura di Spoleto che iscrive nel registro degli indagati il presidente Giovanni Antonini. Reo, secondo la ricostruzione fatta da Il Giornale, di essere un esponente del Pdl in una regione marcata di rosso più che di essere un cattivo amministratore. Certo che, essendo stato nominato al suo posto per pochi giorni il politico di lungo corso Alberto Brandani prima del commissariamento, qualche dubbio lo fa venire a tanti.
Dietro tutto ciò ci sarebbe la longa manus della cooperativa rossa Coop Centro Italia di Castiglione del Lago, intenzionata a prendere il controllo dell’istituto umbro. Dapprima Bankitalia mette fuori gioco Antonini, “svecchiando CdA e mentalità provinciale (Brandani? ndr)”. Si chiede il quotidiano milanese del  perché  di “tanto accanimento da parte di Bankitalia su una banca radicata nel territorio, che in dieci anni ha decuplicato gli sportelli, assunto circa 500 persone, e che ha «solo» circa 30 milioni di euro di rosso? La domanda sorge spontanea visto che tanta e continua attenzione non è stata riservata ad altri istituti in difficoltà come il ben noto Monte dei Paschi, oppure la Banca delle Marche (529 milioni di sofferenze) Banca Etruria (186 milioni) Banco Popolare (900) e via discorrendo”.  Antonini si rifugia a capo della fondazione Spoleto Credito e Servizi (SCS) che detiene la maggioranza delle azioni della banca spoletina, quotata in borsa. Monte dei Paschi, che ha una partecipazione importante del 26%, decide di vendere, disdicendo i patti parasociali: ma ha l’obbligo di offrire alla SCS le azioni per prima. Fabrizio Viola scrive ad Antonini a fine luglio 2012 “per comunicare il prezzo della cessione di 8 milioni di azioni ordinarie per un importo ben più alto, pari cioè a oltre 73 milioni di euro (a fronte di un valore a bilancio 2011 di 49 milioni)”. Una cifra spropositata?
“Trascorre poco più di un mese” secondo la ricostruzione de Il Giornale “e la cordata di imprenditori e Coop Centro Italia denominata Clitumnus ufficializza la proposta pubblica di acquisto” per acquisire la maggioranza dell’istituto spoletino: “a guidare l'Opa è il professor Francesco Carbonetti, avvocato e finanziere romano, già consulente legale di Bankitalia, capo area degli studi giuridici della Consob, noto per aver «gestito» il crac Federconsorzi, e secondo i veleni cittadini, imparentato col procuratore capo di Spoleto, Gianfranco Riggio, che sta indagando su Bps”. Ma la cordata si fa forte di uno sconto importante: “Dai documenti presentati alla Consob dalla Clitumnus emerge la disponibilità di Mps a vendere ai nuovi proprietari le proprie azioni non per 73 milioni (come da richiesta alla SCS) ma bensì a euro 16.247.730”. Il Tandem prigioniero della politica? Perché svendere a Clitumnus quando si è alla ricerca disperata di soldi nelle tasche dei dipendenti, caro Viola?
L’8 febbraio 2013 la Banca Popolare di Spoleto viene commissariata dalla banca d’Italia. I controlli degli ispettori rilevano “ampia conflittualità tra gli organi aziendali” e “gravi anomalie di governance” tra le quali, secondo Il Giornale “quella di aver erogato troppo credito ad aziende, piccoli imprenditori, famiglie. Una politica che Bankitalia, evidentemente, non gradisce”. Nella cittadina umbra sono apparsi volantini firmati prima “corvo” e poi “cobra” che hanno denunciato la commistione banca-politica con tanto di nomi. Secondo il giornale online umbro Tuttoggi della cordata Clitumnus farebbe parte anche MPS con una quota del 10%, tanto per alimentare ancora più sospetti: Viola non vendeva per uscire definitivamente in quanto partecipazione non più strategica? E anche la Banca d’Italia che nel luglio 2012 aveva chiesto alla BPS un aumento di capitale alla fine dello scorso febbraio ha aggiunto altro pepe alla vicenda dichiarando lo stop alla ricapitalizzazione. Pare che soldi freschi non ne servano più e il mistero sulle forze che vorrebbero prendere il controllo della banca si infittisce: banca e politica.

LA POLITICA RUBA LA BANCA ALLA CITTA': IL CASO DA MANUALE MPS

Dalla legge Amato (n.218 del 1990) fino a qualche mese fa nessuno si era preoccupato del fatto che la Fondazione MPS rimanesse fuorilegge fino ad oggi, detenendo una partecipazione in banca Monte dei Paschi non concessa alle fondazioni. Ora che Rocca Salimbeni è nell’occhio del ciclone per i danni causati dalla pessima gestione Mussari, il progetto rimasto nelle mani del partito che per troppi anni ha deciso carriere e stipendi, indirizzo di controllo e gestione delle risorse umane è quello di trasferire a sé stesso il controllo della banca, ma in una veste nuova. Il piano è complesso, ma l’azione di varie componenti volgono verso quel risultato. Il presidente dell’Acri Guzzetti, navigato politico di lungo corso, viene mandato in avanscoperta denunciando l’illegalità di Palazzo Sansedoni, che nel frattempo e senza pressione giudiziaria ma a causa degli sbagli di gestione, scende dal 54 al 34% dell’azionariato MPS. Ma Guzzetti nulla ha da dire sulla Fondazione Carige, che controlla oggi, secondo Borsa Italiana, il 44,06% dell’omonimo istituto e che quindi vive lo stesso peccato della Fondazione senese. L’azione dell’Acri verso quale obiettivo corre? Verso il rispetto della legge o verso il tornaconto politico del momento? Tra l’altro Carige, alle prese con la dismissione di asset “non strategici” e le esigenze di ricapitalizzazione, sta cercando di non copiare la parabola negativa di Monte dei Paschi di Siena.
Il Presidente “Alessandro Profumo, non ha mai fatto mistero di essere arrivato a Siena per spazzare via il controverso legame tra la politica locale e la governance su cui poggia l'istituto di credito di Rocca Salimbeni” scrive MF che aggiunge “in un incontro che l'ex numero uno di Unicredit avrebbe tenuto nei giorni scorsi con la Deputazione, ossia con l'organo di governo della Fondazione, Profumo avrebbe sollecitato a una scelta tra mantenere un ruolo di rilievo (seppur minoritario) nel capitale dell'istituto e difendere strenuamente le ragioni di bottega del localismo. Palazzo Sansedoni, quindi, dovrà accettare il cambiamento diluendosi parzialmente nel capitale di Mps, per far spazio a nuovi potenziali azionisti. Per favorire questo passaggio, Profumo avrebbe anche ricordato ai deputati della Fondazione la necessità di cancellare quanto prima il limite del diritto di voto al 4% nella banca. Questa misura, infatti, renderebbe Mps molto più appetibile agli investitori e favorirebbe l'auspicata trasformazione degli assetti societari”.
L’incontro tra Profumo e la Deputazione è rimasto per giorni un gran segreto per la città. L’uomo nominato dalla politica alla guida della banca e la Deputazione più politicizzata che mai sia stata nominata (tanto che avrebbe proposto un nuovo statuto perché di nominati come loro non ce ne siano più) avrebbero nel loro cuore due importanti novità: quella di un nuovo socio forte (e nulla ci può vietare di pensare che nella testa di Profumo ci sia già un nome designato che aspetta la maturazione dei tempi giusti) e quella di una nuova governance in Palazzo Sansedoni “dando spazio, da un lato, senza la loro prevalenza, agli Enti territoriali storicamente designanti e, dall’altro, alle diverse realtà locali, pubbliche e private, radicate sul territorio senese, e portatrici di interessi meritevoli di “rappresentanza”, nonché alle realtà di livello nazionale ed internazionale che abbiano rilevanza strategica per il nostro territorio”.
Evidente pensare a un socio forte che dia il benservito a Profumo sia insultare l’intelligenza dell’ex presidente Unicredit. Quindi da un lato la presa politica sulla banca verrà mantenuta intatta, così come Profumo la controlla attualmente in piena comunione con i soggetti politici (Mancini e Bezzini, naturalmente) referenti. Dall’altra, questi soggetti “territoriali e locali, pubblici e privati” sono descritti con natura giuridica così incerta che nel loro elenco potrebbe rientrarci a giusto titolo “l’Archivio dell’Udi della Provincia di Siena”. Proprio quella associazione che, nata nel 1987 “con lo scopo di conservare la memoria di un’epoca in cui migliaia di donne erano state protagoniste di lotte emancipazioniste che avevano profondamente modificato la loro condizione e profondamente inciso nel tessuto di tutta la società senese”,  si erge a nuovo soggetto politico locale proponendo al PD il prossimo candidato sindaco. Legittimare la presenza di associazioni e di enti “controllati” nella formazione della Deputazione serve precipuamente allo scopo di lasciare intatto il potere che il partito locale detiene da sempre: tanti piccoli segnali portano in questa direzione. Il colpo di acceleratore di Profumo è chiarissimo. Bisogna fare presto, prima che arrivino nuovi soggetti politici portatori di istanze differenti che possano sfilare ai gestori attuali il controllo del gioco. E della Banca.

SCOPERCHIATO IL VASO DI PANDORA DELLE TANGENTI BANCARIE

Le inchieste sul Monte dei Paschi di Siena e sui suoi dirigenti hano scoperchiato il vaso di Pandora della finanza creativa italiana e dai dati raccolti dai Pm senesi si rischia una Tangentopoli finanziaria di livelli finora inauditi, almeno per il nostro paese e non solo. Sarebbero "centinaia" i funzionari di gruppi bancari italiani ed esteri sospettati di aver intascato tangenti milionarie, dalle ricostruzioni della magistratura senese, attraverso operazioni finanziarie disastrose per i risparmiatori e fortunatissime solo per loro. D’altra parte non solo in rocca Salimbeni c’è la capacità di mettere a punto un disegno criminale del genere.
"L'Espresso", nel numero in edicola domani che esce quasi in contemporanea all’arrivo dei pm in terra elvetica alla ricerca di nuovi e sofisticati nascondigli del tesoro che farebbe capo a Gianluca Baldassarri, rivela che negli istituti finanziari della Svizzera c’è un forziere che “potrebbe nascondere le chiavi di una nuova Tangentopoli, che coinvolge anche politici e funzionari di nove Regioni e di numerosi altri Enti pubblici. La sola società Lutifin - come hanno scritto nel marzo 2010 i tecnici di Bankitalia - ha mosso cifre "eccezionali": su un singolo conto milanese sono passati "oltre 34 miliardi di euro in appena sei mesi".
All'inchiesta collabora una banca francese, Societé Generale, che segnala alle autorità il primo elenco di clienti di Lutifin, "sorprendente per la sua estensione": la lista infatti comprende "decine di banche e intermediari finanziari, prevalentemente italiani e inglesi". E tutto questo si ricava dall'analisi di un solo rapporto bancario, ma la finanziaria svizzera gestisce "decine di conti operativi" con centinaia di clienti "ancora ignoti". Se qualcuno pensava che con la fine della campagna elettorale su MPS e affari derivati si stendesse un velo di riserbo e di silenzio, è presto servito.
Secondo il settimanale, alle carte già trasmesse dalle autorità svizzere alla Procura di Milano sarebbero allegate le confessioni di tre funzionari della Lutifin. Come si legge nei verbali, le operazioni su titoli e derivati non avevano "nessuna utilità commerciale": servivano solo a "consentire il pagamento di tangenti ai funzionari di banche e società di intermediazione mobiliare (sim)". Nemmeno le agenzie di rating sospettavano tanto. Sulla carta Lutifin compra e rivende titoli "nella stessa giornata", ma i contratti sono truccati: i prezzi vengono "predeterminati" a tavolino per creare "una cresta". Risultato: banche e sim perdono montagne di soldi, ma le persone fisiche dei funzionari si fanno restituire "tra il 70 e l'80%" in nero, con "bonifici su società off-shore o consegne di contanti in Italia".
Così il "sistema Lutifin ha funzionato per oltre dieci anni": un meccanismo diabolico. La prima istruttoria si è chiusa quattro mesi fa a Milano. Per "tangenti accertate dal 2002 al 2009": un milione e 679 mila euro per Sebastian Piggott di Royal Bank of Scotland, Londra; 1.330 mila per Roberto Tarlocco e altri 1.263 mila per Pierluigi Lucchini di Banca Popolare di Lodi; 619 mila per Fulvio Pellegrini della Bcc di Roma; 573 mila per Gianpietro Colacicco, 419 mila per Fabrizio Pisu e 234 mila per Marco Ragni della Cassa Lombarda; 287 mila per Enzo Berlanda di Campisi Sim; 246 mila per Fabrizio Capanna di Bnp Paribas, sede di Londra; 234 mila per Carlo Arcari di Equita sim; 198 mila per Marco Pontiroli di Unicredit Hvb.
La Procura milanese li considera solo la punta dell'iceberg, anche se ovviamente vanno considerati innocenti fino a sentenza contraria e gli interessati si dichiarino innocenti. L'inchiesta però continua con risultati sorprendenti. Infatti il pm, nei primi atti ora pubblici, avverte che "il fenomeno è gigantesco": società offshore e conti cifrati continuano a nascondere "centinaia di beneficiari"; e Lutifin è solo una delle tante "bande finanziarie". Che "si scambiava clienti e tangenti con altre società come Ab-fin e Upf", tanto da far ipotizzare l'esistenza di una rete di criminalità economica "molto più vasta e generale".
Si ricordi che i pm di Milano infatti hanno trasmesso a Siena gli atti sulla "banda del cinque per cento" dopo aver scoperto che Lutifin aveva mediato una presunta tangente di 600 mila euro tra la tedesca Dresdner e il Montepaschi a Londra: una piccola "cresta" su una grande operazione in derivati creata per "scaricare le passività sull'altra banca". Ma ai vertici delle banche c’erano ignari presidenti e amministratori delegati che non si erano accorti di nulla: l’elenco delle responsabilità deve ancora essere scritto.

mercoledì 27 marzo 2013

MPS, TEMPO DI BILANCI

Fine marzo, aria di bilanci anche in casa Monte dei Paschi. Bilanci che si annunciano ancora una volta tristi e a cui, forse liberi dalle contestazioni del Codacons sulla legittimità dei nuovi strumenti finanziari, come sono stati definiti i Monti bond, che all’atto pratico sono comunque aiuti di Stato mascherati per evitare la nazionalizzazione. Perché la nazionalizzazione toglierebbe dalle mani dei suoi attuali proprietari la disponibilità della gestione di Rocca Salimbeni. E non si sa chi siano i proprietari, visto che il Tandem risponde solo a se stesso, l’azionista di maggioranza ha declinato al suo ruolo ormai da troppi anni e, senza figure nuove dotate di ragione, polso e iniziativa, non ha alcuna credibilità nemmeno per suggerire un qualcosa. Bloomberg News ha interpellato 10 analisti finanziari che hanno stimato negativamente al performance di Monte dei Paschi di Siena nel 2012. Per prima cosa essi avrebbero calcolato che il quarto trimestre dello scorso anno si chiuderà con una perdita di 761 milioni di euro, di cui 730 connessi alle perdite accertate dal Tandem sui derivati. Di conseguenza il bilancio, dopo i 4,690 miliardi di rosso del 2011, vedrà un 2012 con altri 2,33 miliardi in negativo e si annuncia un 2013, sempre secondo Bloomberg News, in territorio ancora negativo complice le “inconcludenti elezioni italiane” che incidono passivamente sui 22 miliardi di titoli di Stato che ancora si conservano nel portafoglio di Rocca Salimbeni. La quantità di titoli di Stato, ricorda il sito finanziario americano, è la maggiore detenuta da una banca italiana in relazione al suo patrimonio netto tangibile. I ricavi del quarto trimestre sono stimati in calo del 3% a euro 1,21 miliardi come in calo il margine di interesse del 22% a 710 milioni di euro.
Profumo e Viola si sarebbero rifiutati di commentare l’articolo. "Il nuovo management” ha dichiarato Antonio Guglielmi, analista di Mediobanca Spa a Londra, “ha contribuito a portare più fiducia nel stock di capping, il lato negativo delle ​​perdite collegate ai derivati”. Tuttavia "il futuro della banca rimane più nelle mani di fattori esterni che nelle mani della nuova gestione." Mentre secondo Azzurra Guelfi, analista bancario a Londra di Citigroup Inc. in un rapporto dello scorso 8 marzo ha scritto che: "Il gruppo deve ora concentrarsi sul miglioramento della quantità e qualità del suo capitale. Monte Paschi ha un elevato stock di crediti in sofferenza, e siamo preoccupati per le condizioni della qualità degli asset in Italia." In effetti il livello delle sofferenze di MPS è eccessivo: secondo i dati forniti da Rocca Salimbeni è stato del 12 per cento nel mese di settembre. Quando quello di Unicredit è stato dell’ 8,3 per cento e del 7,3 per cento quello di Intesa Sanpaolo SpA in base alle loro dichiarazioni del terzo trimestre.


Anche Bloomberg ricorda delle inchieste in corso sulle malversazioni che avrebbero compiuto dirigenti della banca senese. A questo proposito si deve segnalare che i pm si preparano ad uscire dai confini nazionali. “Prima tappa la Svizzera - piu' precisamente il Canton Ticino - dove per gli inquirenti locali sarebbe stato commesso il reato di riciclaggio da parte di qualche manager di Mps, in particolare dall'ex responsabile dell'area Finanza Gian Luca Baldassarri, in questo momento in custodia cautelare in carcere a Sollicciano (Firenze)” come ricorda MF. La rogatoria internazionale riguarderebbe anche altri paesi: altre accuse di riciclaggio contro Baldassarri verrebbero infatti dal principato di Monaco e dal Liechtenstein. Verifiche che saranno fatte dai pm in un secondo momento: “per ora la priorità è la Svizzera, dove probabilmente sono stati commessi i reati più gravi, peraltro in più cantoni”. E sembra che le autorità elvetiche abbiano già sequestrato ingenti somme, di cui i procuratori Natalini e Grosso vogliono accertare la consistenza. Somme da riportare a Siena nella disponibilità della banca, a cui sono state sottratte con le spericolate operazioni gravate anche delle commissioni della “banda del 5%”, come è stata soprannominata dalla stampa italiana.


martedì 26 marzo 2013

SE VOI SIETE TECNICI (E POLITICI) NOI SIAMO MEGLIO

LEXDC E' USO AD ASCOLTARE INTERVENTI PARLAMENTARI.  OGGI QUELLO DI ALESANDRO DI BATTISTA DI M5S E' STATO IL MIGLIORE UDITO DA MOLTISSIMO TEMPO A QUESTA PARTE. ALL'ORDINE DEL GIORNO LA VICENDA DEI DUE MARO' ITALIANI IN INDIA.

"Noi siamo nuovi e per questo poco esperti delle vostre abitudini e dei vostri modi cavillosi. Pretendiamo di essere informati in maniera chiara e trasparente. Abbiamo ascoltato le vostre argomentazioni, ma non siamo soddisfatti. Non ci bastano le dimissioni, vogliamo capire e capire bene. Una vicenda criticata da tutti, definita una pagliacciata. C'è dentro un Paese come l'India al quale ci siamo relazionati con arroganza e poi con arrendevolezza. Pertanto, ribadiamo che siamo insoddisfatti. La trasparenza è un dovere verso il vostro datore di lavoro: il popolo Italiano che vi paga lautamente. Vogliamo conoscere i dettagli della vicenda, vogliamo che sia tutto online a disposizione dei cittadini. Vogliamo sapere se al centro della restituzione dei militari vi sia uno scambio per qualche commessa commerciale. Vogliamo sapere chi ha avallato questa strategia di promesse fatte e non mantenute, sacrificando due militari. Comportamenti del genere mettono a serio rischio la vita di tanti connazionali che operano all'estero. Chi ha avallato questa strategia ha messo in pericolo l'ambasciatore Mancini. Se voi siete i tecnici, i cittadini nelle istituzioni sapranno fare molto meglio".

lunedì 25 marzo 2013

CIPRO, I RUSSI E LA BCE DI DRAGHI

La crisi del debito cipriota è esplosa incontrollata. Da dove viene? La Bce ha lasciato che negli ultimi anni nell'isola sbarcassero in forze capitali, per lo più russi, di incerta provenienza. Cipro un piccolo paradiso fiscale, dove la quantità di denaro infilata nelle banche ha fatto esplodere il reddito degli abitanti. Tutto bene? La mancanza di controlli e la scarsa esperienza dei banchieri ciprioti (che non sono svizzeri esperti), mentre i lupi della finanza internazionale sstudiavano l'evoleversi della situazione, ha fatto il resto. Per motivi anche politici, la massa di denaro liquido a disposizione è stata adoperata in modo poco scrupoloso, con l'acquisto di titoli di stato greci, redditizi ma estremamente pericolosi, come poi si è visto col default della Grecia.

Tutto bene per gli eurocrati, rimasti alla finestra aspettando di lucrare la loro parte al momento giusto. Ora che c'è da salvare l'isola dal fallimento, pretendono di far pagare il conto ai russi, che di economia finanziaria poco si intendono, e ai poveri cittadini ciprioti, sulle cui teste passavano enormi transazioni finanziarie senza che nemmeno se ne potessero rendere conto. Hanno cercato di far comprare le banche passive alla Russia di Putin, con la minaccia di fargli pagare il conto. Così da asservire anche loro alla longa manus della finanza mondiale, ma il gerarca ex-sovietico non ci casca, piuttosto, dopo la finta della messa in conto ai cittadini ciprioti del prelievo del 10% hanno lasciato montare la giusta protesta popolare e hanno trasferito tutto l'onere ai depositi multimilionari dei russi (che pare abbiano lasciato nei forzieri ciprioti oltre 36 miliardi di euro).

Cipro come Siena? Quasi, con gli opportuni distinguo, ma anche gli abitanti dell'isola hanno avuto le loro briciole nel profondo disinteresse degli organi di vigilanza che adesso sono però bene attenti a far rispettare le regole quando i buoi sono scappati dalla stalla. E in cima agli organi di vigilanza c'è un signore che è ben abituato a voltare lo sguardo dove più gli aggrade: Mario Draghi. Il governatore della Banca d'Italia che non controllò che il Monte dei Paschi si stava comprando una banca a un prezzo superiore al valore di mercato del compratore.

Che ci stava a controllare cosa se questi sono stati i risultati?

sabato 23 marzo 2013

DERIVATI, UN INTRECCIO INFINITO PER MPS

Certo ci vuole una gran faccia tosta. Quando Giulio Tremonti, in videoconferenza alla presentazione del rapporto Abi sui bilanci bancari nel maggio 2011, affermava che “Ancora adesso i conti delle nostre banche non sono fatti con i titoli tossici, come da altre parti”, il presidente delle banche Giuseppe Mussari annuiva e tuonava a sua volta contro l’uso disinvolto dei cds, i derivati di credito, utilizzati dalla speculazione anche sui debiti pubblici europei specificando “è una pratica che io vieterei”. Sapeva già come sarebbe andata a finire? Aldilà delle già note e contabilizzate Alexandria e Santorini, gli inquirenti allargano le indagini sulla numerosa famiglia di prodotti derivati, strutturati e fondi di cui MPS si è riempito a partire dal 2004. Con l’obiettivo, per I Pm della procura di Siena, non solo di perseguire eventuali reati, ma anche recuperare il possibile dei profitti illeciti fatti a danno della banca. I soggetti indagati adesso si chiamano Cheyne e Duet, due investimenti da 50 milioni di dollari ciascuno decisi dal Baldassarri su cui ha lavorato Alberto Cantarini, fino al 2004 vice di Baldassarri al Monte. I due erano arrivati insieme a Siena nel 2001 dal Banco di Roma.
Cheyne sembra che sia andato subito male, nel 2004. Tanto da concentrare l’attenzione dei nostri sul solo Duet, un hedge fund ancora attivo a Londra. Ed è tutto un ritornare in prima pagina di cose spacchettate, come Anthracite, il  veicolo off-shore di Lehman Brothers che agiva come Garante e Calculation Agent. Anthracite investiva in Tarchon, in una spirale di investimenti e sommesse finanziarie senza fine. Probabilmente alimentata con due miliardi, si presume frutto di uno dei bonifici dell’affare Antonveneta  parcheggiato in un conto di una banca londinese che la Procura di Siena avrebbe rintracciato. Quando LB fallì nel settembre del 2008, gli investitori di Anthracite si ritrovarono senza Garante e Calculation Agent. Ad esempio, l'Enpam, il fondo previdenziale dei medici, ci aveva investito 45 milioni nel luglio 2006, nel 2012 ha smontato l'operazione, mantenendo solo il fondo sottostante Tarchon, e recuperando 34 milioni, calcolando una perdita di 10.
E infatti lo scorso 18 marzo le casse di previdenza interpellate da Covip,authority del settore, hanno dovuto inviare le risposte a un questionario che ha toccato pure il tema dei prodotti finanziari strutturati in bilancio e dei broker che li hanno collocati. Informazioni necessarie per capire lo stato dell'arte dopo quanto emerso nelle scorse settimane sugli intermediari che hanno distribuito bond strutturati agli enti pensione; alcuni di loro, tra l'altro, sono gli stessi che hanno lavorato sui derivati finiti nella pancia al Montepaschi. Ancora Enpam (medici) è oggi alla ricerca di 768 milioni di euro in parte investiti in derivati attraverso Gdp, società elvetica coinvolta in Alexandria. Anche Enasarco avrebbe 780 milioni investiti in Anthracite: gli iscritti alla Cassa attendono proprio da Covip di sapere dove siano finiti i soldi. Allarme anche per Eppi (periti industriali) e Enpacl (consulenti del lavoro) che cinque anni fa avevano il fondo in bilancio.

Le operazioni inglesi di MPS in prodotti strutturati & Co non passavano dalla filiale della banca, ma si rapportavano direttamente all'Area Finanza di Siena. E le autorità inglesi non hanno mai sopportato questa mancanza di supervisione della Direzione Generale sull’Area Finanza, evidentemente potendoci fare ben poco. Nella lista degli inquirenti, ci sono anche Casaforte e Chianti Classico, prodotti legati alle cartolarizzazioni del patrimonio immobiliare di Mps, di cui il prossimo CdA dovrebbe deliberare l’azione contro Mussari per portare in piazza quanto i magistrati avrebbero scoperto sull’alienazione a prezzi di favore. Ma da questo quadro d’insieme risulta che le operazioni in derivati, con le loro conseguenti perdite che richiedevano costose e continue ristrutturazioni, esistevano da prima che Mussari diventasse presidente e che Antonveneta sia stata la goccia che ha fatto tracimare tutto. Queste operazioni non sono mai state chiuse, perciò promettono di coinvolgere nomi quasi dimenticati del passato con una prescrizione lontana a venire. Un velenoso uovo di Pasqua che promette novità a bizzeffe nel prossimo futuro.

venerdì 22 marzo 2013

BRIAMONTE, UN ALTRO CONFLITTO DI INTERESSI IN BANCA MPS

Una delle voci diffuse, che non hanno avuto finora alcun riscontro investigativo, era che nell’affare MPS-Santander per il passaggio di Antonveneta sotto le insegne senesi, peraltro senza che la banca spagnola firmasse nemmeno un bilancio a Padova, non fosse estraneo lo Ior, la famosa e potente banca del Vaticano che una bella fetta di peso ha avuto, secondo i vaticanisti internazionali, nelle sofferte dimissioni di Benedetto XVI. Certo che le notizie pubblicate dall’Espresso, che vedono un personaggio membro del CdA di Monte dei Pschi coinvolto in questioni che riguardano proprio lo Ior, lasciano perplessi e pensierosi.  “A fine febbraio la Guardia di Finanza ha fermato all'aeroporto romano di Ciampino monsignor Roberto Lucchini e l'avvocato Michele Briamonte, due nomi eccellenti della nomenklatura della Santa Sede. Il primo è uno dei collaboratori più fidati del segretario di Stato Tarcisio Bertone, mentre il legale, partner dello studio torinese Grande Stevens, è da anni consulente dello Ior”. Usando credenziali, passaporti diplomatici (come faceva Briamonte ad averne uno della Santa Sede?) e l’intervento ufficiale del Vaticano, sempre secondo il settimanale, i due sono riusciti a evitare la perquisizione e a lasciare l’aeroporto. Michele Briamonte, che viene definito “ascoltato consulente della curia vaticana”, ha subìto la perquisizione in casa ed ufficio il 5 marzo successivo, su richiesta della procura di Siena che indaga su un presunto caso di insider trading denunciato dai vertici della banca senese e che sembrerebbe collegato in qualche modo al suicidio di David Rossi.
C’è da riferire immediatamente che Briamonte ha smentito tutto,  derubricando l’avvenimento come “non notizia” figlia di equivoci: “I bagagli miei e di monsignor Lucchini, che viaggiava con me, sono stati sottoposti ad un normale controllo con cane poliziotto che, come riportano i verbali redatti dai militari operanti, veri fino a querela di falso, ha dato esito negativo. Non è mai esistito, dunque, alcun decreto di perquisizione dell'autorità giudiziaria, al quale mi sarei senz'altro assoggettato, e l'identificazione è avvenuta mediante i rispettivi passaporti delle persone in transito nella zona doganale”. Vedremo se l’Espresso correggerà il tiro o meno, in Italia si può raccontare di tutto e di più o se confermerà quanto scritto. Certo è che Briamonte viene definito” l’anello di collegamento fra Ior e MPS”. In effetti la presenza nel CdA di Rocca Salimbeni di un noto avvocato dello studio di Franzo Grande Stevens, per di più in quota indipendente, ci ha lasciati abbastanza stupiti fin dall’aprile 2012. E’ vero che a Siena di avvocati in banca ne hanno abbastanza piene le scatole, visti i precedenti. Legato attraverso la Juventus al mondo del pallone, non si ricordano di lui in questi undici mesi prese di posizione particolari sul futuro della banca né sul legame della stessa col Siena calcio, altra materia in cui dovrebbe essere esperto. Come possa risultare indipendente il consulente legale di un’altra banca, per di più semi-straniera, nel board di MPS è uno di quei misteri su cui in Italia si ricama da sempre, il conflitto di interessi. Specialmente se Profumo e Viola fossero costretti a far sapere se e quali rapporti intrattengono con lo Ior. Lo stesso istituto bancario di cui è stato presidente Gotti Tedeschi, amministratore in Italia di Santander nel 2008, e di cui si vociferava nel 2012 potesse divenire presidente Giuseppe Mussari, poco conosciuto come uomo di Chiesa ma ben introdotto fino ad allora nel giro che conta. Non sarebbe bene si cercasse un “vero” amministratore indipendente, come prescrivono le leggi? Fondazione, Comune e Provincia, che dovrebbero tutelare gli interessi della città e dei cittadini senesi, sembra che non hanno nulla da obiettare.

giovedì 21 marzo 2013

FONDAZIONE MPS: AZIONI DI RESPONSABILITA'?

Il bilancio 2011 della Fondazione MPS è stato commentato, forse discusso, ma sempre cercando di non scrostare più di tanto la patina superficiale: sembra quasi che contasse, agli occhi di tanti, soltanto sapere che la festa era finita, che di soldi non ce ne erano più e pazienza per chi verrà. "RagaSSi" direbbe Crozza "abbiamo munto la mucca così bene che non fa più latte".
Visto in quest’ottica la Deputazione Generale e il suo Presidente hanno ben ragione nel non volersi dimettere: tutti al loro posto, nemmeno uno che agisca d'anticipo per distinguersi, visto che fra qualche mese sarà nominata una nuova Deputazione. Gran parte degli attuali inquilini sa già che non ne farà parte: meglio vendere un pugno di azioni per navigare a vista e raccogliere le ultime briciole della grandeur che fu di Siena. Però hanno già lasciato un bilancio che parla chiaro, forse fin troppo. Non se ne sono accorti, quando lo hanno approvato, ma qualcuno potrebbe rendergliene conto.
A pagina 36 del bilancio consuntivo si descrive (a firma Gabriello Mancini e Claudio Pieri, ovviamente) che per sottoscrivere l’aumento di capitale varato da MPS nel luglio 2011 sono stati fatti debiti per 600 milioni. L’articolo 3 al punto 4 dello Statuto obbliga gli amministratori al fatto che la Fondazione “non può contrarre debiti per un importo complessivo superiore al 20% del proprio patrimonio”. Poche righe più in basso della pagina 39, si dichiara che il valore del patrimonio netto al 31/12/2011 è di 1.331.100.000,00 euro, per cui il limite massimo da non superare sarebbe stato di 267 milioni. E siamo già fuori dal consentito, anche senza aggiungere i 490 milioni del Fresh 2008 che abbiamo scoperto essere un vecchio finanziamento mascherato di JP Morgan. Tanto che non ci spiegavamo perché la Fondazione avesse preso 600 milioni in prestito e ne dovesse rendere 1,2 miliardi al netto degli interessi, come alla fine venne confessato.
E’ scritto nel bilancio che il patrimonio netto risultante l’anno precedente fosse di 5,407 miliardi. Partendo da questa cifra, il 20% è 1,8 miliardi quindi Mancini e la deputazione sarebbero rientrati nei limiti consentiti. Peccato che al 30 giugno (quando sono andati a fare i debiti) non fosse più cifra vera: come racconta lo stesso bilancio era già stata alienata la partecipazione in Intesa San Paolo (maggio 2011) e si sarebbero vendute, per completare il reperimento dei soldi per coprire l’aumento di capitale, altre partecipazioni in CDP, Mediobanca, F2i, Fontanafredda, 100 milioni di azioni di MPS. Ovvero si sapeva che il patrimonio netto non sarebbe mai più stato quello di inizio 2011. E la tanto decantata diligenza del buon padre di famiglia avrebbe dovuto far riflettere che quell’aumento di capitale non si sarebbe dovuto sottoscrivere, mancando i mezzi fisici come è certificato dalla stessa Deputazione nero su bianco.
Obtorto collo, alla fine il CdA di Rocca Salimbeni ha dovuto avviare l’azione di responsabilità nei confronti dei suoi ex dirigenti e delle banche complici nell’affare dei derivati. Certamente nel prossimo luglio ci sarà a Palazzo Sansedoni una nuova Deputazione che dovrà prendere in esame il problema e fare le opportune valutazioni. Perché perdere nel giro di un anno (2010-2011) 4,075 miliardi di patrimonio netto, vendendo gli asset buoni e indebitandosi fuori portata non sono atti che possano passare inosservati. Ma oggi, una azione risarcitoria per la pessima gestione fallimentare acclarata da questo bilancio 2011, chi la deve fare? Una domanda molto importante perché in proposito lo Statuto è assolutorio nei confronti dei suoi amministratori. Però ci sono  danni rilevanti per tutti gli enti che avevano potere di nomina in Fondazione. I due più importanti sono Comune e Provincia che hanno dovuto derubricare dai loro attivi le generose elargizioni della Fondazione e che con il nuovo statuto in elaborazione vedranno ridurre la loro influenza sulla composizione della Deputazione e la destinazione delle erogazioni.
Ma il commissario Laudanna (in comune) e il presidente Bezzini (in provincia) si guardano bene da muoversi in proposito. Eppure presto ci sarà, visto che il dissesto non sembra di tale portata da far saltare le prossime amministrative, un nuovo sindaco. Che potrebbe contestare al dottor Laudanna l’inattività di questi lunghi mesi a tutela dei diritti del comune, quindi della città di Siena. E anche il presidente della Provincia andrà in scadenza nella primavera del 2014, e al suo posto potrebbe arrivare un nuovo amministratore che gli potrebbe presentare il conto per non aver agito in tutela del bene comune. Una azione legale contro la cattiva amministrazione di Palazzo Sansedoni  e contro le banche che, pur conoscendo i conti reali della Fondazione (tanto da pretendere la garanzia accessoria del covenant), l’hanno finanziata lo stesso, spolpandola irreversibilmente. Qui però i fatti sono del 2011 e la prescrizione è ancora lontana: se qualcuno si muove si può fare ancora il bene di Siena e salvare il salvabile.